Di Massimo apprezzo l’ostinazione. La maniacalità con cui ribadisce il volerci far riflettere sulla natura di ciò che chiamiamo ‘arte’. Non so se ci riesce spesso. Di lui mi attrae questa assoluta perfezione e piglio scientifico. Mi attrae e allo stesso tempo mi respinge: perché ostinarsi a farci capire cosa è da considerare ‘arte’? Perché sconvolgerci con le immagini a ‘doppio’ taglio dei suoi pics? (discreta newsletter che l’artista manda via email a curatori, amici ecc.) Occhi enormi che ci guardano da una profonda Africa, nera e agghiacciante. Ma anche paesaggi incantevoli, farfalle, cime di alberi assolate mischiate a gambe con protesi, teli di plastica insanguinati, flebo e arti mozzati.
Io penso che me ne starò in ‘superficie’, per cogliere la bellezza che alla fine avvolge e, al tempo stesso, dissimula la sua profondità concettuale. La mostra alla galleria Zero... è una scatola perfetta, e perfettamente attaccabile sul piano etico, che si comprende pienamente in superficie. Ad un certo punto, presa la palla al balzo, mi sono accodata con Edoardo Bonaspetti al giro di spiegazioni (bizzarre ma efficaci) di uno degli assistenti di galleria. Un iniziale coinvolgimento emotivo: come non esserlo vedendo due bambine gioiose mentre, alla faccia del ‘chi siete e cosa volete’, giocavano con un mazzo di carte mangiando dei biscotti. Alle spalle due immagini: Mariem Before The Image ‘Rubine’ e Daba Before The Image ‘Magnesia’. Un iniziale raccapriccio per le immagini in loop nei due schermi mac. Una doppia immagine di un fan del leader dei Tokio Hotel: volto di un ragazzino ibridato con quello di Bill Kaulitz?
Un lavoro più di altri mi ha colpito: Ryszard Kapuściński Lights. Nome impronunciabile di un giornalista polacco che ha militato per tutta la vita facendo reportage da tutti i territori in via di sviluppo ecc ecc. (wikipedia). L’installazione ha dell’enigmatico, almeno per me. Tecnicamente: “consiste nel cieco e perpetuo scorrimento verticale e nella semirotazione di due luci montate su
guide lineari dal movimento a cremagliera”. Come effetto, se vista da un certo punto di vista, si aveva la semplice sensazione di trovarsi davanti ad una parete illuminata da dietro con luce fissa. Girandoci attorno, invece, ci scopriva che le luci erano mobili, ma come effetto diffondevano una luce ferma. Ultimo lavoro: una cassa acustica da cui, ogni 10 minuti, si sentiva un brano da una playlist. La selezione musicale risale ad un periodo molto triste dell’artista nei primi anni ’90. L’ho trovato un lavoro ‘umano troppo umano’ che mi ha rivelato un Massimo decisamente intimista...
Io penso che me ne starò in ‘superficie’, per cogliere la bellezza che alla fine avvolge e, al tempo stesso, dissimula la sua profondità concettuale. La mostra alla galleria Zero... è una scatola perfetta, e perfettamente attaccabile sul piano etico, che si comprende pienamente in superficie. Ad un certo punto, presa la palla al balzo, mi sono accodata con Edoardo Bonaspetti al giro di spiegazioni (bizzarre ma efficaci) di uno degli assistenti di galleria. Un iniziale coinvolgimento emotivo: come non esserlo vedendo due bambine gioiose mentre, alla faccia del ‘chi siete e cosa volete’, giocavano con un mazzo di carte mangiando dei biscotti. Alle spalle due immagini: Mariem Before The Image ‘Rubine’ e Daba Before The Image ‘Magnesia’. Un iniziale raccapriccio per le immagini in loop nei due schermi mac. Una doppia immagine di un fan del leader dei Tokio Hotel: volto di un ragazzino ibridato con quello di Bill Kaulitz?
