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04/11/11

Tomorrow ♦ Il museo immaginario

 Francesco Manacorda, Progetto Eat Art nella 'collezione permanente' nel museo immagianrio. Capolavori di arte moderna realizzati sotto forma di torte.
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Progetto Approssimazioni Razionali Semplici curato da Lara Favaretto e Francesco Manacorda.
A proposito dell'involucro in mezzo a Oval....

01/06/11

Alighiero e Boetti Day - Part Two 'Se le cose non sono segrete, s'annacquano'

Photos Enrico Cattaneo
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Siamo a metà pomeriggio circa. Sul palco la 'mano destra' di AeB: Salman Alì, Mariangela De Gaetano, Andrea Marescalchi, Rinaldo Rossi, Guida Fuga e la fotografa Randi Malkin Steinberger. E' stato uno degli appuntamento più emozionanti dell'intera giornata. A turno hanno ricordato l'artista, hanno raccontato aneddoti e qualche follia di AeB. Sinceramente ho capito poco di ciò che raccontava il fido Alì, che ha ripetuto almeno 20 volte 'famiglia'. L'amico grafico genovese, Rinaldo Rossi: "Non ervamo degli esecutori, eravamo la sua mano destra. Alighiero ci lasciava molta libertà anche se le regole che poneva erano indiscutibili. Per lui, ogni opera era importante perchè voleva dire coinvolgere molte persone. La complessità di ogni lavoro era altissima, e c'erano sempre grandi problemi da risolvere perchè Alighiero era molto esigente, ma si fidava." Mariangela De Gaetano, ha collaborato con AeB per la realizzazione delle opere a penna Biro. Oltre ad aver realizzato molti lavori, lei reclutava le persone per eseguire le opere. AeB non voleva conoscere le persone, spettava a lei sceglierle. Il disegnatore Guida Fuga: "Alighiero metteva in moto dei desideri, partiva sempre alla grande con molto entusiasmo ed era coinvolgente. Ascoltava tutti e non aveva la verità in tasca".
Luca Cerizza in conversazione con Salman Alì, Mariangela De Gaetano, Andrea Marescalchi, Rinaldo Rossi, Guida Fuga e Randi Malkin Steinberger

Frammento del video nello studio di Alighiero Boetti di Randi Malkin Steinberger

Non poteva mancare l'omaggio di Luigi Ontani, 'L'Ombrofago'


