28/12/11

The Best 2011 by... Galleria Francesco Pantaleone, Palermo

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Francesco Pantaleone / Francesco Pantaleone Arte Contemporanea, Palermo

Stefania Galegati Shines - The color of the season

23.04.11 - 31.06.11

52 commenti:

  1. eccolo un altro che pecca di ego-mania....ma pubblicate quello che vi è piaciuto, anziché guardare sempre le bestie nel vostro recinto...

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  2. Galegati, sei brava, ma PERCHE' dipingi?

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  3. non conoscevo il lavoro di galegati, ma trovo veramente stucchevole e nauseabondo il modo in cui alcuni artisti abbracciano cause umanitarie per cui è difficile non sentirsi coinvolti in quanto esseri umani, speculandoci sopra però, per innalzare il proprio operato artistico che altrimenti non avrebbe valore.

    Christiane F

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  4. Guarda che, drammaticamente, non c'è nessuna causa umanitaria, tranne la sua piccola tragedia personale di scambiare il turismo per qualcosa di interessante anche per qualcun altro che non fosse in pullman con lei.
    O dice che lavora per i cartoncini Unicef 2011-2012?
    Forse hai ragione Christiane. L'arte non paga, in effetti.

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  5. Galegati, altra promessa non mantenuta o persa, degli anni 90 italiani...abbandonata, mimetizzata..costretta a vagare in un certo turismo rassicurante che vede l'italia come luogo con cui fare i conti ma da cui fuggire...come lei anche Paola Pivi. Interessante capire, il valore delle loro opere OGGI rispetto un certo collezionismo; anche per concomitanza di tempi mi sembra un caso simile ai titoli Parmalat, gonfiati arbitrariamente da due tre operatori a fine anni 90: illusioni e delusioni. Ma mentre i risparmiatori protestano il collezionista TACE per paura di perdere in status e per paura di non poter più rivendere l'opera. E quindi ci si rifugia su un generico MI PIACE (?). Senza mai andare a fondo.

    Sarebbe interessante proporre un confronto sul Valore dell'opera d'arte e il suo corrispettivo commerciale sul mercato.Tanto per evitare di prendere ancora in giro collezionisti sprovveduti...

    Luca Rossi

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  6. Grazie per le domande, le trovo molto interessanti, perchè al di là del tono un po' arrabbiato, mi fanno capire molte cose. Siccome siamo nel blog di Elena ho deciso di rispondere, anche se rispondere ad anonimi o pseudonimi non mi lascia completamente a mio agio.
    Innanzitutto ho capito che appena si mette l'immagine di un nero, o si tratta di un caso umanitario, o si tratta dell'artista che va in vacanza. Mi piacerebbe che l'anonimo che parla di caso umanitario mi spiegasse quale è, visto che i due africani nelle immagini sono un bambino apparentemente molto felice e un pirata somalo, il cui conto in banca è probabilmente molto piu alto del pil della grecia.
    All'anonimo che mi chiede perchè dipingo rispondo facendo finta che non sia sarcastico, che non riesco a non farlo. Ci provo e ogni volta ci ricasco. Eppure lo so che non sono brava a dipingere, perchè in Italia se non nasci pittore, il pittore non lo puoi fare.
    Se non avessi mai avuto nessuno scambio positivo con il pubblico però dico anche che forse non dipingerei piu'...
    E non credo di essere nemmeno una brava fotografa e nemmeno una camerawomen, una regista, o non sono nemmeno brava a prendere opere e apecar in prestito, certo non sono una brava scrittrice...
    Infine mi è arduo dare una risposta al commento di Luca Rossi sul collezionista, non lo capisco, forse non è diretto a me... ma vorrei fare un chiarimento sul confronto con Paola Pivi con la quale non mi sembra ci sia molto in comune. Lei è un artista di fama internazionale, che forse non è fuggita dall'Italia, ma vive da un'altra parte.
    Io vivo in Italia e sono conosciuta solo qui per gli over 30 di buona memoria...
    Per chi gode tanto a indagare la sparizione degli artisti della mia generazione, racconto infine che per quanto mi riguarda ho aggiunto alle cause comuni una pausa di lavoro volontaria di qualche anno, giustificata felicemente dall'aver fatto due figli...
    Buon anno a tutti,
    Stefania

