14/01/12

How does fashion look at art? Kaleidoscope risponde...

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Kaleidoscope cambia 'veste'. La nota rivista art & culture milanese, è presentata alla Triennale domenica 15 gennaio h.12. Il restyling è stato affidato allo studio grafico londinese OK-RM. Questo tredicesimo numero da ampio spazio ad una tematica 'pericolosa/scivolosa' come l'influenza esercitata dall'arte sull'industria della moda. Quattro i casi studio approfonditi: Prada, Adam Kimmel, Comme des Garçons e Proenza Schouler.  
A presentare il nuovo numero, oltre al direttore Alessio Ascari, Francesco Vezzoli e una grande esperta di moda, Maria Luisa Frisa

Ho fatto un paio di domande velocissime ad Alessio Ascari. 

ATP: Perchè avete scelto lo studio grafico OK-RM?
Alessio Ascari: La scelta è caduta su OK-RM perché sono uno degli studi grafici più interessanti sulla scena internazionale. Stanno a Londra, lavorano nell'ambito dell'arte (Barbican, Serpentine...) ma anche con grandi aziende (Nike, Swatch...). Il loro approccio è intelligente, elegante, funzionale, di ricerca e mai modaiolo: fanno cose che dureranno nel tempo.

ATP: Perchè un tema così scivoloso come arte-moda?
AA: Crediamo nell'interdisciplinarietà, nello scambio tra saperi e tra mestieri. L'arte non può e non deve rimanere chiusa in un recinto, deve comunicare con l'esterno, conquistare altri campi, e farsi conquistare.
Per questo "Main-Theme" (la nostra sezione tematica, nella quale ci occupiamo ogni volta di questioni urgenti all'interno del panorama culturale contemporaneo), abbiamo indagato l'influenza esercitata dall'arte sull'industria della moda, mostrando attraverso quattro casi studio – Prada, Adam Kimmel, Comme des Garçons e Proenza Schouler – come alcuni tra i più brillanti sperimentatori del mondo della moda abbiano stabilito con l'arte un rapporto di intensa collaborazione, divenendo avidi collezionisti e produttori visionari.
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17 commenti:

  1. La piccola borghesia sogna la piccola arte. Che bello fare tutti i passi giusti, cercarsi gli amici migliori, farsi vedere dove conta.
    E non avere neanche quarantanni.
    E poi la moda!!! che meraviglia e che soddisfazioni che dà l'incontro tra l'arte e la moda, a Milano poi...
    mi fate sognare, grazie di esistere ancora.

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  2. Il loro approccio è intelligente, elegante, funzionale, di ricerca e mai modaiolo: fanno cose che dureranno nel tempo. :) !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  3. Giusto. Mandiamoli nello spazio a rappresentare la terra e lo stato dell'arte nell'universo.

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  4. Sono un po' antipatici ma molto bravi.

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  5. KALEIDOSNOB è a tutti gli effetti una delle riviste più importanti del settore, a livello internazionale. In termini squisitamente cronologici, dopo Artforum, Frieze e Flash Art solo Mousse e Kaleidoscope si sono dimostrate all'altezza di costituire una nuova generazione di riviste d'arte contemporanea, tanto per i contenuti che per la forma, quindi benvenga questo restyling fichetto.

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  6. Mi ricorda i tempi di Lotta Continua. A un certo punto della loro inarrestabile parabola, decisero di farsi un vestitino più presentabile per chi doveva chiederlo in edicola, e si chiamarono LC.
    Dopo qualche mese chiusero.
    I restyling sono sintomi gravi, specie quando sono annunciati in questo modo così provinciale.

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  7. MOUSSE ha fatto un restyling un paio d'anni fa e da quel momento la popolarità della rivista e della casa editrice è decisamente cresciuta. Non ti risulta, Wanda?

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    1. no, non ho visto nessun miglioramento, mi sembra sempre una rivista col fiatone, terrorizzata dall'idea di non essere all'altezza. Direi che questa grande idea di moda-arte è proprio il sintomo di questa inadeguatezza. E' imbarazzante vedere come anche nell'arte si debbano trovare proprio tutti quegli stereotipi che uscendo dagli uffici si spera di avere dimenticato.
      Avere un'identità, costruire una cultura attorno all'arte, creare aspettative, attivare energie. Il resto a che serve?
      La Triennale? Vezzoli? ti sembra questo il senso della 'crescita'?

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  8. Questa realtà editoriale nata da una costola di Mousse ( li chiamo Moussoscope e sembrano l’una il supplemento dell’altra) è il sintomo più evidente e nitido della degenerazione tumorale del “contenitore” fino all’eliminazione di ogni contenuto.

    La superficie del contenitore è andata verso l’interno e verso l’esterno fino ad eliminare ogni contenuto. I contenuti di queste riviste sono standard del “copia e incolla” quello che conta sono le relazioni con nomi e luoghi di MODA. Rimando ad Agamben per la differenza tra MODA e CONTEMPORANEITA’. La contemporaneità per essere tale deve vivere uno sfasamento con il presente, al contrario queste riviste sono assolutamente allineate con complessi di inferiorità esterofili e provinciali. Non a caso queste esperienze nascono in italia e non in inghilterra, germania o USA.

    Peccato perchè Posano ed Ammiccano quando potrebbero fare molto di più...

    luca rossi

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  9. W kaleidoscope! Bellissima rivista, peccato che - diversamente da mousse - è solo in inglese. E' l'unico neo, questo. E per quanto mi riguarda, è un neo evidente e piuttosto bruttarello... Dovevate distinguervi da mousse e questo lo capisco. Ma distinguervi abbandonando la vostra lingua è un vero peccato. La qualità è alta, comunque. Bravi

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  10. Caro Rossi, non so Lei, ma io non conoscevo Ming Wong né Patrick Staff, e nemmeno poi tanto bene Pierre Huyghe, quindi sono felice di averne fatto/approfondito la conoscenza. Il punto sulle scene artistiche di Basilea (New Jerseyy) e Toronto mi sembra decisamente utile e puntuale. Di Luigi Ghirri è sempre bello leggere; così come è curioso scoprire i gusti di Adam Kimmel in fatto di arte contemporanea. Mille volte meglio "moussoscope", come Lei dice, che un Arttribune o un Cura qualsiasi. NERO sforna ancora qualche buon contenuto, ma dovrebbe crescere (e, già che siamo in tema, un bel restyling non gli farebbe male). Cordialità, Stefano Di Ludovico

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  11. ragazzi ma qui nessuno parla della grafica? a me piace tantissimo, è chiara e leggibile e le immagini sono quasi sempre bellissime. anche i testi sono bene impaginati, mi piacciono anche le pagine di solo testo, con i titoli giganti. ottimo lavoro ok-rm

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  12. Ha ragione l'anonimo di sopra. Sui contenuti nulla da dire ma mousse è meglio per la scelta dell'italiano affiancato all'inglese.

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  13. Non capisco... La grafica mi sembra molto simile a quella dei volumi precedenti. Avendo ottimi grafici interni, che senso aveva chiamare uno studio da fuori? Forse la coerenza con la tematica "Moda"?

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  14. Cosa ci sarà mai di interessante in queste riviste dalle vesti grafiche ultraminimaliste e dai contenuti praticamente assenti lo dovrò ancora capire...

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  15. ci si limiterebbe a dire "fatti una vita" ai commentatori tanto malevoli quanto distratti, ma la realtà è che qui vi serve un esorcista per togliervi tutta quella nerditas di dosso. god bless you.

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