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05/07/12

Materia mutevole alla Brand New Gallery > Milano

 
Steve Bishop, As If You Could Only Kill Time Without Injuring Eternity IV
Analia Saban 'Decant (from Floor) #'
 Sam Falls Untitled (Tires, violet)
  Mai Thu Perret, One dark night, listening to the frost
Ryan Foerster, After the garden is done 4
Kadar Brock Deredemiitwctwtol

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Non si fanno spazio tra la materia, ma ci giocano con e dentro. La ricercata collettiva  'Changing states of matter' - ospitata fino al 28 luglio alla Brand New Gallery - presenta alcuni buoni esempi contemporanei di quanto la 'materia' informe, contorta, silente, colorata, violentata, bucata... possa ancora essere 'principio e fine' di molte ricerche di giovani artisti. Non tutte ma buona parte delle opere, sfruttano la transitorietà e casualità espressiva dei materia per raccontare tensioni/torsioni sia sociali sia intrinseche alle relazioni umani. Ma questi aspetti, a mio avviso, fanno solo da corollario a ciò che invece è l'aspetto più interessante: la riscoperta dei vivacità dei materiali, il loro potere non solo espressivoma anche metaforico.
Utilizzata, appunto, come metafora o come semplice supporto espressivo fine a sè stesso,  la grande quantità di materiali utilizzati tende verso una casuale e spesso incontrollata entropia.
Il disordine  domina di fatto nella piccola opera a parete di Steve Bishop 'As If You Could Only Kill Time Without Injuring Eternity IV': del mercurio e una T-shirt sono stati compressi dentro ad una cornice per simulare un paesaggio o una tempesta. Ma non voglio lasciarmi prendere da facili entusiasmi romantici.
Certo che scivolarci non è difficile. Un esempio evidente? Le due interessanti opere di Ryan Foerster dove, con inchiostro su alluminio, l'artista crea vaporose atmosfere. Interni in ombra, paesaggi invernale, ma anche muri scrostati...forse fotografie ingiallite. Più il soggetto (o la realtà)è sottratto, più viaggia l'immaginazione...
Anche nei lavori di Sam Falls non è improbabile ritrovare un gusto squisitamente pittorico nel ricercare la macchia, la sgocciolature, l'imperfezione come indice di romantici umori. Poco distrae infatti, nella grande foto 'Untitled (Tires, violet)', il totem sgraziato fatto di pneumatici: ciò che conta qui è la traccia di quest'ultimi, come fossero disegni infatili nel vetro di una finestra.
Kadar Brock, nell'opera dal titolo (imrponunciabile!) 'Deredemiitwctwtol', utilizza su un classico telaio olio, acrilico, colore Flashe, colore spray e vernice, per dar vita ad un martoriato panorama 'senza qualità'. Buchi e piccoli fori creano appunti dettagli grovigli lasciati metà al caso e metà ad un gusto decorativo minimale. Chi non vede un misero racconto fatto di stenti e preoccupazioni?
Mi stimola esagerazioni linguistiche questa collettiva dal sapore sì contemporaneo ma anche puntigliosamente romantica (periodo artistico tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo). Non tutto mi piace, ma questo è normale, ma c'è coerenza e spessore nella scelta degli artisti che, indirettamente, dialogano a suon di buchi, pennellate, gesti, provocazioni  - non lo è forse l'opera di Analia Saban 'Decant (from Floor) #' dove l'artista fa 'cadere' una unica grande e pesante goccia sulla tela - ma anche grande cultura visiva e  sapienza tecnica.
Un sano 'sporcarsi le mani' per dare prova di sè nel mondo. O per lo meno, così sembra...

