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09/07/12

Family Business / 'These Peanuts are Bullets'

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Durante le riprese della performance della sua performance,  Julius von Bismarck è stato arrestato. Lui è il primo artista che (in teoria) dovrebbe inaugurare domani il progetto 'These Peanuts are Bullets', curato dallo spazio milanese Le Dictateur, e ospitato nella  Family Business Gallery* a NY.  L'artista, come si vede dal video,  è stato arrestato perchè frustava la statua della libertà.
Van Bismarck sta facendo un serie di performance documentate con video e foto che si chiama 'Punishment'. Queste prevedono la fustigazione di diversi elementi, naturali o simbolici. Quella della statua della libertà era parte di questo percorso di ricerca.
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Family Business Gallery ospita Le Dictateur con il progetto 'These Peanuts are Bullets'. 
Il progetto prevede una serie di interventi tra cui quello di Julius von Bismarck.  Gli altri artisti coinvolti: Julius Von Bismarck, Floria Sigismondi, Nico Vascellari,  Liz Magic Laser e Thomas Houseago.
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These Peanuts are Bullets is a five days long show  (July, 10th– 14th) by Le Dictateur, hosted by Family Business, Chelsea.
These Peanuts are Bullets is featuring works, publications, performances in a unique stream.
It consists in two different programs, depending on the hour of the day: everyday from 10am-6pm  the exhibition will focus on zines and artists’ prints displayed continuously, alternating solo shows with collective.
Every night, starting from 6.30 pm, a solo show's opening is taking place. Every artist invited has designed a special project for These Peanuts are Bullets.
The evening program is:
Tuesday, 10th | Julius Von Bismarck
Wednesday, 11th | Floria Sigismondi
Thursday, 12th | Nico Vascellari
Friday, 13th | Liz Magic Laser
Saturday, 14th | Thomas Houseago

Works and zines on show during the day by:
Apart Collective, Jacopo Benassi, Alva Bernadine, Elisabetta Claudio, Mario Conte, Roberto Cuoghi, Jacopo Emiliani, Matteo Ferrari, Pierpaolo Ferrari, Maurizio Maggiani, Ari Marcopoulos, Sebastiano Mastroeni, Maurizio Mercuri, MSHR, Umberto Nicoletti, Matteo Nuti, Elisa Ci Penagini, Federico Pepe, Marco Pietracupa, Elisabetta Radmanovic, Lele Saveri, Bennet Schlesinger, Lady Tarin, Nico Vascellari, Camilla e Giulia Venturini, Andrea Volta, Alberto Zanetti
These Peanuts are Bullets has been conceived and organized by Le Dictateur, project space Milan based. Le Dictateur is Federico Pepe and Pierpaolo Ferrari, and managed by Marta Papini.

*FAMILY BUSINESS is a new exhibition space initiated by Maurizio Cattelan and Massimiliano Gioni.


17/01/12

Cattelan + Gioni = Affari di Famiglia

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ATP: Family Business?
Massimiliano Gioni: Si' si chiama Family Business, un nuovo spazio sulla ventunesima strada: il fratello maggiore della wrong gallery - visto che e' piu grande e a volte ci si potra' anche entrare.
ATP: Mi confermi che apre a Febbraio?
MG:Sì
ATP: Tre anni?
MG: Per il momento un solo anno, poi si vedra'.
ATP:Tu e Maurizio?
MG: Io e maurizio.
ATP: Perchè Family Business? Inaugurerete con...?
Nei prossimi giorni avremo anche un vero comunicato stampa e ti possiamo dire con chi apriamo. Qui sotto un mini testo...

FAMILY BUSINESS is a new exhibition space initiated by Maurizio Cattelan and Massimiliano Gioni.
Located in Chelsea, on 21st street and 10th avenue, FAMILY BUSINESS is a guest house - a place where friends, enemies, and people we admire and respect are invited to present the works of artists they support and believe in.

FAMILY BUSINESS is a time share: a space made available to people who have something interesting to say - a way to get to know new families and friends. A guest + a host = a ghost.

