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05/04/12

1000 battute / Marianna Vecellio / Dormitorio Pubblico / Campoli Presti

Ugo Mulas, Dormitorio Pubblico, 1964
Installation view: Giuseppe Uncini and Luciano Fabro
Installation view: Marisa Merz and Carol Rama
Installation view: Alessandro Piangiamore and Luciano Fabro
Installation view: Carla Accardi and Luciano Fabro 
Courtesy  Campoli Presti, London - Paris
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Dormitorio pubblico / Londra

"La mostra trae titolo e ispirazione dall’immagine Dormitorio pubblico di Ugo Mulas. Appartenente a una serie realizzata nei primi anni Cinquanta e dedicata dal fotografo alla città di Milano.  La fotografia illustra un dormitorio in perfetto ordine dopo che gli occupanti se ne sono andati.
Mulas intendeva produrre un archivio fotografico della sua città, soffermandosi sul rapporto tra la struttura morfologica del tessuto urbano e le cose e le persone che l’abitavano, osservando - dalle parole dell’artista - “quello che non si conosce; cioè gli interni, le case, quello che non si vede o non si vuol vedere, o che non si vuol far vedere (…) fotografare tutto questo senza la gente; perché quello che ci colpisce di più quando entriamo in un luogo, è il fatto che esso sia frequentato, è la gente. (…) Vorrei che di gente non ce ne fosse, che fosse protagonista una certa struttura portante che chiamiamo città, una struttura inarticolata, che porta una folla anonima (…) una sorta di “limbo”.

La mostra segue le tracce alle quali il fotografo rivolge l’attenzione nella sua riflessione. Egli infatti progetta una rimozione della presenza umana che, nonostante ciò, permane in forma di segno residuale e latenza, e che, seppur fragile e quasi impercettibile, è capace di aggiungere senso e restituire una dato significante all’immagine.
Sviluppata nei due spazi espositivi della galleria Campoli Presti di Parigi e Londra, la mostra intende porsi come un progetto unico. La galleria assente è il “limbo” e compare, rispetto alla sede presente, come una traccia poetica."
Marianna Vecellio
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Dormitorio Pubblico / Carla Accardi, Luciano Fabro, Lara Favaretto, Marisa Merz, Ugo Mulas, Alessandro Piangiamore, Carol Rama, Santo Tolone, Giuseppe Uncini and Vedovamazzei
Curated by Marianna Vecellio
Until 5 May 2012
Campoli Presti, London - Paris

11/10/10

Il morbo italiano a Grenoble... Part One









Il curatore Yves Aupetitallot

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Titolo bizzarro per una mostra, Sindrome Italiana. Siamo a Grenoble, al Centro Nazionale d'Arte Contemporanea, Magasin. E siamo in tanti, forse in troppi in questa mostra che presenta un insieme di progetti dedicati alla giovane scena artistica, curatoriale e editoriale Italiana, successiva alla generazione di Maurizio Cattelan (e ti pareva, che Mr. Joker, non fosse citato anche qui!). Si diceva della 'sindrome'... E' un complesso di sintomi che denunciano una situazione morbosa senza costituire di per sé una malattia autonoma. In questo contesto si usa questa pre-patologia per individuare un fenomeno (non tipicamente italiano, per altro) che riguarda l'emigrazione degli artisti a Londra, Parigi, New York ecc. Premesso che la maggior parte degli artisti vive e lavora, più o meno felicemente, in Italia, il taglio della mostra mi sembra abbastanza, ripeto, bizzarro e pretestuoso. Senza un reale taglio curatoriale, a mio avviso, si sono raggruppati 40 artisti rovistando qua a là nel panorama italiano. Alcune presenze mi hanno lasciato perplessa: chi per l'esiguità delle esperienze professionali, chi per l'opposto (qui citerei Paola Pivi e Francesco Vezzoli).
Entriamo nel grande e suggestivo spazio espositivo. Da subito spicca il chiaro sbilanciamento dato ad alcuni artisti a scapito di altri. La sala principale (praticamente il 50% dell'intero spazio) è dedicato a soli 5 artisti, mentre il resto dei 35, sono 'sacrificati' nel rimanente. Lara Favaretto è premiata dal curatore che la pone in modo sbalorditivo non solo all'ingresso, ma lungo tutta la sala principale. Vedo Lara preoccupattissima e anche un pò incazzata che non si da pace per il ruolo di reginetta che le hanno imposto. Indipendentemente dal suo volere, si è trovata ad ingegnarsi un allestimento ad hoc per 'riempire' La Rue con l'installazione Plotone e (non contenti) anche con i tre cubi di coriandoli. A farle compagnia le bandiere nere di Danilo Correale, la Fontana Angelica di Santo Tolone (lavoro nato a Villa Necchi che qui zoppicava un po'), la scultura dei Pennacchio Argentato e la grande vela del Bounty di Matteo Rubbi.

19/05/10

inside/out - Villa Necchi


Matteo Rubbi

Santo Tolone
Santo Tolone
Riccardo Beretta
Meris Angioletti - Conversation Pieces, 2010
Progetto speciale per catalogo, © Rotofoto, Milano

Attore: Alberto Onifretti nella performance di Patrizio di Massimo

Luogo stupefacente per la mostra Low Dèco a cura di Alessandro Rabottini: Villa Necchi, gioiello architettonico del '900. Cinque gli artisti invitati a confrontarsi con questo 'mostro sacro' e intoccabile (non c'era nessuna opera all'interno se non la performance di Di Massimo). Prima opera, la più immateriale, Conversation Pieces di Meris Angioletti: un'opera sonora fruibile in cuffia che mi ha fatto immaginare quadri di Van Eyck e Rubens, ma anche Gruppo di famiglia in un interno di Visconti (ne consiglio la visione), in un accavallarsi di voci, situazioni, fonti letterarie e storiche. Surreale girovagare nel giardino delle Villa con un intarsio di racconti. Discrete ed eleganti le sculture in tubolare in ottone di Santo Tolone, che ha materializzato ombre in marmo e reso reali progetti per fontane mai realizzati da Portaluppi. Ho apprezzato meno gli intarsi di Riccardo Beretta Portoro. Penso che dipenda dal fatto che erano 'attaccati' al fusto degli alberi, per altro non avvicinabili (era proibito camminare sull'erbe). Il lavoro di Matteo Rubbi, L'Italia in cerchio, essendo un'opera da fruire giocando... non ho esattamente capito in cosa consiste. So, da comunicato, che ha coinvolto 17 amici, tra artisti e scrittori. L'opera forse più toccante ritengo sia quella di Patrizio Di Massimo, Fuga dal Disordine. Una performance appassionante, che mi ha fatto riflettere su un periodo, quello Fascista, da un punto di vista intimista e molto umano. L'attore professionista ha raccontato vicende e racconti di vita vissuta sovrapponendo vicende biografiche di personaggi come Margherita Sarfatti e Italo Balbo, legati al Fascismo e alla sua iniziale percezione come avanguardia politica che si è trasformata ben presto in regime totalitario. A chi non avesse ancora visto la mostra, consiglio di prenotare la visita guidata.

Photo Courtesy Andrea Balestrero