25/04/11

Short interview n. 4 > Charles Avery - S.A.L.E.S

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Charles Avery - New Drawings of Onomatopeia, Galleria S.A.L.E.S, Roma

Art * Text * Pics: You have been defined "an explorer", do you feel like one.
Charles Avery: The protagonist of my fiction in characterized as an explorer, and I am naturally identified with him, as he is the narrative voice. Only McPhew as he is known, could be thought of as representing the artist, but also the viewer. He is the subject who gives form and sense to the world though his perception of it. He simultaneously discovers and invents the Island.
When I started the project there was nothing, of course, so I had to invent the parameters of the Island and its nature. Once I had established basic facts about it, other facts obviously ensued, and further facts were corollaries of these e.t.c. The more the Island takes shape , the more I feel it is an independently existing entity which I am 'discovering' and recording. It is nice to feel relieved of the responsibility of having to ' invent', and simply have to perceive.
ATP: Why in your works, do you solicit the eternal dialectic between "duty" and "identity".
CA: I don't know why, but I like this interpretation.
ATP: The necessity to create a reality like "the islanders", what should this lead us to think.
CA: I have no strong feelings about this. I want to create a structure for thinking, one without an answer, but I am not interested in attempting answers to questions that have proven to be intractable.
There is no point to my project in the world at large. I am not proposing a Utopian state, nor am I promoting any political tendency, protesting against anything, or lamenting world poverty, nor do I, despite a predisposition, want to attempt any grand metaphysical system. It is simply, to the viewer/perceiver, what they want to make of it. However, internally, it is utterly meaningful. Any work that I make, for example the One-armed Snake , (which is, as the name suggests, a snake with an arm) when it goes into the world will have various meanings attached to it, over which I have no control, but within the Island, its meaning is utterly clear and explicit. I enjoy the friction between these two types of meaning, the analytic and the synthetic.
I would be most proud if the Islanders in book form were to be adopted in schools as a basis for philosophical discussion, not for teaching, but for expansive thinking. I love to think. Answers are irrelevant, although one always thinks in the name of truth ; this is the contradiction!
ATP: Why did you choose drawing as a tool of expression.
CA: Drawing comes naturally, I didn't choose it. For me it is the most direct means of expression, the quickest. One can draw at the speed one thinks. I think of it as a form of photography, and I am aware of imbuing my drawings with that feeling, but obviously I can't take a camera to the Island. I draw from my imagination, and that is a great freedom. One worries less about imitating reality, and it helps achieve a natural coherence within the work itself.
Charles Avery

14 commenti:

  1. qualcuno mi spiega in due parole perché questo illustratorucolo da barzellette inglesi dovrebbe essere un fantastico artista interessantissimo?
    senza polemica, proprio non capisco. Mi sembra che non abbia né stile né intelligenza. aspetto vostra illuminazione.

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  2. i disegni, ma solo i disegni, sono veramente belli.
    un mix di illustrazione-fumetto-surrealismo, conditi da una realizzazione tecnica di alto livello. Il disegno, come la pittura, è una relatà sottostimata (solo in ITALIA) che meriterebbe maggiori attenzioni. Charles Avery relaizza dei disegni meravigliosi

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  3. Adoro i disegni ai Avery! De gustibus...

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  4. Se iniziamo con i de gustibis finiamo a parlare del tempo. Qualcuno dovrebbe dare un'occhiata alle illustrazioni-fumetto di Leroy Neiman per Playboy anni '60 oppure Charles Addams per il New Yorker (http://www.newyorker.com/online/blogs/cartoonists/2010/01/charles-addams.html). Mi pare che il collaudatissimo filone sia quello. Ripeto, non c'è né stile né intelligenza. Se poi guardiamo le sculturine, aaaaaaaagh....

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  5. Avery mi piace!

