




Clicca per leggere una pagina a caso! E non farci caso se 'un'altro spettatore' non va con l'apostrofo! :) ***
Perché Matteo Rubbi ha vinto il Premio Furla?
“Per la sua capacità di interagire con lo spettatore e creare inedite relazioni tra lo spazio espositivo e lo spazio pubblico in uno spirito di generosa apertura.”
Condivido. Matteo è simpatico, generoso e altruista. Ho avuto modo di constatare in prima persona che l’artista è coinvolgente e pronto a scendere a compromessi. Da sempre, cerco di mettere in relazione il comportamento di un artista (fuori dalle 'scene'), con la poetica che porta avanti con il suo lavoro, soprattutto se la sua ricerca artistica è rivolta al coinvolgimento (più o meno autentico) del pubblico. Matteo, imparando (e incarnando, quasi) le buone ‘ricette’ di Garutti, è riuscito a trovare un modo ‘intelligente’ per renderci complici delle sue opere. A volte in modo anche divertente (penso alla performance Sistema Solare).
“Il suo lavoro coinvolge differenti ambiti culturali in termini sia concettuali che materiali e rivela un acuto senso sperimentale: dall'invito rivolto ai passanti a sintonizzarsi sulla ritrasmissione dell'opera Intolleranza 1960 di Luigi Nono su Rai Radio Tre, al suo progetto di esplorazione dell'Italia minore tramite la stampa locale, nello spirito dei "viaggi in Italia” di Pasolini e di Ghirri e Celati».
Considerando le sue opere passate, in effetti, Matteo cerca sempre di esulare dall’ambito strettamente artistico. Per curiosità, per spirito avventuroso o semplicemente per ‘natura’, l’artista si intrufola nel teatro, nella letteratura, nella scienza, nel campo musicale... per arricchire il suo linguaggio formale e potenziare la portata ‘coinvolgente’ della sua opera. A volte ci riesce pienamente, a volte il 'discorsetto' non mi convince (ma questo è il mio personalissimo pensiero). Nel senso che, solo scavando e scoprendo nei dettagli le sue intenzioni, capisco che vuole 'abbracciarci' un pò tutti.
Nella mostra allestita per il Premio Furla, è lui ad ‘aprire le danze’ con l’opera ‘Domenica’: una stampa su tessuto alta 520 cm, che riproduce un’immagine di mare tratta da una rivista. Nella didascalia: “Questa tenda taglia verticalmente in due lo spazio della sala, suggerendo una possibilità attraversabilità da parte del pubblico.”
Domanda lecita: caro Matteo, cosa dovrebbe provare un qualunque visitatore nell’attraversare questa poetica immagine marina?
L’altro lavoro esposto è il video 'La conquista del K2'. Conoscevo questo video. Bello rivedere le facce abbronzate dei scalatori mentre fissano l’orizzonte, la cima, i compagni... Toccante. In un’altra stamza, durante l’opening, Matteo ha riproposto l’opera-performance 'Muro' (2007). Lui, assieme ad un paio di assistenti, ha spostato una grande parete di legno tra i tanti visitatori attoniti che volevano passare, che si chiedeva cosa stesse accadendo, che guardavano incuriositi.
In un’altra stanza, dentro ad uno scatolone, un libricino dal semplice titolo ‘Libretto’ che raccoglie la trascrizione della prima esecuzione assoluta di ‘Intolleranza 1960’, di Luigi Nono, 13 aprile 1961, teatro La Fenice, Venezia. Pagine e pagine di trascrizione degli scambi verbali, alterchi, fischi, applausi, che si frammentano ai versi dell’opera, contestata 50 anni fa.
Legata a quest’opera la performance durante l’opening nel parcheggio davanti a Palazzo Pepoli: 'Intolleranza 1960’, Bologna 28 Gennaio 2010, ore 19:00.
