

Non ero mai stata da Chan, Contemporary Art Association. Con la galleria ho scoperto anche il lavoro di Christian Tripodina presente con la mostra Orchard. Nello spazio espositivo piccolissimo una grande teca che conserva frammenti di oggetti, piante, semi, piume, cocci, corde ecc. resti in cui l'artista si è imbattuto per caso, intento a ripulire un terreno vicino a Genova. Lui è un cricca di amici, stanno riportando in vita un vecchio casolare abbandonato per dar vita a Frutteto... spazio che non ho ben capito se sarà un riparo per artisti agresti, uno spazio espositivo.. un luogo per accadimenti vari. Staremo a vedere come sorgerà questa iniziativa e cosa ci proporrà. Tornando alla mostra. L'artista mi racconta che gli oggetti che ha ripulito e collocato nella teca sono una sorta di 'discorso amoroso-emozionale' che ha captato tra la terra e il cielo sulla collinetta in questione. L'artista, lavorando per lo più con il suono (in mostra anche una registrazione su cassetta di legni tagliati e alberi divelti) e con la performance, ha cercato di concretizzare un'opera che, a mio avviso, scricchiola un po'. Nel senso che, tutto sommato, il raccogliere frammenti, scarti, oggetti vari, non è poi una grande novità. Penso che la parte più interessante del suo lavoro, sia quella che non ho ancora visto. Oltre la teca anche una seria di disegni molto gestuali, fatti intingendo dei legnetti nel colore.
La mostra era accompagnata da un testo di Anna Daneri che poeticamente racconta e descrive il progetto di Tripodina.
La mostra era accompagnata da un testo di Anna Daneri che poeticamente racconta e descrive il progetto di Tripodina.

e che cavolo! ma quanti artisti oggi si fanno la barba alla Banhart perché fa più freak.
RispondiEliminaok non c'entra niente ma sta diventando un cliché, come i vestiti tutti i neri e gli occhialoni da intellettuale. da registrare quindi.
cristo pagherei per avere una barba così...e invece sono sempre nella fase capretta incolta/viso sporco...sigh
RispondiEliminaun glabro che pensa il mondo sia ingiusto
Si', sembra Luigi Presicce...e poi la radio vintage al muro non può mai mancare. Anche i reperti sotto teca sembrano la raccolta in fase 2 di quelli recenti di rubbi a Milano. E poi questa proiezione di recupero sempre ruffiana e affascinante (con sensibilità ecologista) e anch'essa ormai facile cliché. Ma l'importante e' "fare", vedere un po' di amici e bere qualche birra.
RispondiEliminaMa perché mai una proposta che esca dal solito steccato rassicurante?
Lr
persino banhart (probabilmente stanco di essere imitato) ha deciso di darci un taglio..
RispondiEliminae farebbero bene a darci un taglio con la messinscena/macchietta dell'artista con giacchino di pelle (altro cliché) tante giovani braccia rubate all'agricoltura..
grandi tutti e due... complimenti, progetto fantastico!
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