Visualizzazione post con etichetta Studio Guenzani. Mostra tutti i post
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24/04/12

5 storie allo Studio Guenzani

 Lisa Yuskavage - Big Blonde Jerking-off, 1995
 Margherita Manzelli,  Nottem, 2000
 Laura Owens Untitled (LO160), 2000
 Veduta della mostra
 Alessandro Pessoli - Testa Cardellino, 2009
 Sean Landers, The Enchanted Forest, 1996
Tutte le foto, courtesy Studio Guenzani, Milano
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Cinque le storie che raccontano le opere presentate allo Studio Guenzani. Con il generico titolo di  Pittura (1995 - 2009), in mostra le opere di cinque artisti della galleria: Sean Landers, Margherita Manzelli, Laura Owens, Alessandro Pessoli e Lisa Yuskavage
Come dicevo, cinque le storie che queste grandi tele raccontano, stimolando le più surreali favole contemporanee.
Dai coniglietti che copulanano in un bosco fatato di Sean Landers, ai ragazzini affondati nel grande letto di Laura Owens, alla Big Blonde che si masturba di Lisa  Yuskavage; la ragazzina meditabonda e inquietante di Margherita Manzelli e lo stralunato Testa Cardellino di Alessandro Pessoli. 
Rovistando negli archivi della galleria, Claudio Guenzani 'si gioca' dei pezzi da 90 (alcuni nemmeno in vendita). Questa collettiva rivela l'estro di un gallerista che, nel tempo, ha saputo intuire e mettere a fuoco il talento di artisti non solo italiani, ma anche stranieri.
Tra le tante mostre milanesi inaugurate di recente in occasione del MiArt, quella allo Studio Guenzani merita sicuramente una visita per l'eccezionale qualità di queste grandi opere. 

16/02/12

Le chiese armene di Claudio Gobbi

Yerevan, Armenia, XVIII sec.
Arnouville, Francia, XX Sec.

Echmiadzin, Armenia, VII Sec.
Marmashen, Armenia, X Sec.

Spitakavor, Armenia, XIV Sec.
Photo courtesy Studio Guenzani e Claudio Gobbi
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Si apre con una citazine colta la mostra Armenie Ville di Claudio Gobbi allo Studio Guenzani.
"L'occhio cerca una forma, un'idea, l'attende e invece si scontra con il pane ammuffito della natura o un argine di pietra. I denti dello sguardo si sbriciolano e si spezzano quando si osservano per la prima volta le chiese armene."  
Osip Ėmil'evič Mandel'štam 'Viaggio in Armenia', 1990, Angelo Pontecorboli Editore, Firenze.
 
Ho cercato - per curiosità e interesse visto che non conosco né il libro né l'autore -  l'origine di questo libro e qualche informazione sul suo contenuto. Parla di un viaggio in Armenia negli anni '30. Velocemente 'copio e incollo': "L’Armenia, «regno di pietre urlanti», divenne per lo scrittore il luogo di una primordiale fusione geologica fra il mondo cristiano-giudaico e quello ellenico, come dire fra le due lingue della sua poesia."

Mi sono chiesta, visto che non ho avuto la possibilità di parlarne direttamente con Gobbi, cosa lo abbia spinto a approfondire questo territorio reale e simbolico. Nelle 25 fotografie di piccolo formato esposte, vediamo una serie di chiese armene disseminate in un territorio che va dalla Francia al Caucaso. L'arco temporale va dall'Alto Medioevo ai giorni nostri.
Le foto, dunque, documentano un percorso culturale, cronologico e stilistico di uno stile architettonico che, nonostante il passare dei secoli è rimasto sempre lo stesso (vengo a sapere).  Mi domando. Se documentazione deve essere, perchè 'cadere' nell'accattivante pericolo di rendere pittoriche le immagini? Perchè 'adattare' la realtà - sicuramente già bella e poetica (il fascino misterioso e segreto delle vecchie chiese) - a sfumati, a forme circolari sovrapposte alle immagini, a frammenti di cornici ritagliate? Perchè trasformare un foto in una sorta di disegno a matita?

Belle, queste foto, fanno dimenticare l'approfondito studio che Gobbi ha investito in questa ricerca. Percorso poetico nel tempo tra romantiche architetture religiose o  espressione di un interesse verso un'indagine degli  aspetti identitari e multiculturali del vecchio continente, la sua memoria collettiva, i suoi incerti confini culturali?  

