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Ero molto curiosa di vedere la mostra di uno dei giovani artisti più smart, ricercati e impegnati del momento (impegnati nel senso che ha partecipato a quasi 30 mostre collettive e 6 personali nei soli ultimi tre anni).
Cosa presenta Jordan Wolfson nella sede romana della galleria T293?
Due monitor sono collocati uno di fronte all'altro e mostrano ognuno una chela con il ritratto di un ragazzo. Lentamente, una mano con una lametta taglia l'elastico che tiene chiuse le chele.
Intorno una serie di stampe digitali su tela che raccolgono, in modo casuale o misteriosamente ermetico, dei collages digitali realizzati a partire dall'archivio personale dell'artista: una mano azzurra aperta che accoglie sul palmo una bocca urlante, una interno borghese, il disegno di un vecchio, Paperino che corre, segni a spray, gomitoli di lana ecc.
Jordan Wolfson mostra questa selezione-centrifuga di immagini, con al centro, bisogna ammetterlo, questa coppia di video 'forti e ambigui'. L'intenzione dell'artista è quella di 'fermarci' per farci riflettere sulla consistenza/importanza/efficacia o inutilità delle immagini. Tralascinado le stampe digitali con dei soggetti che non trovo particolarmente originali, i due video invece, sembrano centrare più l'intenzione dell'artista.
Che effetto vorrebbe suscitare Wolfson con questa mostra? Vorrebbe, e a mio avviso ci riesce anche, spiazzarci per far si che usciamo dalla mostra con l'imbarazzante sensazione di non avere un giudizio, un opinione e tanto meno la certezza che la mostra ci sia o non ci sia piaciuta.
Penso che - al di là del dubbio che la sua mostra romana mi ha suscitato (come l'artista voleva, d'altronde) - i due video speculari e diacronici, lentissimi e inutili, violenti nella loro vuotezza e belli nella ricerca di un soggetto così imprevedibile, alla fine mi è rimasto impresso. Me li ricorderò...
Cosa presenta Jordan Wolfson nella sede romana della galleria T293?
Due monitor sono collocati uno di fronte all'altro e mostrano ognuno una chela con il ritratto di un ragazzo. Lentamente, una mano con una lametta taglia l'elastico che tiene chiuse le chele.
Intorno una serie di stampe digitali su tela che raccolgono, in modo casuale o misteriosamente ermetico, dei collages digitali realizzati a partire dall'archivio personale dell'artista: una mano azzurra aperta che accoglie sul palmo una bocca urlante, una interno borghese, il disegno di un vecchio, Paperino che corre, segni a spray, gomitoli di lana ecc.
Jordan Wolfson mostra questa selezione-centrifuga di immagini, con al centro, bisogna ammetterlo, questa coppia di video 'forti e ambigui'. L'intenzione dell'artista è quella di 'fermarci' per farci riflettere sulla consistenza/importanza/efficacia o inutilità delle immagini. Tralascinado le stampe digitali con dei soggetti che non trovo particolarmente originali, i due video invece, sembrano centrare più l'intenzione dell'artista.
Che effetto vorrebbe suscitare Wolfson con questa mostra? Vorrebbe, e a mio avviso ci riesce anche, spiazzarci per far si che usciamo dalla mostra con l'imbarazzante sensazione di non avere un giudizio, un opinione e tanto meno la certezza che la mostra ci sia o non ci sia piaciuta.
Penso che - al di là del dubbio che la sua mostra romana mi ha suscitato (come l'artista voleva, d'altronde) - i due video speculari e diacronici, lentissimi e inutili, violenti nella loro vuotezza e belli nella ricerca di un soggetto così imprevedibile, alla fine mi è rimasto impresso. Me li ricorderò...
Laura Cherubini e Marco Altavilla, Antoine Levi e amica, Paola Guadagnino









bisogna stare attenti alla stramberia fine a se stessa: questi arazzi di immagini a caso, il video insolito e lento, le chele con un disegno. A mio parere è solo confusione e fumo negli occhi.
RispondiEliminaForse l'artista ha pensato all'immaturità del collezionista medio (ma allora meglio dan colen da de carlo a roma) . Pensiamo bene che qualsiasi cosa presentata nella galleria potrebbe andare "bene"; sarebbe sempre curiosa, basta che sia stramba ed insolita. Pensiamo alla stessa mostra in una galleria poco cool, a bari o in una galleria minore a milano. Passerebbe inosservata.
