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Giuseppe Gabellone
Galerie Perrotin, Parigi
Settembre 2011
E’ la prima mostra di Giuseppe Gabellone, in cui ho l’impressione che l'artista, in modo sotterraneo, sviluppi una ambigua forma di narrazione. Molte ‘tessere’ ritmano lo spazio espositivo come se seguissero il dispiegarsi di una pellicola: tanti fotogrammi che riprendono, con un movimento rotatoio, uno strano totem. Gli elementi per un racconto ingenuamente esoterico potrebbero esserci tutti: il ritmo delle maree, del fuoco, uno strano oggetto innalzato con tre tondi, della luce, l’alluminio, il rame, l'azione del fondere e dell'innalzare...
Potrebbero essere ma non sono. Semmai, se di racconto vogliamo parlare, a proposito del lavoro di Giuseppe Gabellone, ben altri sono gli elementi da tenere in considerazione. Dopo decenni di mostre, biennali, personali e progetti vari, l’artista compie un consapevole e acutissimo ritorno su quelli che sono i suoi ‘migliori passi’: l’analisi attenta delle forme; il condurre con precisione minuziosa una pratica che ha il sapore tutto artigianale del lavorare con la materia. L’artista ritorna a fotografare delle scene di realtà minima, che costruisce grazie alla scelta oculata di un paesaggio come tanti altri, ma non per questo poco significativo. Non bello, non caratteristico, non particolarmente attraente. Così la scultura che costruisce/fotografa/abbandona: una struttura di ferro, sorta di cavaletto, che sostiene tre tondi (forse di legno, forse di polistirolo, ma non è importante) illuminati da una serie di lampadine accese, sempre.
Nelle 32 fotografie che riprendono la struttura, l’artista inserisce quasi all’inizio del percorso d’osservazione, e quasi alla fine, due marine (mare del nord, colori freddi). Sembra che queste sue ‘stazioni’ fissino un tempo, un prima e un dopo, della macchina fotografica mentre immortala la struttura in ferro. Sembra, perché è ingannevole pensare che banalmente l’artista abbia fissato il suo giro circolare attorno alla scultura in modo progressivo.
Vedo tra le prime foto, ma anche tra le ultime, della ruggine che compare e scompare tra le varie immgini. Vedo il paesaggio dietro, lo sfondo, cambiare di poco, ma comunque di stagione.
In questa successione di istanti contraddittori, dove il prima e il dopo si confondono in modo impercettibile, a raccontare il trascorrere del tempo, una serie di bassorilievi in alluminio. Persi i giapponesi, le foreste o altre delicate ed enigmatiche figure, l’artista si concentra su una forma di vuoto complesso. E’ il tempo il vero protagonista di questa elegante e semplice mostra, raccontato nella sua indicibile e misteriosa complessità. Accanto al tempo, l’artista in questa mostra parigina, racconta anche molto di sé e della sua decennale carriera: sintetizza cosa ha imparato lavorando con le forme, la materia e la natura dell’osservare.
Potrebbero essere ma non sono. Semmai, se di racconto vogliamo parlare, a proposito del lavoro di Giuseppe Gabellone, ben altri sono gli elementi da tenere in considerazione. Dopo decenni di mostre, biennali, personali e progetti vari, l’artista compie un consapevole e acutissimo ritorno su quelli che sono i suoi ‘migliori passi’: l’analisi attenta delle forme; il condurre con precisione minuziosa una pratica che ha il sapore tutto artigianale del lavorare con la materia. L’artista ritorna a fotografare delle scene di realtà minima, che costruisce grazie alla scelta oculata di un paesaggio come tanti altri, ma non per questo poco significativo. Non bello, non caratteristico, non particolarmente attraente. Così la scultura che costruisce/fotografa/abbandona: una struttura di ferro, sorta di cavaletto, che sostiene tre tondi (forse di legno, forse di polistirolo, ma non è importante) illuminati da una serie di lampadine accese, sempre.
Nelle 32 fotografie che riprendono la struttura, l’artista inserisce quasi all’inizio del percorso d’osservazione, e quasi alla fine, due marine (mare del nord, colori freddi). Sembra che queste sue ‘stazioni’ fissino un tempo, un prima e un dopo, della macchina fotografica mentre immortala la struttura in ferro. Sembra, perché è ingannevole pensare che banalmente l’artista abbia fissato il suo giro circolare attorno alla scultura in modo progressivo.
Vedo tra le prime foto, ma anche tra le ultime, della ruggine che compare e scompare tra le varie immgini. Vedo il paesaggio dietro, lo sfondo, cambiare di poco, ma comunque di stagione.
In questa successione di istanti contraddittori, dove il prima e il dopo si confondono in modo impercettibile, a raccontare il trascorrere del tempo, una serie di bassorilievi in alluminio. Persi i giapponesi, le foreste o altre delicate ed enigmatiche figure, l’artista si concentra su una forma di vuoto complesso. E’ il tempo il vero protagonista di questa elegante e semplice mostra, raccontato nella sua indicibile e misteriosa complessità. Accanto al tempo, l’artista in questa mostra parigina, racconta anche molto di sé e della sua decennale carriera: sintetizza cosa ha imparato lavorando con le forme, la materia e la natura dell’osservare.
* Foto di Andrè Morin, Courtesy Galerie Perrotin
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Grazie per il post, veramente godibili le foto. Questo blog è una bomba!