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  7. Grazie Stefania per la disponibilità al dialogo, la trovo molto importante di questi tempi, dunque io ho premesso di non conoscere molto il suo lavoro, mi sono un po' documentata ma non ho capito tantissimo; quello che mi chiedo e le chiedo, è cosa spinge artisti italiani od occidentali in genere a scegliere soggetti lontani o esotici , o più in generale penso anche a soggetti che in un qualche modo rappresentano una minoranza lontana dall’artista, temo sempre che nell'arte "l'altro" venga utilizzato con la stessa retorica dei mass media facendo leva sul senso di colpa del bianco occidentale e volendo conferire al lavoro un senso di impegno civico che depista l'attenzione dall'operato artistico, (chiaramente è un ragionamento generico il mio, penso anche ad artisti come Alfredo Jaar o alla fotografia di Toscani).
    Buon anno a lei.

    Christiane F

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  8. Tornerei piuttosto sulla faccenda delle promesse anni 90 e di quello che rimane.
    Partiamo dal gruppo di via Fiuggi?
    Stefania Galegati, Simone Berti, Sarah Ciracì, Giuseppe Gabellone, Diego Perrone, Deborah Ligorio.

    “Vivevamo in via Fiuggi, -racconta Stefania Galegati- che era sia casa che studio. I galleristi, i critici, i curatori venivano a trovarci, gli offrivamo il caffé e parlavamo di arte e dei nostri lavori. Non eravamo un vero e proprio gruppo. Dividevamo quello spazio e lavoravamo autonomamente. Per tre anni siamo cresciuti insieme”.

    Ecco. Dove sono finiti galleristi, critici e curatori? se qualuno ci legge, ha voglia di dare un'opinione globale sulla faccenda? Il singolo caso umano non ha importanza, ognuno ha il diritto all'esilio, alla maternità, alla noia tanto quanto gli pare.
    [E se poi ammette che non sa dipingere, non sa fotografare e riesce così così anche nell'affittare un apecar, ci è anche più simpatica]

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  9. a Christiana F (io ho la disponibilità al dialogo ma sarebbe bello sapere con chi!!!)
    Non sei tenuta a sapere niente del mio lavoro e della mia vita. Ma mi è vicina l'immagine di Garibaldi, tanto quella di quel bimbo di Zanzibar che tanto assomiglia a mio figlio! E' importante che le riflessioni che faccio siano su qualcosa che ci appartiene? Perchè mi chiedo? Difficile trovare un equilibrio e non so rispondere. A volte si vede ciò che è lontano e diverso con occhi piu puliti che non standoci dentro. Ho pensato tante volte a che cosa quel bambino penserebbe a vedere la sua immagine in una piazza in Italia... Qualche anno fa, feci una foto ad un signore che mostrava un tatuaggio di padre pio sul braccio... di recente ho conosciuto la sua famiglia, lui è morto e loro sono felicissimi della foto.
    Anche io non sopporto l'atteggiamento degli artisti che fanno i sociologi dei paesi del terzo mondo, l'ho visto piu in nordeuropa che in Italia dove ci occupiamo di piu di storie locali. Togliendo l'esempio di Grimaldi che trovo geniale perchè porta proprio all'estremo l'istinto di beneficenza e compassione.
    In qualche modo mi fa piacere che non hai capito tanto del lavoro da queste immagini, perchè significa che anche nell'arte abbiamo ancora bisogno della realtà per vedere.



    a Wand(a) invece non so cosa dire... l'elenco di artisti che hai fatto è un elenco di persone che stanno lavorando, chi piu chi meno e che per tre anni, formativi, hanno vissuto insieme. Una ha una galleria importante a Berlino, uno a Parigi... non so che significa mantenere le promesse: arrivare al "top" con una mostra al Guggenheim ed esaurire il lavoro e le aspettative talmente tanto da voler smettere di fare arte?
    Il successo va su e giu', gli artisti muoiono, le opere restano... E il povero Manfred Pernice che fine ha fatto? E il lavoro di Carol Rama che ha vinto un leone a novant'anni? Michael Sailsdorfer e poi ti dico anche Ligabue.
    Quanti esempi assurdi si possono fare e qui proprio ti sbagli: il mondo è fatto di storie personali...

