19/03/10

UOVO: performance arts festival?

Immagini dalla performance Super Night dei God Squad (D/GB)

Anche quest' anno il seguitissimo UOVO, Performing Arts Festival (lunghe file di 20 minuti quando ti va bene, o mezzora come ad esempio per la performance dei Dewey Dell. Non sono ancora convinta che ne fosse valsa la pena!) E come tutti gli anni rivela gli alti e bassi della sua programmazione che, molto saggiamente, viene presentata come 'frutto di un approccio indisciplinare e indisciplinato'. Per mia pigrizia non sono riuscita a seguire tutti gli spettacoli o performance.
Sono riuscita a seguire la performance dei God Squad, che effetivamente aveva dell'innovativo: il gruppo, formato da 4 artisti inglesi e tedeschi, che dal 1994 lavora collettivamente a creazioni che spaziano tra performance, teatro, installazioni e video.
Super Night, praticamente consisteva in un video della durata di un'ora girato un'ora prima dell'arrivo del pubblico. Il film non è stato montato e mostrava le riprese di 4 videocamere girate dai 4 performers nelle strade della città di Milano. Curiosa e inaspettata la reazione del pubblico: arrivate alle 21 per vedere la peformance, le persone si sono trovate ad aspettare l'arrivo dei 4 'eroi' in mutande con abbracciata la telecamera. Molti erano muniti di stelle filanti e lumini per festeggiare questo arrivo. Un'ora dopo, alla fine della proiezioni, ci siamo ritrovati tutti coinvolti nel video. E' stato molto divertente e surreale.

Penalizzato per 'l'angolino' che gli hanno assegnato nel Teatro dell'Arte, il video di Linda Fregni Nagler, Conscious/Unconscious, realizzato con la classe della Scuola Media Primaria Annessa al Convitto Nazionale Pietro Longone di Milano. Il progetto era ispirato alla fotografia surrealista. La linea guida era il tentativo di comunicare la libertà di utilizzo del mezzo fotografico, mostrando come sia possibile svincolarlo dalla sua funzione documentaria, di ripresa-replica del reale.

Frame dal video Conscious/Unconscious di Linda Fregni Nagler

Frames della videoinstallazione di Sara Manente, Ondine Cloez e Michiel Reynaert, Some Performances

Presentati come uno dei gruppi più promettenti della scena internazionale, il trio Sara Manente, Ondine Cloez e Michiel Reynaert (B), hanno presentato una rivisitazione delle performance storiche, dagli anni '50 al 2000. Un uomo e una donna nudi, senza sonoro hanno reinterpretato, ma anche alterato e deconstualizzato molte delle performance più significative degli ultimi 50 anni. Imitando documenti (video, foto, testi) degli eventi, o interpretando solo degli scatti fotografici, questo gruppo ha svuotato di senso (politico, sociale, intimista ecc.) delle azioni che invece sono nati da idee ben precise. Resta solo una foma 'nuda e cruda', potenziale e aperta ad una vastità di visioni.
Tanto di cappello per il DJ Davis Holmes per l'UOVO elita Party di sabato. Peccato che dopo mezzora dall'apertura della sala.. io stavo già sculettando mentre il resto dei figuranti, se ne stava legnosamente fermo. Dopo un ora, bravo Davis, tutti che si scatenavano!

In ogni modo, senza nulla togliere alla buona volontà che questo festival ci mette per portare a Milano artisti/performers/dj ecc., mi resta sempre il dubbio che ci sia troppa ambiguità in certe performance (danza? azioni surreali? teatro? Live set? videoinstallazioni? ? ?) Forse è proprio questo il 'suo bello'.. Probabilmente la mia è una deformazione professionale. Quando sento 'performance' penso subito a un contesto molto 'preciso'. Ben venga in ogni modo questo progetto indisciplinare e indisciplinato. Con gli anni a venire capirò anche io dove si andrà a parare!