Un lavoro più di altri mi ha colpito: Ryszard Kapuściński Lights. Nome impronunciabile di un giornalista polacco che ha militato per tutta la vita facendo reportage da tutti i territori in via di sviluppo ecc ecc. (wikipedia). L’installazione ha dell’enigmatico, almeno per me. Tecnicamente: “consiste nel cieco e perpetuo scorrimento verticale e nella semirotazione di due luci montate su
guide lineari dal movimento a cremagliera”. Come effetto, se vista da un certo punto di vista, si aveva la semplice sensazione di trovarsi davanti ad una parete illuminata da dietro con luce fissa. Girandoci attorno, invece, ci scopriva che le luci erano mobili, ma come effetto diffondevano una luce ferma. Ultimo lavoro: una cassa acustica da cui, ogni 10 minuti, si sentiva un brano da una playlist. La selezione musicale risale ad un periodo molto triste dell’artista nei primi anni ’90. L’ho trovato un lavoro ‘umano troppo umano’ che mi ha rivelato un Massimo decisamente intimista...

Chi c'era?
Mariuccia Casadio e Massimo Grimaldi, Elena Tavecchia e Simone Menegoi, Flavio Del Monte, Andrea Balestrero e Annalisa Rosso
Marco Magni, Paola Manfrin, Stefano Arienti e Luca Cerizza, Adrian Paci
Francesca Kaufmann, Maurizio Cattelan e Caroline Corbetta , Milovan Farronato con Sissi, Luca Vitone
Mariuccia Casadio e Massimo Grimaldi, Elena Tavecchia e Simone Menegoi, Flavio Del Monte, Andrea Balestrero e Annalisa Rosso
Marco Magni, Paola Manfrin, Stefano Arienti e Luca Cerizza, Adrian Paci
Francesca Kaufmann, Maurizio Cattelan e Caroline Corbetta , Milovan Farronato con Sissi, Luca Vitone



ottima mostra
RispondiEliminaMassimo Grimaldi rimane sicuramente artista stimolante. Se ieri dichiarava che le sue opere non erano tigri ma le sabbie mobili che le avevano inghiottite, oggi lo statement prevede questo:
RispondiEliminaIl lavoro di Massimo Grimaldi esamina il funzionamento dell'arte e il modo con cui essa viene percepita, valutata e capita. La sua ricerca muove da una continua interrogazione sul ruolo dell'artista nella società, sul potere e i limiti della speculazione estetica, sui criteri della produzione e della circolazione delle immagini.
Lavora con immagini digitali manipolate, proiezioni, strutture grafiche la cui somma di scelte formali è volutamente difficile da interpretare.
La vaghezza di riferimenti spazio-temporali, l’arbitrarietà delle forme, la spinta verso un’astrazione che rifugge le immediate associazioni portano tutti i suoi soggetti al limite della loro capacità espressiva tanto che le sue opere sono generalmente autoreferenziali.
Grimaldi mette così criticamente in discussione il ruolo intellettuale e creativo dell’artista che può ben limitarsi a diventare spettatore della sua stessa ideazione.
Per quanto lo statement sia stuzzicante, rimane applicabile a diversi artisti, mentre presenta alcune intuzioni "originali" ma che non trovano un reale controaltare nella realtà. Come si fa a dire che diventa spettatore? Mi sembra che la galleria zero, con piglio museologico ,proponga regolarmente mostre di grimaldi-artista.
Interessante anche la speculazione etica (emergency e bambini di colore), ma in fin dei conti assolutamente spuntata. Come non vedere che questo lavoro, per quanto aperto all'imprevedibile sfrontatezza dei bambini, sia semplicemente l'ennesimo caso di ikea evoluta? Come se l'ikea oltre ai suoi poster post-modernisti e pop, ti vendesse anche due bambini "genuini" e spontanei. Sarebbe interessante doverci convivere con questi bambini, per scoprire quanto i bambini possano essere diabolici e impegnativi.
Anche il lavoro di emergency (il maxxi di roma ha acquistato, come opera di massimo grimaldi, la possibilità di sostenere un ospedale di emergency con 600.000 euro, e nel museo vengono presentate immagini che documentano lo stato dei lavori) si risolve in un'operazione duchampiana estremamente legata alla linea del maestro di Grimaldi, Alberto Garutti. Garutti spesso propone opere che definisce "etiche ed amorose", e che hanno lo scopo di andare concretamente incontro al pubblico predicando la necessità, per l'arte contemporanea, di scendere da un piedistallo.