    Ciao
    Stefania

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  10. Stefania porta pazienza... they rumbling about nothing

    Io so, apprezzo, ricordo..nn dimentico

    Seven Eyes

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  11. Stefania, era una richiesta globale la mia, chiedevo proprio di non entrare in casi personali, di non ricadere come sempre nei classici personalismi di cui questo blog si nutre.
    La cosa interessante di LR era: perché certi artisti a cui tutti hanno contribuito a creare un mercato (quindi galleristi, critici e musei) versano ora in uno stato di abbandono?
    Con questo, ripeto, non intendo un caso più o meno fortunato degli altri, ma proprio penso ad un consapevole e silenzioso disinteresse.
    Ed è un classico italiano direi, ma non ne capisco i motivi.

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  12. Cara Stefania,

    apprezzo la tua disponibilità al confronto. Quì non si tratta di dire che la generazione di via fiuggi sia o meno in crisi (anche se mi sembra sparita e dispersa, e per paola pivi faccio fatica a vedere una fama internazionale...ma chi ha oggi "fama internazionale"???..ci saranno 1000 artisti uguali...).

    Si tratta di capire perchè sia stato dato alle opere delle generazione di via Fiuggi un certo valore negli anni 90 (alcuni milioni di lire per opera).

    Quanto valgono oggi quelle opere? E quanto valevano realmente? Come dare Valore alle opere? Tu hai partecipato a quel mercato, mi sembra. Non si trattava ,forse, di opere paragonabili ai titoli Parmalat? Gonfiate arbitrariamente e oggi prive di quel medesimo valore? Il gruppo di Via Fiuggi non era , e non è, connivente con quella sorta di truffa? Se era truffa la Parmalat lo era anche dare valori arbitrari alle opere.

    Perchè se ci sono 1000 artisti uguali (molte opere di paola pivi potrebbero essere tue e viceversa...non vedo perchè no) tu vieni selezionata per fare la mostra X e Francesco Pantaleone ti segnala? Non sarà che la materia delle tue opere sia fatta di Luoghi (dove esponi) e di relazioni (chi ti seleziona e chi ti sostiene)?

    Non credi che l'operazione di Grimaldi (dare i soldi a Emergency) sia fatta anch'essa di Luoghi e Relazioni? Tante persone donano denaro in beneficenza e non sono considerate geniali...tu consideri l'operazione-opera di Grimaldi geniale solo perchè esposta nel luogo giusto e perchè sostenuta da relazioni giuste...anche le sue opere sono fatte di luoghi e relazioni...come uscirne? Argomentando. Favorendo un confronto critico; cosa che sto cercando di stimolare in italia e non solo da quasi tre anni.

    luca rossi

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  13. Luca in tutti i mercati ci sono cose al top, medie e con il tempo, cose che divengono scorie. In quello , strettamente legato alle arti visive, l'accento piu' che alle cose si sposta sull'autore delle stesse il quale per rimanere sempre in cima deve non solo mantenere relazioni di buon vicinato con le persone che contano nel recinto ma anche allargare il campo di azione anche a cio' che sta al di fuori (Istituzioni museali e Finanziarie come banche e gestori di grandi patrimoni).
    Quasi tutto ha una data di scadenza e quel QUASI implica stabilire gia' in partenza che è nel gioco che Vi siano "vinti".
    ciao e buon anno.
    E' inutile che la Galegati si rappresenti come piccola Fiammiferaia, le sue risposte erano ampiamente scontate sopratutto laddove ha declinato le leggitime domande che le sono state poste e, A CUI NON HA RISPOSTO, in un fatto meramente personale (vicende di famiglia e quant'altro).
    Il lavoro pittorico è pessimo, sembra preso a prestito d a un comune robivecchi e cio' che le ruota intorno è di una banalita' che peraltro compromette il suo descritto passato come un reliquia da eta' dell'oro.
    L.M.

