Visualizzazione post con etichetta Nicola Pecoraro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nicola Pecoraro. Mostra tutti i post

26/06/12

Re-Generation / Macro Testaccio / Roma

Matteo Nasini, Elementale, 2012 - Courtesy l’artista, foto Giorgio Benni
Nicola Pecoraro, Pictures of People in Caves, 2012 - Courtesy l'artista e Galleria S.A.L.E.S., Roma
Giovanni Kronenberg, Dato che invecchiare solleva il giudizio dall'impazienza della gioventù, 2011
Courtesy l’artista
Carlo Gabriele Tribbioli, La Fondation de Fès (elementi per una maledizione dei discendenti d’Idriss), Studi per lo sviluppo dell’Episodio terzo del film Trilogia Mastequoia, 2010-2012

Mary Reid Kelley with Patrick Kelley, The Syphilis of Sisyphus, 2011 - Courtesy l’artista e Pilar Corrias Gallery, Londra 
 In primo piano Raphaël Zarka, Les Prismatiques, 2012 - Courtesy l’artista e Galerie Michel Rein. Secondo piano Jean-Jacques du Plessis, Ugama, 2011 - Collezione Giuseppe Cassano, Roma Courtesy Galleria Valentina Bonomo, Roma
Tomaso De Luca, Floating, 2012 - Courtesy l’artista e galleria Monitor, Roma
Primo piano, Nicole Wermers Untitled Forcefield (Single Ring), 2007 - Courtesy l’artista e Accademia Tedesca Villa Massimo, Roma. Secondo piano, Eliseo Mattiacci  
goldiechiari, Una ragazza qualunque (Anygirl), 2012 video still, Courtesy le artiste

 
Eddie Peake, Courtesy Galleria Lorcan O’Neill, Roma
 
Marco Raparelli, La mia coscienza sociale, 2011 Courtesy l’artista e Galleria Umberto Di Marino, Napoli
  Alessandro Piangiamore, La cera di Roma, 2012 - Courtesy l’artista, Magazzino d’Arte Moderna, Roma e UBI Banca Popolare di Bergamo, Bergamo
Pino Pascali, Il Tenente O'Clock e Al Cafone, 1967 Collezione Frittelli Arte Contemporanea, Firenze
Courtesy Archivio dell'opera grafica di Pino Pascali, Firenze
 
Gianfranco Baruchello, Montaggio. Indice, 1975-1976
 
Courtesy Fondazione Baruchello, Roma
Rä di Martino, Copies récentes de paysages anciens, 2012
video still, Courtesy galleria Monitor, Roma
Fabio Mauri, Dramophone, 1975 - Collezione privata 
Pietro Ruffo, The political Gymnasium, 2011  Courtesy l’artista e Blainsouthern, Londra
foto Giorgio Benni
Gianni Politi, Particolare di The Book of Life, 2011
La *** mi logora inesorabile, Courtesy l'artista (dettaglio)
***
Grandi luci e alcune ombre nelle nuove generazioni di artisti gravitanti nella scena romana contemporanea. Per preparare la mostra Re-Generation  le due brave curatrici Maria Alicata e Ilaria Gianni hanno rovistato - non senza acume e sensibilità - tra le nuove leve per dimostrare quanto Roma possa e debba essere effervescente come i bei tempi (secoli o decenni addietro). Divisi tra i due padiglioni del Macro Testaccio, la squadra di artisti più o meno giovani ha tirato fuori denti, unghie e muscoli per dimostrare quanto valga il proprio lavoro. Non senza alcuni eccessi di ostentazione, opere ingombranti (doppio o triple), lavori un po' ingenui... la grande collettiva dimostra un tasso creativo e professionale abbastanza buono. Non escludo che penserei la stessa cosa se stessi elocubrando dentro a delle sale parigine, berlinesi o spagnole. Come dire che quando si raggruppano così tanti artisti è inevitabile trovare opere eccellenti quanto opere scadenti.

Da spartiaque tra i due padiglioni, nel cortile in entrata, la navicella 'Elementale' di Matteo Nasini che accoglie il visitatore con il soave e, al tempo stesso, capriccioso rumore del vento. Sopra ai quasi cinquanta artisti, i grandi padri 'putativi': Gianfranco Baruchello (presente con dei delicatissimi disegni 'miniati') Alighiero Boetti, Eliseo Mattiacci, Fabio Mauri, Luigi Ontani e Pino Pascali. Di quest'ultimo i simpatici e geniali 'Killers': un  progetto pubblicitario rifiutato dalla Algida perché troppo innovativo.

