20/11/11

Little Constellation ★ The Land Seen from the Sea

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Ciao Elena
...partendo dalla questione Little Constellation - ricordo che eri venuta a Careof quando nel 2010 avevamo inaugurato la mostra con Roberto Daolio...e ne avevi anche scritto - cioè dall'indagine sul sistema dell'arte contemporanea nei piccoli stati d'Europa. A partire dalla scorsa estate si è sviluppato un nuovo progetto di indagine che porterà ad una mostra "THE LAND SEEN FROM THE SEA"  che si terrà al Museo di Villa Croce a Genova a partire dal 4 febbraio 2012.
Per lo sviluppo di questa mostra, dedicata al complicato rapporto sospeso tra relazioni costanti e profondo isolamento che caratterizzano un piccolo stato, e tutti i territori ad alta "desnsità simbolica"
abbiamo organizzato una serie di workshop con artisti e curatori di differenti aree del Network Little Constellation.
I primi 3 workshop fatti sono stati:

_ a San Marino alla Little Constellation Library Archive
_In Lussemburgo al MUDAM e al Casino Luxembourg
_ In Islanda al Leaving Art Museum (NYLO) e alla Galleria Nazionale.

Il quarto e ultimo di questi appuntamenti, prima di Genova, si è svolto a Brown (17 novembre) insieme con Mark Mangion, direttore della Malta Contemporary Art Foundation, me e Rita Canarezza da San Marino.
Il workshop era dedicato alle situazioni di emergenza culturale in cui gli artisti si trovano a svolgere pratiche curatoriali e organizzative, come nel caso di Malta. Durante il workshop è  stato presentato il video 'When in Rome' dove si documentano le azioni fatte da diversi artisti, studenti di Simon Starling a Francoforte, a La Valletta, chiamati e curati dallo stesso Mark. Un'azione pubblica nella città per far riflettere sull esigenze del territorio. In mostra poi la documentazione degli altri 3 workshop.
Alessandro Castiglioni
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Little Constellation
The Land Seen from the Sea

 

progetto speciale in collaborazione con
Malta Contemporary Art
 

Brown Project Space 

mostra fino al 1° Dicembre 2011

13 commenti:

  1. Cosa si intende per "emergenza culturale in cui gli artisti si trovano"? Grazie
    LR

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  2. "emergenza culturale" è una formula sintetica per identificare quei territori in cui non esiste alcun tipo di politica culturale o di istituzione attiva, nello specifico rivolta alle arti visive contemporanee. Mark Mangion ha cercato di aprire la prima istituzione, la fondazione MCA, per riempire tale lacuna ma le difficoltà, reticenze e l'assenza di sostegno, in primis finanziario, lo hanno portato a rivedere la propria progettualità. "When in Rome" è il primo percorso che si muove in questo senso.
    AC

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  3. Quindi fatemi capire: un paese come l'Italia, sulla carta un paese con evidente "emergenza culturale", ne ospita uno messo peggio??

    Bravi, iniziativa lodevole ma al limite della barzelletta

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  4. In realtà il punto di partenza è Little Constellation cioè un progetto che cerca di analizzare la pratica artistica in "Territori ad alta definizione simbolica", in particolare i cosìdetti Piccoli Stati e le microaree geoculturali. Non a caso,ovviamente, il progetto nasce a San Marino, dalla ricerca di due artisti sammarinesi. Il confronto tra le politiche, ma anche le questioni antropiche, tra piccole comunità (San Marino, Malta, ma anche Lussemburgo o Islanda -per citare aree geografiche presenti ora in mostra ma il progetto ne comprende 13-)ed estese nazioni, come l'Italia, è complesso. E' vero che a livello nazionale in Italia non esiste una precisa direzione culturale ma è altrettanto vero che,ad ogni modo, con giudizi positivi o negativi, in Italia a livello locale esistono musei, gallerie, fiere, artisti (ri)conosciuti a livello internazionale.In un piccolo stato la dimensione nazionale e quella locale coincide. Questo costitusce una sorta di "unicum" antropologico, che pensiamo vada studiato. Per cui in realtà il parralelo piccolo stato, grande stato è più complicato di quanto sembri.
    Anche la questione della "barzelletta" è abbastanza interessante in realtà perchè una caratteristica culturale in cui il piccolo stato è spesso ingabbiato è quello dello "stereotipo" che è proprio uno dei meccanismi retorici che rendono comica una barzelletta. In questo senso il collagamento piccolo stato - stereotipo - barzelletta è molto comune. E, penso, dimostri la necessità di un approccio più approfondito a questi strani frammenti socioculturali che sono i piccoli stati
    AC

