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Doppia intervista tra Daniele Carpi e Jacopo Casadei in occasione della loro mostra 'I can't take my eyes off you' nello spazio MARS di Milano.
Daniele Carpi: Perché ti sei fissato sul brigante, oggi? Siamo nel 2011?
Jacopo Casadei: La figura del brigante mi ha sempre affascinato e la considero un ''ever green''. In realtà quello che mi ha sempre colpito è il suo stretto rapporto con il ''nascondiglio''.
J.C.: Perché nelle tue sculture non trovo gli occhi?
D.C.: Perchè non hanno più bisogno di guardarsi intorno, sono diventate l' ”intorno”.
D.C.: Come fa a venirti in mente una qualsiasi cosa con un tema simile?
J.C.: Son nato nella terra del '' Passator Cortese'', etichette di aziende vinicole a parte, e quindi....
D.C.: Come fa a venirti in mente una qualsiasi cosa con un tema simile?
J.C.: Son nato nella terra del '' Passator Cortese'', etichette di aziende vinicole a parte, e quindi....
J.C.: Il brigante veniva ''inghiottito'' dalla natura, suo rifugio e sua condanna: oggi l'ambiente che ci circonda potrebbe ''mangiarci'' ancora secondo te?
D.C.:Si, ma noi potremmo rimanergli sullo stomaco. Non riuscendo ad assimilare o evacuare crea delle “zone” di espulsione interne, un paradosso che nasce perché non c'è più un corpo con un dentro e un fuori ma persiste la necessità di trovare l' “altro” e insistere sull'identità.
D.C.:Chi o cosa è il brigante? Dov'è ora?
J.C.: Il brigante è un nascondiglio che cerca un dialogo, e penso sia esattamente dove vorrebbe trovarsi, per sua fortuna.
J.C.: Il brigante è un nascondiglio che cerca un dialogo, e penso sia esattamente dove vorrebbe trovarsi, per sua fortuna.
J.C.: Hai mai lasciato delle ''impronte'' in giro?
D.C.: Una volta sola, parte dell'impronta genetica; per il resto solo tracce insignificanti.
D.C.: Chi o cosa non puoi smettere di guardare?
J.C.: Le vecchie cancellate. Anche i palloni sonda: quando di notte c'è il cielo sereno li cerco sempre.
J.C.: Secondo te può dare piacere dissolversi nel paesaggio?
D.C.: Non ho mai provato ma “dissolversi” dà sempre piacere, almeno finché confidiamo nella ricomposizione. Pochi hanno il coraggio o la disperazione per la dissoluzione definitiva, vedi il film “Somewhere to disappear” con Alec Soth, in questo caso il piacere non è più importante.
D.C.: I tuoi quadri si possono mimetizzare? Se si, dove? Con che cosa?
J.C.: Non si possono mimetizzare e non possono mimetizzarmi.
J.C.: Nelle tue sculture vedo crescere muschio e funghi: hai qualcosa che ti cresce addosso?
D.C.: Muschio e funghi, il nostro corpo era una foresta ora è un'aiuola.
D.C.: Come sei riuscito a venir fuori dai tuoi paesaggi? Sei sicuro di
esserne uscito?
esserne uscito?
J.C.: Non penso mi sia possibile uscirne. Volevo aggiungervi lo sguardo. Forse gli occhi li hanno solcati verso l'interno.
J.C.: Com'è stato lavorare assieme?
D.C.: Piacevole. Come quei fiumi che scorrono fluidi e scelgono il percorso adattandosi al terreno. Come una fortunata coincidenza.
J.C.: Mi son chiesto se il concetto di presenza e di assenza abbiano giocato un un ruolo fondamentale nello sviluppo del nostro progetto....
D.C.: Nel racconto mitologico del brigante questi concetti sono “letteralmente” fondamentali, nel senso che ne sostengono il mito. Il bandito, l'uomo selvatico, il lupo cattivo: attraverso la loro evocazione si concretizza la minaccia esterna, il fascino dell'ignoto, il pregiudizio dell'ignoranza.






Chiedo anche quì dopo Facebook: dove starebbe nella mostra il tema del brigante? Mi sembra che lo si voglia infilare forzatamente nella mostra.