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  14. Mi dissocio da questa inutile acidità di LR e LM. Ribadisco invece che un serenissimo dibattito sul sistema usa-getta italiano spiegherebbe moltissime cose che lo stalinismo di LR e LM addossa alle personalità che credono più deboli, in puro stile iena.

    Stefania Galegati, così come Simone Berti e Diego Perrone hanno fatto lavori che hanno avuto pieno supporto dal sistema dell'arte italiano, sia perchè lo meritavano sia perchè servivano a conservare uno spazio almeno nelle collettive internazionali. Ma poi?
    E' evidente che quando il supporto viene meno e ogni artista è abbandonato a se stesso senza reali occasioni di confronto, non solo mercantile, ma proprio espositivo e culturale, può prendere strade in salita o molto sbagliate.

    Chiedevo un confronto su questo problema che evidenza la vigliaccheria italiana, ma la ritrovo purtroppo anche in LR e LM qui sopra di me.

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  15. Galegati (mi chiedo perchè oggi "shines") fa parte della generazione 2000 riunita da Maraniello, Chiodi e Cerizza nel libro-mostra papesse Espresso Arte Oggi in Italia: generazione che proponeva una certa sensibilità comune ed omologato oggi sparita nel vuoto. Giustamente quei tre critici hanno poi pensato maggiormente alle proprie carriere, hanno lasciato scorrere le cose. Forse sei quei tre critici fossero partiti già nel 2000 da posizioni e prospettive professionali più stabili avrebbero avuto le energie e la voglia di sostenere e promuovere maggiormente quegli artisti, e forse metterli anche più in discussione e aiutarli a crescere.

    Si trattava di una generazione che proponeva atteggiamenti e percorsi molto similari. Di Galegati ricordo foto di interni con siluette di nani ritagliate su vecchi mobili; ruspe che si scontrano in un campo; mulinelli di rifiuti fermati in una stanza come fossero in pause; una stanza reale resa in bianco e nero. E perchè no vecchi fotografati con corna di animali in mano (perrone); perchè no cento cinesi in galleria (pivi) o un motorino fatto seguendo i desideri di adolescenti (tuttofuoco); ..insomma 1000 trovate discese da una certa sensibilità omologa per tutti e legata ad una certa idea di LEGGEREZZA ben ripresa nell'ultimo libro di Cerizza, sempre sull'arte italiana.

    Riguardare oggi,dopo 11 anni, quei percorsi sembra di vedere smart relativism (1000 trovate intelligenti). Certo, in alcuni casi meglio (perrone,zuffi), e in altri casi peggio (tuttofuoco,berti)...ma cosa rimane oggi? Il ritratto di Garibaldi su un camioncino??? E il gallerista palermitano che indica la mostra di una sua artista alla GAM di Palermo come il suo the best per il 2011? Mha...

    Chi ha comprato nel 2000 la foto dei nani ritagliati di Galegati oggi cosa ha? E' rilevante questa domanda? Quanto Vale quella foto? E' ikea evoluta? E' possibile venderla a 4000-5000 Euro? Ma li vale? Perchè li vale? Quel collezionista ha preso un bidone o basta il "mi piace" dell'ikea e di facebook? Politi sostiene che la qualità è strettamente legata al mercato? Ma se quel collezionista crede di essere stato fregato, forse oggi non comprerà più giovani artisti e tanto meno Flash Art....quindi? Non sarebbe il caso di definire riferimenti critici che vadano oltre la dittatura del mercato e del curriculum vitae?

    luca rossi

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  16. Wanda, di grazia fai attenzione a cosa scrivi. Non esiste una Acidita' UTILE ed una INUTILE, basta e avanza l'acidita', che guarda caso è sempre degli altri mai propria.
    Altro errore marchiano è poi quella di adombrare astrattamente una comunita' di vedute , tra noi , che non esiste e che fa della tua Dissociazione, un atto di vistoso, (INUTILE questo si') avanspettacolo, buttato li' per autodeliziarti della tua assente innocenza. Ma è infantile perche' è come dire "NONCIGIOCOPIU'UFFA".
    L'esposizione della Galegati è modesta, PLATEALMENTE MODESTA e tra l'altro tu, hai anche scritto una cosa che nel finale risulta anche essere un capolavoro di cinismo chiuso tra parentesi quadre a cui ti rimando per rinfrescarti la memoria per poi fuori uscire con la tua paternale d'accatto , ma non ti vergogni ? abbandoni le azioni che commetti agli eventi che seguono.
    Ma fammi il piacere vah.

