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17/12/11

Alik Cavaliere // La scultura, presa in sé, non esiste


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Piccola, interessante, attualissima mostra di Alik Cavaliere da Brown.

Sottolineo: 
- la minuzia e analiticità degli schizzi preparatori per sculture di ramoscelli (perché "la scultura presa in sé non esiste")
- la coerenza della scelta dell'autore con il programma dello spazio
- l'attualità del lavoro di Alik Cavaliere (o per converso il dejavù di alcune ricerche attuali, potrebbe dire qualcuno)
- l'attualità, rispetto al momento politico/sociale/economico in cui viviamo, della scelta di aprire un taccuino sull'incipit del 34° canto dell'"Orlando Furioso" (e la magia della narrazione visiva che scaturisce dall'interpretazione di un poema per tanti versi un po' palloso...)

Oh fameliche, inique e fiere arpie
ch'all'accecata Italia e d'error piena,
per punir forse antique colpe rie,
in ogni mensa alto giudicio mena!
Innocenti fanciulli e madri pie
cascan di fame, e veggon ch'una cena
di questi mostri rei tutto divora
ciò che del viver lor sostegno fôra.

Troppo fallò chi le spelonche aperse,
che già molt'anni erano state chiuse;
onde il fetore e l'ingordigia emerse,
ch'ad ammorbare Italia si diffuse.


Andrea Balestrero
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Nella sua lunga carriera di scultore e di studioso, Alik Cavaliere (Roma 1926, Milano 1998) ha lavorato su progetti lunghi e articolati, racconti e narrazioni sempre ispirati dalla letteratura, anche filosofica, e dal teatro. In parallelo al fatto scultoreo, è sempre esistito, per l'artista, un mondo sommerso di studio e lavorio che dava origine all'opera. "La scultura presa in sé non esiste" - scriveva appunto Cavaliere in uno dei numerosi taccuini in cui annotava costantemente i suoi pensieri - poiché è sempre il risultato di un processo creativo.

20/11/11

Little Constellation ★ The Land Seen from the Sea

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Ciao Elena
...partendo dalla questione Little Constellation - ricordo che eri venuta a Careof quando nel 2010 avevamo inaugurato la mostra con Roberto Daolio...e ne avevi anche scritto - cioè dall'indagine sul sistema dell'arte contemporanea nei piccoli stati d'Europa. A partire dalla scorsa estate si è sviluppato un nuovo progetto di indagine che porterà ad una mostra "THE LAND SEEN FROM THE SEA"  che si terrà al Museo di Villa Croce a Genova a partire dal 4 febbraio 2012.
Per lo sviluppo di questa mostra, dedicata al complicato rapporto sospeso tra relazioni costanti e profondo isolamento che caratterizzano un piccolo stato, e tutti i territori ad alta "desnsità simbolica"
abbiamo organizzato una serie di workshop con artisti e curatori di differenti aree del Network Little Constellation.
I primi 3 workshop fatti sono stati:

_ a San Marino alla Little Constellation Library Archive
_In Lussemburgo al MUDAM e al Casino Luxembourg
_ In Islanda al Leaving Art Museum (NYLO) e alla Galleria Nazionale.

Il quarto e ultimo di questi appuntamenti, prima di Genova, si è svolto a Brown (17 novembre) insieme con Mark Mangion, direttore della Malta Contemporary Art Foundation, me e Rita Canarezza da San Marino.
Il workshop era dedicato alle situazioni di emergenza culturale in cui gli artisti si trovano a svolgere pratiche curatoriali e organizzative, come nel caso di Malta. Durante il workshop è  stato presentato il video 'When in Rome' dove si documentano le azioni fatte da diversi artisti, studenti di Simon Starling a Francoforte, a La Valletta, chiamati e curati dallo stesso Mark. Un'azione pubblica nella città per far riflettere sull esigenze del territorio. In mostra poi la documentazione degli altri 3 workshop.
Alessandro Castiglioni
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Little Constellation
The Land Seen from the Sea

 

progetto speciale in collaborazione con
Malta Contemporary Art
 

Brown Project Space 

mostra fino al 1° Dicembre 2011

18/04/11

San Rocco > Rivista indipendente di architettura



Luca Trevisani
Sara Ciracì
Alice Guareschi
Antonio Rovaldi



Gelitin
Scenografia di uno spettacoli a Venezia di Carmelo Bene
Charles Avery - Ettore Sottsass
Francesco Arena
Amedeo Martegani
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Brown project space ospita in questi giorni una piccola mostra collettiva, legata al primo numero di "San Rocco", rivista indipendente di architettura che si propone, non senza ambizione, come un progetto estremamente chiaro e, almeno dal punto di vista editoriale, fortemente "ideologico".

