07/01/11
19/10/10
London calling... n. 3

Gli ultimi giorno a Londra con il nostro reporter Jacopo Miliani.
Giorno 4 Tanti piccoli semi
Iniziamo con una colazione amichevole alla Chinsenhale Gallery. Seducente e interessante il lavoro di Michael Fullerton.
Andiamo alla Tate Modern dove i miliardi di semi di Ai Wei Wei alla Turbine Hall bruciano la vista da quanto sono potenti. Fatto strano non ci si può avvicinare anche se foto sul web mostrano il contrario.
Rosa Barba annoia un po’ a Level 2.
Delundente la mostra sulla danza alla Hayward Gallery, sembra un parco giochi per teen che hanno fatto forca a scuola. Interessante però il lavoro di Joao Penalva.
Shopping: cambio di scarpe per la Pagliuca che dallo stivale passa a delle scarpe più morbide. Doveroso passaggio a Dover Street Market con vetrina di Ai Wei Wei.
Serpetine Gallery con Klara Liden: artista un po’ acerba per tale location, poetico il video Moonwalker. Il red Pavillon di Jean Nouvelle attende la solita Maratona di Obrist: penso che le maratone non devono essere proposte al pubblico come fenomeno di cultura di massa, ognuno come vedete fa quel che può!
Il vento dell’est del colletivo Chto Delat segna anche la reception dell’ICA priva di ogni glamour degli anni passati, mostra però interessante.
Cabinet opening di Simon Thompson: deludente
Molto divertente l’evento al Bistroteque per il libro di AVAF della Rizzoli e di Alexandra Mir. Sempre un ospite gentile il nostro caro Pablo Leon de la Barra.
Poi un paio di parties…
***
Dirk Stewen
Ludovica Giosca
Pablo Bronstein
Giorno 5 Il ritorno
Per la mattina giri veloci per gallerie:
Interessante e intelligente il lavoro di Ludovica Giosca da The Agency. Un approfondimento sui paninari che mi ha portato tanti e tanti ricordi.
Between bridges riscopre un classico sconosciuto Gerd Arntz (1900 - 1988)
Seducente la mostra di Dirk Stewen da Maureen Paley
Deludente la mostra di Pablo Bronstein da Herald St., il tema della ‘sprezzatura’ sembra interessante, ma come se l’artista dovesse ancora svilupparlo a pieno.
La macchina era scarica quindi le foto sono dal web!
Hamburger, valigie e via verso l’aeroporto!
Ecco Elena questo è tutto…alla fine è come se c’eri anche tu visto che ad ogni scatto ti nominavo e ti pensavo.
Baci, Jacopo
13/10/10
Il morbo italiano a Grenoble... The last one

L'opening è stato 'animato' da 5 performance. Ha iniziato Francesca Arena. Mentre l'artista leggeva il testo di Povera Patria di Battiato, un ragazzo ripeteva, a suon di smerigliatrice, la canzone con il codice Morse. Manuel Scano, non stanco di ripetere la performance Untitled (False Allarm), ha dato vita ad un momento di confusione alzando e schiantando al suolo la sua scultura composta da cotone, scatole, stoffe, nastri, addobbi ecc. Linda Fregni Nagler ha raccolto un pò di visitatori per la performance Things that Death cannot Destroy che, nelle intenzioni dell'artista, "è un tentativo di trovare una forma magica che sta alle origini della storia della fotografia". L'unico appunto che potrei fare a questo progetto è che, la magia si perde un pò a causa dei tempi lunghi della performance stessa. C'è il rischio che le persone si annoino un po'... Detto questo, nulla toglie che le foto che, pazientemente, l'artista raccoglie da anni, siano di indubbia bellezza e fascino.
Ad un certo punto della serata, al suono della Ballata di Pinelli, un gruppo di persone si spostano in una zona del museo. Inizia la performance Sandrine and Vanessa interpreted by Florence and Constance di Sabina Grasso. Per quanti vogliano vedere la performance, rimando a questo link). Al di là dell'ostinazione dell'artista a voler fare citazioni colte e impegnate (il film di Godard Numero Deux), la performance ha avuto il merito di portare un momento danzereccio all'inaugurazione.
Coinvolgete e inaspettata la performance di Alex Cecchetti So thin cannot think of it (Apocalittica dello sguardo). L'artista parte dalla riflessione sul 'ritratto' per inscenare una coreografia sullo sguardo. Tre ballerini si muovevano a passi di danza tra il pubblico, muovendo dei sottili fili di ferro. Molto poetico.






















