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27/01/12

Some call him pig / Gianni Pettena

 Clay House, 1972,  Installazione ambientale, Salt Lake City, Utah, (USA)
Courtesy: Galleria Enrico Fornello - Federico Luger
 Ice House I, 1971, Minneapolis, Minnesota, USA, 1971, Installazione, Acqua e tubi in gomma. 
Courtesy: Galleria Enrico Fornello - Federico Luger
 Il mestiere dell’architetto, 2002 Courtesy: Galleria Enrico Fornello - Federico Luger

 Hand Made - Vista dell'installazione, Courtesy Galleria Enrico Fornello
Fotografie Floriana Giacinti
 Courtesy Galleria Enrico Fornello - Fotografie Floriana Giacinti
Io sono la spia, 1973,  Courtesy Galleria Enrico Fornello - Fotografie Floriana Giacinti
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Allora è vero che nessuno ti dà la possibilità è che tu ce l'abbia questa possibilità di girare vestirti mangiare e viaggiare e pensare questo no lo puoi fare se lavori se vai avanti non se stai fermo su una mattonella devi guadagnartelo questo devi conquistartelo e devi farlo così cercando il modo  miglioreil più liberante ma le devi fare vedi non puoi sfuggire e io dico che è una bella fregatura è una legge come quella di respirare sembra non ci possa fare nulla e cerchi di dare una forma a ciò che ti passa in mente di dargli un uso e una necessità, per gli altri di prestarci attenzione, non basterebbe parlarne così bisogna anche eccitarsi e dire che sei bravo e serio e hai voglia di farlo e ci credi fino in fondo e ci dedichi la vita. Così anche quando sono partito con giulia e stefania e sono arrivato nella luna da peretola e sono arrivato a chicago e lì nel labirinto dell'aereoporto dove nessuno parlava quello a cui eri abituato ti dirottava a cenni fino al gate del tuo aereo per continuare senza una lira e senza capire perché parlavano troppo in fretta e da midwest e tu potevi che so aver speso un anno in inghilterra e non era servito a nulla niente di niente. Partire da zero là si giocava lo stesso gioco ma con carte diverse bisognava cambiarle in fretta e imparare a decifrarle perché per un anno avevi deciso di stare via di prendere una boccata d'aria (bella fregatura) ti toccava veramente incominciare daccapo e camminare cosa devo essere sembrato non so non me ne importa niente ma si invece apparivo misterioso diverso questo era già importante era una cosa da sfruttare.
Ma il caldo era troppo l'umidità a cento sei per cento sarà possibile e gli inches invece dei centimetri una noia vera e il panino il panino congelato FROZEN SANDWICH un panino tagliato per lungo con due fette di formaggio e due di salame rinchiuso e congelato e la pizza congelata e il some call him pig correvi il pericolo di diventare didattico i laghi erano belli ma io ci caddi dentro con la barca rovesciata e la vela bagnata sul lake harriet alla fine di ottobre a urlare HELP. La polizia sapeva tutto: cosa fare e cosa dovevi fare tipo prendere due aspirine e andare a letto alla fine quando lasciammo l'auto c'era tanta acqua sul pavimento fino al punto in cui ci scaricarono davanti alla porta di casa e quel cartello
Some call him pig

Gianni Pettena
1973, è tratto dal libro "L'Anarchitetto" edito da Guaraldi
Some call him pig, 1971
Gianni Pettena

26/05/11

This is not a Short interview n. 7 > Lorenza Boisi

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Art * Text * Pics: Mi spieghi la mostra in poche righe?
Lorenza Boisi: Se fossi in grado di spiegarla “in poche righe” rendendone pure un efficace surrogato, avrei, probabilmente, sbagliato lavoro...
ATP: Cosa si intende con il titolo 'Water and me'?
LB: Il titolo è un semplice gioco linguistico che approccia senza enfasi il complesso apparato simbolico dell'elemento Acqua quale esternazione della mutevolezza del sé. Il titolo è “Water and Me”- e non- Water and I, laddove “Water” ed “Io” si configurassero come soggetto. Nel titolo troviamo un "io" che in comunanza sintetica con un immaginario vago si fa oggetto di una visione.
ATP: Cosa significa 'accanirsi' dentro alla ricerca della specificità della tecnica pittorica?
LB: È interessante la tua affezione per i comunicati stampa.
Direi che il CS si riferisca ad una mia, ed altrui, continuità di interesse verso la pittura e le sue categorie - quella "perversione" che mi mantiene testarda e vicina a me stessa ed a questa pratica amata a dispetto di molte considerazioni su quanto sia: "artisticamente spendibile" nelle attuali contingenze.
ATP: Cosa diresti a chi sostiene che la pittura è un mezzo come un altro?
LB: Che “ha ragione” e che, per logica, alla Pittura debbano essere riservato il medesimo rispetto, la medesima valorizzazione, destinati alle altre pratiche artistiche.
E' un medium artistico come altri- ma sarebbe un errore invalidarlo a ruolo di “mezzo”.
La pittura è una pratica complessa, a tutt'oggi, progressiva, rischiosa, empirica e frustrante/esaltante.
Forse per questa ragione, per questa “pericolosità” se tra gli artisti, ci sono parecchie conversioni "dalla pittura" e rarissimi i ritorni di fiamma, tra i curatori ed i critici, si possono ascoltare amenità detrattici ai danni di una forma artistica la cui validità sia invece universalmente condivisa...
Io delineo una demarcazione tra la Pittura e il dipingere.
L'uso strumentale del mezzo pittorico a veicolo priorità altre, non mi interessa, non è “Pittura”.
La Pittura è contestualmente e relativamente oggetto e soggetto di se stessa. Laddove non ci sia attenzione, coscienza e convergenza focali specifiche, l'uso del mezzo pittorico è pretestuoso e parassitario- equiparabile all'uso strumentale di ogni altro medium.
Questo approccio a me non interessa.
La polemica sulla pittura è superata da almeno 15 anni in tutta Europa e in alcuni paesi, penso alla Germania, al Regno Unito e ai paesi Scandinavi, non ha mai avuto una vera radicalità storica. Si è continuato a fare pittura, a parlarne e a scriverne, si è sempre continuato ad amarla.
Piuttosto drammatico è il fraintendimento tra la crisi della rappresentazione e un'eventuale crisi della pittura...

