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19/01/12

David è tornato a casa... / Spazio Morris

Come quando fuori piove, pietra minerale, trasformatore, pompa elettrica, ferro, plastica ecc.
Tu non mi conosci, Testa di cinghiale tassidermizzata, cristallo di quarzo
 
Tana! Resina, pietra minerale 
 
Licio
Déjà vu I e II, Specchiere vintage, ottone, spugne, semi, coralli, frutta candita ecc
Particolare di Come Quando Fuori Piove
Guabarbuda, francobolli, cornice di legna
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David Casini mi racconta che ha vissuto due mesi in quello che è diventato in seguito lo Spazio Morris. Invitato a pensare un progetto, non poteva che avere la sensazione di 'un ritorno a casa'. Mi spiega che la mostra è nata raccogliendo e mettendo insieme oggetti, materiali e pensieri .
Ha trasformato delle vecchie specchiere in schermi speculari dove le persone e lo spazio si muovono tra pezzi di cedro, spugne, tubi di ottone, semi, coralli e forme geometriche. Leggeri e fragili teatri dove le persone si aggiustano i capelli, si stupiscono, contemplano un mondo candito e surreale. 
Questa la prima stanza. Corridoio. Arrivo in cucina. Tubicini collegano un bollitore che ospita una grande pietra minerale. Ribollire di acque, luce azzurra, piastrelle, alambicchi.. l'atmosfera nel piccolo ambiente è facilmente magica. Titolo dell'opere Come Quando Fuori Piove (♥♦♣♠ ).
Eccomi giunta in quella che è la stanza forse più ostica e visionaria (nel senso che è piena di visioni di vacanze, foto di marine, ragazzi abbronzati, posters ecc): la cameretta intoccabile. Alessandra Pedrotti - la padrona di casa - ha messo il veto di non toccare la pareti. David, ubbidiente, ha pensato di collocare su un tavolino di fortuna una raccolta di francobolli che evocassero il tema del viaggio: uccelli, aerei, treni, mongolfiere ecc. 
Cerco l'oggetto forse più bizzarro di tutta la mostra: il cinghiale tassidermizzato pieno di cristalli di quarzo. Lo trovo nell'ultima stanza in fondo. Adagiato sul pavimento, occhi vitrei, morto. Nella stanza persone in contemplazione, stupite e forse inorridite al tempo. Quasi non noto un foro sopra la mia testa, tra il bagno e l'ultima stanza. David mi invita ad osservare. Ficco dentro un dito: Tana! (è il titolo del lavoro). L'artista ha notato questo buco nel muro e, con un lavoro certosino, ci ha collocato dentro delle pietre minerali, sistemando per bene il bordo e la carta da parati intorno per far si che l'effetto fosse assolutamente mimetico. 
Ultima stanza, ancora minerali, questa volta fotografati. Virati e trasformati in una sorta di pitture astratte, sembrano tutt'altro che pietre: mi ricordano la pittura informale, ma anche i frottage di Max Ernst e le stampe di vecchie antologie di scienze...
Mostra perfettamente incorniciata. Tanto che contenitore e contenuto sembrano fatti l'uno per l'altro. Un pò come dire che le case (ovviamente) assomigliano a chi le abita.
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 David Casini, Irene Guzman, amica e David Casini - Miua e Nicola Gobbetto
 Barbara Meneghel, Marta Pierobon e Alessandra Pedrotti, Gianfranco Taino, Giorgio Guidi
Andrea Balestrero, Silvia Hell e Federica Perazzoli, Antonio Grulli

12/10/11

Grand Tour low cost > Spazio Morris / Short Visit

Pat Palermo
Munro Galloway
 
Michael Stickrod
Rebecca Watson Horn                                                                  Paul Branca
  Paul Branca 
Annette Wehrhahn
Jessi Stead
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Ritorna a Milano, dopo un periodo di assenza, Short Visit (progetto curatoriale itinerante, ideato da Paola Gallio e Davide Tomaiuolo), per presentare Soloway, il progetto newyorkese promosso da quattro artisti, ex studenti del Bart College: Annette Wehrhahn, Munro Galloway, Pat Palermo, Paul Branca.  Collabora attivamente lo Spazio Morris che apre le stanze in Via Anelli per questo kaleidoscopico puzzle di energie creative.
La mostra presenta il lavoro dei quattro artisti promotori dell'Artist Space Run, a  loro volta invitati a presentare un'altra selezione di artisti che gravita attorno al loro progetto.
Tra le tante stanze dello Spazio Morris, si sono intrecciate le proposte artistiche dei quattro artisti, con l'intento di suggerire (o per lo meno, tentare di farlo) l'atmosfera di ricerca del loro spazio newyorkese. Una certa dose di creatività della grande mela, in effetti c'è. Alcune stanze davano la sensazione di essere studi aperti in cui l'artista invitava ad entrare. 
Tra le molte opere diseminate negli ambienti, due stanze avevano, a mio parere, una paricolare intensità. Quella di Pat Palermo in cui l'artista ha dipinto piccoli dettagli della stanza in cui era ospitato. Compiendo un semplice ma efficace lavoro di metamorfosi, Palermo ha ridipinto con leggere modifiche il collage di poster, intonaco e cartoline delle pareti, appendendo queste veloci rappresentazione sopra gli stessi soggetti immortalati. 
Omaggia De Chirico Paul Branca, prendendo ispirazione dal noto pittore italiano che, durante il servizio militare  a Ferrara nella prima Guerra Mondiale, fu colpito dalla stranezza delle forme di biscotti e del pane ferrarese, includendoli nelle sue composizioni metafisiche. Senza non poco ironia, Branca dipinge sei grandi quadri, ognuno contenente una lettera a forma di biscotto, per formare CUCINA (ambiente che ospita l'intera serie di quadri). 

