31/10/10

Hard edges for hard times*

Antonio Grulli - Marina Angelotti - Emanuele Guidi

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Si brancola nell'ignoto spazio profondo parlando del futuro. Poi se ci si mette a parlare del futuro, più o meno prossimo, dell'arte, si rischia di cadere nei tranelli insiti nelle grande questioni 'di sistema': responsabilità, libertà, istituzioni, autonomia, mutamenti, indipendenza e compromessi. Queste e molte altri nodi concettuali sono emersi nella densa e ambiziosa 'round table' Predictions organizzata da Martina Angelotti, Antonio Grulli e Emanuele Guidi a Carrara in occasione del finissage della Biennale Post-Monument.
Erano presenti curatori, critici, artisti e addetti ai lavori, ma soprattutto c'erano le innumerevoli 'predictions' che i tre curatori hanno chiesto a molte persone del mondo dell'arte italiano. Il pomeriggio ci ha visti, appunto, attorno ad un tavolo a discutere sulle nostre visioni dell'arte, sulle nostre speranze o desideri, sulle nostre previsioni anche pessimiste. Sintetizzare 4 ore (suonano lunghissime ma vi assicuro che non ne bastavano altrettante per sviscerare le numerose questione sollevate), è al di sopra delle miei possibilità. Ma vi assicuro che dialogare con persone motivate e partecipi non capita spesso, dunque ho la sensazione che il progetto (questo sì) avrà un solido futuro nel coinvolgere sempre più persone possibili per enucleare quante più predizioni sull'arte.
I mediatori, preparati e solerti nel aizzare anche i presenti più sonnacchiosi, hanno orchestrato al meglio le nostre discussioni: il ruolo dell'artista e le sue funzioni ed obbiettivi nel futuro; l'artista in relazione alla società; il ruolo delle istituzioni.
Ci trascrivo alcune predizioni (alcune allarmanti, altre divertenti, altre molto fiduciose):

- La dimensione dei nostri appartamenti andrà progressivamente diminuendo, mentre quella degli spazi espositivi aumenterà per circondare col vuoto gli oggetti. (Riccardo Benassi)
- Gli artisti svilupperanno cl tempo la capacità di diventare invisibili e telepatici. La XXVIII Biennale di Carrara si terrà sott'acqua. (Davide Bertocchi)
- La critica troverà nuove forze e forme per esprimersi e non sarà più silenziosa o pettegola. (Giulia Brivio)
- Ciò che c'è di buono si trasformerà in un mostro. ( Federica Bueti)
- Le immagini del mondo saranno più reali del mondo. Saremo incapaci di stabilire ciò che è vero. (Chiara Camoni)
- In Italia non ci saranno più istituzioni pubbliche (Cecilia Canziani)
- L'arte dovrà riscoprire il concetto stesso di novità in una società poco utopistica. (Chiara Costa)
- Sono. e saranno sempre di più gli artisti a fare le mostre e non le mostre a fare gli artisti. (Cleo Fariselli)
- Decadrà il ruolo centrale ed autoreferenziale dell'artista nella produzione dell'opera e rinascerà la figura dell'artista artigiano. (Federica Forti)
- Il termine 'artista' come descrizione di una categoria professionale specifica diventerà obsoleto (Aldo Giannotti)
- La manualità sarà bandita. L'opera d'arte in assenza di gravità. Residenza d'artista su Venere. La prima scultura in pietra lunare. (Gum)
- Ci immaginiamo una modalità inedita di interazione tra le immagini e i luoghi di fruizione, siano essi spazi dedicati o porzioni di spazo urbano o rurale. (Invernomuto)
- Gli artisti sfideranno la propria libertà. (Denis Isaia)
- Tutti agricoltori! (Cristina Natalicchio)
- Nel futuro prossimo, un vecchio disegnerà un mostro sul suo quaderno (Diego Perrone)
- Il futuro è emergente e multidisciplinare (Luca Pozzi)
- Ci saranno meno mostre. (Laura Pugno)
- Verrà fondata una Società di Mutuo Soccorso per l'arte (Alessandra Saviotti)
- Le fiere d'arte non avranno più senso nè ragione di essere. (Caterina Riva)
- Credo che le geografie del potere cambieranno in maniera radicale, i luoghi in grado di esercitare processi informali prenderanno sempre più importanza a livello internazionale. Città come Napoli, Istanbul, Caracas e il Cairo. Eugenio Tibaldi)
- La strada verso la libertà non avrà nulla a che fare con essa. (Alice Tomaselli)
- La debolezza dell'arte sarà sempre di più la sua forza, ma proprio per questo l'arte buona farà sempre più fatica a essere vista. Duchamp scambierà il suo posto con Brancusi. (Luca Trevisani)
- Collezionare diventa una missione politico-culturale con finalità educative. (Carlo Zanni)
- 'Sinfonia Eroica dedicata al sovvenir di un grande uomo' - Ludwig van Beethoven (Daniela Zangrando)
- La massima aspirazione per un artista sarà la carriera politica. (Zimmerfrei)

