18/11/11

Becky Beasley 'Volente o Nolente' da Francesca Minini

The Outside, 2011 - Francesca Minini, Milano
 Setting (O.M.), 2011
               Setting (L.I.), 2011                              Nolens Volens (Setting), 2011

 Setting (C.A.), 2011                      Setting (R.L.), 2011
Photo courtesy Galleria Francesca Minini, Milano
***
Becky Beasley 
The Outside  
Francesca Minini


Il punto di partenza per The Outside è stato l’interesse di Beasley per Casa Mollino, un appartamento a Torino che Mollino comprò nel 1960 e che decorò per il resto della sua vita. Egli non vi abitò mai; lo considerava piuttosto come un sepolcro per la vita dopo la morte.

L’appartamento ha offerto a Beasley uno spazio tridimensionale attraverso il quale meditare più approfonditamente sul suo interesse verso la fotografia. The Outside è una mostra dove lavori fotografici incorniciati diventano opere scultoree
Le dimensioni delle cornici di cedro sono tutte basate sui progetti di un paio di porte scorrevoli che Mollino disegnò specificatamente per l’appartamento, ma che alla fine non realizzò perchè decise di utilizzare delle porte pieghevoli. Tre sculture verticali, Nolens Volens (u), (r), (i) sono presentate nella sala principale della galleria.  Il titolo di questo lavoro, Nolens Volens, deriva dal latino e significa Nolente Volente, che è diventato il modo di dire: Volente o Nolente. Viene proposto un incontro casuale, nel quale non si prendono in considerazione le conseguenze. 
Per Beasley Nolens Volens è un modo di considerare cosa potrebbe essere una foto senza fronte nè retro, semplicemente come un’esperienza senza queste opposizioni. Giallo è il colore dell’amicizia; arancione-rosa è il colore dell’affetto. Questo è The Outside.
Le sei opere appese al muro, Setting (C.A.) (R.L.) (O.M.) (O.L.) (L.I.) (N.O.), uniscono gli stessi pannelli fotografici di pizzo con frammenti di un oggetto progettato e poi riposto.

 Estratti dal CS

2 commenti:

  1. Raffinato e "colto" esempio di ikea evoluta. Io domani posso andare nella casa di Renzo Piano e speculare su ogni cosa sua. La formalizzazione accattivante è assolutamente digerita e ruffiana.Manaierista dire. Una forma di rispettoso artigianato dell'arte contemporanea, tra moderno e postmoderno (duballe).

    Questi sarebbero ottimi contenuti per Moussoscope. Semmai con un testo di Vincenzo Latronico che propone un racconto tra quei pannelli, in quell'appartamento.

    Si persegue ostinatamente su una strada legittimamente commerciale ma che ammicca alla "ricerca colta". Il problema è che la spontaneità/semplicità dell'ikea normale può anche essere sullo stesso piano, o migliore. E nell'ikea normale non ci sono meno citazioni colte. Anzi. Però non hanno la pretesa di essere pretenziose, come in questo caso.

    IKEA per ricchi. Se il contemporaneo si pone su questa strada perde immancabilmente l'appuntamento con il presente. Penso anche solo al rapporto oggetto/informazioni. E mi fermo.

    Lucone Rossi

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  2. Solo i fotografi riescono così lucidamente a elaborare e concludere progetti così clinicamente sterili. E più si arrampicano, disperatamente, alla vita conclamata e ostinata di qualcun altro, più sono patetici. Ed ecco altri begli oggettoni da carrelare di fiera in fiera con in mano un paio di bei cataloghi di museo.

    Mi viene in mente anche la spettacolare inutilità di Gerhard Merz, LR ti ricordi come sbavava sulla nostra architettura fascista e quante vetrine e vetrinette aveva seminato ovunque?

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