    Il nostro Anonimo qui sopra ha giustmente sfoderato un chicca dell'ILLUSTRAZIONE...peccato che non abbia sfoderato ne Mike Kelly ne Raymond Pettibon.
    Optando per Charles Addams il nostro Anonimo si chiude tutte le porte. Addams infatti ha fatto la sua scelta: disegnare pulito e ammiccante per farsi stampare ILLUSTRAZIONI dal New Yorker (alta tiratura per un disegno da consumare tutto d'un fiato, come le vignette della Settimana Enigmistica).
    Sono sicuro che sia Kelly che Pettibon conoscono Addams, e magari è per loro anche fonte di grandissima ispirazione (ma magari anche no).
    Il fatto è che i due sono artisti e non illustratori, il disegno non viene utilizzato per schioccare un vignetta a senso unico, bensì come mezzo per fare ALTRO (arte?!).
    Ciò che mi piace di Avery, di Kelly e di Pettibon, è il fatto di presentare un disegno oscuro, e dal senso lacunoso, nella maniera più cruda.
    Se l'illustratore fa un disegno cristallino e diretto, gli artisti di cui sopra, di contro, non producono disegni muti, ma bensì che comunicano a gesti fraintendibili, evocativi...di cosa non si sa, di cosa ce lo mettiamo noi.
    Ci lasciano porte aperte insomma, che sa Anonimo vuole, se le può anche chiudere (magari fa corrente, magari ha paura dei ladri o degli zingari).

    Queste sono un paio di illustrazioni che Duchamp faceva sotto pseudonimo per un piccolo giornale:

    http://www.artexpertswebsite.com/pages/artists/artists_a-k/duchamp/6.duchamp.jpg

    http://www.artexpertswebsite.com/pages/artists/artists_a-k/duchamp/5.duchamp.jpg

    Apparentemente misurate e posate, spesso avevano didascalie lascive, con doppi sensi e facilmente equivocabili, in precario quilibrio tra buon cattivo gusto. E' quest'incertezza, è l'equivoco che lascia porte aperte (anche al giusto disgusto di Anonimo)...altrimenti mi si dice troppo, mi si dice tutto..e mi si fa "il tunnel sotto il mont blanc rovinandomi il delicato equilibrio tra panna e castagna".
    Ma Anonimo (aka Furio) mangia solo panna montata sul cono gelato d'estate, e caldarroste d'autunno..guai a rovinargli la routine, i suoi centri di gravità permanente...rischierebbe di diventare innocentemente curioso.

    Bravo quindi Avery, non tanto nel fare virtuose illustrazioni, ma ad incuriosirmi con disegni e sculture che mi lasciano interdetto...mi sta forse dando spazio per pensare? Io dico di sì.

    Seven Eyes

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  6. Il titolo del suo lavoro, secondo me, dice tutto. "Onomatopoeia" e' definire qualcosa (un'isola/città) con il suono delle
    parole (libro) che lo identificano. Le parole contano più delle immagini e queste insieme ancor più dei fatti (cioè l'impatto sul mondo in cui viviamo tutti i giorni, per intenderci). Il lavoro principale di Avery è l'aver soprattutto scritto e poi illustrato un libro (bello questo connubio nella stessa persona, scontata invece l'idea alla base, basta ricordare i viaggi di Gulliver o tanti altri libri su luoghi diversi dai nostri). Bisognerebbe quindi leggere/guardare i suoi libri, non a caso esposti in galleria (e sono venduti su internet).
    L'importanza data alle parole più che alle immagini e ancor più che ai fatti è una bella metafora (anche se un pò scontata) del nostro mondo, anche di quello artistico e direi anche di questo blog.
    Ma questi lavori, seppure con sfaccettuature interessanti, non
    mi bastano piu', è come se rifugiarsi in questi mondi un pò fantastici sia una fuga dal reale che non mi interessa più. Ho bisogno di realtà, forse come le persone che ieri sono andate a visitare la pineta del delitto nel Teramano?