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Gum, Guidi, Grulli e Angelotti
Cecilia Canziani, Cristiana Natalicchio, Davide Ferri e Gum
Denis Isaia, Fabio Cavallucci e Alessandro Nassiri
Eugenio Tibaldi e Cleo Fariselli
Luca Bertolo e Davide Ferri
* Tom Marioni, 2010

30/10/10

Giuseppe Penone - Artforum


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Sulla copertina di Artforum di Ottobre 2010...

Quando su mia segnalazione Elena mi ha risposto che potevo scrivere io il post, non ho capito bene se si trattava di uno scherzo. Fatto sta che due righe le ho scritte veramente.

Non sto per parlare di una mostra, di una biennale o di una fiera, ma della copertina di una rivista. La copertina è quella del mese di ottobre, la rivista è Artforum e la cover work in questione è una delle più significative di Giuseppe Penone.

Il fatto che si tratti di Artforum, che la copertina mostri un progetto iniziato nel 1968 e che il protagonista sia un artista italiano ancora vivente, è sufficiente per dire che la notizia merita di essere segnalata? In effetti non siamo di fronte a nulla di straordinario. Ma da questa piccola cosa, ci si può ritagliare lo spazio per una riflessione.

Come tutti già sanno, Artforum è una rivista americana che dal 1962 si occupa d’arte contemporanea e tra le riviste del settore è una delle più importanti e autorevoli a livello internazionale.

Anche Giuseppe Penone non ha bisogno di presentazione. E’ un artista piemontese, classe 1947, esponente storico dell’arte povera. Negli anni 1972, 1982 e 1987 ha partecipato a Documenta, nel 2007 era presente alla Biennale di Venezia e le sue opere hanno fatto il giro del mondo. Nel 1989, pur non essendo inglese, è stato addirittura tra i finalisti del Turner Prize (!).

Penone è conosciuto per i suoi interventi a contatto con gli elementi naturali, dove alberi e pietre hanno un ruolo centrale. In Alpi Marittime - Continuerà a crescere tranne che in quel punto (1968), opera utilizzata per la sopraccitata copertina, il calco in bronzo della mano dell’artista è stato collocato sul fusto di un albero, interrompendone così la normale crescita. Da allora, gli effetti dell’impronta sulla pianta sono stati documentati fotograficamente anno dopo anno.
Alpi Marittime

Nell’articolo di Artforum la giornalista Elizabeth Mangini cita anche altre opere dell’artista: Essere fiume, due pietre identiche poste una di fianco all’altra, la prima recuperata dal greto di un fiume, scolpita dal passaggio dell’acqua sulla sua superficie, la seconda, una copia creata dall’artista. In Ripetere il bosco, 1969–97, l’artista recupera gli “alberi” nascosti all’interno del legno, portando alla luce gli anelli di crescita della pianta fino a ritrovarne il cuore. In Rovesciare i propri occhi, Penone indossa lenti a contatto a specchio, una sorta di schermo protettivo ma riflettente che interrompe il canale visivo delle informazioni tra individuo e ambiente circostante.

Essere fiume
Albero-Porta

L’articolo poi prosegue con l’interessante intervista rilasciata a Kassel durante la presentazione dell’opera che Penone esporrà a Documenta 13.

Queste righe per chiedersi se in un’Italia dell’arte Cattelan-centrica, frastornata a causa dello smarrimento di valori, contenuti e linguaggi, ci sia ancora spazio per riflessioni più meditate e a lungo termine. L’istinto e l’esperienza mi dicono che starsene un po’ fuori dalla mischia e dal polverone delle polemiche di turno, può anche essere salutare. Ecco, forse a volte non fa male guardare le cose da una certa distanza (citando un recente film di Mazzacurati), con distacco e con la tranquillità che permette di riflettere sulle cose che restano nel tempo. Pensando all’attuale significato di quella mano di bronzo che da quarant’anni circonda l’albero, finisco citando alcune parole dello stesso Penone: ”In un certo senso l’artista è colui che anima, che rende vivi i materiali che usa. Ciò che uno costruisce col passare del tempo, è un work in progress dell’esistente; un’opera che emerge, proiettata nel futuro”.