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  5. A me sembra che non ci sia nessun limite e nessun impedimento affinchè l'artista possa agire in italia, a malta o a san marino. Politiche culturali per fare cosa? Finanziamenti per fare cosa? E soprattutto per il bene di chi?

    Io le cose migliori che vedo sono low cost.

    Se l'artista cerca uno stipendio mensile, bisogna definire cosa significhi oggi "valore". Soprattutto in campo artistico; temo che siano finiti i tempi dei finanziamenti " a priori". Bisogna ridefinire urgenze e modalità. E quindi finalità.

    Quindi vi chiedo quali sono le vostre finalità? Quale "valore" proponete?

    luca rossi

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  6. Le domande che mi pone sono molto pertinenti, anche se credo afferiscano a due ambiti differenti.

    In primis la questione della territorialità: il progetto nasce innanzitutto da un'ipotesi che, come in ogni ricerca, merita di essere verificata o, ancora meglio, confutata. Tu dici che operare in Italia o Malta o San Marino sia più o meno la stessa cosa. Io penso l'opposto, penso che un artista se non agisce in una dimensione di sterile e "violento" colonialismo culturale, debba relazionarsi con un'identità che tanto più il territorio è specifico tanto più essa è delicata. L'ipotesi di Little Constellation è proprio questa: operare a Gibilterra, Kaliningrad o Reykjavik,è la stessa cosa? e ancor di più: essere artisti, vivere o operare in queste aree che conseguenze comporta?

    Ora a questo punto, si innesta la seconda questione, ovvero operare ma come? e per quale motivo?
    Devo dire che per prima cosa quando mi riferisco a politiche culturali mi riferisco a una questione di cittadinanza, coabitazione, convivenza. Non mi interessano i fondi per gli artisti per produrre oggetti (azione estremamente legittima) ma sono interessato a capire come le strutture che operano insieme agli artisti agiscano sul proprio contesto: educhino, forniscano servizi di inclusione, di svago, o anche, certo di produzione.
    Il valore primario che riconosco all'arte è quello di sviluppare, per tutti, uno sguardo più consapevole sul presente. Ricononscere questo valore non vuol dire certo monetizzarlo.
    La monetizzazione di un progetto artistico varia anche in questo caso anche dal contesto. Finanziare una ricerca da 50 mila euro in Lussembrugo e in Montenegro non ha certo lo stesso impatto.

    Scusandomi per la lunga premessa e rispondendo alle tue domande direi dunque che le nostre finalità sono in primis analitiche (cioè capire il funzionamento di queste aree) e di valorizzazione di quelle progettualità che permettono di sviluppare un dialogo attorno alle relazioni tra centro e periferia, aree isolate che non sono in grado nemmeno di pensare ad una politica che si rivolga alle arti visive (fosse anche aprire un'accademia o un liceo artistico) e metterle in contatto con esempi, non dico virtuosi, ma per lo meno differenti.

    Il valore che proponiamo? credo sia quello della reciprocità: è evidente che artisti legati a realtà isolate come le isole faroer o Gibilterra, o Kaliningraad hanno minori occasioni di mostrare e far vedere il proprio lavoro, stringere contatti internazionali, vedere cose differenti. Fuori da qualsiasi vittimismo, ti assicuro che per molte aree trovare anche solo l'occasione per cercare (non dico trovare) dei finanziamenti per fare un viaggio all'estero è estremamente complicato.