17/03/10

IL RAPPORTO ORALE


SARA' BANALE NON VORREI MIA MADRE MORISSE
BACIARE IN BOCCA
FUMARE UNO SPINO ED ENTRARE IN PARANOIA
RIUSCIRE IN QUELLO CHE CREDO
CAMBIARE SESSO
IL RAPPORTO ORALE
CHE FOSSI MILIARDARIO
DIVENTARE POLIZIOTTO
AVERE UN PO' DI SOLDI E FAR PIU' NIENTE
L'ABBANDONO
UN PO' TUTTO LA VITA
UNA CASA MIA
MA DICIAMO CHE MI PIACEREBBE SMETTERE DI FUMARE
LA PATENTE
AVERE UN LAVORO CHE MI SODDISFA
STARE BENE
ANDARE IN PRIGIONE
CHE FINISCA TUTTO
NON RIMANERE MAI SENZA SOLDI
ANDARE A FINIRE IN GALERA
IPOCRISIA
DIVENTARE DROGATO
NON SPOSARMI MAI
MORTE
CHE NON VORREI LAVORARE
SENTIRMI TRISTE

Corrado Levi, 'di più di meno', 1988

* grazie a Corrado Levi invitato al PAC, mostra Ibrido. Curatori Giacinto di Pietrantonio e Francesco Garutti



14/03/10

Via Tadino 11/03: I liked Shimabuku

11 marzo openings:
Neanderthalian Nights (The world is not at home)
, Zero...
Tobias Rehberger, Giò Marconi
Uno dei lavori più interessanti che ho visto nella serata inaugurale in Via Tadino (Zero..., Giò Marconi) è ‘Asking the Repentistas - Peneira & Sonhador -To Remix My Octopus Works’ (2006) dell’artista giapponese Shimabuku. Interessante mix di arte contemporanea e folklore sperimentale. La video installazione consiste in due proiezioni: una mostra due sudamericani di strada, i Repentistas (rapper?) che cantano la storia della pesca dei polpi. Tra battiti di mani, di piedi e tamburelli, i due cantastorie, esortavano un buffo ritornello “Shimabuku is a great man.” Nell’altra proiezione, invece, l’artista documenta il salvataggio di un polpo dalla sicura morte (o dal finire in un piatto!) ad Albissola. Giocoso e gioioso (così viene definito nel comunicato stampa), Shimabuko ha descritto con sottile ironia una realtà tutt’altro che gaia, direi. Accompagnano il video due foto scattate dall’artista a Berlino in una mattina d’inverno: una mela e un mandarino in mezzo alla neve. Eccellente installazione della foto ‘Tangerine’ che, immersa nel buio, viene scoperta dal visitatore in una piccola nicchia che gli da una alone di sacralità.
Le opere di Shimabuku sono state presentate in una collettiva, Neanderthalian Nights (The world is not at home) con altri 3 artisti: Giorgio Andreatta Calò, Juliette Blightman, Anthony Burdin. Il tema della mostra era un po’ vacuo: “il tema del viaggio, intesa come esperienza e confronto con la realtà che ci circonda, lontana dalla dimensione contemplativa romantica ecc ecc.’


Chi c'era?
1 Angela Vettese, 2 Massimo Grimaldi, 3 Sara Ciracì, Chiara Bertola e Patrizia Sandretto, 
4 Paolo Gonzato e Paola Gallio, 5 Marcello Bellan, 6 Samuele Menin

1 Barbara Casavecchia e Andrea Balestrero, 2 Sara Ciracì, 3 Giovanni De Francesco, 
4 Carlo Antonelli, 5 Vincenzo De Bellis e Bruna Roccasalva (Peep-Hole), 6 Patrizia Sandretto e Mariuccia Casadio

10/03/10

/Little Costellation/


/Little Costellation/
contemporary art in geo-cultural micro-areas and small states of europe
Presentato al Careof DOCVA

Ecco una mostra il cui titolo mi piace. Le premesse sono, sulla carta, ottime. Peccato che la mostra non proponga niente di così 'stellare'. Positiva l'apertura al un network internazionale per l'arte contemporanea. Da comunicato stampa: 'relazioni con numerosi enti, associazioni e musei'. L'obiettivo è dare un'ideale panoramica ai piccoli Stati d'Europa: Andorra, Cipro, Islanda, Liechtestein, Lussemburgo, Malta, Monaco, Montenegro, San Marino e alcune micro realtà geoculturali, tra cui il Canton Ticino (CH), Ceuta (E), Gibilterra (UK) e Kaliningrand (RUS).
Curatore della mostra Roberto Daolio (che all'inaugurazione, come sembra fare spesso, è apparso discretamente per sparire dopo pochissimo!)