Frammento video di Luigi Ontani 'L'Ombrofago' - Omaggio ad Alighiero Boetti
Toccante il testo scritto da Francesco Clemente 'Albicocche e Melograni': "Le idee ci dividono, le immagini e le forme ci fanno incontrare... AeB collezionista di immagini, le ingoia con frenesia... la sua etica è puritana...l'immagine è un lusso...la sua intelligenza è razionalista (disprezzo francese per tutto fuorchè il pensiero discorsivo)...la sua sensibilità è islamica (un mondo austero senza icone). Eppure lui non è nè francese, nè protestante, nè musulmano, ma italiano. il suo scetticismo è fisiologico. E' scettico verso le immagini, ma pensa con la loro fisicità... ama insegnare ma i suoi pensieri sono troppi arcani per essere isegnati...anarchico...va nei posti più lontani nel mondo ma manda sempre la stessa cartolina... musicalità delle sue forme d'espressione..."
Laura Cherubini e Luca Cerizza
Emozionata Laura Cherubini, ricorda AeB alla Biennale di Venezia del 1990. Ricorda 3 elementi chiavi del suo lavoro: la casetta (?), la scala e l'anello rosso. La sua vera casa era il One Hotel.
Pier Luigi Sacco: "AeB delocalizza il lavoro non per ottimizzare le spese, ma per produrre signifcato. Mette in moto un meccanismo di senso 'sottile' attraverso la condivisione (senza retorica). Lui, come Beuys, Warhol è un artista 'virale' ".
Luca Cerizza e Corrado Levi
Cerizza chiede a Corrado Levi perchè AeB è importanti per i giovani artisti. "perchè era anti-accademico. Ho amato Boetti, lo sentivo come una cosa nuova. Lui era partito dal proprio corpo... ha condotto il 'sè' nell' 'altro'. Lo vedo, per molti versi, in parallelo ai movimenti politici di allora: il femminismo, l'omosessualità, le rivolte giovanili.
Il suo era un gioco 'senza vittoria'...nella sua opera c'è contemporaneamente 'organizzazione' e 'bellezza'... estasi intellettuale... estasi del bello e della forma.
Frame dalla video intervista di Michele Robecchi ad Hans Ulrich Obrist
Hans Ulrich Obrist è presentato come uno dei più illustri 'traghettatori' della 'mission Boetti'. Ad intervistarlo Michele Robecchi. Il curatore racconta che ha incontrato AeB a Roma nel 1986, vicino al Pantheon; era poco più che diciottenne. Obrist, forse più di ogni altro curatore, incarna lo spirito nomade boettiano. Su suggerimento di Fischli e Weiss, incontra Boetti, dopo essere stato 'rimbalzato' da Pistoletto perchè non parlava bene l'italiano. Racconta che ha imparato da AeB sopratutto 3 cose: primo, che gli artisti sono le persone più importanti del mondo. secondo: non basta amare l’arte, bisogna produrre realtà. Terzo: non si può solo organizzare mostre. "A Boetti interessava cercare progetti che non rientravano nelle solite caselle dell'arte. Mi disse che come curatore avrei dovuto cercare di realizzare con gli artisti i progetti non realizzati, chiedere a loro non le solite opere ma le loro utopie. Solo cosi avrei potuto essere utile all’arte." Racconta che il primo progetto che ha realizzato con lui è stata una mostra su una linea aerea. "L'Alitalia gli aveva proposto un progetto di calendario ma lui non era convinto. Attraverso degli amici riuscii ad aver un contatto con Austrian Airline e riuscimmo a far mettere dentro la loro rivista una doppia pagina con questo puzzle di aereo di Boetti. Diventò una mostra planetaria.". Unprogetto non realizzato da AeB: "«L’agenzia fax. A quei tempi il fax era la rivoluzione, come Internet adesso. Voleva fare una sorta di mostra via fax, con le persone che si scambiavano e vedevano le opere via fax. L'arte sarebbe stata inviata così in tutto il mondo con il formato A4, raggiungendo migliaia di persone a casa loro senza che dovessero muoversi per vedere la mostra". Obrist si dilunga sull'influenza che ha avuto su di lui AeB: "Mi ha dato coraggio, emanava una grande energia... posso dire che è stato come una scintilla per la mia carriera... ricordo che mi diceva della necessità di trovare nuovi formati per l'arte. da qui ho capito che ogni mostra sarebbe stata il tentativo di trovare nuovi formati.. dovevo inventarli.. Boetti aveva una cuorisità infinita per tutto... era un catalizzatore per nuovi formati... Con l'arte, ho capito, che bisogna produrre soprattutto realtà, lui mi ha reso cosciente... ricordo che mi disse di non diventare un curatore noioso.... "La velocità costa zero"... qualsiasi cosa si fa, ci vuole coraggio... dai sui suggerimenti sono nati moltissimi progetti che ho fatto... libro di ricette per l'arte... 'Do it'...l'arte che potesse viaggiare senza 'oggetto'... incontrare Alighiero Boetti mi ha cambiato la vita e sono quello che sono anche grazie a lui..."
Stefano Arienti, Mario della Vedova, Cerizza e Francesca Pasini
L'ultimo incontro a cui assisto, sono qausi le 20, è quello tra Stefano Arienti, Francesca Pasini e Mario della Vedova. Arienti: "la prima volta che ho visto le opere di Boetti è stato in biblioteca mentre sfogliavo un brutto catalogo in bianco e nero. Non mi erano piaciuti per niente! In seguito, leggendo vari testi ne ho compreso l'importanza. Mi ha incuriosito, ero alle prime armi e non avevo neanche una formazione artistica... provenivo dagli studi di agraria e a quel tempo mi interessavo soprattutto di musica pop... La curiosità verso Boetti mi è nata anche durante le lezioni di Corrado Levi... ricordo che per me fu un vero e proprio shock quando è venuto Buren a fare una lezione... decine e decine di opere a righe... una gran noia... Boetti per me era l'anti-stile... ha rinunciato alla sua mano negli anni '80, periodo in cui imperversava la pittura in Italia.... idea di libertà..." Ad un certo punto Arenti cita Martegani, a proposito della 'mobilità' di Boetti. Nel mio quaderno ho scritto, stanchissima .. "piacevolezza, vivacità.. essenzialità nell'essere decorativo"... sono stremata... tocca a Francesca Pasini, che racconta che una delle opere che più l'ha colpita di Boetti è 'Io che prendo il sole a Torino il 19 Gennaio 1969'.. lo ricorda, al suo primo incontro nel '85, vestito completamente di bianco... fragilità e precisione.. grande forza...pezzi sul quotidiano il Manifesto.... mettere all'infinito i verbi... l'emancipazione di un attività emarginata come quella di fare i ricami... gesto anche politico.. porta fuori dal chiuso delle case i ricami.. pratica femminile, debole, decorativa...
Durante la maratona, girava questo libro 'galeotto' 'Alighiero Boetti - Materiali inediti raccolti', 2011. Lettere, disegni, fotografie, opere inedite, appunti, foglietti... contattare a+m bookstore