Questa mostra non si collega con la temperatura di altri lavori dell'artista, ed ecco ancora la voragine dello Smart Relativism. Voragine in cui cadono moltissimi giovani artisti, costretti a produrre nuove opere in una rappresentazione sovraprodotta e satura. Questa strada non porta da nessuna parte.
luca rossi
(curiosamente?) sono d'accordo con il giudizio di lr, tanto più perché wolfson aveva svariate cose molto interessanti alle spalle. dalle foto e dalla "spiega" (che non bastano, certo, ma aiutano) questa mostra pare davvero debole. MA: che cos'è lo smart relativism, esattamente? Una parolina da lanciare agli artisti giovani che non ti piacciono, ok (in concorrenza con ikea evoluta): ma poi? Che contenuto ha come etichetta? Che cosa bisogna fare per qualificarvisi?
RispondiEliminaParlane! Potrebbe essere interessante.
La smart relativism è una pratica tipica del giovane artista che passa da un buona idea/trovata all'altra senza la possibilità di tracciare una linea definita, un 'urgenza e una temperatura di fondo (con formalizzazioni manieriste da trovare facilmente su Moussoscope). E' una pratica anche giusta, nel senso che aiuta il giovane a sperimentare, a osare e fallire (cosa molto utile). Ma in italia non viene data a tutti questa possibilità di sperimentare e osare più volte. Caso emblematico è Matteo Rubbi, anche lui caso di smart relativism ma con mille opportunità nelle quali tentare e osare; penso che Rubbi ancora non abbia trovato la strada se non in una vaga arte energetica e partecipata (ma quante occasioni a lui, e quante porte chiuse per altri!). In questo pezzo viene spiegato meglio lo smart relativism:
RispondiEliminahttp://www.tribenet.it/read.php?read=12293
L'ikea evoluta è quando si caricano di citazioni più o meno curiose e ricercate (vanno moltissimo i titoli di libri) elementi banali come mobili, fotografie, porta essenze, ecc. Ultimamente c'è anche la "maison du monde avancès". Quando si lavora su immaginari vintage del passato, o più o meno esotici.
luchettino rossi, per servirvi
A me sembra un Polke 2.0
RispondiEliminaLuca: (sono l'anonimo di prima)
RispondiEliminapotrei anche essere d'accordo con la tua definizione (anche se sembra presupporre lo "stile" univoco e identificante come chiave dell'identità autoriale dell'artista, in un modo forse un po' novecentesco e persino pro-mercato - in fondo la riconoscibilità è la chiave della rivalutazione delle opere). Però mi sembra che ci sia una difficoltà. Da come la metti, sembra che il problema non sia che lo smart relativist cambia formato e pratica - perché, come tu stesso dici, per un giovane artista può essere utilissimo, e gli esempi si sprecano; il problema, dalle tue parole, sembra essere che "in Italia questa possibilità non è data a tutti". Ma questo non può essere un elemento di discredito per l'artista a cui questa possibilità viene data - al massimo per il sistema che ha intorno. Mi spiego: tu usi "smart relativism" come critica all'opera di un artista, mentre in realtà è un termine che critica tutto il sistema intorno FATTO SALVO per quell'artista stesso: la qualità del suo lavoro, alta o bassa che sia, non dipende affatto dalle possibilità date agli altri. Non trovi?
Ikea evoluta mi sembra una categoria più solida.
@Anonimo sopra: condivido il tuo pensiero. In passato quando ho rilevato delle anomalie o sollevato delle critiche, facendo degli esempi, le persone coinvolte la prendono sempre come una questione personale. Mentre io ho bisogno di fare nomi per portare esempi concreti.
RispondiEliminaPer esempio io non me la prendo con Matteo Rubbi ma con un sistema intorno che non ha la voglia e la capacità di approfondire ed aiutare Rubbi ed altri; perchè le prime vittime del sistema italiano sono gli artisti che invece dovrebbero essere il centro, il motore del sistema. Mi arrivano denuncie incredibili di abusi perpetuati dal sistema verso gli artisti, i galleristi sono i peggiori. E gli artisti non dicono nulla, per paura di apparire sfigati. Le riviste di settore non dicono nulla per paura di inimicarsi la pubblicità del sistema. La situazione è drammatica e gli unici punti di riferimento sono i curriculum vitae e le PR. Questo è drammatico. Drammatico, e le prime vittime di questo sono state le Marisaldi, gli Arienti di ieri , ed oggi i Trevisani, i Vascellari i Rubbi, i Berti, i Perrone.
Io penso che una critica d'arte argomentata possa fornire nuovi riferimenti sul valore e quindi influenzare positivamente il mercato. Oggi ha valore solo ciò che è sostenuto dal CV e dalle PR. FUOCHI DI PAGLIA. Illusioni e delusioni. Ci vogliono più pensieri forti, per essere antitesi fra loro (nessuno ha la verità in tasca) e arrivare così ad una SINTESI migliore e migliorativa per tutti.