Ribadisco che sulla carta, le premesse teoriche della mostra sono interessanti:
"La mostra è una costellazione di idee che avvolge molteplici direzioni, ognuna interpretabile in modo libero e autonomo. (Di solito quando si scrive così, significa che gli artisti espongono quello che più gli pare e gli piace!) Paradossalmente, ciò che accomuna e avvicina questi artisti è la percezione e il senso della distanza del vivere in territori ad alta definizione simbolica, come un appariscente risultato, teso a leggere questi luoghi (espliciti e non, giudici o complici) nel continuo processo di 'auto-riorganizzazione' sistematica che caratterizza le società complesse".
Nelle opere in mostra queste tematiche, o non sono contemplate o, se lo sono, non ne emerge la complessità. Sono forse stata distratta?
Interessante la performance di Ingibjorg Magnadottir, Il silenzio, il cliché, la paura. Visione d’amore. L'artista islandese, è una performer che utilizza per le proprie azioni elementi mutuati da differenti ambiti disciplinari, quali danza, teatro antropologia, psicologia sociale e arti visive. La performance, a parte qualche imperfezione scenografica, è stata intensa e suggestiva: improvvisazione e recitato, movimenti assurdi e imprevedibili, musica e silenzio, parlava di angoscia e surrealtà umana. Sigtryggur Berg Sigmarsson, invece, ha presentato la performance The Important Little Man: tra grida, danze scatenate, proclamazioni del tipo 'volete l'arte? Ecco, prendetela!'. Alla fine, sudato, ha pensato di tirarsi giù i pantaloni, tra le facce divertite del pubblico. A me non faceva ridere per niente. Ho scoperto che molta parte del suo lavoro indaga gli aspetti relazionali e i comportamenti legati ai disturbi psicologici.

Bell'oggetto il catalogo pubblicato da Mousse (non deludono mai!).

Ingibjorg Magnadottir, Il silenzio, il cliché, la paura. Visione d’amore


Sigtryggur Berg Sigmarsson, The Important Little Man

Catalogo pubbicato da Mousse

Chi c'era?



05/03/10

Copio e incollo Christian Frosi

Christian Frosi, Galleria Zero, Milano, The Independent. Foto tratte dal blog Art Fag City

“AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH vivrebbe una vita speciale per questo suo nome.. anzi per questa perfetta continuità tra il suo nome e il suo cognome... questo lo porterebbe a riflettere in modo leggermente diverso sulle cose che lo circondano, si sentirebbe forte di una piccola responsabilità. Comincerebbe ad annotare ciò che il proprio nome
bizzarro provoca nel mondo: tentennamenti, problemi burocratici, attacchi di panico, ira, fastidio, simpatia, amore...niente di nuovo. La gente si ammazza, ti muore davanti agli occhi e tu ti chiami così. Potrebbe aprirsi un varco tra gli invitati alla Festa di Gerald, organizzata da Robert Coover, e scontrarsi col poliziotto che tenta goffamente di stabilire l’ora del delitto raccogliendo gli orologi di tutti gli invitati. AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH saprebbe cosa farsene di tutti quegli orologi. “Sono sicuro che Coover ha previsto questa possibilità”. “Come Abel Ferrara? Quando si annoia di girare e a metà film usa William Dafoe come un timbrino? Come una tag? Li in mezzo c’è spazio per chiunque!” “La stai perdendo! Accellera! Non dimentichiamoci la parola chiave: generosità.” “Generosità dice! Non ci è mai servita a niente negli inseguimenti la tua bella generosità!” “Come si fa a essere generosi se devi soltanto spremere quell’accelleratore? E spremilo!” “Ci si perde! Sto rallentando... mi vedi? Lo sto facendo! E ora volto a caso in questa via...” “E tra poco sai cosa succederà? Sai cosa succederea al terzo o quarto incrocio?” AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH si annoierebbe anche se accadesse davvero."
Estratto da un articolo di Frosi, Enigma n.5, pubblicato nell'ultimo numero di Kaleidoscope


Christian Frosi ha scritto di suo pugno i testo qui sopra. Non ho cambiato una virgola.
Questo testo è, praticamente, il comunicato stampa delle istallazioni che porterà a Indipendent, 'a hybrid model and temporary exhibition forum', con zero... (ma qualcuno si è mai chiesto il perchè dei tre puntini? Di solito si usano per la sospensione del discorso. Indagheremo prima o poi anche su questo!)

