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22/10/11

Richard Sympson e la povera patria

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Ciao Elena,

l’Istituto Italiano di Cultura a Parigi ospita in questi giorni la mostra ‘’Horizon(s)’’ per la quale il duo italiano Richard Sympson ha realizzato un’installazione che tematizza con puntualità (puntualità e tendenza al corollario che invito gli artisti a smussare) le cronache italiane di politica e di arte. Gli artisti hanno messo in dialogo una ghirlanda d’alloro e la rappresentazione fonetica della parola povera. La stampa fotografica (realizzata utilizzando la macchina fotografica come uno scanner) e la scultura (uno stampo o cassaforma in polistirolo), suggeriscono per il principio retorico e semiotico dell’analogia, i termini e i concetti di: Patria, Povera e Arte. Il loro accostamento diventa un commento impietoso che gli artisti fanno alla situazione socio-politica nostrana e all’imperialismo artistico dell’Arte Povera. Non credo che l’intenzione fosse di mettere in equazione la situazione politica dell’Italia berlusconiana con il movimento artistico, se fosse dissentirei perché per quanto possa ritenere l’Arte importante, la Politica lo è certo di più. Credo invece che le opere vadano guardate in un gioco di doppi e non in una sequenza a tre. La Patria, svilita da una classe politico-economica deprecabile e incompetente, è Povera Patria. L’Arte Povera è un glorioso passato dal quale molta parte della produzione anche più emergente non esce.

Possiamo ancora tollerare questo scempio socio-politico?

Siamo stati soltanto l’Arte Povera negli ultimi 30 anni e abbiamo bisogno di riprodurla pedissequamente ancora oggi?
Credo siamo, e siamo stati, anche ben altro.

Francesca di Nardo

17/10/11

Report da Zurigo ☛ Francesca Di Nardo

Let’s be honest, the weather helped, 1998/2006-7 - 17 digital prints © The artist - Courtesy Anthony Reynolds Gallery London, 
Galerie Sfeir-Semler (Hamburg/Beirut), Paula Cooper Gallery (New York)
Civilizationally, we do not dig holes to bury ourselves, 1958-59/2003 - 24 digital prints 
© The artist - Courtesy Anthony Reynolds Gallery, London, Galerie Sfeir-Semler (Hamburg/Beirut),
Paula Cooper Gallery (New York)
© Stefan Altenburger Photography Zürich / Kunsthalle Zürich
Scratching on Things I Could Disavow, 2010 © the artist
Courtesy Galerie Sfeir-Semler (Hamburg/Beirut)
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Cara Elena,
asimmetrici sono i luoghi, asimmetrici i contesti, asimmetrici gli orizzonti e gli esiti. La personale di Walid Raad "Miraculous Beginnings" è ospitata nello storico e centrale Museum Bärengasse ed è organizzata dalla Kunsthalle Zürich, mentre la collettiva "Unter Storm - Kunst und Elektrizität" (Live Wire. Art and Electricity)
alla Shedhalle è allestita negli spazi periferici della Rote Fabrik.

La mostra di Walid Raad presenta una visione esaustiva degli ultimi 20 anni di ricerca dell'artista libanese. Un posto centrale occupa nell'esposizione il quindicennale progetto ''The Atlas Group'' che ha segnato decisamente sia la carriera di Raad, sia tutto un consistente filone artistico di produzione e ricerca: quello del ricorso al materiale d'archivio e ai temi del vero, falso e verosimile e del rapporto tra storia e finzione. (Io non sono certo immune dalla fascinazione per l'argomento, tutt'altro! Ma sono certa che se ne sia e se ne stia abusando depauperandone le ragione iniziali e trasformandolo  in puro esercizio sterile e vacuo). ''The Atlas Group'' è oggi un progetto chiuso da ben 7 anni, durante i quali l'artista non è rimasto a guardare ancora il passato, ma si è dedicato a scrutare l'orizzonte del presente per ipotizzare un immaginario futuro. (Gli artisti dovrebbere fare questo, parlare del oggi, creando immagini e quindi immaginari futuri, no?!). Il risultato è ''Scratching on Things I Could Disavow: A History of Art in the Arab World'' un altro progetto composito, ancora assolutamente in divenire, nel quale Raad analizza la crescente presenza di infrastrutture dedicate all'arte contemporanea nei paesi del Medio Oriente (il paradigma è Saadiyat Island ad Abu Dhabi su cui sorgono il Guggenheim Abu Dhabi Museum di Frank Gehry, l'Abu Dhabi Louvre Museum di Jean Nouvel e il Performing Arts Centre di Zaha Hadid). La questione centrale è come e in che misura la presenza di questo genere di spazi, di questi contenitori, influenzi la ricerca e la produzione artistica ed in senso piú ampio, l'Arte nei paesi del Medio Oriente.
Ecco Walid Raad è un artista che stimo perchè non si è arenato sugli scaffali e nei cassetti degli archivi, veri o presunti che siano, ha trovato l'uscita dal labirinto della dicotomia vero\falso e dopo aver utilizzato questi temi per parlare di guerra e discriminazione, di religione e conflitti sociali, non ne ha fatto un manierismo. Con il suo ultimo progetto sta guardando al futuro dell'Arte senza perdere tempo con inutili e scontate elucubrazioni incentrate soltanto sul sistema dell'arte.