Buon Futuro a tutti.

Enrico Bressan

Rovesciare i propri occhi

29/10/10

John Baldessari - Fondazione Prada









Germano Celant, John Baldessari
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John Baldessari alla Fondazione Prada con 'The Giacometti Variations"

"Ho sempre voluto fare quadri e scultura alti. Sospetto perchè io sono piuttosto alto. Ho avuto poche opportunità poichè la maggior parte delle gallerie hanno i muri la cui altezza rispecchia quella dei muri nelle case dei collezionisti.
Il mio progetto per la Fondazione, è di allungare le sculture in piedi di Giacometti e vestirle di abiti. Portare alla sua logica conclusione un'idea estrema già esistente è stato per me un metodo di lavoro. Le sculture di Giacometti sono le sculture più scarnificate ed emaciate che esistano. Perchè non spingersi ancora più in là? Oggi poi i confini tra arte e moda sono indefinibili. Inoltre è prassi, quasi di rigore, che le modelle sono altissime e magre. E' parodia? Non ne sono certo. Detesto categorie e definizioni... Non è questo ciò che fanno gli artisti? L'arte non nasce dall'arte? Quello che sto facendo è approfondire un'idea - che è il requisito di ogni buona arte."
John Baldessari, Dicembre 2009

Sono passati quasi 40 anni, ed il mio amico John è venuto meno alla sua promessa: "I Will Not Make Any More Boring Art" (1971).

Le 9 figure e i 18 look ruoteranno in data: 16 novembre e 7 dicembre.

John Baldessari, I Will Not Make Any More Boring Art, 1971 (Installation view, Nova Scotia College of Art and Design, 1971). Photo courtesy by the artist

27/10/10

Il buio nella mente



Katja Noppes
Lorenza Boisi
Elena Von Hessen
Enza Galantini
Paolo Gonzato
Luca Monterastelli
Dacia Manto
Angelo Mosca
Giovanni De Francesco

Se il comunicato stampa non c'è, mi lamento, se il comunicato stampa c'è, mi lamento lo stesso. Lungo e dettagliato il CS della mostra alla galleria Uno + Uno, Una luce rischiara l'oscuro scrutare. La morte non sa leggere.
Frammenti di un mio discorso confuso. Ragiono sui testi del CS.
Il Buio nella mente (titolo del bellissimo film di Chabrol - ne consiglio la visione). Il soggetto /artista è 'estraneo a se stesso', non si appartiene più ed è estraniato da sé. L'artista tenta di catturare l'isolamento di una condizione mai apparentemente sua. Andiamo avanti: l'artista, perso, affranto, desolato e desolante, metabolizza l'imponderabile, sublimando il suo stato (di non 'essere', forse), attraverso il fare artistico. Che, si badi, è avvolto nella totale oscurità psicoanalitica tanto da diventare un fare gestuale, istintivo, spesso dilettantesco, spesso casuale, spesso incontrollato, spesso folle. "Gli artisti in mostra" spiega il curatore Marco Tagliafierro, "esprimono la loro alterità intraprendendo vari filoni di ricerca e assecondando varie istante espressive, per esempio investigando le possibilità espressive della materia o intraprendendo percorsi speculativi molto spesso esclusi dal dibattito contemporaneo".
Se il comunicato stampa non c'è, mi lamento, se il comunicato stampa, c'è, mi lamento lo stesso.
A prescindere dall'oscurità delle spiegazioni dei singoli lavori, nel complesso la mostra, direi elegante e ben installata, presenta dei lavori ben relazionati gli uni con gli altri. L'aspetto più interessante è un ritorno alla manualità e all'utilizzo dei materiali. Detto più semplicemente, un ritorno al così detto 'sporcarsi le mani'. Ho apprezzato i piccoli quadri di Angelo Mosca, Un'insana combinazione di istinto e ragione, e di Lorenza Boisi, Love&Hate are drowning. Quest'ultima, di cui apprezzo la pittura molto gestuale, liquida, istintiva, rappresenta due mani, due lati, due modi di essere, due modi dell'essere...Inaspettata l'opera di Paolo Gonzato che, per la prima volta (che io sappia) si cimenta con la terracotta. Peccato per il titolo: Karaoke paradise (?). Curiosa la scultura di Enza Galantini che modella un busto informe con del sapone di Marsiglia. Abbastanza oscura (ma forse è intenzionale) l'opera di Giovanni De Francesco. Scaffale di meraviglie e curiosità l'opera di Katja Noppes che raccoglie, a suo modo, "un archivio di tracce biologiche, degli atlanti dell'epidermide." Un pò dispersiva l'opera di Dacia Manto la cui opera Morpho deidamia - sorta di 'paesaggio matematico' - raggruppa cera, paraffina, spoglie di cicala, fibre sintetiche, materiali organizi, carta, disegni ecc. Troppo modaiola l'opera di Luca Monterastelli: di quest'artista dovrei conoscere meglio il lavoro. Mi fermo ad un banale pregiudizio.

