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30/09/11

Photo Report > Il Belpaese dell'Arte > Gamec Bergamo

Elmgreen & Dragset, Italian Treasure, 2006, Collezione privata 
Gino De Dominicis, La Madonna che ride, 1972
Alice Guareschi, Mappamondo, 2009
Marco Congolani, Comics (Vittorio Emanuele) 2010
Sislej Xhafa, Giuseppe, 2007 - Claire Fontaine, Vision of the world (Italy), 2007

Gabriele Di Matteo, La Nuda Umanità / History Stripped Bare  (L'incontro di Teano tra Garibaldi e il re Vittorio Emanuele II), 2005-2010
Emilio Isgrò, Viva il Papa, 2010, Copyright Emilio Isgrò - Courtesy Boxart, Verona
Foto: Andrea Valentini
Gabriele Picco, Untitled, 2006, Courtesy Francesca Minini, Milano

Ambiente Giacomo Trecourt, Ritratto di Eloisa Zendrini col fratello, terzo quarto del XIX sec.
Gianni Colombo, Strutturazione fluida, 1960
Rosella Biscotti, Le teste in oggetto, 2009
Aleksandra Mir, Gemini, 2009, Courtesy Magazzino, Roma
***
IL BELPAESE DELL’ARTE
Etiche ed Estetiche della Nazione

L’immagine dell’Italia nel mondo, dall’Ottocento ai nostri giorni, nella molteplicità delle sue espressioni visive, dal cinema all’arte, dalla letteratura al Made in Italy, dalla cultura d’élite a quella popolare, vista attraverso 200 opere di artisti italiani e internazionali ma anche di ‘cose e fatti’, come i cimeli e i trofei di grandi protagonisti dello sport. 
Fino  al 19 febbraio 2012 
GAMeC di Bergamo  
a cura di Giacinto Di Pietrantonio e Maria Cristina Rodeschini

 Marco Colombaioni, Il gioco dell'oca, 2009

12/05/11

Le Pennellate, i colori...



Natalie Rognsøy
Sara Enrico
Riccardo Baruzzi
Alice Guareschi

Beni Bischof
Richard Aldrich
Alice Guareschi
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Reduce da incontri non senza accese discussioni sulla pittura, Davide Ferri ha pensato bene di rendere le tante parole, dei fatti. Mesi fa, con Antonio Grulli, Ferri ha curato una serie di conferenze sulla pittura – ‘La pittura è oro’ – al DOCVA. Tanti i punti di vista, convergenti o discordanti, tante le osservazioni, i compromessi, le delusioni raccontate anche da molti pittori. Da questa esperienza probabilmente, nasce l’idea di curare la mostra alla galleria di Alessandro De March ‘Ancora un altro esempio della porosità di certi confini’. In mostra opere sia di pittori, che di non pittori. Penso ad Alice Guareschi, presente con la stampa di un disegno (molto pittorico, per la verità) fatto quando era bambina. L’impressione che ho avuto, fin da subito, è quella di una mostra che utilizza la pittura non tanto per ragionare su se stessa, ma bensì per espandersi altrove, per collocarsi in una terra di nessuno dove - accantonata la ricerca tradizionale del mezzo espressivo- si libera verso un territorio poetico imprevedibile dove tutto è permesso. Lo stesso curatore esplicita: “Esiste in pittura una specie di retorica dell’irrisolto, del provvisorio. Io ci ricado talvolta, forse perché per me i dipinti più belli sono spesso quelli che nascono a margine di qualcos’altro. All’insegna della velocità, o della distrazione. I tentativi, gli scarabocchi, le tavolozze. Quelli che fai mentre stai pensando ad altro.”
Suggerisce Ferri, che di questa mostra non si può dire molto di più che: le pennellate, i colori.
Mi piace questa aria dimessa o spassionata, sia della mostra che del comunicato stampa. E’ come se avessi la sensazione che, messe le mani avanti, mostra e curatore mi chiedessero di pensare a ciò che voglio, senza indicarmi o suggerirmi alcunché.
In mostra c’è un curioso lavoro di Andrea Büttner che, scomodando l’arte medioevale (per colori e grafismi) dipinge una grande parete marrone fino a dove riesce ad arrivare il suo braccio. Quest’opera le sintetizza, a mio parere, un po’ tutte. Gli altri artisti in mostra - Richard Aldrich, Riccardo Baruzzi, Beni Bischof, Sara Enrico, Alice Guareschi, Maria Morganti e Natalie Rognsoy – utilizzano la pittura ‘fino a dove arriva il loro braccio’; senza preoccuparsi di cose deve o non deve dimostrare il mezzo. Se ne fregano, sembra, di utilizzare pennelli, dita, tela, plastica, spray, legno, muro, sedie... giocano con la pittura, con le macchie, con i supporti... E’ come se avessero scritto tante poesie, dove ogni parola (colore) ha un densissimo significato, per lo meno per chi la scrive (dipinge).