La mostra, divisa in due parti dalla struttura dello spazio espositivo, è scissa anche idealemente in due atmosfere complementari . Nel padiglione di sinistra mi aspettano opere 'monumentali', molta luce, l'aria condizionata e la rassegna video; a destra un ambiente un po' dark,  opere di dimensioni più contenute e molti artisti stranieri. Tra questi le grandi sculture in legno 'Les Prismatiques' di Raphaël Zarka e lo strepitoso video di Mary Reid Kelley e Patrick Kelly "The Syphilis of Sisyphus": la storia di una ragazza incinta nel 19° secolo che disquisisce filosofeggiando in rima. Costumi, scenografie, effetti speciali, trucco, testo... tutto nasce dalla mente di M.R.K., che interpreta lei stessa il personaggio con un grottesco e pesante trucco da teschio.

Ad accogliermi nel padiglione di destra l' installazione di Nicola Pecoraro - un grande muro in argilla che, memore di gesti e ditate, si sgretola piano piano - e l'alchemico lavoro di Giovanni Kronenberg:  una vertebra di balena che accoglie una placca d'argento con incisa la superficie lunare. Nel corpo centrale dello spazio, il grande anello di Nicole Wermers, 'Untitled Forcefield (Single Ring) - variabile percettiva, soglia, nuova prospettiva -, i resti scultorei di una performance di Tomaso De Luca e il quadro naife e visionario di Jean-Jacques du Plessis. Il padiglione termina con l' 'allucinante' racconta di Carlo Gabriele Tribbioli di una torbida Fès 'La Fondation de Fès (Elementi per una maledizione dei discendenti); l'ambiente etereo di Caterina Nelli e il video di goldiechiari: la storia vera di una donna trovata morta in riva al mare.

Affronto il secondo padiglione, accolta da una parte da un lampeggiante uccellino al neon di Eddie Peake e dalle ironiche e sagaci opere di Marco Raparelli (artista scelto per l'immagine guida della mostra). In lontananza vedo il grande  gazebo di Giuseppe Pietroniro sormontato da un grosso masso. A fianco, le quattro sculture contemplative di Alessandro Piagiamore: fusione di centinaia di candele raccolte a Roma. Presenza minima di Carola Bonfili con 'Quack' - il disegno di un paperotto che l'artista allunga e deforma -, presenze fin toppo esuberanti, invece, quelle di Luana Perilli, Pietro Ruffo e Paolo W. Tamburella. Qualità cinematografica per il breve racconto marocchino di Rä di Martino che ci porta tra i resti delle scenografie lasciate in abbandono a sud ovest di Marrakech.

Mancano poche ore all'opening ufficiale della mostra, dove assisterò alle varie performance della serata e cercherò di recuperare le dimenticanze.

***
Highlights and shadows within the new generations of artists of the roman, contemporary art scene. In order to prepare the exhibition Re-Generation, the two, great curators Maria Alicata and Ilaria Gianni, have searched - not without wit and sensitivity – out of the new blood, to demonstrate how Rome can and should be vibrant, just like the good, old times (decades or even centuries ago). Divided between the two pavilions of Macro Testaccio, the team of –more or less- young artists, has pulled out teeth, nails and muscles to show how valuable is their work. Not without a twist of pretension; bulky works (double or triple), a bit naive ... Overall it leaves a good sense of creativity and professionalism. I don’t rule out that I would think the same thing, if these works were installed in Paris, Berlin or Spain. By bringing together so many artists, it is inevitable to find works that fit and works that don’t.

Between the two pavilions, in the courtyard at the entry, there is the spacecraft called 'Elementale' by Matteo Nasini, which welcome the visitors with a sweet and at the same time, playful noise of wind. Above the, nearly, fifty artists, the alleged great “fathers”: Gianfranco Baruchello (with his delicate designs), Alighiero Boetti, Eliseo Mattiacci, Fabio Mauri, Luigi Ontani e Pino Pascali. The latter with the cute and ingenious work 'Killers': an advertising project rejected by Algida, for being too innovative.

