Analia Saban 'Decant (from Floor) #'
Sam Falls Untitled (Tires, violet)
Mai Thu Perret, One dark night, listening to the frost
Ryan Foerster, After the garden is done 4
Kadar Brock Deredemiitwctwtol
Non si fanno spazio tra la materia, ma ci giocano con e dentro. La ricercata collettiva 'Changing states of matter' - ospitata fino al 28 luglio alla Brand New Gallery - presenta alcuni buoni esempi contemporanei di quanto la 'materia' informe, contorta, silente, colorata, violentata, bucata... possa ancora essere 'principio e fine' di molte ricerche di giovani artisti. Non tutte ma buona parte delle opere, sfruttano la transitorietà e casualità espressiva dei materia per raccontare tensioni/torsioni sia sociali sia intrinseche alle relazioni umani. Ma questi aspetti, a mio avviso, fanno solo da corollario a ciò che invece è l'aspetto più interessante: la riscoperta dei vivacità dei materiali, il loro potere non solo espressivoma anche metaforico.
Utilizzata, appunto, come metafora o come semplice supporto espressivo fine a sè stesso, la grande quantità di materiali utilizzati tende verso una casuale e spesso incontrollata entropia.
Il disordine domina di fatto nella piccola opera a parete di Steve Bishop 'As If You Could Only Kill Time Without Injuring Eternity IV': del mercurio e una T-shirt sono stati compressi dentro ad una cornice per simulare un paesaggio o una tempesta. Ma non voglio lasciarmi prendere da facili entusiasmi romantici.
Certo che scivolarci non è difficile. Un esempio evidente? Le due interessanti opere di Ryan Foerster dove, con inchiostro su alluminio, l'artista crea vaporose atmosfere. Interni in ombra, paesaggi invernale, ma anche muri scrostati...forse fotografie ingiallite. Più il soggetto (o la realtà)è sottratto, più viaggia l'immaginazione...
Anche nei lavori di Sam Falls non è improbabile ritrovare un gusto squisitamente pittorico nel ricercare la macchia, la sgocciolature, l'imperfezione come indice di romantici umori. Poco distrae infatti, nella grande foto 'Untitled (Tires, violet)', il totem sgraziato fatto di pneumatici: ciò che conta qui è la traccia di quest'ultimi, come fossero disegni infatili nel vetro di una finestra.
Kadar Brock, nell'opera dal titolo (imrponunciabile!) 'Deredemiitwctwtol', utilizza su un classico telaio olio, acrilico, colore Flashe, colore spray e vernice, per dar vita ad un martoriato panorama 'senza qualità'. Buchi e piccoli fori creano appunti dettagli grovigli lasciati metà al caso e metà ad un gusto decorativo minimale. Chi non vede un misero racconto fatto di stenti e preoccupazioni?
Mi stimola esagerazioni linguistiche questa collettiva dal sapore sì contemporaneo ma anche puntigliosamente romantica (periodo artistico tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo). Non tutto mi piace, ma questo è normale, ma c'è coerenza e spessore nella scelta degli artisti che, indirettamente, dialogano a suon di buchi, pennellate, gesti, provocazioni - non lo è forse l'opera di Analia Saban 'Decant (from Floor) #' dove l'artista fa 'cadere' una unica grande e pesante goccia sulla tela - ma anche grande cultura visiva e sapienza tecnica.
Un sano 'sporcarsi le mani' per dare prova di sè nel mondo. O per lo meno, così sembra...
Utilizzata, appunto, come metafora o come semplice supporto espressivo fine a sè stesso, la grande quantità di materiali utilizzati tende verso una casuale e spesso incontrollata entropia.
Il disordine domina di fatto nella piccola opera a parete di Steve Bishop 'As If You Could Only Kill Time Without Injuring Eternity IV': del mercurio e una T-shirt sono stati compressi dentro ad una cornice per simulare un paesaggio o una tempesta. Ma non voglio lasciarmi prendere da facili entusiasmi romantici.
Certo che scivolarci non è difficile. Un esempio evidente? Le due interessanti opere di Ryan Foerster dove, con inchiostro su alluminio, l'artista crea vaporose atmosfere. Interni in ombra, paesaggi invernale, ma anche muri scrostati...forse fotografie ingiallite. Più il soggetto (o la realtà)è sottratto, più viaggia l'immaginazione...