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08/11/11

Superfantastico! Pipilotti Rist a Milano



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Disarmano le dichiarazioni di Pipilotti Rist: "Penso che il ruolo dell'arte sia quello di prendere i nostri sogni e renderli reali, e così facendo di cambiare la nostra percezione della realtà in qualcosa che è super fantastico! Questa è la meraviglia e l'incanto della mente creativa. L'arte al suo meglio promuove le energie positive che ci permettono di conciliare la ragione con ciò che chiamiamo istinto. È rumore cromatico. L’arte apre la nostra mente a nuovi modi di vedere e vivere il mondo che ci circonda. Ci fa sentire vivi."
Se non avessi visto la mostra/invasione/fusione/esposione al ex Cinema Manzoni,  Parasimpatico, giudicherei questi suoi pensieri totalmente ingenui. L'artista svizzera, invece, è riuscita a creare dentro agli spazi una sorta di corpo molle e liquido. Un grande organismo  visivo/vivente che  ci avvolge e coinvolge.  Salire le scale che portano al primo piano del cinema, camminare lungo il foyer, addentrarsi dentro alla 'pancia' della grande sala cinematografica, suscita piano piano la piacevole sensazione di essere dentro ad un grande giardino dei divertimenti dove ragazze dagli occhi azzurri, onde marine, lussureggiante vegetazione, ci inghiottono nelle loro viscere. L'artista, a proposito di questo grande progetto ha parlato di energie positive da liberare, rumori cromatici, desideri, subconscio...
"Trovo ispirazione nei posti più strani. Dalle bustine di zucchero ai giochi di luce in natura al movimento ipnotico delle interferenze in bianco e nero su un vecchio televisore, tutto mi affascina. Credo che tutto intorno a noi abbia un significato cosmico. Dobbiamo solo imparare a leggerlo."
Bolle di sapone, arti deformati, poetiche melodie (vi rivelo che tutte le volte che sento Wicked Game di Chris Isaak, mi sciolgo :), cantata da Pipilotti poi....) la mostra che il nostro big Massimiliano Gioni ha portato a Milano, è proprio perfetta per farci scordare che piove da giorni, che siamo in tempo di crisi, che il declassamento dell'Italia è lì lì... E' un pò come ritornare bambini e ricordarsi delle avventure di Pippi Calzelunghe e del suo cavallo bianco a pois! 
"La questione è: come mettere in relazione l’arte con la vita normale? È la cosa che mi interessa di più. Considero l’arte come un servizio. Penso a me stessa come a una persona al servizio degli altri."
GRAZIE!
Pipilotti Rist  - Massimiliano Gioni

Parasimpatico - Pipilotti Rist

Fondazione Trussardi
Ex Cinema Manzoni, fino al 18 dicembre

Immagini 1-2-10
Photo: Marco De Scalzi
Courtesy Pipilotti Rist; Hauser & Wirth

02/08/11

Summer by... n° 16 Massimiliano Gioni // Nancy Holt

Nancy Holt, Sun Tunnels, 1976 - Photo Credits: Flickr cbiggs, outcastt98
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La scelta di Massimiliano Gioni:

Nancy Holt, Sun Tunnels, 1976
Utah, USA

01/06/11

Alighiero e Boetti Day - Part Two 'Se le cose non sono segrete, s'annacquano'