L’artista ha invitato i proprietari delle auto e dei locali nei dintorni del palazzo a sintonizzare le proprie radio sulle frequenze del programma che trasmette l’opera di Nono alla Fenice, nel tentativo di portare l’avvenimento dal teatro alle strade di Bologna. Copio e incollo dal comunicato pubblicato nel sito del Teatro La Fenice di Venezia, una breve spiegazione di questa opera teatrale in scena dal 28 gennaio al 5 febbraio.
“Ideata e scritta in tre mesi su commissione di Mario Labroca, direttore della Biennale Musica, Intolleranza 1960 costituisce il primo lavoro per il teatro di Luigi Nono, allora trentaseienne, e il punto culminante della sua estetica giovanile. Più che raccontare una vicenda, la trama dell’opera descrive un percorso di conoscenza umana, e gli indubbi riferimenti all’attualità (tragedia mineraria di Marcinelle in Belgio, conflitto d’Algeria, inondazione del Po) costituiscono soprattutto un punto di partenza per il compositore, che rinunciando volutamente all’espressione personale punta ad integrare materiali dichiaratamente eterogenei nel processo creativo.”
Dunque...sulla carta questo lavoro funziona, punta il dito su un personaggio sicuramente significativo nel teatro italiano; evidenzia la necessità di riflettere sul tema della tolleranza, sulla diversità di pensiero, sul rispetto, sulla memoria, sui conflitti ecc (scusate la supeficialità ma non conosco Luigi Nono). Indubbia la capacità di Matteo di scovare situazioni interessanti, di portare a galla angoli esistenziali significativi ed poco conosciuti. Direi esemplari.
Però, a mio giudizio, il coinvolgimento resta solo sulla carta. Mi domando quanti si sono sintonizzati in quelle frequenze. Non so perché, ma mi viene in mente il geniale Ghezzi che per decenni sceglie e condivide con i pochi di noi ( a notte fonda) dei capolavori della storia del cinema.
Matteo, ottimista e fiducioso, si rivolge ad un pubblico spesso ideale che a salire in macchina e sintonizzarsi sull’opera teatrale non ci pensa nemmeno. Ma lui ci prova e ci riproverà sempre (si spera), ora al Furla, domani in galleria, dentro al museo, o chissà in quale altra occasione. Chissà, magari anche grazie alle sue opere, diventeremo un pubblico meno distratto e più consapevole. Impareremo Matteo...
Matteo ci prova e, in questo caso, tenta di coinvolgere/ci. Alla fine ‘sbanca’ tutti (anche i detrattori) e vince!
Poco dopo l’annuncio del vincitore, lo vedo sorridente e concentrato davanti ad una piccola videocamera mentre racconta ‘a caldo’, emozionato e sorridente, le opere in mostra.
Bravo Matteo!

“Per la sua capacità di interagire con lo spettatore e creare inedite relazioni tra lo spazio espositivo e lo spazio pubblico in uno spirito di generosa apertura.”
Condivido. Matteo è simpatico, generoso e altruista. Ho avuto modo di constatare in prima persona che l’artista è coinvolgente e pronto a scendere a compromessi. Da sempre, cerco di mettere in relazione il comportamento di un artista (fuori dalle 'scene'), con la poetica che porta avanti con il suo lavoro, soprattutto se la sua ricerca artistica è rivolta al coinvolgimento (più o meno autentico) del pubblico. Matteo, imparando (e incarnando, quasi) le buone ‘ricette’ di Garutti, è riuscito a trovare un modo ‘intelligente’ per renderci complici delle sue opere. A volte in modo anche divertente (penso alla performance Sistema Solare).
“Il suo lavoro coinvolge differenti ambiti culturali in termini sia concettuali che materiali e rivela un acuto senso sperimentale: dall'invito rivolto ai passanti a sintonizzarsi sulla ritrasmissione dell'opera Intolleranza 1960 di Luigi Nono su Rai Radio Tre, al suo progetto di esplorazione dell'Italia minore tramite la stampa locale, nello spirito dei "viaggi in Italia” di Pasolini e di Ghirri e Celati».
