01/10/11

Francesca Grilli alla galleria Riccardo Crespi

 
Still dal video Oro, Courtesy Galleria Riccardo Crespi

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Francesca Grilli con la mostra Oro alla Galleria Riccardo Crespi, ci racconta una storia affascinante. Tanti i mezzi che utilizza, dalla fotografia al video, dalla scultura alla performance al disegno. Probabile che la densità della narrazione fosse talmente sfacettata che è stato inevitale, per l'artista, sviluppare tanti tipi di espressione. L'ambizione era quella di raccontare o meglio, suggerire le 4 ere storiche, l'Età del Ferro, del Bronzo, dell'Argento per giungere a quella dell'abbondanza, quella dell'ORO.  
 Parto dal fondo...dalla grande sala all'ombra che ospita tre sculture in bronzo, ferro e argento: due ali adagiate sul pavimento, un accumulo di piume di falco e una sola piuma stesa su una grosso piedistallo.  La collocazione sul pavimento di 33 penne, allude a quelle che i falchi perdono durante la muta.
Mi hanno raccontato che la sera dell'opening, l'artista ha 'liberato' due falchi in questo spazio. Passata il giorno dopo, ho visto leggeri ciuffi di piume ruotare sul pavimento accanto alle altre piume stese, immobili perchè di bronzo. In mostra anche una serie di polaroids in cui l'artista si è autofotografata documentando il probabile mutare del suo campo magnetico dopo aver ingerito piccole quantità di oro per tre mesi.   
Il pezzo forte e, a mio avviso, anche l'opera meglio riuscita dell'intera mostra è il video ORO.  La bellezza della location delle riprese -  la Biblioteca del monastero Benedettino di San Giovanni a Parma - la cura dei dettagli, la capacità dell'artista di mettere  a fuoco dei particolari dell'ambiente, rendono il contenuto dello stesso video, un'affascinante storia che cattura e incanta. Mentre le immagini mostrano gli affreschi della Biblioteca e  il volo dei falchi, si sente un fischio ritmato.  A questo suono, corrisponde il testo ovidiano su Re Mida (vi ricordate il 'povero' re condannato a trasformare in oro tutto ciò che tocca?), leggibile dai sottotitoli che scorrono con le immagini.  
Mi racconta la stessa artista che i fischi, che al mio orecchio sembrano non più che suoni, in realtà  sono un'antichissima lingua fischiata, il silbo gomero*, praticata solo nell'isola de La Gomera (Canarie). 
La scelta non facile dell'artista di affrontare un tema così vasto, così densamente simbolico, così difficilmente rappresentabile, ha reso la sua bravura a dura prova. 
Quello che l'artista ha cercato di esprimere è la complessa ciclicità dei periodi storici, la necessità di credere nella trasformazione, la volontà di raccontare delle storie significative che è bene non dimentcare.


Francesca Grilli 
*Il silbo gomero (propriamente "fischio di La Gomera") è un linguaggio fischiato praticato da alcuni abitanti dell'isola di La Gomera.  In passato veniva utilizzato dai pastori per comunicare attraverso i burroni fino ad alcuni chilometri di distanza. Creato dai primi abitanti dell'isola si è diffuso in modo minore anche nelle altre isole occidentali dell'arcipelago delle Canarie, e tuttora qualche residuo è noto anche nell'isola de El Hierro. Il linguaggio impiega otto suoni, quattro di questi indicati come vocali, gli altri quattro come consonanti. In questo modo si possono esprimere all'incirca 4000 concetti (parole). Per variare i suoni si mettono le dita in bocca, ed una o entrambe le mani vengono utilizzate per amplificare il suono, a modo megafono.

9 commenti:

  1. Ho visto la mostra la settimana scorsa e sono rimasto davvero stupito dalla bassa qualità del lavoro della Grilli, che fino a qualche anno fa era fresco e sferzante. Il video, il disegno e le sculture sono estremamente didascaliche e accademiche. Le fotografie mostrano una loro forza, ma non danno abbastanza aria ad una mostra asfittica e senza slancio.

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  2. Non condivido per niente l'opinione dell'anonimo qui sopra. La serie di foto 'a caccia di aurea' non mi hanno convito. Mi sono piaciute invece la installazione con le piume di bronzo e il video. Quest'ultimo è veramente molto bello. Nel complesso la mostra funziona e non è per niente didascalica. Forse avrei messo meno opere. I disegni non servivano. Peccato che mi sono perso la performance, mi hanno detto molto suggestiva.