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  7. CoDa tu non vuoi la realtà, perchè se te la presentano tu dici che è realtà e non è arte.
    Allora pensavo: cavolo Avery si sbatte in una pratica emanuense, di quelle d'una volta, roba
    che pur un bambino decodifica senza problemi come "cretività", insomma quella roba che rassicura anche te che sei barricato sulle tue ferree convinzioni.
    E invece no, anche Avery non va bene, o meglio non ti va abbastanza a genio.
    Forse potresti trovare di meglio nei media che ti presentano realtà (reality?) e fatti con poche parole (slogans?) a cui non si deve dare troppa importanza.
    Allora vai nella pineta, e se mi riesci a stuzzicare con una coraggiosa presa di posizione come il fatto che una delitto, forse seriale, architettato da un piccolo collettivo di donne gelose di un paese di "provincia meccanica" è una performance artistica...io che sono curioso di stramberie potrei anche darti ragione.
    Il fatto è che non è così, mai lo farai, e se qualcuno ci provasse saresti il primo a lanciare anatemi: "L'OMICIDIO E' ORRIBILE! NON E' ARTE!"
    Che per te le parole non siano così importanti lo si evince da questa cagata della pineta con cui sei sbocciato, eppure pensa un po'...la tua cagata la trovo provocatoriamente interessante..se solo tu avessi davvero il coraggio di sostenere queste posizioni invece di scagliare pietre nascondendo la mano.

    Seven Eyes

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  8. Quello che mi aveva interessato nella notizia sentita stamattina in tv era che tante persone si erano recate ieri in una sorta di pellegrinaggio a visitare il luogo dell'omicidio. Avevano sentito parlare dell'evento, ma loro volevano vedere con i loro occhi. Non so quali fossero le vere ragioni di questa visita (voyerismo, protagonismo, voglia di verificare con mano quanto visto...), ma io l'ho letta come voglia di scoprire un mondo che le parole e le immagini probabilmente non riescono più a dare. Con questo parallelo volevo solo dire che il lavoro di Avery, sebbene abbia alcuni aspetti che non mi dispiacciono, non mi soddisfa del tutto perchè non è reale, fugge. L'artista, secondo me, oggi, visto che regna la finzione quasi ovunque, deve creare realtà (non riproporla come ready-made nascosto, come fanno tanti artisti che ho criticato su questo blog); non necessariamente questo reale deve essere qualcosa di importante, appariscente (altra caratteristica del mondo che ci circonda) può essere anche piccolo, modesto, quasi insignificante.
    In sintesi, è questo che volevo dire.

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  9. Seven Eyes, non essere polemico a vuoto. Conosco bene Mike Kelley e Pettibon, e proprio per questo non li accosterei mai a quest'uomo senza sangue. Se propongo la visione di Leroy Neiman o di Charles Addams è proprio perché non riconosco in Avery la capacità di incuriosire, di dare altri spunti se non il piatto riproporre un cliché da rivista che sicuramente non stona su Artforum o Frieze ma, come poco lucidamente dicono appena sopra di me, non coglie la vita, non ha sincerità. Per questo dico che, a mio parere, mr Avery è un gran pacco. Ti ringrazio comunque per la segnalazione delle marchette Duchampiane. Quelle sì che non le conoscevo. lui è davvero un mondo enorme, aria pura rispetto a questi nani.

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  10. Anche i nani hanno iniziato da piccoli. certo. Poi ci sono quelli di Velasquez, quelli porno di Biancaneve, quelli da giardino e quelli da galleria, come Avery

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  11. ottimo film di Herzog!

    Seven Eyes

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  12. secondo me invece duchamp è stato un tumore all'interno della storia dell'arte, esattamente come andy warhol . tutta roba da estipare .

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  13. attenzione mi aggiro nelle pinete

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  14. lol non ero io quello sopra, ma quali pinete poi? tu mi sa che sei molto esperto a riguardo, daidai facci sapere

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