    Marras

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  17. Ah perchè Chiodi, Maraniello e Cerizza hanno fatto carriera? A me non sembra proprio. Non li associerei necessariamente agli artisti della ex via Fiuggi, ma per me gli artisti in oggetto hanno fatto ben più carriera dei critici che citi, LR.

    Anche il tuo discorso sulle quotazioni svalutate ecc. mi sembr decisamente fallace: non sottovalutare il fatto che il mondo dell' arte è pieno di sorprese e di rivalutazioni. Esempi ce ne sono sotto gli occhi a decine, da Ontani che ha fatto una mostra qualche anno fa da De Carlo a Pessoli che per 10 anni ha ingoiato rospi e poi ha spiccato il volo; fino alle carriere di Garutti e di Stingel, che hanno raggiunto una dimensione internazionale ( ovviamente Stingel più marcata) dopo i 50 anni.
    Di base, MAI DICO MAI DARE PER SPACCIATO UN ARTISTA O UN MOVIMENTO ARTISTICO.

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  18. Ottimo LR, torniamo a quello che interessa a tutti. Il problema del critico opportunista. E facciamo nomi e cognomi. Maraniello, Chiodi, Cerizza. Come mai le posizioni 'critiche' di supporto all'arte italiana si sono dissolte nel nulla? come mai, ora che hanno fatto carriera, speculando su tutti quelli che hanno avuto sotto mano, hanno tolto ogni appoggio? Anche il tuo collezionista gabbato dovrebbe chiedergliene conto, galleristi inclusi.
    Un artista ha tutto il diritto di essere ottimo o pessimo, quello che fa schifo è l'opportunismo vile e interessato che dimostra la critica italiana, non solo giovane. Pensa anche a Vettese, Verzotti, Di Pietrantonio, Bonami, pensa alla letteratura che hanno prodotto. Direi che sono soprattutto loro il vero danno al 'valore' che chiedevi.

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  19. In Italia manca una cultura diffusa del contemporaneo e in generale un sistema di sostegno pubblico e/o privato alla cultura. Non ci sono le condizioni economiche e culturali per un mercato del lavoro equilibrato in ambito artistico.

    A me non sembra che le varie generazioni di giovani artisti italiani, poi maturati, poi invecchiati (se guardate nel loro complesso) abbiano, nei confronti dei loro omologhi stranieri, qualche tara sostanziale in termini di tecnica o contenuti che giustifichi la loro irrilevanza a scala mondiale. Lo stesso discorso può valere per critici, curatori e galleristi.

    Il fatto è che l'unico modo per vivere bene operando nel campo dell'arte contemporanea in Italia è riuscire ad essere un "fenomeno" con il talento e/o la furberia e/o i contatti giusti. Non esistono le condizioni e lo spazio per un onesto lavoro di qualità, se non a fronte di lotte, frustrazioni e sacrifici continui. La qualità non interessa a nessuno se non come optional, e restano solo la speculazione... e le storie personali.

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  20. peccato che stingel è conosciuto in tutto l'occidente mentre garutti lo si conosce da como a torino più giù o più su gia si fa fatica

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  21. Anonimo conosci la lingua italiana? A me sembra di aver detto chiaramente che Stingel ha avuto più successo internazionale. A volte mi chiedo quali menti eccelse private alla fisica quantistica leggono questo blog...

    Garutti, dopo la biennale di Venezia del 90, è passato da posti allucinanti in Italia (mi ricordo una sua mostra in una galleria di Udine a dir poco raggelante). Poi , ampiamente dopo i 50, ha fatto la Biennale di Istanbul, mostre in Giappone e altre cose internazionali. Chiaro neanche l'ombra di quello che ha fatto Stingel ma il mio era un'esempio di artista che ha saputo rivalutare una carriera che sembrava un pò soffocare.

