30/10/11

Kaleidoscope Project Space: An Image

Mathias Poledna, Photograph, Courtesy Meyer Kainer, Vienna
Lucie Stahl, Patriotic Impulse
Anders Clausen, Untitled, Courtesy l' artista e HOTEL, Londra
Bernadette Corporation, Stone Soup, Courtesy Mayer Kainer Gallery, Vienna
Harun Farocki, Ein Bild /An Image, Still da video - Courtesy l'artista
David Jablonowski, Multiple, Vertical I & II, 2010 - Courtesy l'artista e Luttgenmeijer Fallery, Berlino
Graham Little, Amber Lady, 2011 - Courtesy artista e Alison Jaques gallery, Londra
Timur Si-Qin, Selection Display, 2011 - Courtesy artista
 
Roe Ethridge, Hermes Watch (removed), 2011, Courtesy Andrew Kreps Gallery, NY
Ian Wallace, Magazine Piece 1972-ongoing - Courtesy artista
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Una delle poche volte che leggo il comunicato stampa prima di vedere una mostra. 
Mi incuriosiscono le prime righe del comunicato stampa della collettiva curata da Alessio Ascari, 'An Image': "'Image is everything', proclamava il campione di tennis Andre Agassi in uno dei più celebri spot del gigante tecnologico Canon, uscito nientemeno che nell'anno 1990 e inteso a celebrare la conquista di una nuova semplicità nell'ambito della fotografia amatoriale."
L'esposizione è elegante, curata nei dettagli, ben selezionata e, devo dire, alcuni lavori sono veramente interessati. Il tema (difficilissimo) della mostra è il ' image-making': come artisti più e meno giovani abbiano esplorato il concetto – e mutuato le modalità – della produzione, post-produzione, collezione e distribuzione di immagini nella cultura contemporanea. 
A parer mio la mostra si apre con il video di Harun Farocki che documenta fase per fase, il backstage di un servizio fotografico per Playboy, continua con Roe Ethridge che con l'unico scatto presente 'Hermes Watch (Removed)', ci mostra la fotografia di una fotografia della pubblicità di Hermes. 
Rimaniamo nella carta patinata con le delitissime opere di Graham Little -  tutte matita colorata e gouache su carta - Blue Bulb Lady, Amber Lady e Lighter Lady: volti femminili, per lo più malinconici, ripresi dalle atmosfere stereotipate delle riviste di moda. 
Mi è piaciuto molto il grande lavoro su PVC di Anders Clausen: una stampa che mostra parti di una schermata di un computer. L'artista interviene (piccolo) nell'inchiostro non ancora asciutto della stampa (grande) lasciando il suo segno. Come rendere 'romantico' un aspetto visivo e umanamente freddo del nostro quotidiano costruire e modificare le immagini. 
Poi le foto 'generiche' della computer graphic di Massimo Grimaldi, le sculture-farfalle fatte dal ribaltamento di due scanner di David Jablonowski, la raccolta di pagine della rivista inglese POP di Ian Wallace ecc. 
La mostra è interessante, merita sicuramente una visita.
Ho apprezzato molto Bulletin n°1, un piccolo catalogo che accompagna la mostra con ottime e chiare spiegazione.

"An Image" a cura di Alessio Ascari che riunisce opere di Bernadette Corporation, Anders Clausen, Roe Ethridge, Harun Farocki, Nikolas Gambaroff, Massimo Grimaldi, David Jablonowski, Oliver Laric, Graham Little, Mathias Poledna, Timur Si-Qin, Lucie Stahl, Ger van Elk e Ian Wallace.


Alessio Ascari, Eva Fabbris, Patrizio Di Massimo, Anders Clausen

29/10/11

Alessandro Pessoli ☆ Fiamma pilota le ombre seguono

Fiamma pilota, 2011 - olio, smalto, vernice spray su tela, 195 x 300 cm © Alessandro Pessoli Ph. C. Fredrik Nilsen
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Alessandro Pessoli
Fiamma pilota le ombre seguono

