Gino De Dominicis, La Madonna che ride, 1972
Alice Guareschi, Mappamondo, 2009
Marco Congolani, Comics (Vittorio Emanuele) 2010
Sislej Xhafa, Giuseppe, 2007 - Claire Fontaine, Vision of the world (Italy), 2007
Gabriele Di Matteo, La Nuda Umanità / History Stripped Bare (L'incontro di Teano tra Garibaldi e il re Vittorio Emanuele II), 2005-2010
Emilio Isgrò, Viva il Papa, 2010, Copyright Emilio Isgrò - Courtesy Boxart, Verona
Foto: Andrea Valentini
Foto: Andrea Valentini
Gabriele Picco, Untitled, 2006, Courtesy Francesca Minini, Milano
Ambiente Giacomo Trecourt, Ritratto di Eloisa Zendrini col fratello, terzo quarto del XIX sec.
Gianni Colombo, Strutturazione fluida, 1960
Rosella Biscotti, Le teste in oggetto, 2009
Aleksandra Mir, Gemini, 2009, Courtesy Magazzino, Roma
***
IL BELPAESE DELL’ARTE
Etiche ed Estetiche della Nazione
Etiche ed Estetiche della Nazione
L’immagine dell’Italia nel mondo, dall’Ottocento ai nostri giorni, nella molteplicità delle sue espressioni visive, dal cinema all’arte, dalla letteratura al Made in Italy, dalla cultura d’élite a quella popolare, vista attraverso 200 opere di artisti italiani e internazionali ma anche di ‘cose e fatti’, come i cimeli e i trofei di grandi protagonisti dello sport.
Fino al 19 febbraio 2012
GAMeC di Bergamo















Mi sono arrivate segnalazioni per "criticare" questa operazione; e invece mi sembra un padiglione italia migliorato, una mostra in tensione che cerca di dare un volto alla complessità (spesso kitch, spesso carozzone) dell'italia di oggi e di ieri; ma anche gli aspetti positivi. Bello rivedere l'opera di GDD, la madonna che ride, che poi venne distrutta, soluzione poi rielaborata e adattata da giuseppe gabellone. Mostra che ci sta.
RispondiEliminalr
spero che qualcuno si ricordi di una mostra epocale per la percezione dell'arte italiana: Identité italienne al Centre Pompidou. solo per ricordare che non siamo SEMPRE stati così cialtroni. anche il curatore, con Paesaggio Italiano era sicuramente ad un livello superiore. perché assistere a questa caduta verticale senza dire niente?
RispondiEliminaspero che qualcuno si ricordi di una mostra epocale per la percezione dell'arte italiana: Identité italienne al Centre Pompidou. solo per ricordare che non siamo SEMPRE stati così cialtroni. anche il curatore, con Paesaggio Italiano era sicuramente ad un livello superiore. perché assistere a questa caduta verticale senza dire niente?
RispondiEliminaEffettivamente questa, come la maggior parte delle collettive degli ultimi anni alla Gamec, dimostra come DiPietrantonio sia in caduta libera. Ma la cosa è anche normale, gli anni passano per tutti, i nuovi curatori rampanti 30-40 enni scalpitano e la generazione Di Pietrantonio-Vettese-Verzotti-Pinto ecc. è palesamente al viale del tramonto. Stesso avvicendamento si vede nei galleristi storici, Minini-Guenzani-Fontana-DeCardenas ecc . Tornando alla mostra, c'è poco da dire, meglio dimenticare in fretta
RispondiEliminaroba vintage kitsch e didascalica come poche .
RispondiEliminaAl'anonimo qui sopra e ai molti altri che la mostra, probabilmente, non l'hanno vista. L'esposizione non è né kitsch né tanto meno didascalica. Ci sono otto sezioni tematiche che, a volte in modo studiato altre volte con qualche forzatura, raggruppano i tantissimi lavori esposti. Giacinto ha avuto la bravura di riuscire ad orchestrare molti artisti disparati con le loro opere. Alcune sezione 'funzionano' meglio di altre. Le riuscite: Mappamondo con le opere di Guareschi, Favelli, Boetti, Fabro ecc. ; Bar Sport con le opere di Cattelan, Rubbi, Colombaioni, Di Bello ecc. e Politica Italiana con Arena, Cingolani, Elmgreen & Dragset, Linke ecc.
RispondiEliminaNel complesso non è esttamente una mostra per un target strettamente di arte contemporanea, ma per un pubblico generico che, anche con mostre di questo tipo, può avvicinarsi e capire l'arte di oggi.
Elena, è un pensiero criminale il tuo. Immagina se Piero della Franesca avesse pensato di fare la flagellazione un po' meno complicata, un po' più grande così si vedeva da lontano, e con un bel po' di sangue che colava per 'avvicinare' più pubblico. E' esattamente il contrario, spcialmente oggi: l'arte deve DIMOSTRARE che vale la pena di avvicinarsi, e non scendendo al livello presunto di chi dovrebbe vederla. Dimostri di condividere una mentalità televisiva assolutamente dannosa. Questa mostra sta all'arte come quattrosaltiinpadella sta al cibo.