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They don’t make create space between the materials but they play with and within. The sophisticated, group show 'Changing states of matter' - hosted until 28th July at Brand New Gallery - presents some fine, contemporary examples of how the  shapeless, twisted, silent, colored, violated and perforated 'matter'... can still be the 'Alfa and the Omega' of the research by many young artists. Not all but a big part of the works, exploit the transience and the expressive randomness of the materials to narrate a social and intrinsic tension / torsion of the human relations. But these aspects, in my opinion, are only the consequences of the most interesting aspect; the rediscovery of the vitality of the materials and their expressive and metaphorical power.
Used, in fact, as metaphor or as an expressive support itself, the large amount of materials used, has a tendency towards a random and often uncontrolled entropy.
Disorder dominates in the small work on the wall by Steve Bishop. 'As If You Could Only Kill Time Without injuring IV Eternity': mercury and a T-shirt have been compressed into a frame to simulate a landscape or a storm. But I will not let simple, romantic enthusiasm to take over me.
For sure it is not difficult to let yourself go. A lucid example? The two interesting works of Ryan Foerster, where he uses ink on aluminum to create a downy atmosphere. A dark interior, winter landscapes, but also scratched walls and yellowish photographs. The more the subject (or the reality) is subtracted, the more you travel with the imagination...
Also in the works of Sam Falls it is not unlikely to feel an exquisitely painterly look in the stain, the drips and the imperfection as a sign of a romantic mood. A bit distracting in fact -in the big photograph 'Untitled (Tires, violet),' the ugly totem made of tires; what matters here is the trace of the latter, as if they were childish drawings on the window.
Kadar Brock, in the work entitled (unable to pronounce!) 'Deredemiitwctwtol', uses a a traditional oil frame, acrylic, color Flashe and spray paint, to give life to a battered landscape 'without qualities'. Bigger and smaller holes create noticeable details, half of which are made randomly, while the rest adopt a minimalist decorative style. Who doesn’t see a miserable tale of suffering and worries?
It stimulates me the exaggerated language of the show, so contemporary but also meticulously romantic (artistic period between the late eighteenth and early nineteenth century). I didn’t like everything but this is normal, though there is consistency and quality among the artists chosen, who, indirectly, communicate the sound holes, the brush strokes, the gestures and the provocations – perhaps this is not the case with the work of Analia Saban 'Decant ( from Floor) #' where the artist lets go one big, heavy drop on the canvas - but also the visual culture and the technical knowledge.
A healthy 'dirty hands' in order to prove itself in the world. Or at least it looks like it…


20/04/12

La natura impazzita di Alessandro Roma

 Occhi chiusi fissi sul nascondiglio, 2011 - Olio, spray, grafite e collage su tela
 Felce, 2012 - Painted terracotta
 Salvia, 2012 -Terracotta dipinta, pianta
Tutte le immagini Courtesy of the artist and Brand New Gallery, Milano 
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Caleidoscopica, intricata, caotica e ambigua: la natura filtrata dalla sensibilità di Alessandro Roma, la dice lunga su quanto sappiamo esteticamente poco della natura. Erba e fogliame, umidità e terra arsa, germogli e torba, arbusti, fusti, qualche roccia, dei tronchi. I grandi quadri che ritmano la sua mostra alla galleria Brand New (Milano) - dove la qualità delle opere è forse stata penalizzata dalla quantità delle stesse - ci portano a scomprire i molteplici strati con cui la natura si rivela e ci rivela i sui affascinanti stilemi. Impossibile da rappresentare se non in forma metaforica - penso a  “La grande Zolla” di Dürer ma anche al breve racconto ‘Il prato infinito’, tratto da ‘Palomar’ di Italo Calvino - la natura che Alessandro tenta, dopo lunghe osservazioni, di restituire è complessa, poetica e difficilmente afferrabile.
Mischiando tecniche e umori, sommando strati su strati, carte, pennellate, fotocopie, immagini trovate e visioni ricordate, l'artista racconta giardini impossibili, piante inesistenti, vegetazioni impazzite. La sua è una natura/cultura che forse 'pecca' andando a braccetto con una ben altra e pericolosa immaginazione, quella virtuale dove non ci sono nè profumi, nè profondità, tanto meno riverberi imprevedibili di luce. Se Alessandro realizza queste scenografie senza soggetto umano,  lo fa anche grazie all'assuefatta immaginazione della rete. Noto, infatti (ma forse lo percepisco solo io), un'affascinante e strana freddezza in questa sua natura sincopata. Una sorta di traduzione dell' 'estetica web' al mezzo pittorico. (Un'ipotesi sostenuta un paio di anni fa da Raffaele Gavarro nel testo per la mostra 'Impresa Pittura' al CIAC Genazzano).
Già il titolo della mostra 'Il sole mi costringe ad abbandonare il giardino', ci introduce al lavoro dell'artista con un taglio sinestetico. Inevitabile, almeno per me, utilizzare la mia esperienza botanica per inoltrami e cercare di capire le opere dell'artista. Non condiviendo appieno il 'solido' testo di Barry Schwabsky che accompagna il catalogo in mostra - 'Il giardino politico' - preferisco affidarmi al messaggio estetico ('che concerne la sensazione') che le opere di Roma mi trasmettono, più che andare a rovistare su un presunto messaggio politico che non trovo.
Le moltiplicazioni dei piani di fuga, il caotico stratificarsi di prospettive, la 'confusione' di tecniche e materiali differenti sono state dosate e calibrate da Alessandro per esprimere un particolare - e personalissimo - concetto di visione della natura.
Oltre alle opere pittoriche ed una serie di collage, completano la mostra alcune sculture in terracotta e dipinte con pigmenti naturali.  Somma di ruderi, escrescenze rocciose e piante stilizzate, di queste opere plastiche ho apprezzato soprattutto quelle che contengono-sostengono delle piante vere e proprie. 
 Senza titolo, 2011 -  Olio, spray, grafite e collage su tela
Bozzetto scultura (Verbena officinalis), 2012 -  Collage su carta in
cornice d’artista - Courtesy of the artist and Brand New Gallery, Milano

