21/04/11

Short interview n. 3 > Jacopo Miliani - SCENA & DUNGEON - Madrid

SCENA & DUNGEON / Jacopo Miliani, Luc Mattenberger
A cura di Javier Duero - Galeria Raquel Ponce - Madrid, 2 aprile - 21 maggio
***
Dialogo e mostra 'a distanza'

Jacopo Miliani risponde

Art*Texts*Pics: Mi racconti la mostra in poche righe?
Jacopo Miliani: Il tema principale della mostra è la presenza/assenza dell'attore e il suo rapporto con lo spettatore. Il progetto espositivo si struttura attraverso la costruzione della 'mise en scène', installazioni a carattere effimero dove il corpo scenico è presente per evocazione. Importante è poi la relazione tra lo spettatore e le immagini presentate, che sono aperte a un processo di interpretazione e soggettivazione dello sguardo.
ATP: Cosa pensi potrebbe provare un visitatore vedendo un punto nero su una tenda arancio?
JM: Bhe vedi, per me il punto è una palla e la tenda è gialla. Ma non è importante! Le immagini sono sempre in continuo cambiamento. Guarda ...guarda!
ATP: Nel comunicato stampa c'è questa frase che mi rende un pò perplessa: "Through the representation of the human body or his absence, the work shows the eroticism implied in the narcissistic recreation of it. The body, as object and subject of representation, maintains a sexual tension on the viewer." Cosa c'entra la relazione sessuale?
JM: L'immagine di un corpo e il suo spettatore per me condividono tra loro una tensione erotica attraverso lo sdoppiamento, che è anche conoscenza del sè. Il passaggio di un corpo sulla scena enfatizza questo aspetto, rendendolo fugace.
ATP: Pensi (veramente) che un visitatore abbia delle responsabilità mentre guarda o giudica un'opera?
JM: Lo spettatore ha una grandissima responsabilità e un potere rivoluzionario fortissimo. Sopratutto se pensi ai blog, a google, a internet in generale, dove le immagini e l'informazione sono molto irresponsabili. Se ci riappropriamo delle immagini tutto diventa molto pericoloso.
ATP: Una metafora per la tua mostra.
JM: In una stanza buia buia un bambino sui pattini a rotelle con in mano una candela, o forse no...un fumogeno. C'è della musica.

4 commenti:

  1. La metafora è estremamente poetica nel caso della candela... nel caso del fumogeno un'idiozia ruffiana...
    Ma la mostra?
    decisamente meglio figurarsi la metafora...

    RispondiElimina
  2. Mi sembra una bella cosa fare l'intervista all'artista, visto che da 4 foto non si può giudicare una mostra. Ma sarebbe bello potere fare altre domande, tipo: questa impostazione manichea, bianco/nero, drappo-tenda-scarpine su specchio quanto deve all'influenza di Paolini? l'enigma, il mistero rarefatto, l'atmosfera posh è voluta o subita? fumogeno sì o fumogeno no?

    RispondiElimina
  3. Ciao...
    alle domande rispondo volentieri, forse un pò sinteticamente dato il contesto del blog.

    _Bianco/nero è per me dovuto al fatto di voler partire da un immaginario surreale e onirico, ma formalmente basico su cui poi aggiungere il colore mentale.
    La foto con cui si apre la mostra è a colori.

    _L'influenza di Paolini non è voluta, ricercata o citata, e non ci avevo proprio pensato, ma l'assonanza lontana che tu hai visto mi piace.

    _Voluta o subita...ti riferisci da parte dello spettatore?
    Comunque si ho cercato di creare 'un'atmosfera'

    _Se il fumogeno sembra ruffiano e la candela troppo melò...allora un fiammifero.

    jacopo

    RispondiElimina
  4. Mi piace!
    la cosa che mi piace di più è il modo con cui sono stati fatti i commenti intelligntemente dubbiosi e le puntuali risposte dell'artista. Nessuno qui è scaduto con pessime uscite

    Seven Eyes

    RispondiElimina