30 ottobre - 29 gennaio 2012

Reggio Emilia

Il primo dipinto dal titolo Fiamma pilota ha generato gli altri due che, nonostante la loro autonomia, mantengono con il primo una relazione fatta di variazioni, echi, rimandi.
L’idea di questo gruppo di opere segue il mio contrastato desiderio di lavorare sul soggetto a mio avviso più complesso e difficile, la crocifissione. Soggetto chiuso, quasi impermeabile, cristallizzato da secoli di capolavori e pittura popolare. Non tutto mi è chiaro in questa mia scelta, anzi per diverso tempo ho cercato di allontanarmi da questa idea, tentando di cambiare il dipinto mentre lavoravo, ma è stato impossibile, tornavo sempre al punto di partenza, per cui mi sono arreso e ho finito il quadro secondo la sua natura. Solo alcune cose mi sono chiare, la mia pittura si è sempre costituita, aggregata attraverso una specie di resistenza del soggetto, questo incerto tentativo di formalizzare una figura che si manifesta attraverso una sorta di costruzione-distruzione linguistica, simbolica ma anche fisica, spesso le parti cancellate, coperte, sopravvissute sono la struttura portante del dipinto. Una ricerca di senso, una sorta di verità interiore, un insieme di allegria e tristezza, gioia e malinconia, dramma e comicità, delicatezza e brutalità, è questa vitalità dell’immagine, della pittura, la sua vita interna ad interessarmi, a coinvolgermi, il mio lavoro cerca di seguire e manifestare questa verità poetica.
La crocifissione in questa mostra è la matrice, la fiamma pilota. In fondo forse è una cosa naturale per un pittore italiano, ma anche una scelta eccentrica per un pittore della mia generazione.
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Fiamma pilota
Il corpo di Cristo è l’unico elemento caldo, luminoso, è la figura dominante, una anatomia sballata che entra ed esce dal paesaggio. Il viso ha la sua origine nella testa di Cristo dipinta da Guido Reni, mentre i piedi vengono dalla crocifissione dell’altare di Isenheim dipinta da Grünewald.
Due maestri molti distanti fra loro, quasi opposti, un maestro del manierismo italiano e il prototipo dell’espressionismo tedesco. Credo che il dipinto viva in mezzo a queste coordinate. Ho preso dalle loro opere senza intenti citazionisti, piuttosto la grande forza aggregativa del soggetto sembra permettere questi salti, questi innesti, o forse è la sua grande storia a permetterlo.
Tutto precipita dentro a questa figura che per quanto venga tormentata riemerge sempre. La mia figura ha qualcosa di infantile nella deformazione dei particolari, mani-piedi-corpo, ma non c’è nessun intento denigratorio, al contrario il mio è un tentativo di tenerezza, come toccare, massaggiare un corpo fermo da tanto tempo.  Le grandi mani quasi animalesche assomigliano vagamente anche a boccioli di fiori, ai bulbi prima della fioritura, sono punti di energia, protettivi o minacciosi.  Sotto di loro due figure blu, una è vista di spalle indaffarata in una specie di scavo, di lavoro umile, mentre l’altra tenta di tormentare e deridere; anche una figura sommaria più piccola sormontata da una testa ha lo stesso intento, personaggi che tentano azioni in uno stato di sonnambulismo, azioni vuote, prive di effetto.
Sul lato sinistro una sorta di banda musicale formata essenzialmente da apparizioni di teste, segue la scena. Il tono del dipinto non è drammatico, piuttosto risulta come bloccato in un fermo immagine, dentro un momento di sospensione. Ho cercato di dipingere un quadro che osserva chi lo guarda, piuttosto che essere un momento di contemplazione. Anche per gli altri due dipinti la genesi è stata simile. Più cercavo di allontanarmi da Fiamma pilota, più questi subivano la sua vicinanza, era come se cercassero la sua protezione. 