Photos Enrico Cattaneo
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Siamo a metà pomeriggio circa. Sul palco la 'mano destra' di AeB: Salman Alì, Mariangela De Gaetano, Andrea Marescalchi, Rinaldo Rossi, Guida Fuga e la fotografa Randi Malkin Steinberger. E' stato uno degli appuntamento più emozionanti dell'intera giornata. A turno hanno ricordato l'artista, hanno raccontato aneddoti e qualche follia di AeB. Sinceramente ho capito poco di ciò che raccontava il fido Alì, che ha ripetuto almeno 20 volte 'famiglia'. L'amico grafico genovese, Rinaldo Rossi: "Non ervamo degli esecutori, eravamo la sua mano destra. Alighiero ci lasciava molta libertà anche se le regole che poneva erano indiscutibili. Per lui, ogni opera era importante perchè voleva dire coinvolgere molte persone. La complessità di ogni lavoro era altissima, e c'erano sempre grandi problemi da risolvere perchè Alighiero era molto esigente, ma si fidava." Mariangela De Gaetano, ha collaborato con AeB per la realizzazione delle opere a penna Biro. Oltre ad aver realizzato molti lavori, lei reclutava le persone per eseguire le opere. AeB non voleva conoscere le persone, spettava a lei sceglierle. Il disegnatore Guida Fuga: "Alighiero metteva in moto dei desideri, partiva sempre alla grande con molto entusiasmo ed era coinvolgente. Ascoltava tutti e non aveva la verità in tasca".
Luca Cerizza in conversazione con Salman Alì, Mariangela De Gaetano, Andrea Marescalchi, Rinaldo Rossi, Guida Fuga e Randi Malkin Steinberger

Frammento del video nello studio di Alighiero Boetti di Randi Malkin Steinberger

Non poteva mancare l'omaggio di Luigi Ontani, 'L'Ombrofago'