Quando torna mi ha promesso delucidazione su:
- il discreto esotismo dei rettili e la possibilità di realizzare una trasmissione radiofonica su di essi: “ I camaleonti, le rappresentazioni grafiche della mente e le grandi nevicate nei telegiornali italiani degli ultimi trent’anni.”
- “EEEEPPPPOOOOIIII”
- “UYYU Due Immagini, due palle”

CHIOSA:

9/03/2010
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Christian Frosi ha destato l’interesse di Tim Blum, della Blum&Poe di Los Angeles.
"Los Angeles art dealer Tim Blum, who was playing hooky from his ADAA booth to tour the premises, was appreciative of the event. “It's really hard to create something that feels fresh, and it hasn't really been done since the hotel fairs of the 1990s," he said. “This feels spontaneous, serious, fresh, and clean. It doesn't feel uptight or anything. It feels like a community again." He said he had been particularly taken by work by Christian Frosi at the booth of Milan's Galleria Zero."
Leggi l'articolo.
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Una delle più cool blogger di NY si avvicina a Christian Frosi durante la Fiera e gli chiede:
“Are you the pilates-ball ass shadow artist?”


03/03/10

Giulio Frigo - La razionalità...quando è troppa assomiglia alla pazzia o all'allucinazione.


E' inaugurata il 25 febbraio la mostra di Giulio Frigo Impersonale in Viafarini DOCVA (a cura di Milovan Farronato). Dopo aver letto il comunicato stampa, gli ho chiesto delle spiegazioni su alcune aspetti della mostra, a mio avviso un pò oscuri. Prontamente mi ha risposto. Ringrazio.

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Mi spieghi con parole tue questo estratto dal comunicato stampa della mostra? "...visualizzare un senso di vertigine nell’ordine. Uno spazio di razionalità così rigoroso da debordare verso uno stato di percezione allucinatoria." Cosa vuol dire voler dare una percezione allucinatoria?

L'idea di fondo della mostra è quella di dare forma scultorea e fisica a griglie concettuali elaborate dall'uomo nel corso della storia in modo da creare fisicamente un paesaggio concettuale e rarefatto. Lo spazio della mostra è attraversato da fili che incrociandosi creano griglie concettuali e in qualche modo ingabbiano e modulano la sua apertura originaria. I fili vanno da parete a parete oppure da soffitto a parte o da parete a pavimento, poi ci sono dei telai con fili tirati al loro interno e vetri incisi. Ciò che accomuna questi segni è il fatto di essere segni geometrici e privi di espressività gestuale. Sono segni razionali a cui l'uomo nel corso del tempo ha conferito anche significati religiosi e spirituali. C'è un affascinate disciplina che si chiama geometria sacra che analizza i rapporti le forme geometriche e il senso religioso.

Mi interessava l'idea di "ingabbiare" lo spazio all'interno di queste strutture. In fin dei conti queste griglie sono tentativi di gestire e ordinare lo spazio e la materia. Oppure griglie con cui l'uomo ha cercato di costruire e ingabbiare la bellezza (sezione aurea, sistema prospettico) oppure con il quale ha cercato di gestire e ordinare la società e i suoi riti. Inoltre mi interessava dare fisicità a qualcosa di molto astratto e implicito come può essere un proiezione intellettuale. In molti libri di storia dell'arte o dell'architettura vengono sovrapposte griglie concettuali alle immagini. Come se fossero ossature implicite che sostengono il dipinto o l'edificio. Mi interessa l'idea di come certi schemi mentali come l'idea di griglia, oppure i rapporti aurei oppure la struttura dialettica con cui funziona la ragione siano alla base di moltissime creazioni umane come piani urbanistici, composizioni pittoriche o architettoniche, strutture di campi da gioco sportivi oppure sistemi cosmologici. Visti come immagini tutte queste strutture sono variazioni di forme geometriche semplici. Da un lato sembrano segni incomprensibili lasciati da una civiltà aliena e dall'altro sono segni profondamente umani che funzionano come una sorta di impalcatura implicità per il funzionamento di una società. Percezione allucinatoria perchè spesso le assunzioni intellettuali che si fanno sulla visione diventano effettivamente reali. Ho letto su una rivista scientifica che la sensazione della profondità è una specie di "allucinazione ragionevole che l'uomo proietta sull'immagine bidimensionale disponibile sulla retina."

Moltissimi di questi schemi sono "strutture" collettive che sono state usate da moltissimi individui singoli ma che non appartengono a nessuno in particolare. Molte di queste allucinazioni ragionevoli sono state abbandonate, alcune sono ancora in uso. In ogni caso rimane la memoria della loro esistenza. Sono partito da questa fascinazione e ho cercato di sfruttarne l'aspetto formale e scultoreo e usarli per creare un paesaggio razionale e rarefatto.