Se il mondo per come lo conosciamo finirà nel 2012... spero che anche in Italia ci si possa finalmente rimettere da questa mistificazione che è prossima al falso storico, visto che a guarigioni miracolose qui stiamo di molto indietro...
Per un inveterato paradosso critico, la pittura, più di altre pratiche, soffre del peso di un preconcetto storico e di una schiera di pusillanimi detrattori.
Talvolta dispiace, perché "non si inventa". Non ci si improvvisa pittori, non ci si sveglia pittori in un nuovo mattino, così come non è evidente sviluppare un sentimento critico per la pittura e la sensibilità cognitiva necessarie alla sua disquisizione.
In questa prospettiva potrebbe risultarci ovvio come dispiaccia quello che non “conosciamo” e come invece sia semplicissimo escamotage per sottrarci ad un imbarazzo, disconoscere a priori lo straniero a costo di un impoverimento del panorama artistico generale.
Forse, per questa ragione, tra gli artisti, ci sono parecchie conversioni "dalla pittura" e rarissime che procedano nel verso contrario; mentre tra i curatori ed i critici si possano tuttora ascoltare amenità detrattici ai danni di una forma artistica la cui validità sia palesemente condivisibile... ma la storia è un ineluttabile contraddanza di ricorsi ed il rischio attuale per la pittura italiana è uscire dallo stanzino buio per diventare il nuovo carro del fieno.

Spero ci sia la chance per la definizione di una terza via, una maggiore onestà intellettuale e critica verso una pratica che, anche in Italia, conosce buoni artisti.

Lorenza Boisi
Water and me
Federico Luger Gallery

Lorenza Boisi e federico Luger

20/01/11

Tensions - Federico Luger





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Quattro gli artisti invitati alla mostra da Federico Luger 'Tensions': Zhang Huan, Luca Pozzi, Diago Hernàndez e Lorenza Boisi. Tanto spazio vuoto tra un'opera e l'altra, abbastanza basse le tensioni.
In modo molto esplicito, l'opera di Diago Hernàndez, 'Almost Falling' esprime la 'sua' tensione: una vecchia sedia sostenuti da fili di ferro, forse in procinto di cadere. L'artista rovista nell'immaginario della propaganda del regime comunista della sua terra d'origine, Cuba, per visualizzare una sua personalissima visione della tortura, dell'attesa e del potere. Anche nell'opera di Zhang Huan, la presunta tensione si manifesta nel mostrarlo (mediante una grande fotografia in bianco e nero) durante una performance nella quale si è legato al Watari Museum di Tokyo. Più sottile la tensione nell'immaginario di Lorenza Boisi. Propensa più allo scavo interiore che non a rappresentazioni verosimili della realtà, l'artista sviluppa una pittura dedita alla manifestazione introversa dell'animo umano, mostrando dettagli di scene che definirei oniriche (gambette immerse in un liquame nero e inquietante, pezzi di legno, di muro, di case che cadono...), o attriti tra scure figure geometriche (o astratte). Non narra, impressiona la tela in modo veloce e maldestro con quelle che mi piace pensare come istintive immagini oscure e rivelative.
Luca Pozzi, da sempre dedico a ricerche tra arte e scienza, qui si esercita con l'opera 'Strings', dove diversi materiali si mantengono saldi l'un l'altro attraverso differenti equilibri elettromagnetici.
Tanto spazio vuoto tra un opera e l'altra, abbastanza basse le tensioni.

