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06/07/12

Pics from Fondazione Prada / The Small Utopia. Ars Multiplicata

 Veduta dell'installazione che include opere di Man Ray, Meret Oppenheim, Maurice Henry, Max Ernest
 Vista del'installazione con opere di Marcel Duchamp
Veduta dell'instllazione con opere di Marcel Duchamp
Courtesy Fondazione Prada, foto di Attilio Maranzano
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E' inaugurata ieri la mostra 'The Small Utopia. Ars Multiplicata' alla Fondazione Prada nella sede di Ca’ Corner della Regina a Venezia. Il titolo della mostra  - a cura di Germano Celant - fa riferimento al desiderio, nato all’inizio del Novecento e proseguito fino agli anni Settanta, di ampliare la diffusione dell’arte nella società, attraverso la moltiplicazione dell’oggetto, sperimentandone le inedite fruizioni estetiche e sociali. 

It was inaugurated yesterday the exhibition ‘The Small Utopia. Ars Multiplicata’ at Fondazione Prada at Ca' Corner della Regina in Venice. The title of the exhibition - curated by Germano Celant - refers to the desire, born at the beginning of the twentieth century and continued until the 70’s, to broaden the dissemination of art to the society, through the multiplication of the object, by experiencing the unprecedented aesthetic and social fruition.

16/09/11

Castello di Rivoli: assalto alla poltrona...


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A pochi sarà giunta questa notizia fresca fresca di stampa. 
Germano Celant ha 'rotto il silenzio' rivelando quanto il Castello di Rivoli sia in balia di  un tentativo, anche poco chiaro, di un assalto all'appetibile poltrona di direttore.
C'è giunta voce che, appoggiato dall'assessore alla cultura regionale (che gli ha addirittura promesso il posto), il  noto critico torinese Luca Beatrice punta alla poltrona del Castello. 
Ricordando il 'suo' Padiglione Italia di pochi anni fa (solo per citare il caso più eclatante), ci auguriamo che la voce di corridoio sia presto smentita. 
Lasciamo lavorare in pace l'attuale direzione!

Leggi l'articolo uscito oggi sulla STAMPA!

31/05/11

Alighiero e Boetti Day - Part One 'Amazzare il tempo'

Photo Isabella Gherardi
Photo Isabella Gherardi
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28 Maggio 2011, ore 12.00 - 00.00
Auditorium RAI, Torino
Luca Cerizza, Francesco Manacorda e Massimiliano Gioni aprono l' 'Alighiero Boetti Day' (Artissima e Fondazione Trussardi), davanti ad un centinaio di persone. Sembravamo pochi nel grande e bellissimo Auditoriom RAI, disegnato da Carlo Mollino nel 1952. Sulle 10 sedie messe sul palco di quest'ultimo, si sono avvicendati decine di ospiti radunati per rendere omaggio ad uno degli artisti più significativi e misteriosi del '900. La giornata faceva parte del più grande progetto dedicato all'artista: 'Giorno per Giorno' (in varie sedi a Torino).
Ho preso alcuni appunti, ho trascritto alcuni aneddoti e frasi a random!
Il primo a raccontare in pochissimo tempo dei ricordi risalenti a 40 anni fa, Michelangelo Pistoletto. L'artista incontrò Boetti nel '67: "Si avvicinò e mi chiese: Come si fa ad avere successo? Come/dove devo indirizzare la mia opera?. Gli risposi che l'opera non ha direzioni... e lo invitai nello studio in Via Raimondi per partecipare, con altri artisti, alle prime manifestazioni di quella “collaborazione creativa” che in seguito mi portò a a sviluppare il Manifesto della collaborazione."
Racconta invece Piero Gilardi (tra le immagini che scorrono mentre parla anche un frame che lo immortala con Viva Superstar) che un astuto AeB, per sbarcare il lunario, comprava a Vallauris (Provenza francese) delle edizioni in ceramica di Picasso e - con qualche trucchetto per 'scansare' la dogana - le vendeva in Italia.

Viva Superstar (Janet Susan Mary Hoffman) e Piero Gilardi
Dai racconti di Pistoletto, Gilardi, Clino Castelli, emerge un AeB vivace/ombroso, che amava i vestiti, la 'scena'... che parlava per rima, per filastrocche... che leggeva riviste di moda... che, il suo 'passo a lato' lo ha compiuto andando in Afghanistan. AeB 'scappa' dall'Occidente e dalla società fordista in quanto rifiutava il sistema dominante.
Excursus universaleastrofisico per Tommaso Trini. Ricorda che Boetti diceva: "Il mio problema non è quello di fare delle scelte dettate dal mio gusto, ma quello di trovare un sistema che scelga per me".
Brevissimo e pacato Salvo, ricorda che quando divideva lo studio con AeB, si lavorava/giocava/studiava. "Si viveva lavorando e giocando". Ricorda la 'balla' che AeB raccontava in giro: che avevano un gruppo muscale. In realtà Salvo sì e no se riusciva a tenere una chitarra in mano. Questa del gruppo, era un capriccio che AeB amava raccontare in giro. Hanno anche fatto un'audizione alla Cetra. Gli hanno chiesto: "Ma perchè suonate?"... tanto erano incapaci! I due artisti, avevano anche tentato di inventare un artista farlocco - tale Alessio - specializzato in animali-giocattolo. Hanno iniziato a ipotizzare un curriculum e produrre alcuni disegni. Si sono stancati lasciando perdere. (Questo fatto mi ha ricordato AnnLee di Huyghe e Parreno)
Disegno del (finto) artista che Salvo voleva 'creare' con AeB.