10/03/10

/Little Costellation/


/Little Costellation/
contemporary art in geo-cultural micro-areas and small states of europe
Presentato al Careof DOCVA

Ecco una mostra il cui titolo mi piace. Le premesse sono, sulla carta, ottime. Peccato che la mostra non proponga niente di così 'stellare'. Positiva l'apertura al un network internazionale per l'arte contemporanea. Da comunicato stampa: 'relazioni con numerosi enti, associazioni e musei'. L'obiettivo è dare un'ideale panoramica ai piccoli Stati d'Europa: Andorra, Cipro, Islanda, Liechtestein, Lussemburgo, Malta, Monaco, Montenegro, San Marino e alcune micro realtà geoculturali, tra cui il Canton Ticino (CH), Ceuta (E), Gibilterra (UK) e Kaliningrand (RUS).
Curatore della mostra Roberto Daolio (che all'inaugurazione, come sembra fare spesso, è apparso discretamente per sparire dopo pochissimo!)


Ribadisco che sulla carta, le premesse teoriche della mostra sono interessanti:
"La mostra è una costellazione di idee che avvolge molteplici direzioni, ognuna interpretabile in modo libero e autonomo. (Di solito quando si scrive così, significa che gli artisti espongono quello che più gli pare e gli piace!) Paradossalmente, ciò che accomuna e avvicina questi artisti è la percezione e il senso della distanza del vivere in territori ad alta definizione simbolica, come un appariscente risultato, teso a leggere questi luoghi (espliciti e non, giudici o complici) nel continuo processo di 'auto-riorganizzazione' sistematica che caratterizza le società complesse".
Nelle opere in mostra queste tematiche, o non sono contemplate o, se lo sono, non ne emerge la complessità. Sono forse stata distratta?
Interessante la performance di Ingibjorg Magnadottir, Il silenzio, il cliché, la paura. Visione d’amore. L'artista islandese, è una performer che utilizza per le proprie azioni elementi mutuati da differenti ambiti disciplinari, quali danza, teatro antropologia, psicologia sociale e arti visive. La performance, a parte qualche imperfezione scenografica, è stata intensa e suggestiva: improvvisazione e recitato, movimenti assurdi e imprevedibili, musica e silenzio, parlava di angoscia e surrealtà umana. Sigtryggur Berg Sigmarsson, invece, ha presentato la performance The Important Little Man: tra grida, danze scatenate, proclamazioni del tipo 'volete l'arte? Ecco, prendetela!'. Alla fine, sudato, ha pensato di tirarsi giù i pantaloni, tra le facce divertite del pubblico. A me non faceva ridere per niente. Ho scoperto che molta parte del suo lavoro indaga gli aspetti relazionali e i comportamenti legati ai disturbi psicologici.

Bell'oggetto il catalogo pubblicato da Mousse (non deludono mai!).

Ingibjorg Magnadottir, Il silenzio, il cliché, la paura. Visione d’amore


Sigtryggur Berg Sigmarsson, The Important Little Man

Catalogo pubbicato da Mousse

Chi c'era?