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06/06/11

Arsenale Two - Tra luci e ombre

Haroon Mirza
Navid Nuur
Klara Liden
James Turrell
Urs Fischer
Elisabetta Benassi
Elad Lassry
Ryan Gander
Rosemarie Trockel
Giulia Piscitelli
Monica Bonvicini
Carol Bove
Trisha Donnelly
Gelitin
Frances Stark
Katharina Frisch
***
Proseguo il mio giro all'Arsenale tra luci e ombre. Se l'inizio, come dicevo, scorreva elegante e sobrio, esulando un pò dal tema di ILLUMInation, a metà strada si fanno più evidenti i nessi con il concetto della Biennale. Su tutte le opere di Harroon Mirza e James Turrell.
Tre le artiste italiane: Elisabetta Benassi, Giulia Piscitelli e Monica Bonvicini. La Benassi ci mostra, con 9 lettori di microfiche automatizzati, i retro di altrettante fotografie di giornali: la visita del presidente dell'ENI alla famiglia Moro dopo l'ultimo messaggio delle Brigate Rosse; Antonioni multato 100 sterline per il possesso di 250 grammi di cannabis; Gandhi che beve un succo di lime ecc. Dalle scritte dietro alle immagini, possiamo solo immaginare la foto pubblicata. Ottima riflessione sulla 'fame' di immagini contemporanea, sui piccoli e grandi atti del '900. La lettura che ne da la Benassi è delicata e intelligente. Anche la Bonvicini, che prende ispirazione direttamente da Tintoretto, sviluppa in un grande spazio alcuni installazioni che riprendono il tema della scala...Meno coinvolgente l'opera della Piscitelli, la cui opera è collocata davanti alla rarefatta installazione di Rosemarie Trockel "Trockel non chiede di decifrare, ma che la mente giochi tra vari stimoli: vita domestica, sesso, ansia, storia dell'arte, i titoli stessi. (..) Trockel sa bene che ciò che ricorderemo meglio, sarà quello che avremo scoperto da soli".
Gran ressa e tante foto per le 3 sculture/candele di Urs Fischer che rappresentano Il Ratto delle Sabine del Giambologna (1583), Rudolf Stingel e un sedia da ufficio. Opere facili, descritte come memento mori o, peggio, come 'un'occasione per venerare il potere e la magia dell'arte'. Preferivo l'artista quando si divertiva con la materia nelle sue folli sculture. Queste alla Biennale sono opere 'pulitine' e furbette. Preferisco il silezio dell'opera di Trisha Donnelly installato nella penombra di una stanza nel Giardino delle Vergini o la grande installazione di Carol Bove.
In una grande sala dell'Arsenale, Bove colloca in una alta pedana una serie di oggetti: reti da pesca, conchiglie, strutture in ferro, piume di pavone ecc. L'artista rievoca con questi elementi, figure e materiali dell'arte del passato, con un'alta dose di potere evocativo. Delicato Gander che fa scendere la ballerina di Degas dal piedistallo e, accucciata, guarda il suo doppio.
Quasi mi passa inosservata l'installazione di Klara Liden. L'artista prede dei bidoni dell'immondizia presi da alcune città occidentali e li mette alle pareti come fossero dei quadri.

Ebbene sì... sono entrata! Per 2 minuti non ho domato la mia curiosità e sono entrata nel padiglione italiano. Amareggiata mi dirigo verso le Tese e il Giardino delle Vergini per vedere i Gelitin denudati mentre ballano nudi sopra una catasta di legna attorno ad un palo tipo Lap-Dance. Davanti, una fornace per produrre del vetro. Gente che si muove, altri sdraiati che ascoltano una band che suona. Nei piccoli spazi, il divertente e bizzarro mix di video di Sturtevant, montati su 9 monitor in forma di piramide: bliz che riunisce spezzoni di attuliatà, Betty Boop e frammenti di suoi video precedenti. Altri video di Francis Stark, e Marinella Senatore.