The exhibition, divided into two parts by the structure of the exhibition space, is also conceptually divided into two, complementary spaces. On the left-hand pavilion, monumental works, tons of light, air conditioning and videos, on the right-hand pavilion, a bit more dark environment, smaller works and many international artists. Among these, the large, wooden sculptures 'Les Prismatiques' of Raphaël Zarka and the avant-garde video of Mary Reid Kelley and Patrick Kelly "The Syphilis of Sisyphus"; the story of a pregnant girl in the 19th century philosophizing in rhyme. Costumes, sets, special effects, makeup, text ... everything comes from the wits of MRK, who also incarnates the main character herself, with a grotesque and heavy make-up that represents a skull. The installation of Nicola Pecoraro welcomes me to the pavilion - a great clay wall, mindful of gestures and finger prints, which is slowly crumbling – there is also the ‘alchemical’ work of Giovanni Kronenberg: a vertebra of a whale that receives a silver plate, engraved with the lunar surface. In the central space, the big ring of Nicole Wermers, 'Untitled Forcefield (Single Ring) - variable perceptual, threshold, new perspective - the remains of a sculptural performance of Tomaso De Luca and the naïf and visionary painting of Jean-Jacques du Plessis. The pavilion is concluded with the 'shocking' narration of Carlo Gabriele Tribbioli of a filthy Fes', La Fondation de Fès, the ethereal ambient of Caterina Nelli and the video of goldiechiari: the true story of a woman found dead on the seashore.

I approach the second pavilion, welcomed by the flashing neon bird of Eddie Peake, on the one side, and from the ironic and witty works of Marco Raparelli (artist chosen for the cover image of the exhibition) on the other side. From a distance I spot the large gazebo of Giuseppe Pietroniro, topped by a large rock. Next to it, the four introspective sculptures of Alessandro Piagiamore: a fusion of hundreds of candles collected in Rome. With a minimal presence, Carola Bonfili with 'Quack' - a drawing of a duck, which the artist stretches and distorts- present however -maybe too much- those of Luana Perilli, Pietro Ruffo and Paolo W. Tamburella. Film-like quality for the short Moroccan story of Rä from Maritimo, which leads us through the remains of the film sets, abandoned on the southwest of Marrakech.

Only a few hours to go for the official opening of the exhibition, where I will be attending various performances throughout the evening and will be trying to recover on what I missed out.

03/06/12

Un Americano a Roma*

 Giovanni Kronenberg, La leggerezza dell'arrossire, 2002 - 2007
 Jochen Lempert,  Untitled, 2009
Carlo Gabriele Tribbioli, Ancora agitazioni nel sepolcro del Nacigno, 2007
 
Alessandro Piangiamore, Scirocco e Ponenetino, 2011 - Installazione sonora di Matteo Nasini, Untitled Pass Through, 2012
Luisa Gardini, Senza titolo, Senza titolo e Senza titolo (1965, 1965, 1968)
 Nicola Pecoraro, Untitled, 2011


 Richard Gasper, Uff, 2011
***
Nei giorni della fiera Roma Contemporary la Nomas Foundation ha presentato la mostra "Smeared with the gold of the opulent sun", a cura di Chris Sharp. Il curatore americano propone la sua visione sulla città di Roma, attraverso il lavoro di otto artisti che vi risiedono o vi hanno risieduto, anche solo per lavoro. La mostra è elegante e raffinata in molte delle sue scelte, sicuramente ben curata e fuori da logiche ovvie e prevedibili, aspetto che è ben giustificato dalla puntuale ricerca compiuta dall'attento curatore. Il concetto che ha scelto per unire le opere degli artisti è quello della mancanza, dell'assenza o scomparsa di un ipotetico personaggio che ha vissuto in un'altrettanto ipotetica città (non necessariamente Roma), dove ha registrato avvenimenti, aspettato l'amore, osservato fenomeni, raccolto oggetti. Le opere infatti, sembrano rappresentare - chi con molta, altri con meno intensità  - queste azioni.
Apre idealmente la mostra il bonsai di Giovanni Kronenberg (già visto allo Studio Guenzani anni fa ma ora installato decisamente meglio), nella cui corteccia l'artista  incide un cuore con le lettere G  P. "Tributo alla fragilità della memoria e al nutrimento di cui essa ha bisogno per funzionare e sopravvivere," spiega il curatore.  Segue la scultura/costume di Carlo Gabriele Tribbioli derivante da una precedente performance, in cui l'artista ha indossato questo costume in piombo, elemento che in un lontano passato serviva per scacciare gli umore 'saturnini'. Installate sul pavimento le due sculture di Alessandro Piangiamore. Selezionate dal più grande progetto 'Tutto il vento che c'è', le due piccole sculture, Ponentino e Scirocco, sono due blocchi di terra forgiate dai due venti.
In mostra i delicati "manufatti" di Luisa Gardini, forse in parte smorzate da un piedistallo troppo ingombrante. Purtroppo , nel caos dell'opening, non ho potuto sentire l'installazione sonora di Matteo Nasini, che nel vociferare andava completamente persa. L'artista ha simulato il rumore del vento con degli strumenti da lui costruiti. Questa è forse l'unica pecca strutturale della mostra. Alle pareti l e opere di Nicola Pecoraro che ha fotografato dettagli di paesaggio urbano per intervenire poi sulle immagini con emulsionanti. Jochen Lempert  espone una singola fotografia in bianco e nero scattata in Via della Pace mentre abitava a Villa Massimo nel 2009 che mostra uno 'scultoreo' alveare costruito sul cornicione o capitello di un edificio storico.
Chiude la mostra una strana scultura posata sul pavimento di Richard Gasper.  L'oggetto è formato da una lastra di argilla cotta e perforata, conservata in un blocco di resina trasparente. "Questo oggetto stranamente elusivo, pittorico e scultoreo insieme e i cui tratti spiazzanti e fascinosi ricordano sia la carne umana sia qualcosa di commestibile, potrebbe essere interpretato come una sorta di reperto scientifico, o il frammento di un tutto più grande e indefinibile. Uff occupa quello spazio di relativa imperscrutabilità che è quella che caratterizza la mostra nel suo complesso." Spiega Sharp.