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Hörner / Antlfinger: Dream Water Wonderland, 2010 (Still)
Karl Heinz Jeron: Fresh Music for Rotten Vegetables (photo: KH Jeron)
 Party Manual (Marina Belobrovaja, Frank Landes, Valentin Altdorfer) CH: Party Manual (photo of event)
 Clemens Winkler (D): Sense of Orientation, 2011 (photo: C. Winkler)
L'esposizione "Unter Storm - Kunst und Elektrizität" è una mostra che viene dal passato e si impantana sul suo proprio tema, dimostrando (se mai ce ne fosse ancora bisogno) come il binomio Arte e Scienze sia propizio per sciagurati esiti, oscillanti tra la dimostrazione scientifica da scuole medie e il puro decorativismo. Lo spunto per tematizzare il rapporto tra Arte ed Elettricità - e relative sottofiliazioni: energie rinnovabili, iperdipendenza dell'occidente dall'elettricità, misteri della corrente elettrica -  sono stati la fuoriuscita radioattiva dalla centrale nucleare di Fukushima e il recente 25mo anniversario dell'incidente di Tschernobyl. Le scelte dei curatori sono prevalentemente locali, se si esclude Jiulieta Aranda, e davvero intercambiabili con ogni artista che negli ultimi 15 anni si sia avvicinato al tema. Le opere coprono diversi spettri dell'argomento: installazioni elettrochimiche per l'elettrolisi, indagini su Nikola Tesla (immancabile), metodi alternativi per alimentare strumenti musicali basati su frutta e verdura marcescenti, dispositivi complessi per accendere e far suonare una discoteca alimentati dall'energia muscolare prodotta pedalando o correndo dentro una grande ruota (come quella dei criceti), fino al ricorso al pubblico come vera e propria cavia sottoposta a leggere scosse elettriche per animare una partitura in alfabeto Morse. E tutto questo nel paese di Roman Signer!

Un saluto da Zurigo!
 
Francesca di Nardo

17/07/11

Summer by... n°3 Francesca di Nardo // Francis Alÿs

Photo: Tom Bisig, Basel
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La scelta di Francesca di Nardo

Francis Alÿs: Fabiola
Schaulager at the Haus zum Kirschgarten, Basilea
12 Marzo / 28 Agosto, 2011

07/07/11

Around Zurich with...

Joseph Beuys. 'Difesa della Natura' alla Kunsthaus
Sculpture Now da Eva Presenhuber
Artur Zmijewski, Andrea, Christoph, Martin, Galerie Peter Kilchmann
Roman Ondák’s 'Enter the Orbit, Kunsthaus di ZurigoAi Weiwei, Study of Perspective – Tiananmen, 1995-2010 - © Ai Weiwei
Ai Weiwei, Dropping a Han-Dynasty Urn, 1995 - © Ai Weiwe
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Il Böögg* fin'ora ci ha preso e a nord delle Alpi, oltre il Gottardo, ci si gode una soleggiata e ventilata estate tra i bagni al lago, i tuffi nella Limmat e il rito sociale più tradizionale della stagione: il BBQ.
Se spesso estate è sinonimo di mostre di poco spessore, leggere come le letture da ombrellone, qui non è proprio così, (eccezion fatta per l'inconsistente collettiva Town-Gown Conflict alla Kunsthalle) e mentre gli artist-run-spaces e gli indipendenti come Paloma Presents, Everest, Les Complices chiudono per ferie, tra le istituzioni quasi vien da dire che c'è l'imbarazzo della scelta... e se passate da queste parti non resterete delusi da:

- la retrospettiva Joseph Beuys. 'Difesa della Natura' alla Kunsthaus (fino al 14 agosto). In tempi di rinnovata partecipazione civile è un buon memento la rosa che Beuys tutti giorni teneva sulla scrivania della sua 'Organization for Direct Democracy through Referendum' durante Documenta V del 1972.

