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13/12/11

La scultura/leva che...vi solleverà il mondo!

 
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Avete tempo fino a metà gennaio circa per portare un oggetto nello spazio O' di via Pastrengo per il progetto ...e vi solleverà il mondo*. Quattro gli artisti 'costruttori': Simone Berti, Sergio Breviario, Samuele Menin e Alessandro Roma. Prendendo a prestito il motto di Archimede -  "Da mihi ubi consistam, terramque movebo" (Datemi un punto di appoggio e solleverò il mondo), -  gli artisti, non senza ironia, invitano ad interpretare l'oggetto 'piedistallo' come scultura da utilizzare. 
Nello spazio oltre una ventina di sculture/leve, tutte dipinte di bianco o composte da materiali bianchi, pronte per ospitare gli oggetti/mondo che il pubblico - sicuramente divertito - porterà in questi giorni nello spazio. 
Sono rimasta nello spazio per circa un'ora, e tra i visitatori è spuntato qualche oggettino: un anello a forma di teschio, una capretta di plastica, un maiale di gomma, una mela, delle farfalle di plastica. 

Fabrizio Affronti, Barbara Meneghel and Edoardo Osculati, Simone Berti, Elisabetta e Francesca Forte
 Sergio Breviario e Marco Belfiore, Martina Angelotti e Anna de Manincor, Alessandro Roma e fratello, Samuele Menin

22/04/11

Stomaco o mente? Scultura Lingua - Marsèlleria, Milano

Simone Berti
Samuele Menin
Alessandro Roma
Sergio Breviario
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Entrando, mi hanno invitato a sputare e io, ovviamente, l'ho fatto. Sono davanti all' opera 'sputacchiera' di Sergio Breviario.
Scultura Lingua si presenta come un sfida, le cui premesse partono da quello che nel tempo è diventato uno slogan: che l'artista ritorni a 'sporcarsi le mani'. E non solo, ma anche che quello che fa, 'ci arrivi allo stomaco'.
Curioso che il progetto muova da due clichè dell'arte: sporcarsi le mani e arrivare allo stomaco. Entrambi percepiti come 'plus' nel fare arte. Non condivido tanto, nè l'una nè l'altra cosa, ma nulla toglie che in mostra c'erano dei lavori che mi sono piaciuti. Simpatico anche il titolo Scultura Lingua e l'associazione (alquanto misteriosa, visto che non c'è una vera e propria spiegazione) tra arte e culinaria.
"La mano rispetto alla mente, la tattilità rispetto alla vista, la materia rispetto alla teoria". Le opere dunque, dovrebbero avere una consistenza palpabile, visibile, tangibile.
4 gli artisti alla Marsèlleria: Simone Berti, Sergio Breviario, Samuele Menin e Alessandro Roma, orchestrati dalla curatrice Barbara Meneghel. Partiamo dal piccolo catalogo, che oltre al testo della Meneghel presenta le ricette per fare una bistecca tartara, un timballo, un arrosto di maiale a corona, una faraona alla creta, un buon bollito misto, un budino, un fritto ecc.
Si citano nel testo Arturo Martini, Henri Focillon, Rodin, Michelangelo e Bernini, e soprattutto Brancusi che, invitato a fare da assistente a Rodin ha detto: "Niente cresce bene all'ombra di un grande albero"... per ribadire che seguire gli andazzi non paga. Pagava invece, l'amicizia che lega gli artisti tra loro, il confronto e i ragione. Forse.
Mi sono piaciute molto quelle di Simone Berti: dei grandi bassorilievi che l'artista installa sul soffitto, sostenuti da alte impalcature. Il tutto ricoperto da velluto, polvere di marmo o alluminio. Magmatiche e misteriose le sculture vaso/fontana di Alessandro Roma. Funziona di più quella in cui cresce l'erbetta, ma non mi dispiace anche quella più grande dove, se guardata con attenzione, ricorda i muschi e le rocce che si trovano lunghi i fiumi. Queste sculture sembrano crescere spontaneamente. L'effetto è molto accattivanete.
Forme organiche e strane geometrie nel caso delle sculture di Samuele Menin: tra tutte, quello che a mio avviso funziona di più è quella formata da un'intricata struttura di ferro nero con sopra dei peduncoli aerei. Vige, se non sbaglio, il fatto male, ma con sentimento in quasi tutte le opere in mostra. Come dire: non solo mi sporco le mani, ma faccio anche sì che questa cosa si veda. Non rifinire, lasciare l'errore, lo sbaglio, la sbrodolatura, la macchia, la muffa, la piega...
Non è un caso che le chiaccherata degli artisti siano avvenute, dunque, proprio davanti al grande maestro del non-finito, il caro Michelangelo.
La mostra mi è piaciuta e sono contenta che uno spazio 'altro' sia diventato contenitore per questo stretto dialogo (e bevute, scrivono) tra gli artisti.

08/06/10

Sculture Cangianti - CARS Omegna

Foto d'insieme della mostra (parziali)

T-Yong Chung - Mandracchia

Gonzato - Boisi e Breviario

Breviario - Tuttofuoco

In primo piano Trevisano - Gonzato

In alto Trevisani e Boisi - Uccelletto - Boisi

Forme argentate T-Yong - Trevisani

Mandracchia - Elastici di Di Luzio - Libro fotografico di Blossfeldt

Ecco i luoghi protagonisti della mostra ad Omegna. Il disarmante auditorium di Omegna dove si è tenuta la presentazione della mostra. Sotto, la strada che porta agli spazi di CARS dove era allestita la mostra. A fianco, il catalogo 'intelligente' ed economico del progetto. In piccolo, Mr Potato!

Si è inagurata domenica scorsa 'Mr Potato's Head. La scultura è cangiante per natura', mostra nata dall'energia e dalla buona volontà del artist run space Mars capitanato da Lorenza Boisi. Da Mars, dunque, nasce CARS il progetto di residenza per artisti negli spazi dell'ex fonderia Faro nel comune di Omegna sul lago di Orta.
La mostra... devo dire che Luca Trevisani nel panni di 'curatore' mi ha stupito positivamente. Lo spazio, due grandi e luminose sale, erano allestite alla perfezione. Le opere dei vari artisti (Lorenza Boisi, lo stesso Luca Trevisani, Paolo Gonzato, Stefano Mandracchia, Patrik Tuttofuoco, Sergio Breviario, T-Yong Chung, e lavori di Enzo Mari, Lorenzo Scotto di Luzio, Charles and Ray Eames, Erwan & Ronan Bouroullec. Si sono scordati il nome di alcuni artisti, ricordo solo Manuele Cerutti, pittore che mi piace moltissimo...), dicevo, le opere erano istallate in modo tale da dialogare l'una con l'altra, intenzione rivelata dallo stesso Trevisani nel comunicato. L'artista/curatore cita gli orti botanici, l'ikebana, la 'scultura' di Diller Scofidio (che è in realtà un'architettura leggerissima), le nuvole, i giocattoli.. in effetti, dominava in quasi tutte le opere un taglio leggero e giocoso. Il pericolo, come sempre, è quello di diventare troppo giocosi o troppo leggeri. Ma questo è un altro discorso. Ho notato (con piacere quasi) che lo stesso Trevisani ha in qualche modo 'influenzato' con la sua 'levità' alcuni artisti in mostra. Ma la mia resta una sensazione che devo approfondire con Boisi, Mandracchia e Breviario. Nel complesso, la mostra è 'una buona mostra', nel complesso. Chiosa speculare.

La scultura più bella del XXI secolo secondo Luca Trevisani, Blur di Diller Scofidio

Chi c'era?