...lascio la via della beatificazione di AeB, 'mollo la spugna', e prendo il treno per Milano allo 21:50.
Bravi i conduttori della maratona Luca Cerizza, Francesco Manacorda e Massimiliano Gioni. Impeccabili anche nella mise, pantaloni neri e camicia bianca.
Luca Cerizza, Francesco Manacorda e Massimiliano Gioni

p.s mi sono limitata a trascrivere i miei appunti... ;) perdonatemi errori e imprecisioni!

31/05/11

Alighiero e Boetti Day - Part One 'Amazzare il tempo'

Photo Isabella Gherardi
Photo Isabella Gherardi
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28 Maggio 2011, ore 12.00 - 00.00
Auditorium RAI, Torino
Luca Cerizza, Francesco Manacorda e Massimiliano Gioni aprono l' 'Alighiero Boetti Day' (Artissima e Fondazione Trussardi), davanti ad un centinaio di persone. Sembravamo pochi nel grande e bellissimo Auditoriom RAI, disegnato da Carlo Mollino nel 1952. Sulle 10 sedie messe sul palco di quest'ultimo, si sono avvicendati decine di ospiti radunati per rendere omaggio ad uno degli artisti più significativi e misteriosi del '900. La giornata faceva parte del più grande progetto dedicato all'artista: 'Giorno per Giorno' (in varie sedi a Torino).
Ho preso alcuni appunti, ho trascritto alcuni aneddoti e frasi a random!
Il primo a raccontare in pochissimo tempo dei ricordi risalenti a 40 anni fa, Michelangelo Pistoletto. L'artista incontrò Boetti nel '67: "Si avvicinò e mi chiese: Come si fa ad avere successo? Come/dove devo indirizzare la mia opera?. Gli risposi che l'opera non ha direzioni... e lo invitai nello studio in Via Raimondi per partecipare, con altri artisti, alle prime manifestazioni di quella “collaborazione creativa” che in seguito mi portò a a sviluppare il Manifesto della collaborazione."
Racconta invece Piero Gilardi (tra le immagini che scorrono mentre parla anche un frame che lo immortala con Viva Superstar) che un astuto AeB, per sbarcare il lunario, comprava a Vallauris (Provenza francese) delle edizioni in ceramica di Picasso e - con qualche trucchetto per 'scansare' la dogana - le vendeva in Italia.

Viva Superstar (Janet Susan Mary Hoffman) e Piero Gilardi
Dai racconti di Pistoletto, Gilardi, Clino Castelli, emerge un AeB vivace/ombroso, che amava i vestiti, la 'scena'... che parlava per rima, per filastrocche... che leggeva riviste di moda... che, il suo 'passo a lato' lo ha compiuto andando in Afghanistan. AeB 'scappa' dall'Occidente e dalla società fordista in quanto rifiutava il sistema dominante.
Excursus universaleastrofisico per Tommaso Trini. Ricorda che Boetti diceva: "Il mio problema non è quello di fare delle scelte dettate dal mio gusto, ma quello di trovare un sistema che scelga per me".
Brevissimo e pacato Salvo, ricorda che quando divideva lo studio con AeB, si lavorava/giocava/studiava. "Si viveva lavorando e giocando". Ricorda la 'balla' che AeB raccontava in giro: che avevano un gruppo muscale. In realtà Salvo sì e no se riusciva a tenere una chitarra in mano. Questa del gruppo, era un capriccio che AeB amava raccontare in giro. Hanno anche fatto un'audizione alla Cetra. Gli hanno chiesto: "Ma perchè suonate?"... tanto erano incapaci! I due artisti, avevano anche tentato di inventare un artista farlocco - tale Alessio - specializzato in animali-giocattolo. Hanno iniziato a ipotizzare un curriculum e produrre alcuni disegni. Si sono stancati lasciando perdere. (Questo fatto mi ha ricordato AnnLee di Huyghe e Parreno)
Disegno del (finto) artista che Salvo voleva 'creare' con AeB.