* 'Un americano a Roma' è un film del 1954 diretto da Stefano Vanzina, con un esilarante e indimenticabile Alberto Sordi :)

***
 An American in Rome During the Roma Contemporary Fair, the Nomas Foundation presented the exhibition "Smeared with the gold of the opulent sun", curated by Chris Sharp. The curator presents his vision of the city of Rome, through the work of eight artists who currently reside or resided in this city, even for the purpose of employment. The show is elegant and sophisticated in many aspects and certainly well curated and beyond straightforward and predictable concepts, something that is well justified by the curator’s accurate research. The concept chosen to put together the works of these artists is the nostalgia, the absence or disappearance of an imaginary person, who has lived in an equally imaginary city (not necessarily in Rome), where he recorded events, waited for love, observed phenomena and collected objects. The works in fact, seem to represent – some more, some less - these actions. The exhibition opens with the bonsai by Giovanni Kronenberg (already seen installed at the Studio Guenzani, some years ago, but now it looks definitely better), who has curved a heart and the letters G P on the trunk of the tree. "It is a tribute to the fragility of the memory and the nourishment it needs, in order to function and survive," says the curator. Next is the sculpture / costume of Carlo Gabriele Tribbioli from a previous performance, in which the artist wore this costume made of lead, an element that in the past served to drive away the ‘dark’ spirits. Installed on the ground, the two sculptures of Alessandro Piangiamore, were selected from the larger project 'Tutto il vento che c'è' (‘All the wind that there is’), the two small sculptures, Ponentino and Scirocco, are two blocks of land forged by the two different winds mentioned above. On display there also the delicate "artifacts" of Luisa Gardini, maybe partly muted by a bulky pedestal. Unfortunately, because of the chaos during the opening, I was not able to hear the sound installation of Matteo Nasini, which was completely lost under the noisy surrounding. The artist has simulated the sound of wind instruments he built. This was perhaps the only organizational flaw of the show. On the walls the works of Nicola Pecoraro who photographed details of the urban landscape, only to intervene on the photos later on, using emulsifiers. Jochen Lempert presents a single black and white photograph taken in Via della Pace, during his stay at Villa Massimo, in 2009. The photo depicts a 'sculptural' beehive, built on the cornice or arch of an historic building. The exhibition is concluded with a strange sculpture by Richard Gasper, placed on the floor. The object is formed from a sheet of baked clay, perforated and stored in a block of transparent resin. "This object is strangely elusive, pictorial and sculptural at the same time, while its unsettling and fascinating features prompt to something that could equally be human flesh, or something edible. It could be interpreted as a scientific finding, or as a fragment of a larger and imperceptible whole. ‘UFF’ is taking the space of the relative inscrutability, which characterizes the exhibition as a whole. " Explains Sharp.
 