Detto questo Grimaldi ha sicuramente un sapore concettuale specifico, con opere che sono comunque esercizi di stile, tigri in gabbia che si dimenano. Quello che apprezzo è una certa tensione e consapevolezza. Mi piacerebbe parlarne con Grimaldi stesso. Mi potete mandare una sua mail? grazie: housewhite1@gmail.com
luca rossi
Massimo,
RispondiEliminaper una consequenzialità di contesto copio la tua risposta al mio testo:
Massimo Grimaldi
" Soltanto una cinica faciloneria può definire 'perfettamente attaccabile sul piano etico' un lavoro che presuppone la nascita di un Centro pediatrico con i soldi che altri avrebbero destinato a fusioni bronzee.
Uno dei progetti finalisti del concorso bandito dal Maxxi consisteva in una betoniera che inondava di cemento il piazzale antistante al museo, rimanendovi bloccata. Se avesse vinto ne avresti scritto allo stesso modo? Ne avresti considerato l'eticità? Non credo. Perché l'arte troppo spesso è questo, solo questo: cieca autocelebrazione della propria stessa inutilità. E dolce sfarfallio nei blog che ne celebrano la frivolezza.
Capisco il taglio leggero della tua recensione, ma lo accetto fino ad un certo punto. Sappi che Emergency è una cosa seria, e non assomiglia al tuo mondo degli aperitivi. Si può certo discutere l'eticità del mio lavoro, e quindi la mia stessa, ma mi aspetto che chi la presuppone attaccabile, e quindi discutibile, abbia fatto più di me, non di meno. Che abbia costruito due Centri pediatrici, non nessuno.
Vai in Sudan per vedere cosa quei soldi avranno realizzato.E poi abbi il coraggio di riscrivere del mio lavoro come 'perfettamente attaccabile sul piano etico'."
Ho scritto che la tua mostra è ‘perfettamente attaccabile sul piano etico’ (in un tono non sufficientemente ironico) riferendomi a quanti (es. luca rossi) continuano ad ribadire che quello che hai fatto con/per Emergency è un'operazione duchampiana estremamente in linea al (tuo?) maestro Alberto Garutti. Per quanto mi riguarda, e più volte mi sembra di avertelo detto, stimo quello che hai fatto: azione pratica e concreta per la costruzione di due centri pediatrici in Sudan. Nulla toglie che mi resterà sempre il dubbio di dove porre il confine tra il fare arte e il compiere un’azione socialmente impegnata. Eravamo dentro una galleria, dunque uno spazio commerciale. Inevitabile pormi una serie di domande.
RispondiEliminaNon capisco perchè fare un paragone assolutamente surreale tra i 'miei' aperitivi ed Emergency. Per quello che mi riguarda ho offerto 5 minuti piacevoli ad un giro di amici. Lungi da me considerare questa cosa eticamente e socialmente utile, anzi.
Ma le opere esposte alla galleria Zero con riferimenti a Emergency sono vendibili? E nel qual caso i ricavati finiscono a Grimaldi/Zero o a Emergency? Io penso che se anche 1 solo euro finisse nelle tasche dell artista la mostra sarebbe attaccabile sul piano etico al 100%
RispondiEliminaUn tempo Robin Hood era il principe dei ladri, oggi è il prncipe degli artisti..
Emergency avrà migliaia di benefattori annui che non cercano spocchiosamente ed egoisticamente di tacciare tali operazioni per opere d'arte e non cercano il sostegno del mondo dell' arte per legittirma tali operazioni. Questa cosa di Grimaldi assomiglia semmai alle donazioni di Brad Pitt e Angiolina Jolie, che cercano consensi personali attraverso donazioni mediaticamente altisonanti e urlate, che seppur ovviamente sempre ben accette in quanto concrete a tutto tondo lasciano sacrosanti dubbi
Per me e' interessante, utile e provocatorio il lavoro di emergency. Ne ho parlato spesso proprio per questo. Pero' testimonia di un grande senso di disillusione e amarezza: l'arte può solo questo, fare beneficenza. Tanto vale fondare un associazione e cercare fondi per emergency.Sono d'accordo con il commento prima del mio. Poi e' chiaro che si tratta anche di una speculazione etica, ma questo fornisce una tensione sana e fa porre domande. Detto questo si e' trattato di portare in arte ciò che arte non e' (duchamp) e fare un lavoro "etico ed amoroso" (parole di A. Garutti) come fa spesso Alberto Garutti (ex professore di grimaldi). Prossimamente pubblicherò questo bel confronto.