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  22. Io invece non avevo detto che i tre curatori-critici di Espresso Arte Oggi in Italia (2000) hanno fatto carriera, ma che hanno pensato alla loro carriera. Poi è chiaro che dopo il 2001 c'è stata (e c'è) una crisi-saturazione del linguaggio, unita ad una crisi della rappresentazione; allo stesso tempo il mercato fa finta di niente creando ovviamente illusioni e delusioni.

    Il giovane e immaturo sistema italiano potrebbe osare maggiormente, ma schiacciato da esterofilia e precariato tende a scimmiottare un certo mainstream internazionale (parlo di artisti, riviste alla Moussoscope, curatori, critici-che in realtà non ci sono-, galleristi, pubblico-che in realtà è fatto da addetti ai lavori, loro amici e curiosi). Potrebbe osare perchè non ci sono strutture e rituali consolidati, perchè non c'è niente da perdere. Dire questo significa essere subito tacciati di invidia e frustrazione. E mi chiedo per cosa? Vista la condizione degli artisti italiani considerati "campioni nazionali".

    Forse bisognerebbe partire dal linguaggio (gli artisti?) e dal pubblico. Il caso polacco è un sintomatico modello da seguire. Invito a questa riflessione di Fabio Cavallucci:

    http://www.artribune.com/2011/12/la-classe-dell%E2%80%99arte-v-%E2%80%93-larte-e-un-patrimonio-collettivo/

    luchettino rossi

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  23. hey hey hey ace frehley!! tranquillo tranquillo ... avevo letto bene, e conosco abbastanza bene l'italiano e altre 4 lingue, solo volevo sottolineare ulteriormente la distanza abissale che corre tra i due, ci tenevo a rbadirla con forza, non avevo nulla contro di te; è che se io penso a stingel non mi sarebbe mai e poi mai venuto in mente il nome di garutti tutto qui ...ma forse solo perchè io non ho il suo poster appeso nella mia cameretta;-)
    ps : sarebbe bene sfatare questo banale pregiudizio di pensare che la comprensione della fisica quantistica sia sinonimo di intelligenza... se la pensi così mi sa che l'arte non fa per te....vedi zichichi...

    l'anonimo di prima

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  24. Allora, dalla tua punteggiatura e dalla tua sintassi desumo che sei un ragazzino (magari non anagraficamente ma di testa sicuramente); e io purtroppo ho bassissima considerazione dei ragazzini.
    Ti prego, prima di rispondere, cerca di capire l'italiano. Ti chiedo solo questo, l'italiano, non le altre 3 lingue che sai.

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  25. luca rossi, sembri un disco rotto.
    prova a prestare più attenzione all' arte e meno al sistema, e vedrai che c'è gente per bene e che lavora seriamente.
    credo che la vera ricerca continui a farsi culi di pietra sui libri utilizzando le riviste che citi solo per lavare i vetri, e magari le mostre vanno a vederle il giorno dopo l'inaugurazione.
    please! dacci un taglio, il tuo brusio giova solo al tuo narcisismo.

    P.S.
    fisicamente ti immagino tipo Brunetta, puo essere?

    Karl Kraus

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  26. ace

    guarda che garutti è solo un prof di pittura, non tuo padre esci dal transfert!

    sempre io, l'anonimo di prima

    e non prenderti così tanto sul serio!

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  27. Karl Kraus: bel nome, tanto per non essere narcisisti ed esterofili complessati.

    Vi piace tanto non rispondere alle mie domande puntuali, dicendo che parlo di sistema. Ma questo non è vero.

    Primo: sviluppo una critica sistematica ai contenuti.

    Secondo: le anomalie del sistema diventano contenuto. Se non esiste confronto critico finisce che il linguaggio sviluppato non è altro che uno scimmiottamento omologato del mainstream internazionale (che francamente inizia anche a puzzare di pesce marcio, ultimamente). Esempi: i tadiello, i rubbi, gli andreotta calò sono scelte imposte e che non nascono da un reale confronto critico, da una dialettica; pochi operatori (due forse) hanno fatto delle scelte unilaterali. Questa dinamica mortifica il pensiero divergente causando fuga di cervelli dal sistema dell'arte (che è una sorta di setta-mafia) e disincentivando la ricerca della Qualità (ed ecco che abbiamo new arcaic, maison du monde avancès, smart relativism, story story I lov yu, ikea evoluta ecc ecc).