"San Rocco" è un progetto a termine (il piano editoriale prevede quattro numeri all'anno per cinque anni, ognuno dedicato ad un tema già definito in anticipo) e si basa sulla collaborazione dei lettori: ogni numero contiene una "call" per i contenuti del numero successivo, da elaborare sulla base di una serie di "spunti" tematici proposti dalla redazione. Chiunque può proporre un contributo, in forma scritto e/o per immagini. Agli autori delle proposte selezionate verrà chiesto di elaborare un "testo" per la rivista che, essendo indirizzata ad un pubblico specifico, colto ed internazionale, è pubblicata solo in lingua inglese.

Il nome della rivista è legato ad un progetto di concorso (risalente al 1971 e mai realizzato) redatto in collaborazione da due delle figure più importanti (dal punto di vista della teoria dell'architettura) ed ideologiche del dibattito architettonico italiano degli ultimi 50 anni: Aldo Rossi e Giorgio Grassi, all'epoca ancora semi-giovani architetti. Il progetto San Rocco, prodotto da personalità entrambe forti e rimasto a metà tra le due, si caratterizza per essere ibrido, aperto ed enigmatico. Come si legge nell'editoriale del sito della rivista (www.sanrocco.info) "San Rocco sembra suggerire la possibilità di un'architettura che sia contemporaneamente aperta e personale, monumentale e fragile, razionale e curiosa". Non male per due architetti che hanno fatto delle "certezze" della disciplina e di una certa pesantezza di mano, le fondamenta delle proprie carriere.

La rivista è molto interessante perché contrappone, al dilagare di pagine patinate in cui le riviste di architettura (ma non solo) sembrano inseguire quanto avviene nel web, una sterzata decisa sul piano dei contenuti e della teoria e su ritmi meno incalzati dagli "eventi". In questo mi sembra colmare uno spazio, occupato in Italia forse solo da qualche bollettino di dipartimento universitario, il che equivale praticamente a dire: vuoto.
Il n. 0 della rivista è andato presto esaurito, il che lascia ben sperare sul destino del progetto. Il n. 1, a cui ho avuto il piacere e privilegio di dare un umile contributo, è dedicato alle isole, intese sia in senso letterale che metaforico.

La mostra da Brown riprende il tema insulare e presenta sia alcuni lavori prodotti da artisti e/o architetti specificamente per la rivista, sia altri lavori pertinenti al tema.

Segnalo quelli che per motivi vari e del tutto personali mi hanno intrigato di più: un modello in gesso di Fort Boyard di Bas Princen /Monadnock; una scogliera in ceramica di Amedeo Martegani; uno schizzo bocklinianissimo per la scenografia di uno spettacolo a Venezia di Carmelo Bene, la sagoma dell'isola di Caprera composta con peli della barba di Francesco Arena, un'esplosione atomica tutta blu di Sarah Ciracì.

Questo l'elenco completo degli artisti esposti: Amedeo Martegani, Antonio Rovaldi, Alice Guareschi, Carmelo Bene, Charles Avery, Desertmed, Ettore Sottsass, Franceco Arena, Francesco Raganato, Gelatin, Luca Trevisani, Luigi Negro e Luigi Presicce, Sarah Ciraci’, Stefano Graziani, Bas Princen /Monadnock, Point Supreme, Tetsuo Kondo, 2A+P/A.

Andrea Balestrero

26/09/10

La fucina di Vulcano








Si è aperta la stagione settembrina anche per Brown con una grossa novità: il project space ha assunto la direzione di Luigi Presicce come unico curatore del progetto. Che i muri abbiano facoltà decisionali è cosa alquanto bizzarra. Comunque, chiarita pubblicamente questa eterna questione sul chi sia il 'capitano' al timone di Brown, si sono aperte le 'noisy dances' con un laboratorio talentoso. I partecipanti: Vittorio Cavallini, Attila Faravelli, Andrea Kvas, Nicola Martini, Jacopo Menzani e Luigi Presicce.
Ho assistito alla performance di domenica 19 settembre con N. Martino e amico (scusami tanto ma non riesco a individuare chi sei dei sei). Frastuono, rumore, vibrar di materia organica. Pubblico impalato ad aspettare il 'che succede adesso'. Ammaliati da tanta abbondanza acustica mischiata alla pioggia battente... tutti seri, pensosi (e bagnati). Romantico Brown che anche con l'acquazzone ha dato il meglio di sè. Dopo la performance, birra (calda) a fiumi e un girovagar di gente nello spazio a vedere cosa si produce nella fucina del capitan Vulcano (mi sembra di ricordare che Vulcano aveva barba e baffi, no?). Bhe, qualcosa in giro c'era.