Racconta del Piper di Torino l'architetto Pietro Derossi. In questo luogo sono passati tantissimi artisti tra cui anche AeB. Mentre raccontava, ha mostrato alcuni abiti creati da AeB in plastica, tra cui quello con i pesci. In questo luogo si sperimentava un tipo di ricerca in cui moda/arte/musica/teatro si fondevano-confondevano
Piper a Torino (architetto Piero Derossi)
Emidio Greco, regista e sceneggiatore italiano, conosce AeB una lontana mattina persa nell'adolescenze, quando sia lui che AeB hanno marinato a scuola. Da lì nasce una lunghissima amicizia. Ricorda che già da giovanissimo AeB voleva fare l'artista ma aveva il problema che doveva 'imparare' ad esserlo. Racconta che alla fine degli anni '50, assieme ad AeB aveva visto due importanti mostre: una di Bacon e una di Nicholas De Stael. AeB è rimasto fortemente impressionato sopratutto da quest'ultimo, producendo una serie di dipinti (andati distrutti) che si ispiravano all'artista russo. Greco gira "Niente da vedere niente da nascondere" (1978): film sull'opera di AeB.


Alle 15, circa due artisti rendono omaggio al grande. Il primo è Patrizio Di Massimo. Su due proiettori scorrono decini di fotografie che ritraggono il sosia del sosia del sosia.
Patrizio Di Massimo
L'intervento di Maurizio Cattelan, è introdotto da Massimiliano Gioni che racconta di essere stato il 'gemello diverso' di Cattelan. Dal 1998 al 2005, Gioni parlava, rispondeva, spiegava facendo le veci di Maurizio. Svela che gli artisti a cui 'rubava' idee, pensieri e risposte erano: Alighiero Boetti, Gino De Dominicis e Carmelo Bene.
Gioni racconta anche che Maurizio Cattelan ha incontrato AeB in occasione della Biennale di Venezia nel 1990, dentro al Padiglione statunitense accanto ad una pila di poster di Jenny Holzer. Hanno chiaccherato un pò e prima di salutarsi, AeB ha preso un poster, ha aggiunto un nuovo truismo alla lista della Holzer - "Non scrivere mai cazzate" - l'ha firmato e glielo ha regalato. Per questa gionata, Cattelan ha commissionato a due gemelli di leggere l'intervista immaginaria che ha fatto ad AeB, 'Infiniti Noi' (la potete trovare in Flash Art n. 230, 2001. All'entrata del teatro era possibile prendere una copia del poster.

Toccante, profondo, asciutto l'intervento di Lawrence Weiner. Ha esordito dicendo che trova assurdo cercare di capire le opere d'arte attraverso ciò che dicono gli artisti. Con AeB comunicavano con un pessimo francese, forse non serviva che si dicessero troppe cose.. Secondo lui, AeB voleva creare delle 'messe in scena'.
Lorence Weiner
16:00 In diretta da Venezia, il 'padre' dell'Arte Povera Germano Celant via skype. Gioni lo incalza a raccontare quegli anni. Lui dice che era un pò come un ritrovo al bar 'galleria Sperone'. Gli artisti si radunavano lì per stare assieme. Si era creata una comunità di artisti con gli stessi intenti e sensibilità... e forse di 'disperati' con le stesse idee. Ricorda un AeB individualista, grande anticipatore; non cercava una coeranza di stile o il riconoscimento di uno stile preciso. AeB ha rotto con il sistema di 'riconoscimento', tanto che da 'fuori' il suo modo di lavorare sembrava una contraddizione.
Germano Celant in diretta da Venezia by skype
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Chi c'era?
Francesco Manacorda e Luca Cerizza, Michelangelo Pistoletto, Di Fabio Derek Maria Francesco e Luca Trevisani, Bruna Roccasalva e Vincenzo De Bellis
Jonathan Monk e Patrizio Di Massimo, Pier Luigi Sacco e Laura Cherubini, Amedeo Martegani, Francesco Garutti e Alice Guareschi

18/04/11

Lamiere, MDF, panche e pannelli... ♺ ROTOR

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Lamiere di acciaio bugnato, pannelli di polipropilene, passerelle in MDF, piasterelle, telai in alluminio, panche in schiuma polietilenica, costruzioni in cemento armato ecc. La Fondazione Prada è stata trasformata in un deposito 'qualunque'. Il collettivo di Bruxelles, Rotor, ha rovistato nei magazzini dove dal 1993 sono stati depositati i set delle sfilate di moda delle collezioni Prada per dar vita al progetto ex Limbo. Hanno praticamente spostato del materiale, esattamente come lo hanno trovato, stipato e dismesso. Propongono così - con un gesto alla Dunchamp, scrive Germano Celant - un inventario di materiali di scarto.
La Fondazione Prada durante il battage del Salone del Mobile, ha voluto creare uno spazio 'neutro' dove al quasi tutto, si appone il quasi 'niente': 'da prodotto negativo e da dimenticare in qualcosa di sorprendente e non anticipabile allo sguardo di tutti" (G. C.)
Mixando la "rivalutazione del caotico e del distrutto", ragionando sui resti degli elementi architettonici e scenografici dei set delle sfilate, i Rotor hanno cercato di svelare o smascherare la normalità non solo degli eventi/sfilata, ma anche del concetto di 'evento'. Perchè un pannello in MDF o un telaio di allumino, resta (anche se spostato) quello che è...


* Courtesy Rotor e Fondazione Prada, Milano. Photo: Agostino Osio
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Benjamin Lasserre, Melanie Tamm, Lionel Devlieger, Michael Ghyoot,Tristan Boniver, Maarten Gielen