    Quindi caro Karl (ma perchè non firmarti Matteo Tarabucci) parlare di sistema è importante perchè il sistema va ad incidere fatalmente su i contenuti.

    Luca Rossi

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  28. Vedo che non c'è volontà di capire dov'è il male italiano. E' l'opportunismo ruffiano della critica. Mi sembra che ci sia sufficiente preparazione e voglia polemica da parte di tutti per uscire da questa condizione subordinata. Sarebbe utile non perdersi in polemiche da quattro soldi (seeeempre fatte con cliché precotti, non conosci la lingua, sei un ragazzino, accendi il cervello prima di scrivere, lei non sa chi sono io 2.0 ecc.).
    Il nemico è sicuramente fuori da questo blog.
    Galegati era un ottimo esempio di artista (brava, mediocre, pessima, non cambia nulla ora) vittima come tanti altri di una congiura al silenzio quando non fa più comodo. Se Stingel non avesse avuto l'opportunità (meritata, rubata, offerta? non cambia nulla) di lavorare con Gagosian, sarebbe in qualche bar a Trieste a chiedersi dove ho sbagliato? perchè i miei polistiroli non hanno la fortuna di quelli di Arienti? e giù ombre, nessuno muoverebbe un dito per lui, né il suo amicone Bonami né tantomeno De Carlo, come del resto mi pare stia facendo con i vari Berti, Airò ecc.
    Questo è lo schifo che va combattuto. Senza perderci in fesserie tra noi.

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  29. Luca dovremo definire meglio il concetto di "Qualita'" perche' ho l'impressione che troppi lo confondano con i parametri chiesti dal Sistema affinche' Vi possa essere ingresso.
    Invece, penso che occorra maggiormente caratterizzarlo sopratutto laddove e, giustamente, fai una singolare mappatura di tutte quelle derive (le chiamo cosi, perche' di vera crisi di rappresentazione, siamo di fronte) di cui hai fatto menzione : new arcaic - ikea evoluta ed altre.
    Andrei cauto sul modello Varsavia perche' non dimenticare che è il frutto di una economia Giovane che ha tratto profitto da spostamenti produttivi di altre realta' (in primis Italiana) che sta mettendo a frutto investendo nella musealita'.
    ah buon 2012, ti saluto.
    Marras

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  30. Prendo atto che Stefania Galegati ha deciso di non rispondere alle mie domande sul caso PartMALAT, dopo aver invece risposto a domande ben più semplici. Peccato.

    La qualità oggi è attinenza, non distrazione, autenticità, tensione. Più difficile è definire un atteggiamento, un linguaggio, partendo da questi ingredienti. In ogni caso non si tratta semplicemente di giocherellare dentro il piccolo ed autoreferenziale sistema dell'arte, ma la posta in gioco è ben più alta.

    luca rossi

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  31. Eccerto arrivi tu wanda con le tue analisi da sonnoform a svegliarci tutti..

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  32. Giusto Ace, diciamo sempre cose generiche e scazziamoci tra noi che è la cosa più divertente.
    Probabilmente la connivenza con le scorie critiche italiane fa molto comodo a LR e LS (non a Ace che è un vero punk trasgressivo ma fa il loro stesso gioco). Ci fosse un moderatore, sarebbero OT tre quarti dei post. Con questo cicaleccio non si arriva da nessuna parte.

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  33. chiedo scusa se non ho risposto a una domanda, ma tutto ciò mi pare sia diventato estrmamente noioso. la domanda mi pare fosse quale è il valore commerciale delle mie opere negli anni novanta e ora? è piu o meno lo stesso ma si vende meno. il povero collezionista rincoglionito, sarà felice di sapere che ho ricominciato a lavorare tutti.
    ma voi non avete una vita? non fate niente altro che stare sul blog di elena???? che noia di vita, forse questo manca all'arte italiana, un po' di vita.... ciao a tutti di nuovo buon anno, ora mi dissolvo con una sonora risata
    stefania

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  34. Grazie Stefania per essere 'scesa in campo', rispondendo a commentatori (più o meno sensati e anonimi). Pochi artisti hanno la voglia o il coraggio di rispondere in prima persona. Buon anno anche a te! :)

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  35. ma i blog sono fatti proprio per chi e da chi non ha una vita sua. lo scopri adesso?