Considerando le sue opere passate, in effetti, Matteo cerca sempre di esulare dall’ambito strettamente artistico. Per curiosità, per spirito avventuroso o semplicemente per ‘natura’, l’artista si intrufola nel teatro, nella letteratura, nella scienza, nel campo musicale... per arricchire il suo linguaggio formale e potenziare la portata ‘coinvolgente’ della sua opera. A volte ci riesce pienamente, a volte il 'discorsetto' non mi convince (ma questo è il mio personalissimo pensiero). Nel senso che, solo scavando e scoprendo nei dettagli le sue intenzioni, capisco che vuole 'abbracciarci' un pò tutti.
Nella mostra allestita per il Premio Furla, è lui ad ‘aprire le danze’ con l’opera ‘Domenica’: una stampa su tessuto alta 520 cm, che riproduce un’immagine di mare tratta da una rivista. Nella didascalia: “Questa tenda taglia verticalmente in due lo spazio della sala, suggerendo una possibilità attraversabilità da parte del pubblico.”
Domanda lecita: caro Matteo, cosa dovrebbe provare un qualunque visitatore nell’attraversare questa poetica immagine marina?
L’altro lavoro esposto è il video 'La conquista del K2'. Conoscevo questo video. Bello rivedere le facce abbronzate dei scalatori mentre fissano l’orizzonte, la cima, i compagni... Toccante. In un’altra stamza, durante l’opening, Matteo ha riproposto l’opera-performance 'Muro' (2007). Lui, assieme ad un paio di assistenti, ha spostato una grande parete di legno tra i tanti visitatori attoniti che volevano passare, che si chiedeva cosa stesse accadendo, che guardavano incuriositi.
In un’altra stanza, dentro ad uno scatolone, un libricino dal semplice titolo ‘Libretto’ che raccoglie la trascrizione della prima esecuzione assoluta di ‘Intolleranza 1960’, di Luigi Nono, 13 aprile 1961, teatro La Fenice, Venezia. Pagine e pagine di trascrizione degli scambi verbali, alterchi, fischi, applausi, che si frammentano ai versi dell’opera, contestata 50 anni fa.
Legata a quest’opera la performance durante l’opening nel parcheggio davanti a Palazzo Pepoli: 'Intolleranza 1960’, Bologna 28 Gennaio 2010, ore 19:00.
L’artista ha invitato i proprietari delle auto e dei locali nei dintorni del palazzo a sintonizzare le proprie radio sulle frequenze del programma che trasmette l’opera di Nono alla Fenice, nel tentativo di portare l’avvenimento dal teatro alle strade di Bologna. Copio e incollo dal comunicato pubblicato nel sito del Teatro La Fenice di Venezia, una breve spiegazione di questa opera teatrale in scena dal 28 gennaio al 5 febbraio.
“Ideata e scritta in tre mesi su commissione di Mario Labroca, direttore della Biennale Musica, Intolleranza 1960 costituisce il primo lavoro per il teatro di Luigi Nono, allora trentaseienne, e il punto culminante della sua estetica giovanile. Più che raccontare una vicenda, la trama dell’opera descrive un percorso di conoscenza umana, e gli indubbi riferimenti all’attualità (tragedia mineraria di Marcinelle in Belgio, conflitto d’Algeria, inondazione del Po) costituiscono soprattutto un punto di partenza per il compositore, che rinunciando volutamente all’espressione personale punta ad integrare materiali dichiaratamente eterogenei nel processo creativo.”
Dunque...sulla carta questo lavoro funziona, punta il dito su un personaggio sicuramente significativo nel teatro italiano; evidenzia la necessità di riflettere sul tema della tolleranza, sulla diversità di pensiero, sul rispetto, sulla memoria, sui conflitti ecc (scusate la supeficialità ma non conosco Luigi Nono). Indubbia la capacità di Matteo di scovare situazioni interessanti, di portare a galla angoli esistenziali significativi ed poco conosciuti. Direi esemplari.