17/01/12

Into the (BLU) Surface / Brand New Gallery

 Hugh Scott-Duglas, Untitled, 2011 
 Oscar Murillo, Untitled (Synthetic Trash Painting), 2011
 Aaron Bobrow, Brake Dance, 2012, Suspended Reality, 2011 
 Heather Cook, Tubbing Off (3 of  3)
 Lisa Williamson, Diagram (Grey Eyelets, Yellow Ladders, Navy Splotches, Red Dashes), 2011
Erik Lindman, Style Magazine 2011 - Alex Dordoy, Folded, Unfolded, Sunk and Scanned No. 11, 2011
 
N. Dash, Healer 36, 2011
Azafarin Lotfi, Untitled, 2011  - Untitled, 2011
Per tutte le foto: Courtesy dell’artista e Brand New Gallery, Milano
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Il lavoro di ben 18 artisti è stato presentato pochi giorni fa alla galleria Brand New, nella mostra Into the surface.  Tutti più o meno trentenni - la maggior parte from USA, mentre il resto da Amsterdam, Londra, Zurigo -  hanno presentato una serie di opere dove hanno messo alla prova la loro capacità di astrarre o meglio, 'distaccare' (etimo) ciò che compone  tutto quello che ci circonda: forme e colori. Superfici, dunque, da comporre, scomporre, graffiare, stropicciare, misurare, imbrattare, immergere. Tante le azione che hanno guidato la sensibilità artistica di questi giovani, interessati al 'processo' più che non alla rappresentazione, alla ricerca di tecniche e materiali inusuali più che alla descrizione delle cose. Presentate come ibridi tra pittura e scultura o tra pittura e fotografia, molte opere hanno ridotto al minimo la generosità formale per rivelarci atmosfere minime. Tra i molti lavori è quella di Hugh Scott-Douglas che mi colpisce maggiormente. L'artista recupera l'antico metodo di stampa come il cianotipo, per creare una lieve superfice azzurra fatta di tanti piccolo quadratini. Sembra un cielo, un muro, del vento. Molto poetica. Seguendo questa prima traccia 'azzurra' mi soffermo nella coppia di lavori di N. Dash, una grande tela stropicciata che fa pendant a un piccolo quadro blu di Prussia. Dalla pulizia e controllo di quest'ultimo, al caotico e aleatorio viaggio cromatico della composizione astratta dell'opera più grande: una perfetta e originale tensione. Sempre blu anche nel grande quadro di Heather Cook. L'artista danneggia attraverso l'azione dello sfregamento la tela denim, componendo una serie di segni che sembrano rivelare la struttura della cornice del quadro stesso.  Aaron Bobrow recupera delle tele industriali per rivelare la pittoricità intrinseca alla loro usura. O alla 'profondità' di un semplice buco. Crollo/rovina/ristrutturzione: con queste tre parole è presentato il trittico di Oscar Murillo. Filo da pesca, graffette e nastro adesivo sono gli indizi della 'rappresentazione teatrale del nulla' nei quadri di Nazafarin Lotfi.
E' molto interessante perdersi a contemplare quanto il 'poco' stimola riflessioni pittoriche molto affascinanti. Perfezioni geometriche, soffi atmosferici, sporco, graffi, perfezione maniacale, campiture astratte, cancellature, abrasioni, casualità, cadute, strappi, colature, miscugli cromatici, imperfezioni...
Tante le azioni che segnano e informano con acrilici, colori spray, olio, serigrafia, inchiostro, adesivo ecc. le tante superfici fatte di tela, gesso, legno, seta, rete, cemento, lino, ferro, alluminio.. 
Consiglio vivamente di vedere la mostra come esercizio stimolante per l'immaginazione. Per me, almeno, è stato così :)