Le figure tornano a casa
In origine doveva essere una versione della fuga in Egitto, ma di questa idea iniziale è rimasto solo il somarello. Ci ho lavorato molto, togliendo e aggiungendo figure, oggetti e particolari, alla fine ho cancellato quasi tutto, un dipinto iniziato in piena luce e finito in un crepuscolo color oro.
Ci sono diverse incongruenze, cambi di stile, dovuti alla somma delle versioni precedenti. Il paesaggio si è semplificato versione dopo versione, trasformandosi in uno spazio indistinto, fatto nella parte bassa di ombra e luci tenui, solo una natura morta con frutta ha resistito alla progressiva desertificazione. Questi cambi di materia pittorica sono il vissuto di queste figure, personaggi di passo, attori di strada.
Non lontani dal Sancho Panza e Don Chisciotte dipinti da Honoré Daumier, vagano cercando un
loro posto, sono come spazio che si svuota.  È il gesto improvviso del personaggio generato dal fondo oro che come un’onda sismica proveniente da Fiamma pilota risolve il dipinto, lo stesso gesto delle braccia aperte nello spazio, ne misura i confini, accompagna e ferma il vagare senza meta dei personaggi.  Come se il primo dipinto proiettasse sul secondo il suo cono d’ombra, il suo ricordo; Le figure tornano a casa è la versione onirica, evocata, notturna, di Fiamma pilota, come scaturita da una coscienza addormentata. Se uno è il giorno l’altro è la notte.
Le figure tornano a casa, 2011, olio, smalto, vernice spray su tela, 195 x 300 cm, © Alessandro Pessoli 
Ph. C. Fredrik Nilsen
 Testa farfalla su matrice locomotiva, 2011, olio, smalto, vernice spray su tela, 195 x 300 cm, © Alessandro Pessoli
Ph. C. Fredrik Nilsen
Testa farfalla su matrice locomotiva
Il titolo dell’ultimo dipinto assomiglia ai titoli futuristi (come La strada entra nella casa), condivide con questi l’intento di descrivere un movimento di compenetrazione e simultaneità. Alcuni elementi portanti dei due dipinti entrano nel terzo e si ripetono con delle variazioni.
Il quadro presenta due gruppi distinti di figure dentro un paesaggio, nella mia mente una sorta di stramba Annunciazione. Il gruppo di sinistra che assiste alla scena è molto simile a quello del primo dipinto. Entrambi occupano la stessa posizione, ma qui sono un gruppo di persone con alle spalle una casa, una staccionata, una strada, piccolo popolo di testimoni-spettatori che si radunano cercando di essere reali, presenti. Mentre il secondo gruppo si relaziona con i toni cupi e dimessi di Le figure tornano a casa.
Anche queste sembrano, in alcune parti, svuotarsi, ridursi a ombra, silhouette, entrare in un’orbita notturna, confine ambiguo fra uno stato e un altro. Il centro del dipinto è occupato da questo gruppo formato da quattro figure. Le prime tre esistono su piani diversi, anche la pittura che le descrive varia molto, sono apparentate fra loro dalla presenza di tre tamburi, che con dimensioni diverse scandiscono ritmicamente lo spazio.
Al vertice del triangolo formato dai tamburini con un passo avanza, non del tutto umana, una figura/caldaia, figura/stufa, materia in autocombustione con un tubo che parte dal ventre. La testa decorata da due orecchie farfalle, contornata da un alone di luce gialla simile ad un’aureola, la sostanza della sua pittura è novecentesca, cupa, sironiana. Le braccia si aprono sfaldandosi sciogliendosi nel paesaggio, diventando il paesaggio; alle estremità i pugni chiusi sono ancora un’eco proveniente da Fiamma pilota.
Mi piace pensare a questo gruppo come a una sorta di locomotiva, di macchina che chiude e apre nello stesso istante, divide e mette in relazione la parte sinistra, mondo degli uomini-casa-periferia, con la destra, natura indefinita-luminosa-libera, mentre avanza insieme ai suoi tamburini.
 
Alessandro Pessoli 

27/10/11

Report > Parigi durante la FIAC

John M Armleder - Courtesy of the artist and Tate Liverpool. Photo: roger Sinek.
Ryan Trecartin, K-CoreaINC.K (section a), 2009 Courtesy the artist and Elizabeth Dee, New York
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Davide Bertocchi da Parigi.
Questa edizione della Fiac sembra aver registrato un notevole successo sia in termini di vendite che di pubblico (le code interminabili all'entrata saranno indicative? non so...ma ho sentito di gente che nonostante avesse l'invito ha aspettato 2 ore prima di entrare...)
Da osservatore esterno (pseudo-turista) posso dire che mi é sembrata di ottimo livello, con opere a volte inedite da scoprire tra pezzi piú conosciuti e opere monumentali che a quanto pare non hanno comunque intimorito i collezionisti...
Ha funzionato bene anche l'accorpamento al Gran Palais delle gallerie piú giovani. Nelle precedenti edizioni erano sotto al tendone alla cour Carrée du Louvre ora, invece, erano facilmente raggiungibili negli spazi del primo piano in un sorprendente circuito tra stand di gallerie molto giovani ma anche alcune piú affermate. Bella l'idea degli stand con le finestre che davano sul lungo Senna (sembravano un interno abitativo con luce naturale...)
Oltre alla fiera come sempre hanno inaugurato in contemporanea un sacco di mostre dentro e fuori Parigi.
 