Però, a mio giudizio, il coinvolgimento resta solo sulla carta. Mi domando quanti si sono sintonizzati in quelle frequenze. Non so perché, ma mi viene in mente il geniale Ghezzi che per decenni sceglie e condivide con i pochi di noi ( a notte fonda) dei capolavori della storia del cinema.
Matteo, ottimista e fiducioso, si rivolge ad un pubblico spesso ideale che a salire in macchina e sintonizzarsi sull’opera teatrale non ci pensa nemmeno. Ma lui ci prova e ci riproverà sempre (si spera), ora al Furla, domani in galleria, dentro al museo, o chissà in quale altra occasione. Chissà, magari anche grazie alle sue opere, diventeremo un pubblico meno distratto e più consapevole. Impareremo Matteo...
Matteo ci prova e, in questo caso, tenta di coinvolgere/ci. Alla fine ‘sbanca’ tutti (anche i detrattori) e vince!
Poco dopo l’annuncio del vincitore, lo vedo sorridente e concentrato davanti ad una piccola videocamera mentre racconta ‘a caldo’, emozionato e sorridente, le opere in mostra.
Bravo Matteo!

finchè il gruppo di curatori "pescaresi" rimarrà a supervisionare il premio i vincitori saranno sempre i loro artisti o quasi. (negli anni: Favaretto, Paci, Roccasalva, Tadiello, ora Rubbi..sarà un caso? ahahahaha)
RispondiEliminaesercizietto
RispondiElimina“Per la sua capacità di interagire con lo spettatore e creare inedite relazioni tra lo spazio espositivo e lo spazio pubblico in uno spirito di generosa apertura.”
RispondiEliminaInedite mi sembra una parolaccia in questo contesto, ma che... se la studiano sta gente la storia dell'arte? Se lo si associa al lavoro della tenda mi sembra un po' pochino. Non vedo poi chissà quale apporto l'insieme del lavoro di Rubbi da alla ricerca contemporanea, anzi mi sembra che il rapporto che cerca e auspica con lo spettatore sia veramente muto.
Ma dove cazzo sono i capolavori oggi? Dove si nascondono? Sicuramente non escono dai premi.
Mah!
Ma che DOMENICA bestiale...
RispondiEliminahttp://www.youtube.com/user/dharmabun
de ja vu?
povero rubbi con la sua aria smarrita e i suoi occhioni
RispondiEliminase volete vedere una mia vignetta su Rubbi/Furla
RispondiEliminahttp://www.flickr.com/photos/44854161@N07/?saved=1
Ricordate, popolo distratto, che l'arte vera non è mai premiata. Il premio si dà a chi merita di essere giudicato e quindi paternamente incoraggiato.
RispondiEliminaIl vero artista lo si cerchi dov'è l'ombra, l'agguato, il destino scuro o il luogo conosciuto, non certo tra discepoli e scolari tutti intenti a non pestarsi i piedi mente implorano la borsa o l'invitino.
Lasciate i premi a chi ne gode e nella sua mediocrità ne sia esaltato.
rubby rubacuori
RispondiEliminanon poteva che essere che lui dato il periodo italiano... va tutto a ****ane
il giornale di domani dirà che matteo ruby è stato trovato a letto con il presidente
Ma è uguale sputato a Beppe Grillo!!!
RispondiEliminaMatteo Rubbi è un buono standard rispetto un linguaggio stereotipato e disinnescato dell'arte contemporanea (una forma di artigianato dell'arte contemporanea). Basti pensare che i suoi lavori potrebbero essere quelli di alcuni giovani artisti italiani anni 90..sempre usciti dalle classi di Garutti. Nel caso di Rubbi una certa "leggerezza poetica" (anche se la poesia pilotata diventa spesso pesante) incontra lo smart relativism: e quindi passare da una buona idea (perchè poetica, perchè non contestabile) a quell'altra. Ma non guardiamo Rubbi, guardiamo il sistema intorno che è lì perchè c'è rubbi e prima di lui tadiello, grimaldi, trevisani. Non si tratta di fare la guerra al sistema, ma di indurre una riflessione, un confronto per il bene e il divertimento di tutti.