RispondiEliminaLucarossi
be devo dire che Massimo in quello che ti ha scritto si autocelebra come l'eroe buono nel mondo dei cattivi dell'arte. Lui da per scontato che la sua operazione è l'unica possibile buona valutando le altre finaliste come delle cavolate, ma l'arte deve essere sempre buona? Io sono contentissimo che Massimo sia riuscito a deviare i fondi del Maxxi per un ospedale in Sudan, veramente. Ma pecca un po' di presunzione. Sì, forse riempire una piazza di cemento è uno spreco di denari e sicuramente lui li ha spesi "meglio" come avrebbe fatto una persona con giudizio, ma tutto qui , è riuscito a deviare questi fondi in qualcosa di utile e necessario, tanto di cappello. Ma forse deve anche cercare di non essere così serioso e non dimenticarsi che è lo stesso contesto che lui rinnega e nel qualche vive che gli ha permesso di realizzare questo progetto, mi sembra calzante il paragone che hanno fatto con Garutti. Credo che i parametri sono molto simili. Forse in questo momento e un po' troppo dentro alla parte.
RispondiEliminaAmico
Ho grandissima stima per Massimo e per il suo lavoro. Trovo apprezzabilissimo il gesto che ha compiuto, anche se il creare un cortocircuito di questo tipo tra gesto artistico e non diventa inevitabilmente problematico.
RispondiEliminaA quanto già detto aggiungerei che nel momento in cui un atto di estrema generosità ed umanità viene trasformato in operazione artistica, esso cambia anche di status e cessa di essere giudicabile in termini di generosità, bontà, cinismo ecc. solo in senso assoluto. Il punto di vista etico si pone sullo stesso piano di quello estetico, non più in alto, non più in basso.
Proprio per questo a Massimo vorrei soprattutto dire che non può pretendere di essere criticato solo da chi ha fatto più di lui in termini umanitari. E' un'affermazione dal sapore involontariamente un po' berlusconiano che per nulla gli si addice...
E la critica è (o almeno può essere, con buona pace di Luca Rossi) una categoria del pensiero umano differente ed autonoma dalla creazione, ma parimenti rispettabile, anche se portata avanti con un po' di autoironia.
Massimo il tuo lavoro è dei migliori, e lo sai quanto apprezzo e stimo quello che sei e stai facendo, ma prima di tutto ti considero un amico e spero che questo mio intervento non ti offenda in qualche modo, ma mi sento di dover intervenire specialmente per il tuo paragone tra Emergency e le serate che organizza Elena poichè in qualche modo mi riguarda ormai avendone "coordinata" una con Lei.
RispondiEliminaLei non fa altro, e senza nessuna presunzione che organizzare una serata ogni tanto dove un po di amici si possono incontrare, io ho anche partecipato volentieri a uno di questi eventi che tutti abbiamo sempre considerato come una festa, in quanto tale non ha mai voluto essere altro.
Devo anche aggiungere che trovo L'intervento di Andrea Balestrero molto pertinente e sensibile.
E' legittimo penso da parte di Elena una speculazione dialettica nel suo Blog, dove fra l'altro ha l'onestà di esporsi in prima persona e con una bella attitudine.
Buon lavoro a tutti.
Alessandro Ceresoli
Tutto bene, ma non mi sembra che Elena si esponga proprio in prima persona, il profilo si chiama "who it?". Comunque non è questo il punto.
RispondiEliminaAnche ripensando al lavoro di Massimo Grimaldi, penso che sia sicuramente interessante. Il discorso Emergency però è un campo minato.
Altra cosa: viene fatta una proposta etica e giusta all'interno di un contesto artistico e commerciale. Ok. Ma questo contesto si può considerare etico e giusto? Mi riferisco, per esempio, alle attribuzioni delle borse di studio del castello di rivoli. Non si capisce quali criteri seguano, le ultime cinque però sono state attribuite a 3 artisti di area torinese e due della galleria zero. Esiste una reale analisi del territorio e una sistema meritocratico? Mi pongo queste domande senza polemica e retorica.
Ops!
RispondiEliminavuoi dire che ho forse rivelato inconsapevolmente che questo blog è di Elena?
hahaha sarebbe divertente..ma dai caro anonimo sanno tutti che "who is" è Elena e Lei stesso non lo nasconde..
buona serata.
cazzi
RispondiElimina