Racconta del Piper di Torino l'architetto Pietro Derossi. In questo luogo sono passati tantissimi artisti tra cui anche AeB. Mentre raccontava, ha mostrato alcuni abiti creati da AeB in plastica, tra cui quello con i pesci. In questo luogo si sperimentava un tipo di ricerca in cui moda/arte/musica/teatro si fondevano-confondevano
Piper a Torino (architetto Piero Derossi)
Emidio Greco, regista e sceneggiatore italiano, conosce AeB una lontana mattina persa nell'adolescenze, quando sia lui che AeB hanno marinato a scuola. Da lì nasce una lunghissima amicizia. Ricorda che già da giovanissimo AeB voleva fare l'artista ma aveva il problema che doveva 'imparare' ad esserlo. Racconta che alla fine degli anni '50, assieme ad AeB aveva visto due importanti mostre: una di Bacon e una di Nicholas De Stael. AeB è rimasto fortemente impressionato sopratutto da quest'ultimo, producendo una serie di dipinti (andati distrutti) che si ispiravano all'artista russo. Greco gira "Niente da vedere niente da nascondere" (1978): film sull'opera di AeB.


Alle 15, circa due artisti rendono omaggio al grande. Il primo è Patrizio Di Massimo. Su due proiettori scorrono decini di fotografie che ritraggono il sosia del sosia del sosia.
Patrizio Di Massimo
L'intervento di Maurizio Cattelan, è introdotto da Massimiliano Gioni che racconta di essere stato il 'gemello diverso' di Cattelan. Dal 1998 al 2005, Gioni parlava, rispondeva, spiegava facendo le veci di Maurizio. Svela che gli artisti a cui 'rubava' idee, pensieri e risposte erano: Alighiero Boetti, Gino De Dominicis e Carmelo Bene.
Gioni racconta anche che Maurizio Cattelan ha incontrato AeB in occasione della Biennale di Venezia nel 1990, dentro al Padiglione statunitense accanto ad una pila di poster di Jenny Holzer. Hanno chiaccherato un pò e prima di salutarsi, AeB ha preso un poster, ha aggiunto un nuovo truismo alla lista della Holzer - "Non scrivere mai cazzate" - l'ha firmato e glielo ha regalato. Per questa gionata, Cattelan ha commissionato a due gemelli di leggere l'intervista immaginaria che ha fatto ad AeB, 'Infiniti Noi' (la potete trovare in Flash Art n. 230, 2001. All'entrata del teatro era possibile prendere una copia del poster.

Toccante, profondo, asciutto l'intervento di Lawrence Weiner. Ha esordito dicendo che trova assurdo cercare di capire le opere d'arte attraverso ciò che dicono gli artisti. Con AeB comunicavano con un pessimo francese, forse non serviva che si dicessero troppe cose.. Secondo lui, AeB voleva creare delle 'messe in scena'.
Lorence Weiner
16:00 In diretta da Venezia, il 'padre' dell'Arte Povera Germano Celant via skype. Gioni lo incalza a raccontare quegli anni. Lui dice che era un pò come un ritrovo al bar 'galleria Sperone'. Gli artisti si radunavano lì per stare assieme. Si era creata una comunità di artisti con gli stessi intenti e sensibilità... e forse di 'disperati' con le stesse idee. Ricorda un AeB individualista, grande anticipatore; non cercava una coeranza di stile o il riconoscimento di uno stile preciso. AeB ha rotto con il sistema di 'riconoscimento', tanto che da 'fuori' il suo modo di lavorare sembrava una contraddizione.
Germano Celant in diretta da Venezia by skype
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Chi c'era?
Francesco Manacorda e Luca Cerizza, Michelangelo Pistoletto, Di Fabio Derek Maria Francesco e Luca Trevisani, Bruna Roccasalva e Vincenzo De Bellis
Jonathan Monk e Patrizio Di Massimo, Pier Luigi Sacco e Laura Cherubini, Amedeo Martegani, Francesco Garutti e Alice Guareschi

08/11/10

Artisssima n.1 - Così così..