27/12/11

The Best 2011 by... Studio Guenzani, Milano

 The Waitresses, Ready To Order, April 25-May 1, 1978, Courtesy of Maria Karras
 Cheri Gaulke, Broken Shoes, May 22, 1980, Courtesy of Cheri Gaulke
Bob & Bob, Sex is Stupid, 1978, Courtesy Bob & Bob 
 

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Claudio Guenzani / Studio Guenzani, Milano
LOS ANGELES GOES LIVE:  Performance Art in Southern California 1970-1983    
27.09.2011 – 29.01.2012    
LACE, Los Angeles Contemporary Exhibition, LA

20/04/11

L'andata e il ritorno... di Studio Guenzani

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Lo Studio Guenzani propone la mostra andata-ritorno, con opere realizzate da alcuni artisti della galleria negli anni passati. Per questa mostra, a sensazione, vale il motto "meglio un'opera vecchia ma buona, piuttosto che una nuova ma zoppicante". Ha infatti il merito di far riflettere sui ritmi spaventosi che il sistema dell'arte impone, sia alle gallerie che agli artisti. Vigono, come non mai, le regole della novità, del premio, della giovinezza, dell'artista 'griffato' da un altisonante curatore... e cos'altro? Se così non fosse, al caro Claudio Guenzani - da sempre gallerista attento e puntuale nel proporre alcuni tra i più bravi artisti italiani in circolazione - ribadisco il consiglio che più volte ho avuto l'occasione di dirgli: di rituffarsi nel 'parapiglia'!!

Il percorso della mostra inizia con l'opera 'Trefili' di Stefano Arienti, una scultura semplicissima composta da giornali arrotolati e intrecciati che formano una lunga fune adagiata su se stessa. Ricorda vagamente le corde navali di barche e velieri; fa pendant 'Honey I rearranged the collection…' di Allen Ruppersberg. La mostra prosegue nell'altra stanza con 'Senza Titolo', l'affascinante scultura di Giovanni Kronenberg. L'opera consiste in un dente di narvalo, su cui l'artista ha fatto incidere un minuziosissimo autoritratto realizzato con una tecnica ottocentesca di incisione dell'avorio. A fianco l'installazione di Patrick Tuttofuoco, 'Levi', che segue le ultime ricerche dell'artista incentrate sulle maschere. A parte il grande quadro di Yasumasa Morimura, 'An Inner Dialogue with Frida Kahlo (Gift 2),' a far da padrona a questa collettiva, l'opera del quotatissimo Salvatore Scarpitta: 'Incident at Castelli'. Grande artista americano, scomparso da pochi anni, che attende di essere adeguatamente celebrato.

15/04/11

Coming soon!

Scultura Lingua, Marselleria, Milano
Andata-Ritorno, Studio Guenzani, Milano
Charles Avery - New Drawings of Onomatopoeia, S.a.l.e.s, Roma

03/12/10

Sbirciare negli album di Gabriele Basilico










Gabriele 'prezzemolo'/Basilico ha inaugurata la sua mostra allo Studio Guenzani. Non me ne voglia... ma è un pò sovraesposto in questi giorni a Milano (è anche alla Fondazione Stelline e ha da poco presentato un calendario per la Epson). Scrivo un'ovvietà: è uno dei fotografi più bravi, acclamati, ricercati e venduti in Italia. Perchè andare a vedere la sua mostra? Perchè c'è una cosa di Basilico che in pochi hanno visto. In galleria, accanto alle tre serie di fotografie selezionate (Bord de mer 1984-85, Porti di mare 1982-88 e Beirut 1991), in un piccolo tavolo 6 raccoglitori rossi con la scritta: D.A.T.A.R. 1984-85. E' stato piacevole e sorprendete sfogliare centinaia e centinaia di foto che Basilico ha scattato oltre 25 anni fa. Mi raccontava che, nei decenni, quando cerca delle foto da ristampare per progetti vari, ne scopre lui stesso di 'nuove'. In effetti, è stupefacente quanti pochi errori o fotografie sbagliate (per un occhio ingenuo come il mio) ci siano in questi raccoglitori. Credetemi, ci sono delle foto bellissime. Riporto in toto un appunto che ho chiesto ad una visitatrice all'opening: "È stato bello, alla sua mostra, poter sbirciare nei suoi album di lavoro. I meticolosi rilievi dei luoghi da fotografare in lastra in un secondo tempo, gli appunti personali, i segni, mostrano una mole smisurata di scatti (tutti buoni, viene da dire) da selezionare. È in questa selezione finissima ed accurata che sta la grandissima parte del lavoro del fotografo, costretto a eliminare costantemente, più che aggiungere. Onore al merito, maestro! Bello anche sentirlo notare, guardando le sue stampe 'vintage', come i toni delle stampe di allora siano più cupi e drammatici rispetto agli scatti contemporanei. La vecchia baritata si è anche inbarcata un pochino, e a noi nostalgici piace tanto…"

29/11/10

What's up? > 29/11 -5/12


HOOOKUURCH, Room Gallery
Emmanuelle Antille, The Flat

MEMORIES AND ENCOUNTERS - Sharon Houkema, Igor Muroni, Jo Robertson - V.I.R.