Diego Velàzquez, La Fucina di Vulcano - Museo del Prado di Madrid

15/09/10

START Preview


Peter Friedl, The Children, 2009; video still; courtesy l'artista e Guido Costa Projects, Torino

Karina Bisch, Fluxia

Corrado Levi, Photo Nanda Lanfranco, Peep - Hole

Evading Customs, Milano, a cura di Guia Cortassa e Barbara Meneghel

Nicola Martini, Brown
Hubert Duprat, Senza titolo, serie Les Bêtes, 1992-1999, Selce, Courtsey galleria Zero...

Untitled (Tamed triangles), 2009, Courtesy Victor Man e ZERO..., Milano

Roland Flexner, Untitled, 2003, Courtesy Galleria Massimo De Carlo

Matthew Monahan, Phantom Limb, 2008, Courtesy dell'artista e Massimo de Carlo

Valerio Carrubba, Natan, 2010, Courtesy Pianissimo, Milano

Franz Schmidt, Death Valley mit Kaktus, Galleria Nicoletta Rusconi

Maurizio Anzeri, Faces: Una, 2010, Courtesy Monica De Cardenas
John Stezaker, He (Film Portrait Collage) XIII, 2010, Galleria De Cardenas
William E. Jones, National Photo #1 (Saint Petersburg), Courtesy the artist, David Kordansky Gallery, Los Angels; Galleria Raffaella Cortese, Milan


Ecco un po' di immagini sulle mostre che entro un paio di giorni apriranno i battenti a Milano per START. Sono molto curiosa di vedere la mostra di Victor Man da Zero..., Faces dalla De Cardenas, la collettiva Scavi a cura di Simone Menegoi al Centre culturel francais, Los vigilantes de la playa a cura di Milovan Farronato da Nicoletta Rusconi. Dalla Raffaella Cortese la personale di William E. Jones. Ci sono poi gli spazi 'altri' come Kaleidoscope con la mostra di Peter Friedl; Corrado Levi - da Peep-Hole - con la mostra che ruota attorno ai concetto di erotismo e forma dal misterioso titolo lo spazio ‘Quasi, autoamori di Johnny e Una poesia’. Altro 'altro' Brown con la collettiva work in progress di sei artisti (Vittorio Cavallini, Attila Faravelli, Andrea Kvas, Nicola Martini, Jacopo Menzani e Luigi Presicce). Il Presicce, ovviamente, oltre a presentarsi con il direttore unico dello spazio (ma non era già così?) è anche in mostra! Mha...
Continuiamo il nostro giro di 'attese': Mars, camaleontico progetto che oltre ad andare al lago, gira in negozi in centro e ora, atterra nello showroom Marsèlleria. Nello spazio canonico invece, presenta un progetto di Federico Madalozzo. Nessun comunicato stampa 'girante'. Staremo a vedere.
Barbara Meneghel e Guia Cortassa sono le curatrici di Evading Customs (ospitato nello sapazio Le Dictateur). Il curioso progetto parte da una domanda: Come potrebbero rispondere 50 artisti italiani, che lavorano al di fuori dell'area milanese, alla sfida di progettare un'opera con un budget di soli 25€? Alle curatrice l'onere di 'costruire' i progetti che gli artisti mandano...
Poi c'è lo spazio Lucie Fontaine con una personale di Mauro Bonacina; poi c'è Fluxia con la performance di Karina Bisch. Prezzemolino Nico Vascellari cura il catalogo della mostra Hendrix Now da Photology.
Poi c'è Lambrate. Tra le tante, la doppia personale di Roland Flexner e Mattew Monahan nella galleria Massimo De Carlo; Gerold Miller presentato da Alessandro De March e Luca Pozzi alla galleria Federico Luger. Dalla Francesca Minini Matthias Bitzer mentre Pianissimo presenta Tobias Collier.
Aiuto!!!