Vado dicendo queste cose da due anni e mezzo, e al recente Sentimiento Nuevo (al Mambo sulla critica d'arte in italia: http://whitehouse.splinder.com/post/24320531/es-un-padiglione-nuevo) mi dicono che il mio nome è stato una sorta di tabù impronunciabile. Mentre avremo bisogno di discutere partendo da opinioni critiche radicali.
Luca Rossi
Hai ragione. Perché quando mostro il mio portfolio mi si chiede subito il curriculum? Non si è più in grado di valutare le opere per quello che sono? Che fine hanno fatto lo spirito critico e il gusto personale?
RispondiEliminaAnonimo ha detto...
(Luca: sono sempre io. diciamo che mi fimerò Giap) Non so se al Mambo il tuo nome era impronunciabile, so però che sia Roberto Ago che Michele Dantini hanno sostenuto tesi molto vicine alla tua, e che la mancanza di critica d'arte come pensiero "forte", per qualche senso del termine, è stata denunciata da più parti - soprattutto, curiosamente, da parte di artisti (Zuffi, Trevisani) e galleristi (!!).
RispondiEliminaOcchio però che hai evitato la mia domanda: io non dico che "te la prendi" con Rubbi: però tu usi "smart relativism" come categoria per criticare il lavoro di Rubbi (cioé: per sostenerne una debolezza), mentre in realtà non dici nulla a proposito di tale lavoro, con un termine del genere. Con questo non lo sto né difendendo né attaccando, ma semplicemente dicendo che è un argomento fallace: come se per criticare una legge firmata dal politico X dici che X è un mafioso. Ma un mafioso può firmare una buona legge, e un non mafioso può firmarne una pessima. Parla della legge (anche)!
@anonimo: sì l'artista tende a diventare un PR e un politico. Altro che New York come sventola Politi da una vita. Il lavoro è la cosa più facile: basta presentare uno standard ben confezionato (citazioni di wikipedia+ formalizzazione Mussosocope) e fare bene PR (e bene non significa come quelli delle discoteche). C'è una grande saturazione/crisi linguistica, e ciò che è "diverso" è sempre più difficile da trovare, e tende subito ad essere marginalizzato.
RispondiElimina@Giap: Zuffi, Trevisani, Ago, Dantini fanno bene a dire quello che dicono. Quando ho iniziato a dirlo io pubblicamente sono stato martirizzato (flash art 2009). Ma ben vengano nuove voci. Non mi interessa il Sig. Rossi, quanto i contenuti.
Sul lavoro di Rubbi, quando vinse il Furla, ho scritto moltissimo. Se vuoi ti mando qualcosa. Non mi sembra il caso di intasare i commenti di Wolfson con Rubbi.
luca rossi
Mmmm...quì fa caldo eh, l'aria scotta e la pasta si è scotta...
RispondiEliminaLR almeno argomenta (punto a suo favore perchè almeno non infama ciecamente a maleparole - seguo ogni tanto il suo blog..non è uno stupido), scrive, si sofferma...ma non sente il timer e la pasta alla fine è scotta (forse perchè al paese per vecchi c'è la necessità di una dieta facilmente digeribile). Ma non è un danno eh...va bene anche così, è giusto anche sentire anche le esigenze nutrizionali altrui.
Smart Relativism...bhè vi dirò che mi piace proprio, no ma davvero eh...come termine mi diverte e lo trovo azzeccato. Quindi sì, approvo, condivido e pigio "mi piace"
Per me però la pasta deve essere cotta al dente grazie. Dite in cucina che delle due la preferisco tolta un'attimo prima, perchè altrimenti davvero mi sembra di mangiare all'ospedale nel reparto geriatria...poi oh...se uno ha fame mangia lo stesso eh..non ci si formalizza.
Jordan Wolfson...dai non è mica così malvagio.
Lo so che preferite la sua pittura (yawn painting) di qualche anno fa...dai anche quella ci può stare no?!
Di questa mostra però non mi piace molto il fatto che alla fine è tutto troppo pulito, pure i segni "spray" son fatti a photoshop, neanche una colatura materica vera. Vuol sembrare una sorta di chaos...ma il computer (ordinator) non puo' fare chaos...quindi...è fake.
Per questo io personalmente preferisco Beni Bischof, lui fa davvero chaos, è prepotentemente crudo, rasenta letteralmente il limite della digeribilità, è decisamente al dente.
Ora di sicuro LR vi spieghera con estrema cura e competenza perchè Bischof non va bene. LR lo fa per voi, analisi alla mano ne confronta i valori con quelli "ottimali"...lo fa per la vostra salute, per farvi campare secoli come l'arte del Bel Paese (il formaggio va bene se soffrite di osteoporoi).
Smart Relativism...feega ma è geniale dai...poi in inglese è davvero smart nn trovate?! Giuro che mi piace (LR non sto scherzando).