HOOOKUURCH, Room Gallery

Le Treport, 1985 , Gabriele Basilico, Studio Guenzani
Il raccolto d'autunno continua ad essere abbondante, Via Farini DOCVA e careof
Credits: Luigi Presicce, Tabula Luciferina
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Che succede questa settimana che mi può interessare?
- Lunedì 29 novembre allo spazio O’ A.I.R. Artisti In Residenza: Luigi Presicce e Katja Mater.
- Sempre lunedì, VIR Viafarini-in-residence (via Carlo Farini 35), tre artisti internazionali ospiti della residenze: Sharon Houkema, Igor Muroni, Jo Robertson. Progetto MEMORIES AND ENCOUNTERS

- Martedì 30 novembre, Il raccolto d'autunno continua ad essere abbondante, al DOCVA/careof. Chiara Agnello e Milovan Farronato hanno selezionato una serie di artisti 'maturi' per il raccolto: Davide Balliano, Luca De Leva, Gabriele De Santis, Alessandro Di Giampietro, Emma Ciceri, Marco Colombaioni, Enza Galantini, Enzo Giordano, Martino Genchi, Silvia Idili, Luca Resta, Marta Roberti, Mirko Smerdel, Gian Maria Tosatti.
- Nella serata di martedì, da The Flat (Massimo Carasi), doppia personale di Michelangelo Penso e Emmanuelle Antille.

- Mercoledì 1 dicembre alla Room Gallery un delirio. Mi credete che non ho ancora esattamente capito cosa combineranno in galleria. Mi hanno mandato un testo delirante. La cosa mi piace. Cado anche io nella rete malefica del 'se non capisco...mi attrae'. Tutti all'opening, allora. Dal poco che ho capito, Di Fabio Derek Maria Francesco è l'artista promotore, che poi ha coinvolto Alessandro Agudio, Michele Gabriele e Beatrice Marchi. Titolo della mostra HOOOKUURCH. Clicca anche qui Hookuurch.
Stessa sera ...le cose si fanno più tranquille per il grande classico Gabriele Basilico allo Studio Guenzani, Gabriele Basilico. In mostra la selezione di 26 vintage prints tra i suoi tre progetti famosi: Bord de mer 1984-85, Porti di mare 1982-88 e Beirut 1991.

18/09/10

Start...me Up! # 2




Matteo Rubbi, Studio Guenzani

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Los Vigilantes de la Playa, a cura di Milovan Farronato alla galleria Nicoletta Rusconi
David Renggli, Franz Schmidt, Kelly Tippsman


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William E. Jones, Raffaella Cortese

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Matteo Rubbi - Mostra che, a quanto pare è piaciuta a molti. Chi perchè ha sentito Matteo che raccontava, spiegava, motivava e divertiva; chi perchè ha trovato interessante questa ricerca bizzarra dei 90 elementi. Ad altri è piaciuto il 'gioco' del sistema solare diffuso nelle strade intorno alla galleria (per chi ci va, noti il pallone da basket in entrata). Per me, che Matteo non l'ho ascoltato e, devo dire la verità, non ho letto neanche il comunicato stampa, devo dire che tutto sommato la mostra non mi ha coinvolto più di tanto. Spiegata per sommi capi, può risultare didascalica e un po' troppo poetica per i miei gusti: trovare i 90 elementi chimici e mostrarli in una stanza... rappresentare, dunque, l'universo. Un commento (ironico) che ho sentito a freddo: "In una bottiglia di vino ci sono quasi 70 elementi chimici!" Il problema di questa mostra è che se non viene spiegata e raccontata, l'effetto è quello di un accozzaglia di oggetti messi alla rinfusa. Ma si sa che l'opera, spesso, è solo un accessorio. Rubbi mi è piaciutiodi più in altre situazioni.
Los Vigilantes de la Playa - Mostra molto teatrale e fin troppo pulita: si è perso quel senso di ambiguità, paradosso e ambivalenza tanto sottolineato dal curatore. Qualcuno mi spieghi il senso del 'visual essay' by Milovan Farronato (per chi lo ha sfogliato).
William E. Jones - Della serie di video in mostra, uno mi ha particolarmente colpito. 'Tearoom' (1962-2007). Inevitabile visto il tema che trattava: è un video realizzato dalla polizia locale durante unʼindagine compiuta a Mansfield nel 1962 per controllare gli omosessuali, che si incontravano nei bagni pubblici, accusati di sodomia. Gli altri video esposti, mancavano un po' di forza. L'artista è intervenuto nelle pellicola creando degli effetti pittorici un po' gratuiti (dal mio punto di vista). Stesso discorso per le foto in mostra.