fanta illuminotecnica da IKEA evoluta? sicuramente LR sta sfogliando il suo dizionario per darti una multa. La volgarità intrinseca della Galleria Cardi sicuramente non aiuta a sciogliere la riserva su un lavoro che mi sembra di una debolezza preoccupante.
Bhe Favelli è stato tra i primi a riportare il vintage nell'arte contemporanea. Ikea evoluta sì, anche se fatta bene. Ottime soluzioni per arredare case di persone che possono spendere molto denaro e a cui non basta l'ikea o il solito negozio di design.
Basta avere consapevolezza delle cose e si può fare tutto. La parola d'ordine non è "ikea evoluta" ma "consapevolezza".
Parlare di ikea non è dispregiativo, nel senso che in un tavolo dell'ikea ci sono le stesse citazioni, gli stessi riferimenti che sono nel tavolo di Favelli. Certamente diversi ma non meno rilevanti, forse meno ruffiani.
Favelli è rispettabile come l'ikea. Si tratta di avere consapevolezza su ciò che si sta facendo. Cardi è l'ikea del ricco, e non c'è nulla di male.
Bisogna capire cosa differenzia quello che chiamiamo ARTE dall'arredamento da interni. Semmai sono la stessa cosa. E quì sarebbe interessante conoscere i PREZZI. Perchè il rischio è quello di scivolare sul Caso Parmalat: fine anni '90, titoli azionari gonfiati arbitrariamente da 2-3 operatori.
buon commento Luca Rossi. Se non altro la tua è una riflessione vera. Aggiungo che anche Satie faceva musica d'appartamento, e direi che non gli riusciva niente male.
Grazie. Io ho sempre inteso ikea evoluta in termine neutro. Non necessariamente dispregiativo. Poi spesso può anche diventare dispregiativo, quando si percepisce un certo feticismo fine a se stesso o una speculazione. Peccato poi che in italia, forse anche all'estero (ma quì all'estero la quantità aiuta) non ci sia reale apertura e reale opportunità per proposte divergenti (anche in aiuto del mercato). Questo è molto grave, ed è la dinamica che segna l'inefficienza del sistema italiano negli ultimi anni (sistema comunque giovanissimo). Un'oligarchia di pochi tiene in scacco il sistema, e gli artisti permangono collaborazionisti-masochisti ed arrendevoli. (guardiamo la mostra ora da francesca minini, ecco un ikea evoluta "dispregiativa")
Scusate ma non capisco cosa c'entri l'Ikea. Quando penso all'Ikea penso all'accessibilità, al prezzo conveniente, al design low cost. Altri artisti hanno lavorato con i mobili, Armleder per esempio con i suoi “furniture sculptures” e mai a nessuno è venuto in mente di paragonarli all'Ikea. Il lavoro di Favelli semmai è inutilmente pesante e ingombrante, è un'accumulazione/associazione di grossi ready-made con una spruzzata di nostalgia delle vecchie buone cose di una volta. Inoltre all'anonimo che ha citato Satie, ricordo che si trattava di “Musique d'Ameublement”, cioè furniture music, cioè musica d'arredamento, non d'appartamento.
si scusa ho scritto male, certo, intendevo musica d'arredamento, chissà perché ho scritto d'appartamento! forse perché pensavo alle opere che vanno a stare nelle case. ciao
Quello che infastidisce molto non sono i contenuti (sensati) dei commenti pubblicati qui sopra, quanto la maleducazione dei modi, con i quali i vari anonimi e pseudonimi, sputano sentenze. E' triste che finisca sempre così.
Va bene LR, grazie delle tue spiegazioni, ma io mi chiedo: allora nei musei le opere non vanno più bene, nelle case dei collezionisti nemmeno, alle fiere è una bestemmia se una galleria porta un tuo lavoro...ma allora mi spieghi come facciamo campare sti' poveri sfigati di artisti? Li vogliamo sempre scalzi a baciare le mani dei committenti??
Allora. Non ho detto che non va bene il mercato. Ho detto che ci vuole consapevolezza.
Per favore: l'opera di qualità e di valore è quella che discende, che è testimone, di un atteggiamento, di una modalità, di un sentire di valore e di qualità rispetto al presente e alla storia. Basta non prendersi in giro: e solitamente incrociando biografia e opere/a capiamo subito il livello di presa in giro.
