30/12/10

Richard Sympson > Francis Alÿs

Francis Alÿs, Story of deception, Tate Modern, Londra

3 commenti:

  1. Condordo. Ho visto la stessa mostra a Bruxelles, al WIELS.

    Mi sono immaginta Fracis lo spilungone mentre rincorre per anni le trombe d'aria, i tornado e ogni più piccolo mulinello d'aria per poi finalmente entrarci dentro in un giorno assolato in mezzo a un campo arato e rinsecchito. Niente, non si vede niente se non un gran marrone che si fotte per sempre il cristallo della lente della videocamera. Non la visione, ma l'impresa, la determinazione e la poesia di quest'uomo mi commuovono.
    Mi sono inchinata alla secchezza dell'azione in cui sospinge un blocco di ghiaccio fino al completo scioglimento (Paradox of Praxis) e alla grandiosità utopica e fattiva di When Faith Moves Mountains.
    I suoi quadretti non so, mi sa che non mi ci ritrovo, non ci vedo nulla di quello che poi viene fuori dalle azioni o dalle immagini. Ma tant'è, invece piacciono assai ad altri e han fatto la sua fortuna. Buon per lui, chissà, forse l'artista ha sempre da esser pittore, alla fine.
    Anna de Manincor

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  2. Si forse i lavori pittorici non saranno eccelsi ma, se permettono a un grande artista come Alys di continuare a stupirci con la sua poetica benvengano(non si vive di sola utopia).In Italia, vedo pittori che realizzano "quadretti" peggiori" di Alys senza avere neppure un fine "utopico/poetico",no non si vede!. L'augurio sarebbe vedere giovani artisti ( es. quelli mostrati da questo blog) lavorare per la poesia con poesia (come Alys?), non solo per il mercato non solo per il proprio ego.

    Rodolfi Loris (MI)

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  3. concordo con i commenti. Apprezzo moltissimo Alys. A mio parere ci sono due strade oggi, e quella più difficile è la pittura.

    lr

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