22/11/11
Photo report > Flavio Favelli alla galleria Cardi Black Box
05/09/11
Un giro al Macro ad agosto
25/05/11
Short interview n. 6 > Flavio Favelli 'Hotel Giappone'
a cura di Antonio Grulli
Art * Texts * Pics: Mi racconti la mostra in poche righe?
Flavio Favelli: Lo spazio di Farnè è dove c'era il Grand Hotel Brun di Bologna bombardato nell'ultima guerra. Con Bologna ho un rapporto conflittuale, la famiglia di mia madre era molto bolognese, dei parenti avevano lavorato all'Hotel Brun che era uno dei primi centri commerciali di lusso. Gli hotel poi per me sono stati sempre i viaggi, quando mia madre mi portava via da casa, i set, le carte da lettere intestate, le cartoline, mi sembrava che fosse una realtà parallela, più libera, indipendente, lontana dai problemi di famiglia.
Oltre ad essere una mostra che ha a che fare con gli hotel è una mostra sui miei ricordi e sulle mie immagini rispetto agli hotel. C'è una grande insegna con neon fucsia HOTEL, c'è un pavimento rialzato nero e decorato con disegni avorio, ci sono dei miei disegni su carte intestate originali di hotel. Ho disegnato il logo El Al sulla carta del King David di Gerusalemme, amo queste immagini.
ATP: Non è la prima volta dove affronti il tema dell'hotel. Perchè questa scelta?
FF: Come ho detto certi termini, certi luoghi, certi nomi mi catturano per il fatto che sono stati decisivi nel mio passato. Mia madre decise, quando avevo 8 anni, di farmi viaggiare con lei per tutto il paese e poi l'Europa. La vita, pensava, era meno triste con l'arte, era un'evasione dai problemi della mia famiglia. Captavo da qualche parte il vero motivo di queste visite: era legato allo stare lontano, anche con i pensieri, da casa. L'arte nascondeva, ma alla fine dava risalto, al dramma familiare. La mia infanzia e la mia adolescenza furono un continuo fuggire coi viaggi d'arte da quello che c'era in casa. Gli hotel erano i complici di questa fuga.
ATP: Spesso recuperi avvenimenti, ricordi, memorie per far rivivere oggetti desueti. Perchè?
FF: Perchè provo piacere. Tento di ricostruire immagini e ritagli delle immagini della mia memoria personale e tutto questo è molto forte e mi dà un piacere speciale. Ho passato la mia infanzia e la mia adolescenza in mezzo a delle forti tensioni familiari. Da figlio unico, spesso solo, nella casa dei miei genitori prima a Firenze poi a Bologna e in quella dei miei nonni e poi nella casa delle vacanze sull'Appennino. La casa dei miei nonni era un emporio di oggetti e cose antiche, mio nonno amava possedere. Tutti quegli oggetti parlavano, le radiche, le ceramiche, gli avori, i cristalli, le cornici, la tavola imbandita. Mi ricordo tutto perchè gli incubi e i sogni ballavano con gli arredi e i tappeti e le frange delle poltrone. L'unico regalo che ho fatto a mio nonno per tutti i suoi compleanni è stata l'acqua di colonia Roger e Gallet, la metteva nel fazzoletto ogni mattina. Quel periodo secondo me tutto andò molto male. E' come se lo volessi ricostruire, riportare in vita, forse per farlo andare bene o forse per tentare di riviverlo e basta, come si vorrebbe rivivere certi momenti passati per rimetterci le mani. Gli oggetti, i pavimenti, i mobili, gli arredi a volte fanno riapparire tutto ciò.
ATP: Le tue mostre hanno sempre un'atmosfera 'd'altri tempi'. Pensando anche ad altre tue opere passate, ho la sensazione che se viste in un'ideale dimora fatta di tante stanze, le tue opere andrebbero a formare una dimora sospesa nel tempo. Cosa pensi di questa ipotetica grande casa? O grande opera totale?
FF: Sì sono luoghi legati ad un immaginario del mio passato.
E' come se mi voltassi sempre indietro. Tutti questi ricordi messi insieme e riproposti in forma di oggetti e ambienti possono diventare delle intere case....Ogni cosa che ho a casa proviene da una scelta precisa e così è per le mie opere che sono quasi sempre costituite da oggetti originali e spesso irripetibili e che comunque non ci sono più; spesso per molte mostre ho cambiato il pavimento e le luci perchè sono due elementi determinanti in uno spazio, non mi vanno mai bene i faretti o il cemento verniciato così porto spesso dei lampadari, dei neon, dei tappeti, interi parquet. Quello che passa il convento è sempre spesso troppo regolare. Fra poco inizierò un'opera -forse totale-: il progetto che ho per l'esterno di casa mia. Diventerà una grande scatola-teca fatta con vecchi infissi, telai e finestre, una grande assemblaggio-accatastamento con una cupola che ricorderà l'Atomic Dome di Hiroshima e il Mausoleo di Teodorico. Sarà il mio mausoleo, una grande baracca.