Questo progetto prevede un secondo appuntamento oltre oceano. Short Visit e Spazio Morris presenteranno una selezione di giovani artisti italiani nello spazio di Soloway Brooklyn nella primavera 2012.
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23/04/11

I can no longer associate myself ❂ Spazio Morris

▲Valentina Dotti, Risme
Valeria Cavagnoli, Geminazione
◼ Silvia Inselvini, La schiuma dei giorni
☾Lucia Seghezzi, Due tempi, due pesi
Lucia Seghezzi, Il carbonio dice tutto a tutti
Francesca Longhini, Cavallo Sauro

● Paolo Richetti, Adoro Ancora
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Luca Trevisani racconta la mostra 'I can no longer associate myself' allo Spazio Morris a cura di Stefano Mandracchia.

Nel comunicato stampa della mostra avevo letto di Rosemary's Baby. Sapevo di Spazio Morris come di una casa abbandonata da tempo, e dell’amore di Stefano per l’horror. Gli ingredienti che prevedevo li ho trovati tutti, ma quando sono arrivato in via Crivelli li ho trovati mescolati in modo strano, e la cosa mi ha spiazzato.

L’atmosfera era davvero piacevole; era come essere un bambino piccolo che va a trovare una vecchia parente, che teme di passare il pomeriggio a mangiare biscotti secchi, innaffiati da del thè con troppo limone e, invece, si ritrova a giocare con lei a twister, o a sentire racconti semplici ma spassosi.
Si, lo so, mi diverto con poco. Ma, in fin dei conti, non è una dote ?

E poi, lasciatemelo dire, I Can No Longer Associate Myself non è mica poco. E poi, lasciatemi dire anche questo: freschezza mezza bellezza.
E con questo non intendo che si tratti di una cosa leggera. Noi italiani - e il povero Calvino insegna - questa strana idea di leggerezza c’è la siamo ritrovata addosso e non ce la stacchiamo più.
Non parlerei di una mostra leggera, no, perché la vita non si misura in grammi, ma di una mostra lieve, senza retorica, senza zavorra.
Non chiedetemi di dirvi cosa mi è piaciuto di più, non è interessante dividere gli ingredienti: la somma è sempre più dell’unione delle sue parti.
Andate a toccare con mano, siamo sotto pasqua, copiate da san Tommaso.
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04/02/11

Ketuta Alexi – Meskhishvili > Spazio Morris

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Secondo appuntamento per il nuovissimo Spazio Morris con la mostra fotografica dell’artista georgiana Ketuta Alexi-Meskhishvili (a cura di Ilaria Bombelli). Titolo simpatico,' One Hand Clapping, per una mostra dalle simpatiche sperimentazioni fotografiche. Inevitabile pensare alle ultime serie di Wolfgang Tillmans (per citare un 'sommo'), ma non voglio sminuire la ricerca della giovane fotografa.
Lo Spazio Marris è talmente 'caratterizzato', ha un'atmosfera così decadente-chic (evito la 'vecia Milan' come riporta il CS), che è quasi inevitabile non scindere il contenuto dal contenitore. La carta da parati scrostata, la stanzetta con decide di cartoline da vacanze assolate, la luce fioca... insomma tutto si ammanta di incanto e bla bla.
La ricerca fotografica di Ketula è un po' acerba. Collage, riflessi incontrollati della luce sulla pellicola, sperimentazioni con materiali vari tipo stoffe o stagnola, danno la sensazione di esercizi o tentativi in via di definizione. Nulla toglie che alcuni scatti siano intriganti. Apprezzo che la manipolazioni e i tagli a cui la fotografa sottomette i soggetti, rendano le immagini ambigue e meritevoli di un'attenta osservazione.
Prossimo appuntamento per l' 'appartamento artistico' ad aprile, con una mostra di giovani artisti dell'Accademia di Brescia.
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