Anche nei lavori di Sam Falls non è improbabile ritrovare un gusto squisitamente pittorico nel ricercare la macchia, la sgocciolature, l'imperfezione come indice di romantici umori. Poco distrae infatti, nella grande foto 'Untitled (Tires, violet)', il totem sgraziato fatto di pneumatici: ciò che conta qui è la traccia di quest'ultimi, come fossero disegni infatili nel vetro di una finestra.
Kadar Brock, nell'opera dal titolo (imrponunciabile!) 'Deredemiitwctwtol', utilizza su un classico telaio olio, acrilico, colore Flashe, colore spray e vernice, per dar vita ad un martoriato panorama 'senza qualità'. Buchi e piccoli fori creano appunti dettagli grovigli lasciati metà al caso e metà ad un gusto decorativo minimale. Chi non vede un misero racconto fatto di stenti e preoccupazioni?
Mi stimola esagerazioni linguistiche questa collettiva dal sapore sì contemporaneo ma anche puntigliosamente romantica (periodo artistico tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo). Non tutto mi piace, ma questo è normale, ma c'è coerenza e spessore nella scelta degli artisti che, indirettamente, dialogano a suon di buchi, pennellate, gesti, provocazioni - non lo è forse l'opera di Analia Saban 'Decant (from Floor) #' dove l'artista fa 'cadere' una unica grande e pesante goccia sulla tela - ma anche grande cultura visiva e sapienza tecnica.
Un sano 'sporcarsi le mani' per dare prova di sè nel mondo. O per lo meno, così sembra...
***
They don’t make create space between the
materials but they play with and within. The sophisticated, group show
'Changing states of matter' - hosted until 28th July at Brand New
Gallery - presents some fine, contemporary examples of how the shapeless, twisted, silent, colored, violated
and perforated 'matter'... can still be the 'Alfa and the Omega' of the
research by many young artists. Not all but a big part of the works, exploit
the transience and the expressive randomness of the materials to narrate a
social and intrinsic tension / torsion of the human relations. But these
aspects, in my opinion, are only the consequences of the most interesting
aspect; the rediscovery of the vitality of the materials and their expressive
and metaphorical power.
Used, in fact, as metaphor or as an expressive
support itself, the large amount of materials used, has a tendency towards a random
and often uncontrolled entropy.
Disorder dominates in the small work on the
wall by Steve Bishop. 'As If You Could Only Kill Time Without injuring IV
Eternity': mercury and a T-shirt have been compressed into a frame to simulate
a landscape or a storm. But I will not let simple, romantic enthusiasm to take
over me.
For sure it is not difficult to let
yourself go. A lucid example? The two interesting works of Ryan Foerster, where
he uses ink on aluminum to create a downy atmosphere. A dark interior, winter
landscapes, but also scratched walls and yellowish photographs. The more the
subject (or the reality) is subtracted, the more you travel with the
imagination...
Also in the works of Sam Falls it is not
unlikely to feel an exquisitely painterly look in the stain, the drips and the
imperfection as a sign of a romantic mood. A bit distracting in fact -in the
big photograph 'Untitled (Tires, violet),' the ugly totem made of tires; what
matters here is the trace of the latter, as if they were childish drawings on the
window.
Kadar Brock, in the work entitled (unable
to pronounce!) 'Deredemiitwctwtol', uses a a traditional oil frame, acrylic,
color Flashe and spray paint, to give life to a battered landscape 'without
qualities'. Bigger and smaller holes create noticeable details, half of which
are made randomly, while the rest adopt a minimalist decorative style. Who doesn’t
see a miserable tale of suffering and worries?
It stimulates me the exaggerated
language of the show, so contemporary but also meticulously romantic (artistic
period between the late eighteenth and early nineteenth century). I didn’t like
everything but this is normal, though there is consistency and quality among
the artists chosen, who, indirectly, communicate the sound holes, the brush
strokes, the gestures and the provocations – perhaps this is not the case with the
work of Analia Saban 'Decant ( from Floor) #' where the artist lets go one big,
heavy drop on the canvas - but also the visual culture and the technical
knowledge.
A healthy 'dirty hands' in order to
prove itself in the world. Or at least it looks like it…












