Dalla mostra collettiva "All of the above" curata da Armleder al Palais de Tokyo, a Ryan Trecartin e Lizzie Fitch al Musée d'art Moderne, alla bellissima mostra di Jesper Just al Mac/Val. Poi nelle gallerie ho visto la mostra di Aaron Young da Almine Rech (molto bello il video con il pitbull appeso), l'inossidabile e sempre stupefacente Wolfgang Tillmans da Chantal Crousel, Zilvinas Kempinas e Nick Van Woert da Yvon Lambert. Poi Murakami con il suo "hommage a Yves Klein" da Perrotin e devo ammettere che i bellissimi lavori con le spugne di Yves Klein, prestati per l'occasione da privati, erano per me il vero motivo per cui passare... 
Ho trovato molto riuscita poi la mostra "OH!" proposta da Massimo De Carlo nello spazio (normalmente dedicato al design) di Patrick Seguin che per il secondo anno, nei giorni della Fiac, ha invitato una galleria "straniera" (nel 2010 c'era Sadie Coles). Tutti lavori di grande formato sopratutto di Massimo Bartolini, John Armleder, Rashid Johnson, Dan Colen (che dava anche il titolo alla mostra) e un piccolo emozionante dipinto di Stingel che ritrae appunto il nostro De Carlo diciottenne in divisa militare...
Jesper Just, The Lonely Villa, 2004 - Courtesy Galleri Christna Wilson, Copenhague 
Perry Rubenstein Gallery, New York. © Jesper Just 2000-2006
Wolfgang Tillmans, Army, 2008 - Courtesy Galerie Chantal Crousel
Murakami e Yves Klein da Perrotin

Wolfgang Tillmans, Paper drop (space), 2006 - Courtesy Galerie Chantal Crousel
Aarong Young da Almine Rech
 Massimo Bartolini ospitato nello spazio di Patrick Seguin - Mostra OH!, Galleria Massimo De Carlo
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Di matrice italiana anche il progetto "Spheres" ormai nella sua quarta edizione che la Galleria Continua organizza puntualmente negli incredibili spazi del Moulin, a un'oretta di autobus dal Grand Palais nel bel mezzo della campagna francese. 
Quest'anno ha coinvolto anche il Magazzino d'arte Moderna ma anche le gallerie Ropac, Xippas, In Situ, Chemould Prescott Road e White Cube. Sempre molto positvamente surreale l'atmosfera, forse per il vento gelido e gli spazi smisurati.. che quest'anno rimbombavano allo sbattere di porte del lavoro di Daniele Puppi. Impressionante poi il progetto di Anthony Gormley dal titolo "Space Station and Other Instruments". 
Vorrei aprire poi una parentesi per i due premi principali francesi rivelati sempre durante la Fiac. Il Prix Ricard per i giovani artisti piú interessanti é stato assegnato, senza molte sorprese (io l'avevo modestamente anticipato), ad Adrien Missika, mentre il premio piú prestigioso, Le prix Marcel Duchamp, se vogliamo il corrispettivo francese del Turner Prize, é stato assegnato a Mircea Cantor che come tutti sanno non é francese ma rumeno anche se certo é "cresciuto" artisticamente in Francia negli ultimi 10 anni. Ricordo che il premio é organizzato dall'ADIAF: "Associazione per la diffusione internazionale dell'arte francese" e secondo me proprio per questo motivo non era una scelta scontata anche se tra i quattro finalisti é sicuramente l'artista piu riconosciuto e internazionalmente acclamato. Mi dispiace per Guillaume Leblon l'unico vero possibile sfidante tra gli altri tre e del quale apprezzo molto l'intelligenza e il lavoro, ma trovo che tuttavia premiare Mircea sia stato un segnale importante in questo clima europeo avvelenato, di ritorni nazionalistici e campanilismi vari.. Pensiamo solo a questo: ma in Italia... sarebbe possibile?
 Anthony Gormley - Galleria Continua spazi del Moulin
  Anthony Gormley - Galleria Continua spazi del Moulin
 Mircea Cantor
  Massimo De Carlo