RispondiEliminaDivertimento? che malinconia questa parola. sembra impossibile da queste parti.
RispondiEliminaForza Matteo . Avanti tutta !!!
RispondiEliminaIo direi forza Giacinto, Rabottini, Garutti e Matteo che li state prendendo in giro tutti per l'ennesima volta! Di Rubbi c'e ne sono a centinaia in Italia e a migliaia nel mondo....Trattasi di raccomandazione. Il fatto che sia un ragazzo squisito non cambia la sostanza.
RispondiEliminasì, purtroppo non c'è una rifLessione e Un Confronto reAle. Basti pensaRe che bisOctti, arena e Senatore, fanno una lavoro SovrapponIbile. Forse meritavano gli A/F per il coraggio di una ricerca sulla carta anacronistica. Rubbi, come ho scritto, è la solita leggerezza poetica anni 90 italiana che incontra lo smart relativsim. Ma il premio andava fatto e qualcuno doveva partecipare.
RispondiEliminasarei curioso di sapere come il lavoro di biscotti, arena e senatore sia sovrapponibile. e sarebbe interessante anche sapere qual'è il ruolo nel mondo ricoperto dall'anonimo sopra. è un peccato vedere come un mezzo interessante come un blog diventi in questo caso un ricettacolo di anonimi professorini.
RispondiEliminafrancesco a
se non ti rendi conto che arena e la biscotti fanno la stessa cosa non so...effettivamente sono stati premiati artisti con diversi punti in comune nel lavoro, a parte alis/filiol veri imbucati alla finale (guardando il lavoro).
RispondiEliminagarutti petrantonio e compagnia sono i berluschini dell'arte..
RispondiEliminapremio furla solita fotocopia autoreferenziale
le cui opere potrebbero essere pensate anche a tavolino. ditemi voi se in una cavolo di tenda possa "tagliare verticalmente in due lo spazio della sala, suggerendo una possibilità attraversabilità da parte del pubblico.” penso sia quello che qualunque tenda del mondo fa. fra 10 anni rubbi non sarà nessuno e per quanto sia una persona gentile e a modo è putroppo vittima di un sistema più grande di lui. lo stesso dicasi per trevisani, tadiello ecc.
questo è artigianato colto per collezionisti facoltosi, ennesimo esercizio di vendita aurale diceva qualcuno...
le mie non sono parole d'odio verso le singole persone, ma amarezza verso un sistema dell'arte italiano che ricorda tristemente certi ambientini politici.. lo stesso immobilismo..
penso tutta via che la crisi nel mondo dell'arte sia ben più radicale e non imputabile solo agli operatori di settore..
Ah sei curioso di sapere perchè.
RispondiEliminaTutti e tre parLano di storia e di storie. pUnto. ragazzi, ma vi sembra suffiCiente prendere una storiA o una stoRiella e declinarla in un Oggetto-inStallazione-immagine???? alcune opere di arena-biScottI-senatore sono anche interessanti, ma potrebbero discendere dal medesimo artista: i set che ricostruisce biscotti non potrebbero essere i luoghi dove Delpietro è stato attentato, ed essere un lavoro di Arena? La lapide di arena con i nomi della stazione di bologna non potrebbe essere una maceria degli anni 70 presentata recentemente da Biscotti al Maxxi? Il lavoro dove Biscotti fa il calco all'aula bunker dei processi anni 70 ,non potrebbe essere una lavoro di Arena? Ve lo chiedo.
scusate, volevo dire i set che ricostruisce senatore:
RispondiEliminahttp://www.teknemedia.net/magazine/gall_img/2008/d_400_10.jpg
...
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