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Amir Mogharabi
AL DI LA
AL DI LA di La Donna in Bianco
Di questo non posso esserne sicura
Sarà non solo doppiato, ma anche moltiplicato in modo esponenziale.
il suo sguardo in bianco.
Sarà:
nei paramentri del narrativo stesso (che quasi tutto permette)
che:
la donna sospesa, tesa o semplicemente assorta
sopra (ma anche dentro, dietro e sotto)
il tutto.
La donna vestita in un bianco negato (e anche di un nero sintomatico).
Un bianco (nero) che sta diventando un 'non.' (è sempre più affascinante negare che affermare)
Un colore suggerito.
Suggerire un colore.
Che diventa una parte totale
del chiasmo appena detto.
del chiasmo appena detto.
Che Sparisce.
ecc. ecc.
Pablo Picasso, Donna in bianco, 1923








certo che si scava sul fondo del barile... che mostra del cavolo. basta con i brocchi dell'arte in vetrina. perché certe scelte? che noia.
RispondiEliminaquesto risultato finale era nell'aria, come giustamente profetizzato. Anche Amir rientra nel gruppone dei NEW ARCAIC (primitivismo, recupero atmosfere vintage, memoria, poesia pilotata). Sembra che le giovani generazioni per essere accettate debbano sempre recuperare una certa retorica rassicurante del passato; si finisce per proporre immaginari (anche di qualità);
RispondiEliminama la giovane arte si deve limitare a proporre immaginari o lavorare maggiormente su i codici??? Non sono gli stessi immaginari più colti e sofisticati che possiamo trovare anche nei grandi magazzini della Maison du Monde, dove ad ogni angolo si trovano oggetti, mobili e gingilli di tutte le culture/stili del mondo? Potremme essere una maison du monde avances? Invece che la solita ikea evoluta?
Non sembrano queste opere i gadget e gli accessori di un film X? Proponendo oggetti feticcio non si contraddice proprio quell'immaginario a cui si fare riferimento? Il feticcio non contraddice l'esperienza autentica di un immaginario? Perchè non si cerca di recuperare l'esperienza in modo più autentico?
Luca Rossi
Sai, esco. Cosi a volto. Non avere paura. Per me e quasi impossibile giudicarvi cosi, in questo modo coperta dalle loro insicurrezze. Sia delle vostre scelte, che le scelte degli altri. Ma, la scelta, cosi presupposto, cosi pieno dei rifferimenti superficiali, cioe al livello critico, quando, (come se foste pseudo sofisti, e cercate rompere il martello, usando il martello) I critici ormai capiscono che la critica finisce qui, alla frontiere senza termini che voi, come dei anziani persi tra la loro incapacita d'essere quello che guida il vostro 'auto' desiderio, per dire. Riempite le stanze vuote, che sostiuscono vostro organi pieno di lacrime, con una incertezza mai necessario (oltre come 'un momo' pure una chimia, o un figura que trova suo ritratto affascinato col peccato della vostra tragedia, della vostra incapacita di communicare, sia attraverso l'arte che Il criticismo, colla nostra generazione: come l'idiota di dostoyevsky, sempre strappato in se)mai necessario per sentire, oltre I vostri pensieri, insieme ad un arte totale. Dove uno non, si sceglie la voglia di communicare con, e attraverso,I materiali, ma aspetta essere scelta, da qualche bellezza riempito colla incertezza (mia)e la voglia di dividire questa incertezza, come sperienza, con tutti che riescono a chiudergli occhi e guardare Il valore del roso pieno di passione dal quale siamo tutti nati.
RispondiEliminaSe siete colleghi, piacere mio. Se siete nemici, vi siete nati dal vostro desdiderio d'essere sentito. In un modo contra artistica, in modo debole e quasi politico. Quasi perche voi non riuscite a nascondere quanto volete fare parte di qualcosa piu grande delle vostre parole inutili. Lucca direi succa. Finche ci si beche, cerca te stesso, se no,magari il mondo ti trovera sotto un imagine di terrore che scrive intorno a se stesso. Te stesso. Tu, oggetto di nessuna voglia.
la mostra l'andrò a vedere al più presto, sono molto curioso, potrebbe essere interessante... ma questa scrittura un pò google translate senza accenti un po' poetica un po' ermetica, un po' "che grande sensibilità intelligente che ho, stravolgo i codici linguistici" anche no... mi fa venire il latte alle ginocchia, anzi no, lo yogurt :)
RispondiEliminaHo visto la mostra, e concordo sulla "retorica rassicurante del passato". E' evidentissimo un rimando al primo novecento, a Picabia e a mondo MerzBau con, purtroppo, delle lancinanti installazioni à la Staccioli o cose simili fate di vetri e luci teatralizzanti. La risposta di Amir mi sembra invece proprio perfetta e ben calibrata, Il finale quasi Montaliano è bellissimo. Quasi quasi gli consiglierei di stampare il testo e sostituire la tremenda stanza finale. Almeno lascerebbe un dubbio.
RispondiEliminaAMIR fa poco il furbo, che non è il caso
RispondiEliminaluca rossi
In Boca al Furbo
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