RispondiEliminaMi sembra new arcaic, che ultimamente è la strada più semplice e gettonata.
luca rossi
dici solo cazzate nano malefico!
RispondiEliminaquando il confronto e su questo livello squisito..Ripeto: da dove emerge il tema del brigante nella mostra? Grazie
RispondiEliminalr
La figura del brigante mi ha sempre affascinato e la considero un ''ever green''. In realtà quello che mi ha sempre colpito è il suo stretto rapporto con il ''nascondiglio''.
RispondiEliminaSon nato nella terra del '' Passator Cortese''.
Il brigante è un nascondiglio che cerca un dialogo.
Il bandito, l'uomo selvatico, il lupo cattivo: attraverso la loro evocazione si concretizza la minaccia esterna, il fascino dell'ignoto, il pregiudizio dell'ignoranza.
Tra Mitoraj e Spagnulo, spero che ora ti sia tutto chiaro.
Noto ora la discussione che si è creata.
RispondiEliminaLuca Rossi, nel caso lei avesse (come afferma) visitato la mostra, avrebbe avuto occasione di visionare il comunicato stampa a titolo esplicativo o ancora meglio di rivolgersi personalmente a me o Daniele.
Tenevo a specificare che il commento postato sopra (che riporta semplicemente parti dell'intervista) non è stato scritto da me.
Ma insomma Rossi, vai alle mostre, non ti fai riconoscere, ti perdi il comunicato stampa, non ti rivolgi al personale specializzato presente in sede, ma cosa credi? che le mostre siano un momento di gioia dove un non-cretino si espone al mondo? ma dove vivi? E' come andare alla posta, non l'hai ancora capito? Il commento postato sopra che ribadisce la qualità dell'artista non è stato scritto da me.
RispondiEliminanon si percepisce un "tema" ma si colgono metafore che per la loro indoratura romantica evocano un mondo, semplicemente fiabesco (con l'esibizione dei muschi mancano funghi e gnomi e siamo apposto).Lo scrivo con assoluta pacatezza perche' dalle mie parti una "specie" con intenti cosi' gai, non è mai esistita se non appunto negli scritti dei nostri autori piu' afflitti da , appunto, immaginazioni Romantiche.
RispondiEliminaTutto questo beninteso se il significato che personalmente attribuisco al termine BRIGANTE NON collimi con quello degli autori (sia ben chiaro mettendo da parte ogni considerazione di respiro moralistico).
Oggi, la figura del brigante porta con se una molteplicita' di sfumature che fermo restando le diversita' di "forme" nella sostanza non differiscono in maniera rilevante rispetto al passato se non che la platea si è enormemente dilatata . C è un piccola variante, non di scarso peso : oggi i nascondigli non si trovano piu' nella foresta ma nelle abitazioni e la normalizzazione che ne consegue è gia' di per se una forma, non visibile, di rapina perche' sottrae ogni possibilita' di fuga. Paradossalmente il carcere , visto in tutte le sue limitazioni (le tristi condizioni di convivenza ad esempio) è oggi il luogo piu' liberatorio per le coscienze.
Agli autori dico che sarebbe stato opportuno tracciare coordinate piu' precise intorno a questa "figura" affinche' non dico spiegare ma favorire un avvicinamento da parte dello spettatore.
cordiali saluti.
Lorenzo Marras
ma sono semplicemente i mostri che crea qualunque Accademia. Che c'è da dire oltre? vedrai che alla prossima mostra al brigante si sostituisce la fatina e poi mangiafuoco, il grillo parlante... basta aspettare, il martello prima o poi arriva
RispondiEliminaIo non vedo il tema del brigante nella mostra. Ha ragione Colliodi...possiamo infilarci dentro qualsiasi suggestione, qualsiasi personaggio??? Se siete affascinati dal brigante, srivete un racconto, perchè fare una mostra e infilarci dentro a forza le cose???
RispondiEliminalr
LR, ma hai preso le gocce? di che ti agiti? non sai che all'Accademia funziona così? si dice agli studenti, fate quello che potete fare e poi trovatevi una 'poetica'. Se sarete abbastanza furbi da fare il meno peggio avvolto in uno straccio plausibile e avrete la costanza di insistere, ce la potrete anche fare.
RispondiEliminaQuesti non sono nemmeno furbi, tutto qui.
Trova pace, ci sono artisti peggiori, vedrai.