Frammento video di Luigi Ontani 'L'Ombrofago' - Omaggio ad Alighiero Boetti
Toccante il testo scritto da Francesco Clemente 'Albicocche e Melograni': "Le idee ci dividono, le immagini e le forme ci fanno incontrare... AeB collezionista di immagini, le ingoia con frenesia... la sua etica è puritana...l'immagine è un lusso...la sua intelligenza è razionalista (disprezzo francese per tutto fuorchè il pensiero discorsivo)...la sua sensibilità è islamica (un mondo austero senza icone). Eppure lui non è nè francese, nè protestante, nè musulmano, ma italiano. il suo scetticismo è fisiologico. E' scettico verso le immagini, ma pensa con la loro fisicità... ama insegnare ma i suoi pensieri sono troppi arcani per essere isegnati...anarchico...va nei posti più lontani nel mondo ma manda sempre la stessa cartolina... musicalità delle sue forme d'espressione..."
Laura Cherubini e Luca Cerizza
Emozionata Laura Cherubini, ricorda AeB alla Biennale di Venezia del 1990. Ricorda 3 elementi chiavi del suo lavoro: la casetta (?), la scala e l'anello rosso. La sua vera casa era il One Hotel.
Pier Luigi Sacco: "AeB delocalizza il lavoro non per ottimizzare le spese, ma per produrre signifcato. Mette in moto un meccanismo di senso 'sottile' attraverso la condivisione (senza retorica). Lui, come Beuys, Warhol è un artista 'virale' ".
Luca Cerizza e Corrado Levi
Cerizza chiede a Corrado Levi perchè AeB è importanti per i giovani artisti. "perchè era anti-accademico. Ho amato Boetti, lo sentivo come una cosa nuova. Lui era partito dal proprio corpo... ha condotto il 'sè' nell' 'altro'. Lo vedo, per molti versi, in parallelo ai movimenti politici di allora: il femminismo, l'omosessualità, le rivolte giovanili.
Il suo era un gioco 'senza vittoria'...nella sua opera c'è contemporaneamente 'organizzazione' e 'bellezza'... estasi intellettuale... estasi del bello e della forma.
Frame dalla video intervista di Michele Robecchi ad Hans Ulrich Obrist
Hans Ulrich Obrist è presentato come uno dei più illustri 'traghettatori' della 'mission Boetti'. Ad intervistarlo Michele Robecchi. Il curatore racconta che ha incontrato AeB a Roma nel 1986, vicino al Pantheon; era poco più che diciottenne. Obrist, forse più di ogni altro curatore, incarna lo spirito nomade boettiano. Su suggerimento di Fischli e Weiss, incontra Boetti, dopo essere stato 'rimbalzato' da Pistoletto perchè non parlava bene l'italiano. Racconta che ha imparato da AeB sopratutto 3 cose: primo, che gli artisti sono le persone più importanti del mondo. secondo: non basta amare l’arte, bisogna produrre realtà. Terzo: non si può solo organizzare mostre. "A Boetti interessava cercare progetti che non rientravano nelle solite caselle dell'arte. Mi disse che come curatore avrei dovuto cercare di realizzare con gli artisti i progetti non realizzati, chiedere a loro non le solite opere ma le loro utopie. Solo cosi avrei potuto essere utile all’arte." Racconta che il primo progetto che ha realizzato con lui è stata una mostra su una linea aerea. "L'Alitalia gli aveva proposto un progetto di calendario ma lui non era convinto. Attraverso degli amici riuscii ad aver un contatto con Austrian Airline e riuscimmo a far mettere dentro la loro rivista una doppia pagina con questo puzzle di aereo di Boetti. Diventò una mostra planetaria.". Unprogetto non realizzato da AeB: "«L’agenzia fax. A quei tempi il fax era la rivoluzione, come Internet adesso. Voleva fare una sorta di mostra via fax, con le persone che si scambiavano e vedevano le opere via fax. L'arte sarebbe stata inviata così in tutto il mondo con il formato A4, raggiungendo migliaia di persone a casa loro senza che dovessero muoversi per vedere la mostra". Obrist si dilunga sull'influenza che ha avuto su di lui AeB: "Mi ha dato coraggio, emanava una grande energia... posso dire che è stato come una scintilla per la mia carriera... ricordo che mi diceva della necessità di trovare nuovi formati per l'arte. da qui ho capito che ogni mostra sarebbe stata il tentativo di trovare nuovi formati.. dovevo inventarli.. Boetti aveva una cuorisità infinita per tutto... era un catalizzatore per nuovi formati... Con l'arte, ho capito, che bisogna produrre soprattutto realtà, lui mi ha reso cosciente... ricordo che mi disse di non diventare un curatore noioso.... "La velocità costa zero"... qualsiasi cosa si fa, ci vuole coraggio... dai sui suggerimenti sono nati moltissimi progetti che ho fatto... libro di ricette per l'arte... 'Do it'...l'arte che potesse viaggiare senza 'oggetto'... incontrare Alighiero Boetti mi ha cambiato la vita e sono quello che sono anche grazie a lui..."
Stefano Arienti, Mario della Vedova, Cerizza e Francesca Pasini
L'ultimo incontro a cui assisto, sono qausi le 20, è quello tra Stefano Arienti, Francesca Pasini e Mario della Vedova. Arienti: "la prima volta che ho visto le opere di Boetti è stato in biblioteca mentre sfogliavo un brutto catalogo in bianco e nero. Non mi erano piaciuti per niente! In seguito, leggendo vari testi ne ho compreso l'importanza. Mi ha incuriosito, ero alle prime armi e non avevo neanche una formazione artistica... provenivo dagli studi di agraria e a quel tempo mi interessavo soprattutto di musica pop... La curiosità verso Boetti mi è nata anche durante le lezioni di Corrado Levi... ricordo che per me fu un vero e proprio shock quando è venuto Buren a fare una lezione... decine e decine di opere a righe... una gran noia... Boetti per me era l'anti-stile... ha rinunciato alla sua mano negli anni '80, periodo in cui imperversava la pittura in Italia.... idea di libertà..." Ad un certo punto Arenti cita Martegani, a proposito della 'mobilità' di Boetti. Nel mio quaderno ho scritto, stanchissima .. "piacevolezza, vivacità.. essenzialità nell'essere decorativo"... sono stremata... tocca a Francesca Pasini, che racconta che una delle opere che più l'ha colpita di Boetti è 'Io che prendo il sole a Torino il 19 Gennaio 1969'.. lo ricorda, al suo primo incontro nel '85, vestito completamente di bianco... fragilità e precisione.. grande forza...pezzi sul quotidiano il Manifesto.... mettere all'infinito i verbi... l'emancipazione di un attività emarginata come quella di fare i ricami... gesto anche politico.. porta fuori dal chiuso delle case i ricami.. pratica femminile, debole, decorativa...
Durante la maratona, girava questo libro 'galeotto' 'Alighiero Boetti - Materiali inediti raccolti', 2011. Lettere, disegni, fotografie, opere inedite, appunti, foglietti... contattare a+m bookstore