RispondiElimina(pensa il privilegio che hai, tu puoi esordire rivolgendoti a me, io, invece, a chi?)...
RispondiEliminaAnonimo, l'esempio che mi hai portato non è molto calzante. Piero della Francesco o qualsiasi artista nella storia dell'arte ha il dovere di fare ciò che crede meglio per sè o per la storia della cultura visiva.
Un direttore di museo, invece, ha un ruolo differente rispetto ad un artista. Non è il caso che io debba spiegare qui le differenze.
Non condivido il dogma 'l'arte deve DIMOSTRARE che vale la pena di avvicinarsi'.... avvicinarsi a cosa? Al suo sistema? Alle sue poetiche? Ai suoi spazi? Ai suoi protagonisti?
Credo che ognuno si debba cercare l' 'ARTE' che lo soddisfa di più, che lo arrichisce (in tutti i sensi), che lo rende più consapevole ecc.
Meglio, in ogni caso, non allargarsi a delle tematiche come quelle che hai sottolineato tu.
Preferisco ribadire, invece, che Giacinto abbia fatto un ottimo lavoro: una mostra perfetta per il museo che deve dirigere. Un tema 'attuale', i 150 anni dell'Unità; artisti 'incastrati' abbastanza bene. Gli auguro che faccia cassa!
Sei stato abile ad intuire che ho una mentalità televisiva. Anche io come tanti sono cresciuta davanti alla TV, inetivabile che abbia assorbito il bene e il male di questo fantastico mezzo!
Ti suggerisco però di fare un distinguo perchè altrimenti non si capisce il tuo attribuirmi una 'mentalità televisiviva' come se fosse una cosa negativa.
ps. l'idea di avere un pensiero criminale mi lusinga!
Pensavo si volesse discutere della qualità delle opere e non dell'austuzia commercial-culturale del curatore. Giacinto Di Pietrantonio nasce come curatore nazionalpopolare, sarebbe il Di Pietro dell'arte se non avesse in realtà questa predisposizione innata allo svacco, è il Di Dietro dell'arte, questo senz'altro.
RispondiEliminaSe alla GAMEC vogliono le mamme col passeggino e i papà con la radiolina che ridono davanti alla macchina con la nuvola di Fantozzi o la sciarpa multibandiera del mondo ok. Speriamo che inizino a fare anche i bomboloni nel cortile, ci sono un sacco di centri commerciali da battere lì attorno e il weekend dura solo due giorni.
Finchè ci sono persone lungimiranti come te, possiamo stare tranquilli! Grazie per lo sproloquio, molto divertente.
RispondiEliminaqualità delle opere? senti amico Fritz, se tu hai la pianta delle monete in casa fammi un fischio. In ambito cultura ho imparato con gli anni a diffidare da chi come te cialtrona sulla pelle degli altri. Prova a lavorare, GUADAGNARE con la tua professione, poi ne riparliamo. Tieniti la tua demagogia vicino alla pianta delle monete
RispondiEliminaCarissimo amico lavoratore nella Cultura che invidi la mia pianta delle monete, lo capisci il senso del discorso o sei solo ossessionato dai tuoi debiti? A che cosa credi che serva scegliere la qualità nelle opere? a fare una mostra migliore di quella che puoi trovare in ogni Multicenter. La concorrenza con i centri commerciali non fa bene ai musei, perdono di credibilità, peggiorano la qualità della vita e non avranno mai la stessa metratura quadrata di parcheggio. Dov'è poi la demagogia quando si chiede una qualità migliore per una mostra? Bah.
RispondiEliminala demagogia sta nel fatto che tu faresti carte false per vivere con il tuo lavoro come fa GDP (non sei un'artista, mi pare chiaro, sei uno scribacchino da provincia, si legge chiaramente tra le righe) e dalle ingeniutà che spari si desume che non ce la fai con conseguente fuoriuscita di bile. Caro Fritz, quando farai/organizzerai/parteciperai ad una qualsiasi rassegna e la qualità del tuo lavoro sarà ripagata economicamente facci un fischio... ma dubito che ciò possa capitare, forse a te paladino della qualità basterà la tua cara piantina di monete
RispondiEliminaRipeto: ma perchè scegliere l'arte per fare soldi? ci sono un sacco di altri metodi più veloci, dove non c'è niente da spiegare né tantomeno da aspettare. Anche qui in provincia, davanti alle scuole, c'è un sacco da fare.
RispondiEliminaL'unica cosa che Di Pietrantonio e Di Pietro hanno in comune è che, entrambi, "non c'azzeccano" con l'italiano. Per il resto la mostra è sotto gli occhio di tutti, purtroppo. Non so più cosa pensare, sono più contrario alla totale assenza d'interesse verso gli operatori italiani di Rabottini o le mostre con gli italiani d'albania di Giacinto? E' ancora interessante mostrare Alexandra Mir? La critica - secondo me - l'ha abbastanza ridimensionata, inserirla in questa mostra cosa significa? Che ama l'italia? Che abita(va) a Palermo? E' un mistero, come la Gamec. Lo spazio pubblico, i soldi dei privati e chi si è visto si è visto, una programmazione pro domo propria.
RispondiElimina