Francesco Manacorda

Superlativa nel nome, nelle novità e nelle chiacchere.
"Come ti sembra?" "Interessante, quest'edizione è veramente smart!". Questa, su e giù, è l'impressione che hanno avuto in tanti. "Buone scelte, tante novità... fiera che si conferma essere la più attraente in Italia". I personaggio dell'Italia contemporary art, c'erano più o meno tutti: artisti, curatori, collezionisti, giornalisti ecc. Ho lasciato Torino sabato notte e, l'umore generale dei venditori, non era proprio entusiasmante. Per lo più, ai galleristi a cui ho chiesto, le risposte sono state: "Sta andando così così...", "Speravo meglio!" "Abbastanza bene, però..."
Nessuno mi ha detto "Vendite? Bhe, non c'è male" (come riporta, ottimista, il sito di Exibart). Ovvio nessuno mi ha detto che stava andando male, cerco che, quasi tutti speravano meglio. La crisi imperversa ancora, la certezza domina, il 'ci devo pensare' è una costante. A parte l'entusiasmo per questa ottima edizione colma di cose, appunto, interessanti, densa di proposte e tagli curatoriali, nuove gallerie giovanissime con ottimi lavori, per quanto riguarda le vendite non è andata bene. Non so se grandi affari si sono chiusi ieri, domenica 7 novembre. Si sa che la domenica è per lo più dedicata agli ultimi saluti, alle orde di visitatori passeggeri (nel senso che vanno in fiera per passeggiare), alle famiglie e agli studenti con zainetti e i cerca di gadget.
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Premesso che ero inchiodata per i primi 2 giorni ad un sedia, dunque ho assistito all'arrembaggio di gente di passaggio che si avviava al bar (autogrill ready made), devo dire che sono stata fortunata: dalla mia posizione avevo un'ottima visione prospettica della House of Contamination dei Raumlabor (Berlino). Il progetto consisteva in una grande elemento architettonico costruito mediante grandi cubi di materiale recuperato (legno, plastica, stoffa ecc.) Una montagna di abiti usati (pseudo installazione di Boltanski) è stata costruita con la speranza, forse, di servire da grande divano per gli affaticati dell'arte. A parte qualche fanciullo, l'enorme seduta, ha solo arricchito il paesaggio post-consumistico attorno alla Casa delle Contaminazione. Qui si sono svolte tutte le iniziative culturali della Fiera: The Dancers (ho assistito al The Bauhaus Dances, opera di quasi cent'anni fa, del coreografo tedesco Oskar Schlemmer: serie di lezioni di danze dove si fondeva arte e scienza, trasformando il corpo dei ballerini in una sorta di marionette) Typography, Urban Genome Project, Thinking throught cinema.








Novità. Quella più apprezzata è stata Back to the Future: la riscoperta di artisti degli anni '60 e '70 il cui lavoro era stato dimenticato o non abbastanza ricordato. Alcuni stand che mi sono piaciuti: Nanni Balestrini (Giacomo Guidi & MG Art), Paolo Icaro (Massimo Minini), Maria Lai (Isabella Bortolozzi), Birgit Jurgenssen (Galerie Hubert Winter), Adolf Luther (401 contemporary), Sylvia Sleigh (freymond-guth), Michel Journiac (Galerie Patricia Dorfmann).
Sylvia Sleigh (freymond-guth)

Nanni Balestrini (Giacomo Guidi & MG Art)
Adolf Luther (401 contemporary)
Paolo Icaro (Massimo Minini)

Birgit Jurgenssen (Galerie Hubert Winter)
Michel Journiac (Galerie Patricia Dorfmann)