EX-BRUN - FARNESPAZIO©
Galleria del Toro, 1 primo piano
Bologna
15/12/10
12/11/10
Le Sale Interne di Flavio Favelli


Alcune foto della mostra di Flavio Favelli, 'Sale Interne', alla galleria S.A.L.E.S di Roma.
03/08/10
04/07/10
Castelli in Movimento: Benassi - Becheri
Tra le gli eventi paralleli della Biennale di Carrara, c’era anche l’appuntamento 'Castelli in Movimento' al Castello Malaspina di Fosdinovo (tanti tornanti da Carrara) con i progetti di due artisti: Riccardo Benassi e Emanuele Becheri. Il progetto a cura di Alberto Salvadori (e grazie a Maddalena Fossombroni e Pietro Torrigiani Malaspina, proprietario del castello, che a guardarlo faceva impressione tanto assomigliava ad un antico dipinto di un discendente forse cavaliere, appeso in una delle tante sale del castello), prevedeva che i due artisti, dopo una residenza, dialogassero con l’affascinante dimora, per arricchirne la storia e la ricchezza culturale.
L’intervento di Emanuele Becheri:ha tolto due quadri appesa da decenni da una sala. Dietro alle tele si sono formate nel tempo delle grandi ragnatele che l’artista ha ‘immortalato’ pressando sopra di esse un grande foglio adesivo. Progetto bello da raccontare un po’ ‘povero’ da vedere. Ha prodotto due Impressione#8 e Impressione#9, due sorta di fotografie che ha installato esattamente dove erano i due quadri rimossi. Più coinvolgente (per me) il lavoro di Riccardo Benassi, ‘collective prearrangement, variable countdown’ che, incontrato all’inaugurazione ha raccontato da dove gli è nata l’idea per la sua grande installazione. Ha ragionato sul luogo in cui è nato il castello, il cucuzzolo di una collina, per prolungarne idealmente la forma. La sua installazione era maestosamente visibile – nonostante l’artista abbia dichiarato che voleva fare un cosa molto leggera e discreta – in un grande salone del castello falsamente decorato con finti affreschi alla maniera di ‘Giotto’ ma con fisionomie e dettagli che avevano del rinascimentale (insomma un palese falso storico.. comunque). Benassi ha steso un lungo tappeto azzurro per la lunghezza della sala: un estremo era appeso al grande lampadario centrale con inserito all’interno un piccolissimo frammento della voce dell’artista che si ‘consumava’ mano a mano che veniva diffuso dalla piccola cassa (scusate ma tecnicamente non ho capito come fa a ‘consumarsi’ il suono); l’altro estremo del tappeto, dopo aver percorso un corridoio, terminava davanti ad una finestra. Sotto la finestra ma sopra il tappeto, dell’intonaco scrostato dall’artista. Fuori dalla finestra, a 200-300 metri più in basso, un campo da calcio pieno di pecore che, beatamente, brucavano l’erba. L’effetto, nel suo complesso, era molto surreale.
Nel cortile un’installazione di Flavio Favelli, ‘L’Ozio’. D’acchito sembrava una cosa ‘buttata’ nel cortile per essere trasportata da un robivecchi. Una struttura sgangherata arancione con mensole di vetro e piccoli decori d’altri tempi. Qualche goccia di vetro e ghirigori di ferro.
Grazie a Riccardo Benassi per il suo chiarimento!
Ciao Elena, una bella idea il tuo blog! e grazie mille per il post...
Mi ha particolarmente colpito il fatto che non ti sia fatta sfuggire la magia delle pecore (Oltre alla strada, le vere protagoniste della finestra aperta)... c'è bisogno di punti di vista diretti e soggettivi come il tuo, spesso la carta stampata non li permette, ma non sono il sale di tutte 'ste minestre?
...hai ragione, l'intervento non è assolutamente "minimo" a livello spaziale, ma dal mio punto di vista lo è a livello temporale (rimarrà installato due mesi, mentre in lavori di emanuele e flavio sono pensati per una collezione perenne)... anche il fatto che il feltro si sporcherà sempre di più e il suono si consumerà quotidianamente accenna a questa volontà di lasciare spazio ad altro...
Già che ci sono ti spiego il funzionamento del loop sonoro, e come mai si consuma: è una cassetta-continua (non finisce mai) che dura 12 secondi, e ogni nastro magnetico deperisce durante l'uso. Succedeva anche con le cassette del festival bar che compravo un po' di estati fa: la differenza è che duravano 90 minuti e ci volevano 15 ore (900 minuti) per ascoltarle 10 volte, invece qui ci vogliono 2 minuti (120 secondi) perchè la cassetta si ripeta 10 volte, e quindi si consuma più velocemente...
Riccardo




