    Le politiche culturali devo attivare un dialogo tra territori di pertinenza e persone vivono in quelle aree. Certo il bene degli artisti è un valore complesso da discutere e negoziare, l'utilizzo di fondi pubblici è invece, o dovrebbe, essere rivolto -il come va ovviamente approfonditamente discusso- ad una risposta legata a chi quei fondi li ha messi. Questo certo è discutibile perchè potrebbe generare delle relazioni di "scambio" non limpide. Spero che il nostro lavoro abbia la forza di mantenere equilibrio e trasparenza nella relazione tra istituzioni, territorio, artisti, pubblici.
    AC

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  7. Viterbo no?

    E' ovvio che in base al "dove" cambiano le condizioni. Il valore e la qualità sta nell'adattarsi. Ma ancora non capisco quale sia la finalità del progetto. Mappare i diversi modi di fare l'artista?

    Forse fare l'artista a Viterbo o a Malta è "più facile". Bisogna capire cosa intendi oggi con il termine "artista". Partecipare ad un sistema internazionale? Partecipare alla biennale? Per queste cose servono oggi buone pubbliche relazioni e un certo manierIsmo informato (leggiamo Moussoscope). Cose rispettabili.

    Il punto è chiedersi quale finalità debba avere oggi il ruolo di artista.

    "cittadinanza, coabiazione, convivenza". Cose che avvengono gioco-forza nella realtà. L'artista è una sorta di assistente sociale che agisce attraverso la rappresentazione? Mi sembra un po' poco e inutile. Come l'arte politicizzata che finisce per speculare sul problema politico.

    Paradossalmente è più facile fare l'artista a Pechino che a Viterbo dove sono assicurati i diritti umani basilari e dove chiunque è libero di progettare l'ennesimo progetto.

    Qual'è concretamente la finalità del vostro progetto?

    Luca Rossi

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  8. Il problema non è dove sia più facile o meno. ma studiare come differenti contesti cultuali generano azioni e metodologie di lavoro differenti.
    Questo perchè? per documentare ed incentivare una ricerca artistica che si muove al di fuori di determinati circoli di consenso e azione.
    Concretamente la finalità del lavoro, come ho già scritt,o è incentivare (tramite residenze, viaggi, produzioni, mostre, workshop) la ricerca artistica all'interno di queste aree. Per uscire da una visione stereotipata di determinate identità geocultuali, per incentivare una costruzione di attività artistica interna, per fornire un panorama visivo più ricco ai cittadini delle diverse aree, per incentivare lo studio di questi luoghi dall'esterno.
    In questo senso la presenza di artisti è parte del progetto. Ma il lavoro non si esaurisce su di loro.
    Il termine artista, ovviamente, come la parola arte, non qualificando una caratteristica della materia ma sono frutto di una costante negoziazione tra un io proponente ed un contesto sociale che recepisce attivamente attraverso le strutture preposte che ha individuato o costruito.Per cui non è di alcun interesse discutere su cosa io, o qualcun'altro intende col termine arte ma analizzare, in termini di fenomeno, antropologici e sociali, come la negoziazione di cui sopra avviene. In questo senso il Piccolo Stato è un caso studio peculiare.

    Inoltre permettimi un'ironica precisazione: Viterbo ha il doppio degli abitanti medi di un Piccolo Stato e si trova a un'ora e mezza dalla capitale di un'estesa nazione; ha dunque una sua precisa e peculiare identità. non è uno stato con un micro apparato statale che impegna il 30 % della popolazione. Nemmeno un'isola del circolo polare artico, nemmeno una rocca murata isolata dalla terraferma. "il valore e la qualità" non stanno "nell'adattarsi" ma nel conoscere la qualità differente delle esperienze quotidiane caratteristiche di ogni territorio, di cui l'arte può esserne metafora.
    Non è vero che un problema è uguale a un altro.
    Altrimenti la soluzione sarebbe una formula chiara e uguale per tutti. magari.
    e ti ripeto il problema degli artisti, della definizione del loro ruolo e del loro successo internazionale è solo una parte del progetto che cerca in primis di capire le relazioni tra cultura contemporanea e contesto sociale. Alcuni esempi:
    un modello di cooperazione internazionale per finanziare un volume utile per documentare le ricerche degli artisti,
    aprire una biblioteca specializzata,
    cercare fondi per produrre lavori artistici che ci sembrano (ovviamente a nostro parziale giudizio) significativi rispetto a quanto detto sopra.