Gli artisti dovrebbero rinegoziare il proprio ruolo (vedi intervista a catty su blog); come lo dovrebbero fare i musei e le gallerie commerciali. Ma è molto più facile fare finta di niente mentre la barca affonda.
mi piacerebbe sapere quanti di voi sopra conoscono profondamente il lavoro di flavio favelli, hanno visto la mostra di persona, letto l'intervista, capito da dove nasce il progetto di questa mostra; quanti conoscono il lavoro fatto dall'artista fino ad oggi e, magari, sono capaci di guardare il lavoro svincolandolo dal fatto che sta esposto nella "tana del lupo"... forse è chiedere troppo, perché tutto ciò presupporrebbe una certa dose di impegno, libertà intellettuale e capacità critica svincolata dal giudizio preconcetto che da anni è cosa rara e preziosa. dato che siete quasi tutti anonimi, a parte luca rossi - che per partenogenesi ha figliato regalandoci anche qc che si firma "luchettino" - e che ci ammorba da anni sparando giudizi e sentenze, appropriandosi del lavoro degli altri, confondendo le carte sul tavolo con molta astuzia, ma con poca intelligenza e poco coraggio, svelatemi!
ben detto qua sopra. Fin troppo facile per i frequentatori di questo blog attaccare Favelli che espone da Cardi. iniziamo col dire che la valanga di vomitose liquidazioni pseudo-intellettuali e pseudo-critiche di cui sopra era già assicurata per il solo fatto che la mostra è realizzata in una delle gallerie milanesi definite appunto +"commerciali", "volgari", "asservita al gossip" e chi più ne ha più ne metta. - come se le altre gallerie, i veri colossi col patentino della fighineria nostrana che tutto possono dire e fare e PONTIFICARE in materia di arte contemporanea, INVECE, schifassero i soldi. Poveri illusi. mi colpisce anche l'anonimo che ha scritto "volgarissima". un commento che collega chiaramente la mostra allo spazio in cui è fatta, (e cioè che nel giudizio mette in conto il pregiudizio sulla galleria). avrei voluto leggere i vostri commenti se questa mostra fosse stata fatta in uno spazio neutro o meglio ancora non in una galleria, come tante volte ha fatto Favelli. un dettaglio non da poco, per chi conosce davvero -e bene-, il lavoro dell'artista. Non è il vostro caso purtroppo.
dai che mo' si fanno li sòrdi veri...
RispondiEliminavai flavio!
e del tavolone che pare preso pari pari dal film di gondry?
avanti tutta!
fanta illuminotecnica da IKEA evoluta? sicuramente LR sta sfogliando il suo dizionario per darti una multa.
RispondiEliminaLa volgarità intrinseca della Galleria Cardi sicuramente non aiuta a sciogliere la riserva su un lavoro che mi sembra di una debolezza preoccupante.
Non è bello liquidare in tre parole il lavoro di un'artista, ne userò due:
RispondiEliminaSpazio Novecento.
Bhe Favelli è stato tra i primi a riportare il vintage nell'arte contemporanea. Ikea evoluta sì, anche se fatta bene. Ottime soluzioni per arredare case di persone che possono spendere molto denaro e a cui non basta l'ikea o il solito negozio di design.
RispondiEliminaBasta avere consapevolezza delle cose e si può fare tutto. La parola d'ordine non è "ikea evoluta" ma "consapevolezza".
luchettino rossi
B
RispondiEliminavolgarissima
RispondiEliminaquesto sì che è un vero club di sapientini "clem clem", bravi
RispondiEliminama che c'entra l'ikea,scrivete un sacco di cazzate
RispondiEliminaParlare di ikea non è dispregiativo, nel senso che in un tavolo dell'ikea ci sono le stesse citazioni, gli stessi riferimenti che sono nel tavolo di Favelli. Certamente diversi ma non meno rilevanti, forse meno ruffiani.
RispondiEliminaFavelli è rispettabile come l'ikea. Si tratta di avere consapevolezza su ciò che si sta facendo. Cardi è l'ikea del ricco, e non c'è nulla di male.
Bisogna capire cosa differenzia quello che chiamiamo ARTE dall'arredamento da interni. Semmai sono la stessa cosa. E quì sarebbe interessante conoscere i PREZZI. Perchè il rischio è quello di scivolare sul Caso Parmalat: fine anni '90, titoli azionari gonfiati arbitrariamente da 2-3 operatori.
Luca Rossi
buon commento Luca Rossi. Se non altro la tua è una riflessione vera. Aggiungo che anche Satie faceva musica d'appartamento, e direi che non gli riusciva niente male.
RispondiEliminaGrazie. Io ho sempre inteso ikea evoluta in termine neutro. Non necessariamente dispregiativo. Poi spesso può anche diventare dispregiativo, quando si percepisce un certo feticismo fine a se stesso o una speculazione. Peccato poi che in italia, forse anche all'estero (ma quì all'estero la quantità aiuta) non ci sia reale apertura e reale opportunità per proposte divergenti (anche in aiuto del mercato). Questo è molto grave, ed è la dinamica che segna l'inefficienza del sistema italiano negli ultimi anni (sistema comunque giovanissimo). Un'oligarchia di pochi tiene in scacco il sistema, e gli artisti permangono collaborazionisti-masochisti ed arrendevoli. (guardiamo la mostra ora da francesca minini, ecco un ikea evoluta "dispregiativa")
RispondiEliminaLuca Rossi
Scusate ma non capisco cosa c'entri l'Ikea. Quando penso all'Ikea penso all'accessibilità, al prezzo conveniente, al design low cost. Altri artisti hanno lavorato con i mobili, Armleder per esempio con i suoi “furniture sculptures” e mai a nessuno è venuto in mente di paragonarli all'Ikea. Il lavoro di Favelli semmai è inutilmente pesante e ingombrante, è un'accumulazione/associazione di grossi ready-made con una spruzzata di nostalgia delle vecchie buone cose di una volta.