- l'installazione di Roman Ondák, 'Enter the Orbit', pensata appositamente per la Kunsthaus (visibile fino al 28 agosto) combina felicità e giocosità visiva con temi quali il potere degli oggetti-icona, della memoria e della veridicità storica, in riferimento al celebre Sputnik, satellite simbolo del progresso del suo tempo e antesignano delle centinaia di satelliti che controllano e sorvegliano oggi la nostra vita.

- la muscolosa collettiva Sculpture Now da Eva Presenhuber (fino al 30 luglio) allestita da Fischli and Weiss comprende opere di 27 artisti come Doug Aitken, Martin Boyce e Liam Gillick; forse più che per la condizione pop della scultura oggi per constatare il vivace stato del mercato internazionale.

- Andrea, Christoph, Martin i tre nuovi video di Artur Zmijewski, filmmaker, scrittore e prossimo direttore artistico della Berlin Biennial 2012. Come riuscire a parlare di lavoro, fatica e giovinezza in pochi minuti e con immagini precise. (Galerie Peter Kilchmann/ project room, fino al 30 luglio)

- e infine a 20 minuti di treno, Ai Weiwei al Fotomuseum di Winterthur (fino al 21 agosto) di lui si parla tantissimo per le sue vicissitudini politiche in patria e vale la pena vedere il perchè.

Schönen sommer mitenand!!

Francesca di Nardo

*pupazzo di neve che si brucia a fine inverno e che annuncia la durata e qualitá dell'estate; con il suo faló, in una piazza del centro, si fa la prima grande grigliata collettiva della stagione. Qui hanno delle tradizioni davvero bizzarre...

09/10/10

Beyond the Dust










Richard Sympson

Simone Menegoi e la curatrice Francesca di Nardo

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Posso, dunque lo faccio. "Polvere, gran confusione, un grigio salone, in quale direzione io caccerò la polvere dai miei pensieri? E quanti misteri coi pochi poteri che la mia condizione mi dà."
Ecco l'ho fatto e mi scuserà la curatrice Francesca di Nardo la mia poca serietà!
Inizio con il citare tutti gli artisti presenti con le loro opere alla mostra Beyond the Dust, ospitata alla Fabbrica del Vapore (Milano): Linda Fregni Nagler, Mark Geffriaud , Invernomuto , Jeroen Kooijmans, Irene Kopelman, Benoît Maire, Diego Marcon, Cle'ment Rodzielski , Roma Publications, Batia Suter, Richard Sympson, Raphaël Zarka.
La cosa più facile che posso fare - visto che con parole mie (in questo momento ho qualche incertezza), non mi viene nè bene, nè facile - è quello di copiare e incollare 'pari pari' l'obbiettivo di questa mostra:
"Beyond the Dust – Artists' Documents Today propone un'ipotesi teorica sull'impiego e sulla manipolazione di forme, immagini e testi da parte degli artisti, sottolineandone sia le implicazioni formali di carattere declinatorio, sia quelle di carattere contenutistico legate a considerazioni filosofiche, politiche e sociali. Agendo su tali materiali gli artisti, infatti, non solo si interrogano sui temi di cui le singole componenti possono essere portatrici, ma inducono a una piu' ampia riflessione sul senso contemporaneo di memoria, e quindi di veridicità, finzione e falsità".
Il lavoro che mi ha dato più soddisfazione, da subito, è stato quello di Linda Fregni Nagler, A Life on the Ocean Wave. Sarà perchè un pò lo conoscevo già, sarà perchè mi ha sempre affascinato questa sua quasi maniacale ricerca di vecchi foto, immagini, vetrini ... Questa parete di scomparsi immortalati 'in barca' mi è piaciuta. Le foto che pubblico non rendono merito al suo lavoro. Affascinante e ipnotico il video SPOOL del bambino che ruzzola, rallentato e sgranato, nell'erba di Diego Marcon. Mi è piaciuto libro-archivio Batia Suter con immagini di natura addomesticata, forme geometriche di campi campi coltivati, segni sulla terra ecc. Totale oscurità per il lavoro degli Invernomuto Boomeria - Castelvania, che consisteva in una tavola di legno con degli inserti fotografici, così come per le stampe su vinile di Mark Geffriaud che rappresentavano pagine di giornali, tramonti, piccole immagini enigmatiche.
Non posso entrare nel merito di altri lavori che ho visto, semplicemente per il fatto che, non avendolo chiesto, da nessuna parte era scritto cosa, come e perchè. Aspetteremo il catalogo.
Meritevoli e sempre perfetti Richard Sympson che hanno costruito, letteralmente con le loro mani, un archivio portatile, itinerante e in fieri della mostra. Non avevo mai visto un catalogo sfogliabile con tanto di zip per togliere e mettere dei documenti.