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  9. ho scritto ieri una lunga risposta ma vedo che non è stata pubblicata.
    Allora in sintesi, il Network Little Constellation ha l'obiettivo di incentivare la ricerca artistica nelle aree in oggetto sotto molteplici punti di vista:
    cercando di sostenere gli artisti che vivono e operano in queste aree; gli artisti e gli studiosi che vogliono occupartsi di questi territori; i cittadini di queste nazioni che attraverso un dialogo con le proprie istituzioni possano avere un panorama culturale più ampio ed articolato a cui far riferimento.
    Ne sono esempio alcune attività fin'ora svolte. Come un sistema di cooperazione internazionale per il finanziamento e la pubblicazione di un volume che documenti e racconti "lo stato dell'arte" in queste aree; l'apertura di una biblioteca specialistica; la costruzione di alcune attività espositive, workshop, convegni, e una serie di piccole produzioni molto mirate.

    Premessa necessaria a questo discorso è che, attenzione, non è vero che un terriotrio è uguale ad un altro, che un problema è più o meno lo stesso qui o la e che la risposta, be ..si , sarà sempre quello.
    Ironicamente potrei dirti che Viterbo ha il doppio degli abitanti di un piccolo stato medio, si trova a un0ora e mezza di distanza da una grande capitale e dunque vive di determinate dinamiche. Non è un Paese in cui il 30% degli abitanti fanno parte del meccanismo statale e bastano 100 voti per entrare in parlamento. Non è un'isola semideserta del circolo polare artico. Ne una rocca sul mare divisa da un muro dalla terra ferma. Il punto è queste territorialità, prese ad esempio per la particolare condizione, sviluppano, culturalmente, antropologcamente e a livello politico, particolari (non dico in positivo o negativo) modi di agire e vivere la cultura.
    Concretamente è obiettivo del progetto sondare la specificità, convinti che un certo qualunquismo del "il valore sta nell'adattarsi" e ciao, sia un po' semplificatorio e irrispettoso. E da una serie di ricerche artistiche un po' superificiali, semplificate e qualunqueiste vorremmo distanziarci, innanzitutto mettendo a fuoco come una differenza del vivere condizioni una differenza nel fare e dunque nel costruire metafore.
    AC

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  10. evidentemente in una riflessione del genere chiedersi quale sia il ruolo dell'artista è fondamentale. Penso che osservare questi microecosistemi fornisca ipotesi da valutare su più larga scala. In questo senso penso all'artista come una sorta di catalizzatore sociale. Intendo precisare che questa funzione prescinde da una ricerca artistica precisa, non parlo ovviamente di artisti assistenti sociali. Ma mi riferisco a come la relazione di un tessunto sociale con le arti contemporanee stimoli uno sguardo differente sul presente e questo possa incentivare dei processi di ripensamento della nostra realtà su qualsiasi altro piano. E' per questo che il lavoro di Little Constellation non si limita e si occupa solo di artisti ma di relazioni e, come già dicevo, reciprocità tra artisti, artisti e istituzioni, artisti e territori. Il punto di vista defilato e indagatore di un artista (quandunque un artista sia in grado di esprimerlo) è un patrimonio che perlomeno necessita di essere messo a fuoco e valutato. Poi le conseguenze... ognuno tirerà le sue
    AC

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  11. mmm... io mi sto tirando una conseguenza

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  12. Ci vorrebbe più sintesi. Le stesse cose si possono dire più brevemente.

    Non condivido questo piacere nel mappare e nel sostenere. Il punto è la capacità di giudizio, la selezione: cosa mappare? Non tutto è interessante. Cosa sostenere? Non tutto è interessante.

    Luca Rossi

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  13. Bisogna fare le differenze, non è tutto sullo stesso piano, tutto uguale:

    http://www.youtube.com/watch?v=VMPClDFSH7o

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