RispondiEliminaInoltre all'anonimo che ha citato Satie, ricordo che si trattava di “Musique d'Ameublement”, cioè furniture music, cioè musica d'arredamento, non d'appartamento.
si scusa ho scritto male, certo, intendevo musica d'arredamento, chissà perché ho scritto d'appartamento! forse perché pensavo alle opere che vanno a stare nelle case. ciao
RispondiEliminaQuello che infastidisce molto non sono i contenuti (sensati) dei commenti pubblicati qui sopra, quanto la maleducazione dei modi, con i quali i vari anonimi e pseudonimi, sputano sentenze. E' triste che finisca sempre così.
RispondiEliminahttp://milano.corriere.it/milano/gallery/milano/11-2011/case-piu-belle/1/case-piu-belle-milano_d531ebc4-15e6-11e1-abcc-e3bae570f188.shtml#15
RispondiEliminaVa bene LR, grazie delle tue spiegazioni, ma io mi chiedo: allora nei musei le opere non vanno più bene, nelle case dei collezionisti nemmeno, alle fiere è una bestemmia se una galleria porta un tuo lavoro...ma allora mi spieghi come facciamo campare sti' poveri sfigati di artisti? Li vogliamo sempre scalzi a baciare le mani dei committenti??
RispondiEliminaSuvvia un pò di coerenza!
Allora. Non ho detto che non va bene il mercato. Ho detto che ci vuole consapevolezza.
RispondiEliminaPer favore: l'opera di qualità e di valore è quella che discende, che è testimone, di un atteggiamento, di una modalità, di un sentire di valore e di qualità rispetto al presente e alla storia. Basta non prendersi in giro: e solitamente incrociando biografia e opere/a capiamo subito il livello di presa in giro.
Gli artisti dovrebbero rinegoziare il proprio ruolo (vedi intervista a catty su blog); come lo dovrebbero fare i musei e le gallerie commerciali. Ma è molto più facile fare finta di niente mentre la barca affonda.
Luca Rossi
mi piacerebbe sapere quanti di voi sopra conoscono profondamente il lavoro di flavio favelli, hanno visto la mostra di persona, letto l'intervista, capito da dove nasce il progetto di questa mostra; quanti conoscono il lavoro fatto dall'artista fino ad oggi e, magari, sono capaci di guardare il lavoro svincolandolo dal fatto che sta esposto nella "tana del lupo"... forse è chiedere troppo, perché tutto ciò presupporrebbe una certa dose di impegno, libertà intellettuale e capacità critica svincolata dal giudizio preconcetto che da anni è cosa rara e preziosa.
RispondiEliminadato che siete quasi tutti anonimi, a parte luca rossi - che per partenogenesi ha figliato regalandoci anche qc che si firma "luchettino" -
e che ci ammorba da anni sparando giudizi e sentenze, appropriandosi del lavoro degli altri, confondendo le carte sul tavolo con molta astuzia, ma con poca intelligenza e poco coraggio, svelatemi!
ben detto qua sopra. Fin troppo facile per i frequentatori di questo blog attaccare Favelli che espone da Cardi. iniziamo col dire che la valanga di vomitose liquidazioni pseudo-intellettuali e pseudo-critiche di cui sopra era già assicurata per il solo fatto che la mostra è realizzata in una delle gallerie milanesi definite appunto +"commerciali", "volgari", "asservita al gossip" e chi più ne ha più ne metta. - come se le altre gallerie, i veri colossi col patentino della fighineria nostrana che tutto possono dire e fare e PONTIFICARE in materia di arte contemporanea, INVECE, schifassero i soldi. Poveri illusi.
RispondiEliminami colpisce anche l'anonimo che ha scritto "volgarissima". un commento che collega chiaramente la mostra allo spazio in cui è fatta, (e cioè che nel giudizio mette in conto il pregiudizio sulla galleria). avrei voluto leggere i vostri commenti se questa mostra fosse stata fatta in uno spazio neutro o meglio ancora non in una galleria, come tante volte ha fatto Favelli. un dettaglio non da poco, per chi conosce davvero -e bene-, il lavoro dell'artista. Non è il vostro caso purtroppo.