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Valentina Ciuffi, il gallerista di 1+1, Paolo Gonzato
Dacia Manto, Marco Tagliafierro, Carlo Prada e Giovanni De Francesco, Lorenza Boisi

26/10/10

Predictions

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Il 30 ottobre, sono stata invitata alla chiusura della Biennale di Carrara. Per l'occasione, tre curatori (Martina Angelotti, Antonio Grulli e Emanuele Guidi) hanno organizzato il workshop Predictions. Hanno invitato curatori, artisti, critici (e a quanto pare anche dei bloggers) per raccontare, discutere, ipotizzare delle visioni sul futuro del linguaggio dell'arte e dei suoi molteplici contenuti. L'ispirazione giunge da un provocatorio progetto di Tom Marioni, che nel lontano 1978 ha presentato una serie di 'predizioni' sugli sviluppi futuri del mondo dell'arte. Esempi del tipo: “Everything in art will slow down” oppure “California mysticism will reach New York”; o ancora “Performance and video art are all over”.
Volevo estendere questo invito a quanti si trovano a leggere questo blog! Visto il putiferio di commenti, magari riusciamo a rendere questa cosa costruttiva.
I curatori ci pongono queste domande: "Quali sono le possibilità per guardare attivamente al futuro? Quali sono le mancanze, quali saranno gli sviluppi delle attuali espressioni del mondo dell’arte?"
Hai voglia di lasciare la tua Prediction?
Parteciperò alla discussione pubblica e mi piacerebbe portare, oltre alla mia predizione, anche quelle che raccolgo in questa sede. Sia anonime (visti i molti 'senza volto') sia firmate. Per chi non vuole pubblicarle come commento, invito a scrivermi ad artele100@gmail.com

Ci conto!

25/10/10

What's up?

Carlos Casas
Una luce rischiara l’oscuro scrutare. La morte non sa leggere.

John Baldessari con la mostra The Giacometti Variations

Simone Bertuzzi / Palm Wine
La rivista Spiccioli



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Per chi si lamenta che Milano non offre alcunché, si sbaglia. L'unico problema, o per lo meno il mio, è avere la voglia di andare a openings, presentazioni, incontri vari.
Io partirei, tempo permettendo, oggi lunedì 25 ottobre con Kaleidoscope che ospita il primo episodio del workshop annuale condotto da Simone Bertuzzi / Palm Wine (digger?). Carne sul fuoco: "The Scramble for Vinyl ossia "la corsa al vinile". Così un blogger afroamericano ha recentemente descritto questa pratica, parafrasando un aspetto essenziale della storia coloniale europea."
Domani, 26 ottobre, farò un salto alla nuova galleria Uno + Uno (Via Ausonio 18), dove Marco Tagliafierro cura la mostra: Una luce rischiara l’oscuro scrutare. La morte non sa leggere. La collettiva riunisce, accanto agli artisti della sua ormai consolidata 'scuderia', anche qualche novità: Lorenza Boisi, Giovanni De Francesco, Enza Galantini, Paolo Gonzato, Dacia Manto, Luca Monterastelli, Angelo Mosca, Katja Noppes, Elena Von Hessen. Il titolo cita Philip Dick e Ruth Rendell, e come sottofondo, il comunicato stampa cita “A Scanner Darkly” il film di Richard Linklater. Tanti gli stimoli: disegni infantili, opere di dilettanti, espressioni grafiche di alienati mentali, segni anonimi tratti da vecchi muri, reperti e oggetti trovati, manifestazioni artistiche primitive e spontanee... vedremo.
Giovedì 28, la Fondazione Prada, dopo un lungo periodo di silenzio, presenta il grande John Baldessari con la mostra The Giacometti Variations. La mostra prevede una serie di enormi figure, alte 4,5 metri, ispirate all'immaginario dello sculture svizzero, che saranno abbigliate con oggetti e con vestiti, disegnati da Baldessari stesso. Richiami alla moda: osmosi tra mannequin ed entità scultoree.
Girato l'angolo, sempre giovedì, l'opening di Carlos Casas nello spazio Marsèlleria in Via Paullo 12 A: oscurità anche qui.. cimiteri di elefanti e territori dimenticati da dio. Mondi perduti e onirici, atmosfere tenebrose e al limite del macabro: queste le suggestioni che mi ispirano i video di Carlos Casas. Videomaker tra i più raffinati, lo spagnolo mostra la seconda tappa di Cemetery, un video che racconta di un inconcepibile cimitero di elefanti. Oscurità, barbarie e mistero, avvolgono questo oscuro luogo, più immaginario che reale, fra Nepal e India. Palpabili le citazioni esotiche-esoteriche dei classici film d’avventura dell’’età d’oro’ dei decenni dai ’30 ai ‘60. Darkeggiante senza essere lugubre.
Sempre il giovedì 28 c'è la presentazione di una nuova rivista, 'Spiccioli', allo spazio Erastudio Apartment- Gallery (Via Palermo 5). Stranamente... non è stampata nè su carta nè pubblicata sul web. Si presenta coaì: "Spiccioli è realizzata da un collettivo di giovani che preferisce restare nell’anonimato; ribalta tutte le regole dell’editoria classica. Non ci sono argomenti prestabiliti, né punti fermi. Spiccioli sono frasi stampigliate sulla terra con caratteri tipografici; le sue sono pagine da leggere e palpare, ma anche da mangiare e odorare: i testi sono scritti solo sul bordo, invertendo il legame tra orizzontale e verticale. Il messaggio di Spiccioli è: io non ho idea, tu non hai idea, egli non ha idea, noi non abbiamo idea, voi non avete idea, essi non hanno idea. Spiccioli è un progetto acronimo.org".