03/06/11

Dance *

Allora & Calzadilla - Padiglione USA
Danza propiziatoria dei Gelitin - Giardini
Elad Lassry - Arsenale

23/10/10

Terre Vulnerabili - Hangar Bicocca



Ackroyd & Harvey, Testament, 1998-2010
Alberto Garutti, Senza Titolo, foglia bianchi caduti da una macchina fotocopiatice, 2010
Hans Op de Beeck, Staging Silence, Full HD Video, 2009, Courtesy Galleria Continua, San Giminiano - Beijing - Le Moulin

Ermanno Olmi, Proiezione del film Terra Madre, 2009, 78’ circa

Gelitin, Mona Lisa, plastilina e materiali vari su tela, misure variabili, 2008-2010


Ra di Martino, If You See the Object, the Object Sees You, HD Video 4’ (circa), 2010

Stefano Arienti, Rampicante, misure variabili, 2009-2010

Mona Hatoum, Web, sfere di cristallo e cavi di metallo, misure variabili, 2006-2010

Yona Friedman, La terra spiegata a visitatori extraterrestri, videoanimazione, 2010

Gianluca Winkler, Chiara Bertola e Andrea Lissoni
Ackroyd & Harvey
Andrea Lissoni e Alberto Garutti

***
Piccoli e vulnerabili come sempre, ci siamo sentiti dentro all'oscurità dell'Hangar Bicocca. Spazio difficile per vocazione, lo spazio espositivo ospita Terre Vulnerabili fino alla primavera 2011: 4 mostre a puntate, prima delle quali 'Le soluzioni vere partono dal basso'. La direttrice artistica, Chiara Bertola, e il suo braccio destro Andrea Lissoni, hanno presentato la mostra, raccontando e spiegando, prima di tutto, come la prima tappa sia da fruire dal basso all'alto e viceversa: l'ambizione è dunque suggerire un diverso modo di fruire l'arte contemporanea. Seconda cosa importante: la mostra è nata chiedendo agli artisti di dialogare tra loro, condividendo temi, spazio e metodologie.
Piegati o con il naso all'insù, con un gruppetto di giornalisti, sono entrata nelle sale avvolte nelle tenebre. Primi due video: Rä di Martino ed Ermanno Olmi. Del sommo maestro lascio a chi vedrà il film le proprie considerazioni.
Devo ammettere che di Martino è stata veramente brava a riprendere le caotiche stanze parigine di Yona Friedman. Con un gioco di messe a fuoco e dissolvenze, l'artista indugia con occhio lenticolare tra un delirante coacervo di modellini, plastici, accumuli di scodelle, reti, fili di ferro... Poco lontano la pianta di una città immaginaria fatta di aghi di spillo e crine di cavallo di Christiane Löhr (da vedere raso terra). In un angolo, la videoanimazione di Yona Friedman, 'La terra spiegata a visitatori extraterresti': i suoi celebri disegni a fumetti illustrano i temi più importanti che hanno segnato lungo il tempo il suo pensiero e la sua ricerca.
Andati oltre, ci accolgono un gruppo di fogli bianchi A4. Naso all'insù per notare che posta sulle travi dell'altissimo soffitto c'è una macchina fotocopiatrice che 'spara' appunto, questi fogli.
Alberto Garutti ci racconta: "Per quanto riguarda il lavoro, io non sono stato capace di ignorare - come penso in tanti facciano - questo spazio enigmatico perchè così vasto. Enigmatico per la sua 'buiezza' se così posso dire. Ci riporta in un'atmosfera quasi metafisica. Alla fine penso che l'arte abbia a che fare con questo: con questo grande enigma che sta sopra la nostra testa... che ha a che fare anche con la natura. Mi riferisco appunto alle Terre Vulnerabili.. anche alla ciclicità della natura. Al giorno e la notte, al freddo e al caldo, al buio e alla luce. Questa mostra contiene l'idea dinamica dell' 'andare verso' del procedere, del costruire un'energia che porterà delle mutazioni. Si potrebbero dire 1000 cose. Mi piace come hanno pensato la mostra Bertola e Lissoni, per quest'idea di mostra non assertiva. Si muove nel tempo e nello spazio. Bho.. ho un sacco di cose nella testa... che vorrei dirvi ma non ve le dico!" Hahhhaaa.. è la risposta del pubblico. Mha, pensavo io. Che ammasso di ...
Silenzioso e discreto come sempre, Stefano Arienti dipinge su della tela di plastica un grande albero nero che si fonde e confonde con le ombre delle strutture in ferro dell'hangar.
Mario Airò, con un'istallazione meccanico luminosa rumorosa, per disegnare i confini di Atlantide. Avvolta nel buio, dunque difficilmente visibile, non si capisce molto bene che 'un bastone batte una superficie metallica che aziona un raggio di luce...' Un pò macchinosa.
Poco oltre, le leggerissime e inconsistenti sculture di Alice Cattaneo. Per le 4 puntate della mostra, muoverà le strutture nello spazio.
Nell'ultima sala, un lavoro sbalorditivo di Ackroyd & Harvey: un prato verticale dove l'erba disegna il volto rugoso di un vecchio. Debolissime la serie di Mona Lisa dei Gelitin.
Non ho visto, causa guasto notturno, i vasi di ghiaccio di Elisabetta Di Maggio.