* An American in Rome is a film produced in 1954 and directed by Stefano Vanzina, with an exhilarating and unforgettable Alberto Sordi :)
 
 Chris Sharp, Luisa Gardini, Matteo Nasini, Alessandro Piangiamore
Giovanni Kronenberg, Carlo Gabriele Tribbioli, Cecilia Canziani, Ilaria Gianni, Nicola Pecoraro

30/05/12

Passato, presente e futuro / Palazzo Baldassini / Roma

 
Giuseppe Stampone
 Giuseppe Pietroniro e dettaglio dell'opera di Francesco Arena
 Marco Raparelli
 Silvia Camporesi
 Michele Bazzana
 Luana Perilli
Elisa Strinna
***
Ai dieci artisti invitati alla mostra Extra Spirito - a Palazzo Baldassini, Istituto Luigi Sturzo a cura di Valentina Ciarallo - è stato dato un tema: prendere spunto da tre concetti fondamentali: memoria, identità e futuro. Difficilissimo mi sembra affrontare questo terna di abissali concetti, senza contare che il luogo della mostra, non è da meno come profondità, complessità e pesantezza. Basti pensare che l'edificio cinquecentesto - opera di Antonio da San Gallo - ha ospitato papi e regnati, è stato decorati da allievi del Raffaello, da Perin del Vaga e Giovanni da Udine ecc... scorrendo tra i secoli giungiamo a metà '900 quando diventa sede dell'Istituto intitolato a Luigi Sturzo (nel 1900 fu visto tra i fondatori della Democrazia Cristiana Italiana). In soldoni per dire la 'responsabilità' che questi artisti avevano sulla spalle. 

Non sono molto avezza a vedere mostre d'arte contemporanea in luoghi così connotati e altisonanti. La prima sensazione è stata quella di guardare e ammirare l'indubbia bellezza del palazzo. Inevitabile che il tutto 'soffocasse' le opere che, povere, ce la mettevano tutta per farsi largo... 
Chi con molta ironia è riuscita nell'intento - a mio avviso - è senza dubbio Marco Raparelli che prendendo a prestito la storia (vera) di un elefantino albino - che scorre lungo una decorazione tra le arcate del cortile - che inscenare un suggestivo gioco di ombre cinesi in moviment che raccontano, per sommi capi, la storia dell'elefantino. 
Nella sala principale le opere di tre artisti. Giuseppe Pietroniro mi racconta che dovendo lavorare su un archivio, gli è venuto in mentre di 'pescare' dei documenti. Detto fatto.. ha preso una lunga canna da pesca e l'ha appoggiata, tesissima, sul parete a sostenere l'immagine di un caschè.
 Torna nella cucina dei nonni Francesco Arena che, per la mostra presenta una serie di libri della bibioteca del nonno democristiano che, posti in piedi, delimitano appunta la pianta della loro cucina.  "Era una famiglia di demoscristiani, cattolici poco praticanti, però era gradito che io e mio fratello più piccolo. la domenica andassimo a messa aò mattino alle 10."
Silvia Camporesi ha compiuto una lunga ricerca sugli archivi dell'Istituto per selezionare una serie di testate giornalisteche. Su queste testate, ha intagliato delle forme geometriche tridimensionali. "La carta bidimensionale lascia spazio ad una terza dimensione fisica, strutturale."
Michele Bazzana lavora sulla tensione degli elementi: un centrino, un tavolo, delle assi, un morsetto. Opera composta che dovrebbe sintetizzare "l'equilibrio tra stato sociale e stato politico che sSurzo la cercato che alimentare. in particolari momenti storici. 
Luana Perilli segue una formica regina mentre fonda una nuova colonia/società. Nel video la formichina che vaga qui e là; un sonoro in inglese tratto da un documentario della General Motoros del 1940. Nostalgico Giuseppe Stampone che 'crea un laboratorio di idee utopiche'. Vedo delle copertine di riviste tipo FlahArt ridisegnate con la faccia di Marx, Lenin ecc.
Non ho capito molto bene l'intervento di Alessandro Ciconia sulle interviste ad alcune persone su un'imminente rivoluzione. Anche il video di Nicola Pecoraro, non mi sembrava molto 'centrato': un breve loop in cui si vede della materia liquida che si disfa o bolle.. Non ho capito.
Un pò didascalico l'intervento di  Elisa Strinna che ha posto su un scansia dei simboli della libertà come la testa di Pericle o Statua della Libertà a NY, e ha posto la scritta 'For Sale'.
 Marco Raparelli, Giuseppe Pietroniro
Francesco Arena, Silvia Camporesi

02/02/12

D'Apres Giorgio / Roma

 Casa- museo di Giorgio De Chirico
 Benny Chirco, Cavalli in riva al mare, 2012
Giulio Frigo, Il discreto insistere di una testa all'interno di un campo visivo, 2012
  