24/10/10

New York calling... Part Two



Do Ho Suh a Storefront

Alexandra Domanovic a New Museum NY
Voice and Wind" personale di Haegue Yang


"The last Newspaper" - New Museum NY



"I Popeye" di Takeshi Murata

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Dear Elena,

Oggi ho bazzicato Soho, Noho e dintorni.

Interessante "A perfect home: The bridge project" di Do Ho Suh, un progetto per un ponte galleggiante, basato su un sistema costruttivo complesso e ardito, ma sembra quasi credibile, che combina strutture artificiali e biologiche per collegare Seoul e New York, visto da Storefront (un'istituzione piccola, ma con un programma ed una storia significativi, per chi volesse approfondire: http://www.storefrontnews.org/). Insomma una versione eco e bio (qui direbbero "organic"?) delle megastrutture di fine anni '60, però non male.

Il New Museum ha inaugurato ieri due nuove mostre.

"free", una collettiva che riflette sul ruolo di internet rispetto alla nozione di spazio pubblico. Il tema è un po' vago, però la mostra contiene diversi lavori interessanti, tra cui segnalo due video che mi sono piaciuti molto: "19:20" di Alexandra Domanovic, accosta le sigle dei notiziari delle televisioni dei paesi della ex Jugoslavia ad immagini di vita quotidiana negli stessi paesi, la colonna sonora è a sua volta un remix delle sigle stesse realizzato da alcuni DJ tecno; "I Popeye" di Takeshi Murata, una surreale, gustosissima e a tratti psichedelica, animazione digitale che ci presenta Braccio di ferro in versione sfigatissima con tanto di crisi isterica e suicidio finale.

"Voice and Wind" personale di Haegue Yang (che presenta paraventi sospesi fatti di tendine alla veneziana e diffusori di profumi) non l'ho capita tanto, ho l'impressione che l'atmosfera dell'installazione sia un po' rovinata dalla collocazione nella sala al piano terra, a diretto contatto visivo con il casino di caffetteria, bookshop e ingresso.

La mostra principale, già aperta da qualche tempo prima, "The last Newspaper" offre uno sguardo sugli artisti che hanno riflettuto su, o lavorato con, o si sono ispirati a i quotidiani. Alcuni spazi sono a disposizione durante la durata della mostra per essere utilizzati e condivisi come spazi di lavoro da diversi soggetti: Center for Urban Pedagogy; StoryCorps; Latitudes; The Slought Foundation; INABA, Columbia University’s C-Lab; Joseph Grima and Kazys Varnlis/Netlab; and Angel Nevarez and Valerie Tevere. Mi sembra un modo interessante per utilizzare lo spazio di un museo come luogo di scambio e di produzione culturale.

baci

Andrea