26/10/11

Coming soon... AN IMAGE

KALEIDOSCOPE Project Space / AN IMAGE 

Made in Filandia ♞

Jacopo Miliani, foto Di Lenarda
Michelangelo Consani, foto Vanni
 Flavio De Marco, foto PUNK
 Mario Dellavedova, foto Di Lenarda
 Michele Guido, foto Asmar
 Maurizio NMicheleannucci, foto Di Lenarda
 Nero, foto Di Lenarda
Davide Rivalta, foto Di Lenarda
 Paolo Parisi, foto Di Lenarda
 Eugenia Vanni, foto dell'artista
Enrico Vezzi foto Calugi
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Madeinfilandia: è il titolo della rivista (non patinata) che Made in Filandia ha presentato durante l'edizione 2011 della microresidenza per artisti.
25 artisti tra giovani e meno hanno partecipato in maniera più o meno intensa a questo progetto ideato da me ed Elena El Asmar, Claudio Maccari, Loris Cecchini e molti altri collaboratori. Nato appena un anno fa, il progetto ha già visto passare più di cinquanta artisti tutti coinvolti nelle residenze e nelle piccole iniziative di autofinanziamento.
L'edizione di quest'anno, iniziata con una festa per la conclusidelle residenze, si è protratta per due giorni di inaugurazione e poi per una settimana di visite private.
Un omaggio a Dennis Oppenheim e in particolare all'opera Whirpool, eye of the storm 1973, contribuito a rendere spettacolare la giornata di domenica con le acrobazie del pilota Filippo Roncucci che, sotto un cielo tempestoso, ha eseguito una partitura per aeroplano e fumi riproducendo la famosa spirale. Di seguito per tutto il pomeriggio si sono susseguite performance teatrali e rading di Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi, Fosca, Francesco di Tillo, Pietro Gaglianò e Gaetano Cunsolo.Madeinfilandia si contraddistingue per la sua autonomia da forme di condizionamento economico e culturale e persegue l'autonomia dell'arte e degli artisti dalle forme opportunistiche e di sistema.
Per comprendere meglio di cosa si parla si dovrebbe stare con gli artisti al lavoro nelle settimane precedenti all'inaugurazione, i legami e le collaborazioni costruite nel clima di Filandia sono all'insegna della qualità e del piacere, e formano una reale consistenza quotidiana che rende questo progetto unico.

Questi sono gli artisti ospitati nel 2011: Pierluigi Calignano, Antonio Catelani, Michelangelo Consani, Cinzia Cozzi, Michele Dantini, Mario Dellavedova e Irene Fuga, Flavio De Marco, Paola di Bello, Nathalie Du Pasquier, Orietta Fineo, Michele Guido, Hanako Kumazawa, Loredana Longo, Jacopo Miliani, Maurizio Nannucci, Nero, Cristiana Palandri, Paolo Parisi, Vera Pravda, Marco Raparelli, Davide Rivalta, Serse, Gianluca Sgherri, Eugenia Vanni, Enrico Vezzi
mentre questi erano gli artisti che sono stati ospitati nel 2010: Luca Bertolo, Chiara Camoni, Pietro Capogrosso, Francesco Carone, Loris Cecchini, Marco Cianciotta, Vittorio Corsini, Mario Consiglio, Daniela De Lorenzo, Elena El Asmar, Paolo Fabiani, Federico Fusi, Bernardo Giorgi, Chritiane Löhr, Claudio Maccari, Andrea Marescalchi, Amedeo Martegani, Andrea Montagnani, Giovanni Ozzola, Pierpaolo Pagano, Luca Pancrazzi, Steve Piccolo e Gak Sato, Luca Pozzi, Francesco Pucci, Giacomo Ricci, Pedro Rizmartedì, ottobre 25, 2011A Porta, Tayou Vlietstra.

Luca Pancrazzi
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Made In Filandia / 7-9 ottobre 2011
Loc. Filanda
Pieve a Presciano 
Pergine Valdarno (Arezzo)

25/10/11

I'm looking for myself

 
Sabine Defon 
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Identità e differenza, ossessione, ripetizione e variazione sono le prime parole (un po' scontate) che vengono in mente visitando 'I'm looking for myself', personale di Sabine Delafon da Room Galleria. La mostra riprende un lavoro iniziato nel 2005 in cui SD, alla ricerca del proprio sosia, ha distribuito per varie città 3000 volantini segnaletici in varie lingue con 500 suoi ritratti in fototessera. I volantini ora sono raggruppati su un'unica parete della galleria, un'installazione a dire il vero un po' funebre (il richiamo visivo più immediato è un museo dell'olocausto), ma d'impatto. Certo l'ossessione per il sé, il proprio viso, il proprio corpo, il proprio nome, apre molti interrogativi. D'altra parte pretendere di dare risposte sarebbe probabilmente peggio. In ogni caso SD non perde mai grazia ed eleganza e comunque navigare con lo sguardo tra i molti volti dell'artista, fissi ma sempre diversi, ha il suo discreto fascino.

In occasione della mostra è stata prodotta anche un'edizione a stampa.

Andrea Balestrero