10/03/10

/Little Costellation/


/Little Costellation/
contemporary art in geo-cultural micro-areas and small states of europe
Presentato al Careof DOCVA

Ecco una mostra il cui titolo mi piace. Le premesse sono, sulla carta, ottime. Peccato che la mostra non proponga niente di così 'stellare'. Positiva l'apertura al un network internazionale per l'arte contemporanea. Da comunicato stampa: 'relazioni con numerosi enti, associazioni e musei'. L'obiettivo è dare un'ideale panoramica ai piccoli Stati d'Europa: Andorra, Cipro, Islanda, Liechtestein, Lussemburgo, Malta, Monaco, Montenegro, San Marino e alcune micro realtà geoculturali, tra cui il Canton Ticino (CH), Ceuta (E), Gibilterra (UK) e Kaliningrand (RUS).
Curatore della mostra Roberto Daolio (che all'inaugurazione, come sembra fare spesso, è apparso discretamente per sparire dopo pochissimo!)


Ribadisco che sulla carta, le premesse teoriche della mostra sono interessanti:
"La mostra è una costellazione di idee che avvolge molteplici direzioni, ognuna interpretabile in modo libero e autonomo. (Di solito quando si scrive così, significa che gli artisti espongono quello che più gli pare e gli piace!) Paradossalmente, ciò che accomuna e avvicina questi artisti è la percezione e il senso della distanza del vivere in territori ad alta definizione simbolica, come un appariscente risultato, teso a leggere questi luoghi (espliciti e non, giudici o complici) nel continuo processo di 'auto-riorganizzazione' sistematica che caratterizza le società complesse".
Nelle opere in mostra queste tematiche, o non sono contemplate o, se lo sono, non ne emerge la complessità. Sono forse stata distratta?
Interessante la performance di Ingibjorg Magnadottir, Il silenzio, il cliché, la paura. Visione d’amore. L'artista islandese, è una performer che utilizza per le proprie azioni elementi mutuati da differenti ambiti disciplinari, quali danza, teatro antropologia, psicologia sociale e arti visive. La performance, a parte qualche imperfezione scenografica, è stata intensa e suggestiva: improvvisazione e recitato, movimenti assurdi e imprevedibili, musica e silenzio, parlava di angoscia e surrealtà umana. Sigtryggur Berg Sigmarsson, invece, ha presentato la performance The Important Little Man: tra grida, danze scatenate, proclamazioni del tipo 'volete l'arte? Ecco, prendetela!'. Alla fine, sudato, ha pensato di tirarsi giù i pantaloni, tra le facce divertite del pubblico. A me non faceva ridere per niente. Ho scoperto che molta parte del suo lavoro indaga gli aspetti relazionali e i comportamenti legati ai disturbi psicologici.

Bell'oggetto il catalogo pubblicato da Mousse (non deludono mai!).

Ingibjorg Magnadottir, Il silenzio, il cliché, la paura. Visione d’amore


Sigtryggur Berg Sigmarsson, The Important Little Man

Catalogo pubbicato da Mousse

Chi c'era?



2 commenti:

  1. chissà come se la sono presa i sudtirolesi che non sono stati invitati. Ma lì si vive ancora nel mito di Rudolf Stingel, i giovani artisti sono altrove...

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  2. Sigtryggur Berg Sigmarsson,
    trovo che il nome sia la parte più interessante dell'opera, lo dico senza aver visto la performance ma insomma, l'impressione è che di lavori che indaghino su temi sociali e sui disagi psichici ne potremmo fare un festival che dura un mese (sarebbe bello!).
    Invece questo nome: potrebbe stare anche al posto di quello inventato da Christian Frosi nel pezzo successivo

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