La razionalità però quando è troppa assomiglia alla pazzia o all'allucinazione. Nello spazio della mostra bisogna stare attenti e muoversi con attenzione per non andare a sbattere contro le maglie di queste griglie o contro le lastre di vetro.

"Un vano tentativo di incapsulare un bisogno atavico": quale bisogno atavico?

Il bisogno atavico è come dici il bisogno di portare ordine al disordine.C'è un libro interessante che si chiama la vertigine dell'ordine. Uno dei punti che toccava l'autore è che ordinare l'ambiente intorno a noi corrisponde a estendere la nostra identità all'esterno. Il mio ordine collide con l'ordine di un'altra persona apparendo come disordine e viceversa. Mi interessava in questa mostra esplicitare sistemi per ordinare il mondo che sono stati usati collettivamente e che quindi appartengono a tutti e a nessuno.


Sei proprio sicuro che il bisogno d’ordine ha influenzato l’ossatura portante della Storia dell’Arte, dell’Architettura e della società occidentale?

Certamente non è l'unica chiave di lettura. Ma certamente il bisogno di ordine è un'impulso umano fondamentale. L'ordine spesso procura piacere, se portato alle estreme conseguenze può produrre noia o anche paura e soffocamento. Quando io parlo di ordine non mi riferisco all'ordine banale di cose disposte in fila ecc..o a quello paranoico del controllo, ma mi riferisco all'istinto dell'uomo di disporre le cose in relazione al suo pensiero, creando una concordanza tra il soggetto e il mondo. Penso che nell'uomo ci sia una sorta di fiuto per la forma, un piacere nel vedere e riconoscere forme nel caos. Il processo della comprensione è qualcosa che funziona in maniera simile.

Non ho visto la performance. In cosa consisteva?

Ero a terra privo di sensi, in abito elegante sotto l'effetto di un sonnifero. Un pò come se fossi stato contemporaneamente dentro e al di fuori di quella gabbia oppure come se la mostra fosse un paesaggio rarefatto e mentale prodotto da una specie di mio sogno.


Matti da slegare


Stefano Graziani (artista che in occasione di Manifesta 7 ha presentato il progetto Il Museo per Franco Basaglia), ha preso parte al seminario ospitato da Peep-Hole, e mi ha suggerito un sito del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste. Invito quanti interessati a vedere il materiale d'archivio.. strepitoso e agghiacciante.
Moltissimo materiale anche su Franco Basaglia

Alcuni fotogrammi del video: Psichiatria d'oggi (1958)





02/03/10

'I veri artisti non hanno denti e perciò, non possono mordere'

Mad Marginal:
antips
ychiatry tradition and marginality as artistic position


Un seminario di Dora Garcia con Stefano Graziani, Cesare Pietroiusti, Nicola Valentino.

PEEP-HOLE
Lunedì 1 marzo 2010
dalle ore 18.00 alle 21.00



Seminario seguitissimo e molto interessante. Mi sono persa la prima parte (haimè forse la più sostanziosa). La sala era gremita di gente (così come il cortile esterno).
Ho seguito dalle 19.
Tra le 4 voci che dialogavano davanti al pubblico, interessante il punto di vista di Nicola Valentino (co-fondatore della cooperativa editoriale Sensibili alle foglie, invitato a parlare dell'Archivio di scritture, scrizioni e arte ir-ritata) che sostanzialmente ha ribadito più volte il valore antropologico di un fare artistico 'altro', ossia quello di persone afflitte da problemi psichiatrici. E come se le persone 'disturbate', così come gli uomini primitivi, cercassero dei simboli per uscire da un vicolo cieco, da un 'l'luogo' (anche fisico) di costrizione.
Creatività, dunque, come essenziale risorsa umana e strumento di liberazione per immaginare un altrove dove collocarsi.
Atto creativo > non legato tanto al creare ma al ri-creare.
Atto creativo > libero dal zavorre concettuali e profondamente legato al FARE.

Molti gli artisti presenti che, si spera, abbiano imparato la lezione.

Chiosa finale: 'I veri artisti non hanno denti e perciò, non possono mordere' Jack Smith'
(che è anche una delle ultime citazioni che chiudono il testo di Dora Garcìa pubblicato in Peep-Hole Sheet #3)

Cesare Pietrogiusti, Nicola Valentino, Dora Garcia

Diego Perrone, Carlo Antonelli

Milovan Farronato

Mattia Matteucci

Giovanni Kronenberg, Alessandro Ceresoli

Marco Marino, Simone Berti

Alessandra Mancini, Marco Tagliafierro

Sabine Delafon