Lisa Williamson, Andrew Gbur, Dan Shaw-Town
Alex Dordoy, Heather Cook, Hugh Scott Douglas
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In contemporanea, ha inaugurato anche la personale di Anthony James 'Consciousness And Portraits Of Sacrifice'. In mostra due installazioni 'Birch Cube', che si configurano come due light box trasparenti; due cubi luminosi che custodiscono intricate foreste vergini di legno di betulla, moltiplicate all'infinito grazie agli specchi. Esposti anche tre “shotgun paintings”: lastre d'acciaio lucidate a specchio che l'artista crivella dal retro a colpi di fucile.

 Anthony James, Birch: White one Meter cube, 2011
Anthony James, Today was a good day #1 2011 

04/01/12

The Best 2011 by... Brand New Gallery, Milano

 Phil Collins, still from Marxism Today (Prologue), 2010
Andrei Monastyrski, Slogan, 1977, at Governors Island, New York, 2011. Photo Naho Kubota
Julius Koller, U.F.O.-NAUT J.K. a (U.F.O.), 1987 Courtesy gb agency, Paris
Nikolay Bakharev, #14 from the “Relationship” series, 1989
Courtesy the artist and Gallery.Photographer.ru, Moscow
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Fabrizio Affronti / Brand New Gallery, Milano

Ostalgia
06.07.11 - 02.10.11

New Museum, New York

19/11/11

Doppia mostra da Brand New Gallery

Zsolt Bodoni, Ignis fatuus, 2011
Zsolt Bodoni, Word Study, 2011
Zsolt Bodoni, Untitled, 2011 
Photo courtesy the artista and Brand New Gallery, Milano
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 Doppio opening per la Brand New Gallery: la personale dell'artista rumeno Zsolt Bodoni, 'Remastered, e quella di Shinique Smith, artista afro-americana che presenta 'To the Ocean of Everyone Else'. Dei due, è il primo artista che mi affascina di più. 
Bodoni presenta una serie di quadri che descrivono scene venate di ambiguità e tocchi romantici della realtà del post-blocco sovietico dell'Est Europa. Grigi, neri, qualche lume bianco. Figure denudate, un mappamondo, maschere anti-gas, cani, languide donne. Mi piace come l'artista abbozza scene tetre e oscure con una pittura veloce, stratificata e spesso sgraziata.

Fino al 22 dicembre.

Shinique Smith, Bale Variant No. 0019 (with flowers), 2010
Shinique Smith,  In the Twilight, 2011                                                                    Dream, 2011
Per tutte le foto courtesy Brand New Gallery, Milano

16/11/10

Anton Henning alla Brand New Gallery









I due galleristi di Brand New Gallery Fabrizio Affronti e Chiara Badinella. L'artista Anton Henning
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Apre una nuova galleria a Milano, la Brand New Gallery di Fabrizio Affronti e Chiara Badinella. Sulla carta, si presenta come 'a metà strada tra una galleria d'arte e un centro per la promozione di cultura'. Lo spazio inaugura con la mostra personale 'Apotheosized Abstractions' dell'artista tedesco Anton Henning. La mostra raccoglieva molte opere di pittura, disegni, sculture, video e installazioni: insomma tutti i mezzi (o quasi) espressivi con cui un artista può spaziare. La mostra era interessante, aveva il sapore di un'esposizione un po' demodè composta da grandi quadri dalle forme sensuali, ricche di colori sgargianti e corposi. Ottimo e nutriente il testo in catalogo di Alberto Mugnaini (ne consiglio la lettura). Un pò meno coinvolgenti le installazioni: macchinose e ingombranti, erano composte da ventilatori posti sopra a dei tavoli che facevano girare dei dipinti a doppia faccia. Alcuni ritratti, ruotando, svelavano dei teschi.