27/09/10

Start...me Up! # 5







Matthew Monahan, Roland Flexner - Massimo De Carlo

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Luca Pozzi - Federico Lugher

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Nel tempio dell'effimero e dell'inutile una mostra di antichi dei dal sopore un pò orientale. Matthew Monahan da MDC ha ricostruito figure umane storpiate, rattrappite, brutte. Materiche forme silenti da osservare in religioso rapimento. Notevole anche la serie di oli che replicano l'estetica delle pitture rupestri. Lo spazio e denso, senza dubbio, e come al solito, anche questa mostra è di altissimo livello. Tanti soldi, tanta qualità, tanta notorietà. Quasi prevedibile, oramai siamo viziati.
Inquietante, invece, la stanza di teschi/vanitas di Roland Flexner. Circolare assediamento di crani avvolti nel fumo che, in modo speculare, si guardano. L'altra stanza, sempre di Flexner, un pò meno coinvolgente. Nulla toglie che i paesaggi 'alla Max Ernst' abbiano il loro fascino.

Vuole stupirci con effetti speciali Luca Pozzi... Camminando nelle tenebre, per sbaglio ho sfiorato un tubo. 'Attenzione...potrebbe cadere tutto!!!' Il tutto era una pallina sospesa nell'etere.
Pozzi mi ha poi mostrato una diavoleria luminosa (sorta di spray magico) che emanato sul muro lasciava delle bave luminose per alcuni minuti. Nell'angolo una pietra fluttuante che girava su se stessa. Mi sentivo molto cretina che non riuscivo a capire dove stava il 'trucchetto', consapevole che, una volta scoperto, alla fine la mostra mi sarebbe parsa meno interessante. Da vedere prima di avviarsi al museo delle scienze e delle tecniche.

15/09/10

START Preview


Peter Friedl, The Children, 2009; video still; courtesy l'artista e Guido Costa Projects, Torino

Karina Bisch, Fluxia

Corrado Levi, Photo Nanda Lanfranco, Peep - Hole

Evading Customs, Milano, a cura di Guia Cortassa e Barbara Meneghel

Nicola Martini, Brown
Hubert Duprat, Senza titolo, serie Les Bêtes, 1992-1999, Selce, Courtsey galleria Zero...

Untitled (Tamed triangles), 2009, Courtesy Victor Man e ZERO..., Milano

Roland Flexner, Untitled, 2003, Courtesy Galleria Massimo De Carlo

Matthew Monahan, Phantom Limb, 2008, Courtesy dell'artista e Massimo de Carlo

Valerio Carrubba, Natan, 2010, Courtesy Pianissimo, Milano

Franz Schmidt, Death Valley mit Kaktus, Galleria Nicoletta Rusconi

Maurizio Anzeri, Faces: Una, 2010, Courtesy Monica De Cardenas
John Stezaker, He (Film Portrait Collage) XIII, 2010, Galleria De Cardenas
William E. Jones, National Photo #1 (Saint Petersburg), Courtesy the artist, David Kordansky Gallery, Los Angels; Galleria Raffaella Cortese, Milan


Ecco un po' di immagini sulle mostre che entro un paio di giorni apriranno i battenti a Milano per START. Sono molto curiosa di vedere la mostra di Victor Man da Zero..., Faces dalla De Cardenas, la collettiva Scavi a cura di Simone Menegoi al Centre culturel francais, Los vigilantes de la playa a cura di Milovan Farronato da Nicoletta Rusconi. Dalla Raffaella Cortese la personale di William E. Jones. Ci sono poi gli spazi 'altri' come Kaleidoscope con la mostra di Peter Friedl; Corrado Levi - da Peep-Hole - con la mostra che ruota attorno ai concetto di erotismo e forma dal misterioso titolo lo spazio ‘Quasi, autoamori di Johnny e Una poesia’. Altro 'altro' Brown con la collettiva work in progress di sei artisti (Vittorio Cavallini, Attila Faravelli, Andrea Kvas, Nicola Martini, Jacopo Menzani e Luigi Presicce). Il Presicce, ovviamente, oltre a presentarsi con il direttore unico dello spazio (ma non era già così?) è anche in mostra! Mha...
Continuiamo il nostro giro di 'attese': Mars, camaleontico progetto che oltre ad andare al lago, gira in negozi in centro e ora, atterra nello showroom Marsèlleria. Nello spazio canonico invece, presenta un progetto di Federico Madalozzo. Nessun comunicato stampa 'girante'. Staremo a vedere.
Barbara Meneghel e Guia Cortassa sono le curatrici di Evading Customs (ospitato nello sapazio Le Dictateur). Il curioso progetto parte da una domanda: Come potrebbero rispondere 50 artisti italiani, che lavorano al di fuori dell'area milanese, alla sfida di progettare un'opera con un budget di soli 25€? Alle curatrice l'onere di 'costruire' i progetti che gli artisti mandano...
Poi c'è lo spazio Lucie Fontaine con una personale di Mauro Bonacina; poi c'è Fluxia con la performance di Karina Bisch. Prezzemolino Nico Vascellari cura il catalogo della mostra Hendrix Now da Photology.
Poi c'è Lambrate. Tra le tante, la doppia personale di Roland Flexner e Mattew Monahan nella galleria Massimo De Carlo; Gerold Miller presentato da Alessandro De March e Luca Pozzi alla galleria Federico Luger. Dalla Francesca Minini Matthias Bitzer mentre Pianissimo presenta Tobias Collier.
Aiuto!!!