RispondiEliminaGabellone è ormai l'unico artista dignitoso della ex via Fiuggi. Davanti ai suoi lavori è veramente difficile fare commenti (vi prego, tralasciamo la tiritera delle sculture fotografate ecc che rimane un discorso troppo semplicistico), e questo secondo me è segno di qualità del lavoro. Peccato per Perrone, forse il più talentuoso di tutti, ma che negli utlimi anni ha partorito un pasticcio dietro l'altro.
Sembra bella. Ci sarà qualche gallerista-eroe che vorrà farla vedere anche qui in Italia?
RispondiEliminaChe bomba
RispondiEliminaSeven Eyes
Piene le tasche? Magari ce ne fossero due di Gabellone... Fosse nato in Germania o in Svizzera...
RispondiEliminaBe', in Italia la farà vedere Guenzani, no?
RispondiEliminaFosse bravo come dite dopo 2-3 biennali di Venezia che ha fatto e Documenta avrebbe dovuto prendere il volo e invece per il momento rimane un' eccellente artista italiano, se chiedeta a una galleria di NY non sanno manco come si scrive
RispondiEliminaDi base il ragionamento "fosse nato in Germania ecc." è da applicare a tutti gli artisti italiani...
RispondiEliminaVi chiedo di commentare in modo costuttivo e sensato. Grazie!
RispondiEliminaio lo trovo monotono, altri lo trovano coerente. Finisce tutto nel gusto, condivido l'amico che ha parlato di unico rimasto decente (direi anche bravo - ci mancherebbe) di via fiuggi.
RispondiEliminama basta con sta via fiuggi... gabellone è un'artista e vive a parigi
RispondiEliminaa me par sempre uguale
RispondiEliminaLo spazio e la forma, due riflessioni classiche di uno scultore (di un artista in generale), nel suo percorso artistico Gabellone ci ha sempre fatto incontrare con questa dialettica, declinata in modo spesso imprevedibile, a volte ermetico ma sempre ci ha dato una chiave per leggere al di là di ogni stereotipo ruffianeggiante o troppo semplicistico, il mistero delle dimensioni, dei vuoti e dei pieni, delle immagini più recentemente. In questa mostra si aggiunge, direi quasi prepotentemente, il fattore tempo e quindi la narrazione, ma a suo modo, come sempre. Delicato e assertivo.
RispondiEliminaUna mostra molto bella che non trascura nemmeno l'eleganza e il valore estetico. Non mi sembra sempre uguale, anzi, ogni mostra è un nuovo episodio. Se si da uno sguardo alle opere di Gabellone da più di dieci anni a questa parte ce ne si può rendere conto. E che importa quante biennali o documente o altro, meglio lasciar perdere la contabilità, il dare e l'avere.
mi ricorda Picabia
RispondiEliminaGiuseppe è sempre stato un bravissimo artista, nel corso del tempo ha sviluppato le sue intuizioni originarie, non si è fermato a a fare cassa.
RispondiEliminaPer un artista con il suo curriculum sarebbe anche stato un passo naturale, invece ha sempre cercato di migliorare, sviluppando le tante potenzialità della sua ricerca.
Chi pensa di vedere sempre le stesse cose non "vede" abbastanza. Guarda in modo superficiale, non coglie le diverse tonalità del suo lavoro
invece le opere di Giuseppe hanno anche il dono della profondità.
Questa mostra, anche vista da un sito, mantiene la sua forza.
Stavolta non c'è nulla che possa essere, effetto speciale, nulla di particolarmente complesso o costoso, nemmeno colorata.
Il registro delle opere è semplice e asciutto , ma la mostra risulta complessa , misteriosa , elegante, viva.
DAVVERO MOLTO BELLA
Invece di pensare alle graduatorie, a via Fiuggi, e fare bislacche considerazioni fra vari artisti , Per capire il perchè molti nostri artisti sembrano sbiadire nel gran mare del circo internazionale, ci si dovrebbe interrogare sul lavoro dei tanti curatori nostrani, ha la stessa qualità?
In fin dei conti chi deve appoggiare, seguire, scrivere la storia dei nostri migliori artisti?
Questa è un faccenda vecchia, irrisolta.
Oramai sono tre generazioni di artisti che hanno lo stesso destino, altro che via fiuggi...
E' un gran peccato che artisti come Giuseppe Gabellone in Italia debbano essere visti a schegge, un pezzo qui uno là.
Bravo Giuseppe! Mi sei piaciuto come sempre, anzi questa volta di più
Alessandro
"Chi pensa di vedere le stesse cose" esprime un personale giudizio. Punto. Per te può essere superficiale ma per lui può essere esaustivo. Mi chiedo chi sei per avere una tale arroganza da voler dire che chi la pensa in maniera differente da te sia superficiale.
RispondiEliminaPurtroppo il rispetto dell'altrui opinione, anche se discutibile, è un concetto pressochè impossibile da far entrare nelle cucuzze delle persone.
non so chi abbia detto che sia superficiale e monotono. io penso non sia superficiale, ma monotono al 100% , quello di sicuro. Poi uno puo veder quel che vuole e - ovviamente - aver opinione diametricamente opposta. ci mancherebbe.
RispondiEliminaè stato detto , basta parlare di via fiuggi, gabellone è un parigino. ok, non ho problemi. ritengo che lui e perrone siano rimasti attivi, altri italiani "coevi" siano un po fermi. se poi lo dovessimo paragonare ai suoi coetanei francesi credo comunque non eccella, resta e lo ribadisco un buonissimo artista. non lo ritego eccellente, tutto qui. e non mi par offensivo. oppure sbaglio? saluti.
Grande eleganza. questa mostra.
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