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30/10/10

Giuseppe Penone - Artforum


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Sulla copertina di Artforum di Ottobre 2010...

Quando su mia segnalazione Elena mi ha risposto che potevo scrivere io il post, non ho capito bene se si trattava di uno scherzo. Fatto sta che due righe le ho scritte veramente.

Non sto per parlare di una mostra, di una biennale o di una fiera, ma della copertina di una rivista. La copertina è quella del mese di ottobre, la rivista è Artforum e la cover work in questione è una delle più significative di Giuseppe Penone.

Il fatto che si tratti di Artforum, che la copertina mostri un progetto iniziato nel 1968 e che il protagonista sia un artista italiano ancora vivente, è sufficiente per dire che la notizia merita di essere segnalata? In effetti non siamo di fronte a nulla di straordinario. Ma da questa piccola cosa, ci si può ritagliare lo spazio per una riflessione.

Come tutti già sanno, Artforum è una rivista americana che dal 1962 si occupa d’arte contemporanea e tra le riviste del settore è una delle più importanti e autorevoli a livello internazionale.

Anche Giuseppe Penone non ha bisogno di presentazione. E’ un artista piemontese, classe 1947, esponente storico dell’arte povera. Negli anni 1972, 1982 e 1987 ha partecipato a Documenta, nel 2007 era presente alla Biennale di Venezia e le sue opere hanno fatto il giro del mondo. Nel 1989, pur non essendo inglese, è stato addirittura tra i finalisti del Turner Prize (!).

Penone è conosciuto per i suoi interventi a contatto con gli elementi naturali, dove alberi e pietre hanno un ruolo centrale. In Alpi Marittime - Continuerà a crescere tranne che in quel punto (1968), opera utilizzata per la sopraccitata copertina, il calco in bronzo della mano dell’artista è stato collocato sul fusto di un albero, interrompendone così la normale crescita. Da allora, gli effetti dell’impronta sulla pianta sono stati documentati fotograficamente anno dopo anno.
Alpi Marittime

Nell’articolo di Artforum la giornalista Elizabeth Mangini cita anche altre opere dell’artista: Essere fiume, due pietre identiche poste una di fianco all’altra, la prima recuperata dal greto di un fiume, scolpita dal passaggio dell’acqua sulla sua superficie, la seconda, una copia creata dall’artista. In Ripetere il bosco, 1969–97, l’artista recupera gli “alberi” nascosti all’interno del legno, portando alla luce gli anelli di crescita della pianta fino a ritrovarne il cuore. In Rovesciare i propri occhi, Penone indossa lenti a contatto a specchio, una sorta di schermo protettivo ma riflettente che interrompe il canale visivo delle informazioni tra individuo e ambiente circostante.

Essere fiume
Albero-Porta

L’articolo poi prosegue con l’interessante intervista rilasciata a Kassel durante la presentazione dell’opera che Penone esporrà a Documenta 13.

Queste righe per chiedersi se in un’Italia dell’arte Cattelan-centrica, frastornata a causa dello smarrimento di valori, contenuti e linguaggi, ci sia ancora spazio per riflessioni più meditate e a lungo termine. L’istinto e l’esperienza mi dicono che starsene un po’ fuori dalla mischia e dal polverone delle polemiche di turno, può anche essere salutare. Ecco, forse a volte non fa male guardare le cose da una certa distanza (citando un recente film di Mazzacurati), con distacco e con la tranquillità che permette di riflettere sulle cose che restano nel tempo. Pensando all’attuale significato di quella mano di bronzo che da quarant’anni circonda l’albero, finisco citando alcune parole dello stesso Penone: ”In un certo senso l’artista è colui che anima, che rende vivi i materiali che usa. Ciò che uno costruisce col passare del tempo, è un work in progress dell’esistente; un’opera che emerge, proiettata nel futuro”.

Buon Futuro a tutti.

Enrico Bressan

Rovesciare i propri occhi

18/02/10

Geometra di PierPaolo Campanini


Pierpaolo Campanini
geometra
2009
charcoal on canvas
cm 135 x 125

Courtesy Francesca Kaufmann

Vi invito a leggere il breve testo di Paola Noè sul sito di Artforum, per quanti si fossero lasciati scappare la recensione sul numero cartaceo di giugno 2009.

05.26.09-07.31.09 Galleria Francesca Kaufmann

For those who have followed Pierpaolo Campanini’s work, this exhibition might seem like a nearly impossible undertaking. And yet with the six pieces here in his third solo exhibition at this gallery, the artist shows that he is capable of immersing viewers in even more profound moments. Campanini’s drawings here have been created with different types of charcoal on canvases that are more rigid than those he has used before. The objects depicted––various sculptures made by Campanini––connect the viewer to the artist’s poetic imagination and depict objects from everyday life, such as handkerchiefs and dishcloths. For a moment, we might believe that each of the sculptures portrayed by Campanini––as if in a surreal garden––has its own life, spirit, and breath.

Translated from Italian by Marguerite Shore.