Sì perchè questa accumulazione di repentini cambi stilistici davvero è ciò che mi gasa, sembra molto simile a certa musica elettronica che ascolto, sampling e mash up violenti..."we like the music that constantly changes".
http://www.youtube.com/watch?v=h9Oj1pKujoU
Wolfson se avesse osato ancora di più...ma ci vuol stomaco e coraggio, mica è facile fare l'uomo bersaglio.
Mentre invece dipingere (pratica artistica eccezionale eh..non la sto denigrando) è un'oasi innocentemente anacronistica e sicura, un po' come la mensa della casa di riposo, vero LR?!
Se un/a artista cambia spesso, dal mio punto di vista è un pregio, di contro ripetersi è una facile scappatoia, molto più del mantenersi in costante mutazione, perche' la dieta deve essere variegata..sai che agonia mangiare sempre pasta scotta tutti i giorni?
Seven Eyes
PS: L.Rossi spesso non sono d'accordo con te ma ti rispetto come ottimo interlocutore
Guardate che io non ho mai, dico MAI, offeso nessuno, tanto meno sul personale. Forse ho toccato nervi scoperti e messo dita nelle piaghe. Penso di aver psicanalizzato il sistema come Fantozzi psicanalizzo' una generazione di ragionieri. Ma sono felice di questo amore che mi dimostrate, io ne ho tanto da fare :)
RispondiEliminaLuca Rossi
io mi ricordo le offese di luca rossi all'inizio, potrei citare offese alla lorenza boisi, a simone menegoi e ai pennacchio argentato per cui caro luca rossi vedi di non sparare balle quando ti hanno minacciato tu ti sei cagato sotto e hai cambiato registro
RispondiEliminaC@zz° non ho l'iPhon...son troppo out.
RispondiEliminaLa tastiera è rota e volte si mangia le lettere producendo typos.
Quella musica nn è caotica perchè appunto è fatta al computr (c'è una struttara precisa l suo interno).
Il resto son le mie solite gags, e il bllo che HM abbocca enza manco il biogno di pasturare
Seven Eys
Caro Anonimo, sono molto curioso di sapere queste offese a Boisi, Menegoi e Pennacchio Argentato. MAI CAMBIATO REGISTRO.
RispondiEliminaBoisi: ho scritto che la sua attività di Mars si basa su una necessaria autoreferenzialità che dimostra le carenze del sistema italia. Una volta ho indicato fra parentesi che era la ragazza di Luca Trevisani, visto che era l'unica pittrice inserita nella Controbiennale di Milovan Farronato, e la cosa mi sembrava anomala visti i numerosi giovani pittori italiani (Roccasalva, Carruba, Roma, Malerba, Mosca ecc ecc). Non mi sembrano offese.....
Menegoi: ho scritto che invece di ripescare nel passato, sarebbe utile cercare di risolvere il presente evitando il ricorso sistematico al passato. Quindi ci vorrebbe un pensiero forte nel presente. Non mi sembrano offese.
Pennacchio Argentato: ho scritto che sviluppano il migliore artigianato dell'arte contemporanea, una forma di manierismo assolutamente di qualità. Come fanno centinaia di artisti nel mondo, nello stesso modo. Non mi sembrano offese.
Ho ovviamente fatto delle sintesi.
L'accusa di offendere è, sempre e solo, stata la modalità per evitare ed eliminare ogni critica; la prova che molti operatori non sanno accettare le critiche, cosa che il sistema italiano non abitua certo a fare.
Non si capisce perchè dovrei offendere, e non avrei neanche gli argomenti e la voglia.
Luca Rossi
Anonimo ha detto...
RispondiEliminaAnonimo ha detto...
Luca Rossi, perché lo fai?
Anonimo ha detto...
Lo faccio prima di tutto per una forma di benessere personale, portare all'estremo l'idea di vivere tutti i ruoli del sistema dell'arte reale, mi fornisce un libertà ma anche un responsabilità pesante: non ci sono più scuse. Posso fare tutto. E ora che fare? Penso che a volte ho fallito e a volte sono riuscito a risolvere bene questo "che fare?". Tutto quà.
RispondiEliminaNon credo e non aspiro al ruolo tradizionale di artista, ma veramente, senza ripercorrere a teorie avanguardiste da anni 60-70. Gestisco solo un blog. Mi sta a cuore la stimolazione e la formazione del pubblico e la stimolazione di un confronto critico; questo per potermi sorprendere della qualità, e formare un 'opinione pubblica efficace rispetto alla storia e al nostro presente. L'arte è solo una palestra per definire prototipi utili per tutto il resto.
Luca Rossi
Carissimi tutti,
RispondiEliminavi chiedo di commentare il post e non disquisire sull'entità LR. E se proprio volete farlo, andate nel suo blog, grazie
Tutti questi commenti per una mostra che ha un grosso vantaggio,e' talmente brutta che si dimentica facilmente.
RispondiElimina