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  3. performance geniale e di rara intensità, mostra delicata e cruda allo stesso tempo. Ogni artista ha delle cose da dire e lo fa in modi e momenti diversi e non è detto che in ogni opera siano comunicate allo stessso modo. Il primo commento sembra pieno di rabbia e poco costruttivo. scommetto che è stato scritto da un artista.

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  4. dentro la mostra ci sono le viscere, ma anche il volo in alto e la caduta. E' trasformazione e introspezione. e' un lavoro sentito.

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  5. "Tutto questo lavoro è molto competente, estremamente informato e supremamente cerebrale"

    Jerry Saltz in un paragrafo intitolato "Generazione Nulla" su Flash Art.

    Non si tratta di voler affossare una giovane artista, dolce e carina. Ma di approfondire il caso specifico come sintomatico di una tendenza ormai consolidata.

    Questa mostra sembra la riproposizione dell'ennesimo immaginario colto e ricercato attraverso la proposta di oggetti ed opere (Maison du monde avancès); sembra che le giovani generazioni preferiscano vestire i panni di una rassicurante "burocrazia creativa": prendiamo citazioni da wikipedia, scegliamo un immaginario e poi formalizziamo il tutto in modo corretto alla maniera di Moussocope. Sembra quasi che una certa retorica citazionista serva per essere accettati in un paese per vecchi. Perchè raccontare le Ere storiche???

    Potremo produrre centinaia di opere per declinare un certo immaginario X. Sono, e sarebbero, accessori e gadget che contraddicono, perchè feticci, l'autenticità di quell'immaginario X. Come è possibile rintracciare Valore se ci sono centinaia di immaginari e per ognuno centinaia di opere formalmente corrette? Non vi risulta imbarazzante e stucchevole questo relativismo?

    Sembra che la gara sia a chi la spara più colta: ed ecco che salta fuori quell'antichissima lingua fischiata usata solo da quella particolare tribù in quella particolare isola, le Ere storiche, il Re Mida, la biblioteca Benedettina, i falchi, eccetera, eccetera. Ma questo è un lavoro da ragioniere, da burocrate, è un lavoro da appassionato hobbista. Le opere che ne discendono sembrano accessori e gadget rispetto ad un immaginario più o meno esotico, e più o meno colto. La giovane arte si deve ridurre ad una caccia all'immaginario migliore? Harry potter, il vecchio west, lo spazio?
    O invece bisognerebbe fare un lavoro più approfondito rispetto i codici, rispetto al proprio ruolo, rispetto al presente e la storia? Non si tratta di sventolare l'avanguardia artistica, quanto di evitare di ritrovarsi a scambiare figurine rispetto ossessioni e passioni personali.

    Luca Rossi

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  6. Luca fai esempi concreti di un'alternativa a tutto questo

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  7. Se parliamo di valori consolidati io apprezzo molto alcuni artisti come sierra, creed, alys, sehgal....ma non penso che indicare questi artisti sia utile.
    L'alternativa si costruisce con il tempo ed alimentado un confronto critico che possa fornire riferimenti con non siano il solo curriculum vitae ed il mercato. Diversamente siamo morti.
    Prima di progettare bisogna saper vedere (munari); quindi anche il giovane artista deve imparare a vedere, ma spesso non ha tempi di riflessione e decompressione. Se per due anni non fai mostre sei fuori, e chi è dentro è destinato a bruciarsi ugualmente; gli artisti oggi sono fatalmente distratti dal dover essere PR e politici intessitori di relazioni. Questo mortifica la Qualità che può benissimo dialogare con il mercato, anzi.

    Personalmente mi sembra di aver definito un certo alfabeto, che può essere considerato una via alternativa, opinabile e disseminata di fallimenti e cose soddisfacenti. Ma non ho modo di spiegare ed argomentare le cose. E staremo a vedere se avrò lo spazio per lavorare, perchè spesso mi sembra che il sistema italiano si bulgaro ed oligarchico.

    LR

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  8. Condivido il commento precedente. Io ho avuto uno scambio privato su facebook con Francesca, ma non si riesce mai ad andare a fondo sulle opere. Anche questo è un sintomo preoccupante. Sarei soprattutto curioso di sapere quale sia il filo conduttore fra questa mostra ed altri progetti precedenti.
    LR

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  9. caro Luca,
    i miei tempi di risposta sono dettati dal fatto che ho una figlia, che lavoro e che spesso devo aspettare che la mia vita si calmi per riflettere e rispondere, in privato ovviamente. vedo che non hai pazienza, ma solo fretta di giudicare e tirare le somme. ora ho tempo di rispondere, ma mi è passata la voglia.
    Francesca Grilli

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