...lascio la via della beatificazione di AeB, 'mollo la spugna', e prendo il treno per Milano allo 21:50.
Bravi i conduttori della maratona Luca Cerizza, Francesco Manacorda e Massimiliano Gioni. Impeccabili anche nella mise, pantaloni neri e camicia bianca.
Luca Cerizza, Francesco Manacorda e Massimiliano Gioni

p.s mi sono limitata a trascrivere i miei appunti... ;) perdonatemi errori e imprecisioni!

31/05/11

Alighiero e Boetti Day - Part One 'Amazzare il tempo'

Photo Isabella Gherardi
Photo Isabella Gherardi
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28 Maggio 2011, ore 12.00 - 00.00
Auditorium RAI, Torino
Luca Cerizza, Francesco Manacorda e Massimiliano Gioni aprono l' 'Alighiero Boetti Day' (Artissima e Fondazione Trussardi), davanti ad un centinaio di persone. Sembravamo pochi nel grande e bellissimo Auditoriom RAI, disegnato da Carlo Mollino nel 1952. Sulle 10 sedie messe sul palco di quest'ultimo, si sono avvicendati decine di ospiti radunati per rendere omaggio ad uno degli artisti più significativi e misteriosi del '900. La giornata faceva parte del più grande progetto dedicato all'artista: 'Giorno per Giorno' (in varie sedi a Torino).
Ho preso alcuni appunti, ho trascritto alcuni aneddoti e frasi a random!
Il primo a raccontare in pochissimo tempo dei ricordi risalenti a 40 anni fa, Michelangelo Pistoletto. L'artista incontrò Boetti nel '67: "Si avvicinò e mi chiese: Come si fa ad avere successo? Come/dove devo indirizzare la mia opera?. Gli risposi che l'opera non ha direzioni... e lo invitai nello studio in Via Raimondi per partecipare, con altri artisti, alle prime manifestazioni di quella “collaborazione creativa” che in seguito mi portò a a sviluppare il Manifesto della collaborazione."
Racconta invece Piero Gilardi (tra le immagini che scorrono mentre parla anche un frame che lo immortala con Viva Superstar) che un astuto AeB, per sbarcare il lunario, comprava a Vallauris (Provenza francese) delle edizioni in ceramica di Picasso e - con qualche trucchetto per 'scansare' la dogana - le vendeva in Italia.

Viva Superstar (Janet Susan Mary Hoffman) e Piero Gilardi
Dai racconti di Pistoletto, Gilardi, Clino Castelli, emerge un AeB vivace/ombroso, che amava i vestiti, la 'scena'... che parlava per rima, per filastrocche... che leggeva riviste di moda... che, il suo 'passo a lato' lo ha compiuto andando in Afghanistan. AeB 'scappa' dall'Occidente e dalla società fordista in quanto rifiutava il sistema dominante.
Excursus universaleastrofisico per Tommaso Trini. Ricorda che Boetti diceva: "Il mio problema non è quello di fare delle scelte dettate dal mio gusto, ma quello di trovare un sistema che scelga per me".
Brevissimo e pacato Salvo, ricorda che quando divideva lo studio con AeB, si lavorava/giocava/studiava. "Si viveva lavorando e giocando". Ricorda la 'balla' che AeB raccontava in giro: che avevano un gruppo muscale. In realtà Salvo sì e no se riusciva a tenere una chitarra in mano. Questa del gruppo, era un capriccio che AeB amava raccontare in giro. Hanno anche fatto un'audizione alla Cetra. Gli hanno chiesto: "Ma perchè suonate?"... tanto erano incapaci! I due artisti, avevano anche tentato di inventare un artista farlocco - tale Alessio - specializzato in animali-giocattolo. Hanno iniziato a ipotizzare un curriculum e produrre alcuni disegni. Si sono stancati lasciando perdere. (Questo fatto mi ha ricordato AnnLee di Huyghe e Parreno)
Disegno del (finto) artista che Salvo voleva 'creare' con AeB.