Dan Rees, O Brother, 2012
 Luca Vitone, Natura morta con Punt & Mes, 2012
 Nicola Pecoraro, Untitled (23 Skidoo), 2006-2012
 Nina Beier, Dead Drop, 2012
 Olaf Nicolai, Lettere dallo studiolo, 2012
Foto di Alberto Savino con foglie secche
 Luigi Ontani, SeniSeminodo, 2012
 Tobias Madison - Kaspar Müller, Hospitalily (Doorstopper), 2012


Luca Trevisani, Placet Experiri con Giorgio #1, 2012
 
Paul Armand Gette, La toilette de ka Nymphe, 2012
***
Era la prima volta che ci mettevo piede.  Mi avevano raccontato che era un luogo molto affascinante oltre che bellissimo. Senza contare che, l’illustre padrone di casa, Giorgio De Chirico, non si sbagliava di molto quando scrisse: “Dicono che Roma sia il centro del mondo e che piazza di Spagna sia il centro di Roma, io e mia moglie, quindi si abiterebbe nel centro del centro del mondo, quello che sarebbe il colmo in fatto di centrabilità ed il colmo in fatto di antieccentricità.”
Piazza di Spagna, giornata assolata. Prima di guardare dentro, guardo fuori e giù, per ammirare il ‘centro del centro’.
Sono qui grazie all’ambizioso progetto del curatore Luca Lo Pinto, che ha coinvolto una lunga lista di artisti – italiani e stranieri – per dialogare idealmente con il grande artista, con i suoi oggetti e la sua casa-museo. D’après Giorgio si propone di creare un secondo livello di lettura della Casa-museo per le persone che la visitano e di offrire un nuovo punto di vista su de Chirico, attraverso il dialogo instaurato con gli artisti contemporanei” – spiega Luca Lo Pinto – “Il titolo della mostra fa riferimento ai famosi ‘d’après’ dello stesso de Chirico ed è un modo di rendere omaggio a una figura cardine dell'avanguardia del Novecento, la cui influenza sulle nuove generazioni di artisti persiste ancora oggi. Nel contempo è l’occasione per far conoscere la Casa-museo a un pubblico sempre più ampio, attraverso una mostra pensata come una lunga storia, con le opere a fungere da capitoli, al fine di produrre una narrazione al tempo stesso dilatata e frenetica, didascalica e sfuggente, intima e concettuale”.
La mia visita è stata guidata dallo stesso curatore che mi ha raccontato brevemente come sono nate alcune opere, il loro punto di partenza od osservazione. Si inizia con l’opera di Luca Trevisani, Placet Experiri con Giorgio #1, al quadro ‘smontato’ con cavalli di Benny Chirco (anche lui presente all’opening, racconta che da ragazzino era rimasto impressionato da un quadro di De Chirico nel salotto dello zio), all’interessante ritratto che Giulio Frigo dedica al grande maestro, alle foglie secche incollate sulle finestre di Dan Rees (citano una fotografia di Alberto Savino che si trova al piano superiore). Continuiamo la visita con l’opera ‘divertente’ di Luca Vitone: in una piccola sala da pranzo, dove alle pareti ci sono per lo più nature morte, l’artista ligure ha inscenato una sorta di omaggio a De Chirico. L’installazione ‘Natuta morta con Punt & Mes’ consiste in una tavola preparata con tovaglia, posate, torta e panino (quelli che De Chierico era solito ordinare al baretto sotto casa) e, con il suo liquore preferito. Tutte le cose commestibili sono in realtà di plastica. In un angolo un’opera di Alek O. realizzata quando l’artista era ancora studente.

A seguire un poggiapiedi i Martino Gamper, un libro d’artista di Nicola Pecoraio ecc. ecc.
Al secondo piano, un’opera curiosa di Olaf Nicolai, ‘Lettera dallo studiolo’: una macchina da scrivere con fogli bianchi utilizzabili dai visitatori. Nella camera, sopra il letto matrimoniale, un capello leopardato in finta pelliccia di Nina Beier, ‘Dead Drop’.
Disseminati un po’ dovunque, dei fermaporte di Tobias Madison e Kaspar Müller.
La visita finisce nello studio di De Chirico che ospita una fotografia di Ontani, una piccola scultura di Raphäel Zarka, un disegno di Carola Bonfili e un’opera di Trevisani.

Consiglio vivamente una visita, senza fretta. Abbiamo tempo fino a gennaio 2013 per fissare un appuntamento.


Luca Lo Pinto, Luca Trevisani, Raphäel Zarka e Benny Chirco