Racconta del Piper di Torino l'architetto Pietro Derossi. In questo luogo sono passati tantissimi artisti tra cui anche AeB. Mentre raccontava, ha mostrato alcuni abiti creati da AeB in plastica, tra cui quello con i pesci. In questo luogo si sperimentava un tipo di ricerca in cui moda/arte/musica/teatro si fondevano-confondevano
Piper a Torino (architetto Piero Derossi)
Emidio Greco, regista e sceneggiatore italiano, conosce AeB una lontana mattina persa nell'adolescenze, quando sia lui che AeB hanno marinato a scuola. Da lì nasce una lunghissima amicizia. Ricorda che già da giovanissimo AeB voleva fare l'artista ma aveva il problema che doveva 'imparare' ad esserlo. Racconta che alla fine degli anni '50, assieme ad AeB aveva visto due importanti mostre: una di Bacon e una di Nicholas De Stael. AeB è rimasto fortemente impressionato sopratutto da quest'ultimo, producendo una serie di dipinti (andati distrutti) che si ispiravano all'artista russo. Greco gira "Niente da vedere niente da nascondere" (1978): film sull'opera di AeB.


Alle 15, circa due artisti rendono omaggio al grande. Il primo è Patrizio Di Massimo. Su due proiettori scorrono decini di fotografie che ritraggono il sosia del sosia del sosia.
Patrizio Di Massimo
L'intervento di Maurizio Cattelan, è introdotto da Massimiliano Gioni che racconta di essere stato il 'gemello diverso' di Cattelan. Dal 1998 al 2005, Gioni parlava, rispondeva, spiegava facendo le veci di Maurizio. Svela che gli artisti a cui 'rubava' idee, pensieri e risposte erano: Alighiero Boetti, Gino De Dominicis e Carmelo Bene.
Gioni racconta anche che Maurizio Cattelan ha incontrato AeB in occasione della Biennale di Venezia nel 1990, dentro al Padiglione statunitense accanto ad una pila di poster di Jenny Holzer. Hanno chiaccherato un pò e prima di salutarsi, AeB ha preso un poster, ha aggiunto un nuovo truismo alla lista della Holzer - "Non scrivere mai cazzate" - l'ha firmato e glielo ha regalato. Per questa gionata, Cattelan ha commissionato a due gemelli di leggere l'intervista immaginaria che ha fatto ad AeB, 'Infiniti Noi' (la potete trovare in Flash Art n. 230, 2001. All'entrata del teatro era possibile prendere una copia del poster.

Toccante, profondo, asciutto l'intervento di Lawrence Weiner. Ha esordito dicendo che trova assurdo cercare di capire le opere d'arte attraverso ciò che dicono gli artisti. Con AeB comunicavano con un pessimo francese, forse non serviva che si dicessero troppe cose.. Secondo lui, AeB voleva creare delle 'messe in scena'.
Lorence Weiner
16:00 In diretta da Venezia, il 'padre' dell'Arte Povera Germano Celant via skype. Gioni lo incalza a raccontare quegli anni. Lui dice che era un pò come un ritrovo al bar 'galleria Sperone'. Gli artisti si radunavano lì per stare assieme. Si era creata una comunità di artisti con gli stessi intenti e sensibilità... e forse di 'disperati' con le stesse idee. Ricorda un AeB individualista, grande anticipatore; non cercava una coeranza di stile o il riconoscimento di uno stile preciso. AeB ha rotto con il sistema di 'riconoscimento', tanto che da 'fuori' il suo modo di lavorare sembrava una contraddizione.
Germano Celant in diretta da Venezia by skype
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Chi c'era?
Francesco Manacorda e Luca Cerizza, Michelangelo Pistoletto, Di Fabio Derek Maria Francesco e Luca Trevisani, Bruna Roccasalva e Vincenzo De Bellis
Jonathan Monk e Patrizio Di Massimo, Pier Luigi Sacco e Laura Cherubini, Amedeo Martegani, Francesco Garutti e Alice Guareschi