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  36. Questa retorica del non avere una vita...sempre solite scorciatoie. Io riesco benissimo a vivere e occuparmi del blog. Discorsi inutili.

    Mi sembrava invece interessante aprire una riflessione su cosa siano Qualità e Valore, visto che ci sono posti un cui una foto costa 50 euro e altri in cui ne costa 20.000 di Euro. Badate bene che queste riflessioni servono anche per vivere meglio, per la vostra amata Vita.

    "Saper vedere per saper progettare."

    Luca Rossi

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  37. Galegati se qui si fanno discorsi noiosi non mi sembra il caso di perdere la pazienza .
    Significa che la prossima volta non scegliera' il blog della Signorina Bordignon perche' impegnativo e magari si affidera' ad una rassicurante recensione che la mettera' in pace con se stessa e gli evitera' il confronto che sembra soffrire oltre modo.
    Le sono state rivolte delle domande specifiche e Lei anziche' rispondere ha spostato il tutto nella sfera della sua vita personale (famiglia affetti e quant'altro) che per carita' , riflettera' pure nobili sentimenti, ma che in un contesto come questo non hanno nessun peso determinante all'infuori di qualche testimonianza di isolata simpatia.
    Contenta Lei della nostra vita noiosa che tanto la rinfranca.

    Buona sera.

    Lorenzo Marras

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  38. Luca tornando al tema della qualita' ed in merito agli attributi a cui ne hai rimandato gli ingredienti che ritengo comunque essere inprescindibili , ne aggiungerei uno che a mio avviso non è meno importante : "l'attiva insubordinazione" che non significa tout court inpertinenza o peggio lamentoso finto distacco ma un modo tutto proprio di giocare (anche sporcandosi) con il sistema capovolgendo il rapporto, OVVEROSIA usandolo.

    A mio avviso non c è peggiore nemico per un Artista quanto il "bisogno" che si prova di trovare mera protezione.
    Tu cosa pensi al riguardo?

    L.M.

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  39. Il giovane (non solo artista) cerca stabilità; e se questa ricerca può funzionare per fare l'avvocato o il dottore (e anche su questi versanti ci sono problemi), NON funziona di certo per "fare l'artista". Perchè il termine, da diversi anni, inizia ad avere problemi; c'è una crisi della rappresentazione, e il mercato tenta di fare finta di niente, rendendo spesso le gallerie rivendite di modernariato e gli spazi espositivi fortini dove difendere piuttosto che mostrare.

    La persona che ha in mente di fare il "giovane artista" ricerca doppiamente la protezione e la stabilità (perchè giovane e perchè fissato su un ruolo tra il difficile e l'anacronistico)...fino a collaborare con i propri carnefici; o rifugiandosi dentro le proprie ossessioni, o buttandosi sulla famiglia per consolarsi e non pensare.

    Al contrario bisognerebbe osare, e lasciare da parte speranze e paure. Rilevare queste cose senza tentare strade alternative, ha meno senso che fare finta di niente come fanno tutti.

    lr

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  40. Bravi LR e LC, mi sembrate due vecchietti sulla panchina fuori da un liceo. Troppo vecchi per guardare il culo alle ragazze tentate di imbastire un discorso sui maschi non all'altezza delle vostre stagioni. Capisco che non esistano più i dopolavoro di una volta, ma perché mugugnare proprio qui davanti, sulla soglia della povera Galegati. Apritevi un blog, come direbbe la Bordi, e giaculate tra voi, fatevi le domandine e ditevi, tremanti, come la pensate.
    Lasciateci respirare senza memento mori, per favore.

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  41. scusate mi sono innervosita perchè non mi sono connessa per due giorni e sono stata accusata di non aver risposto all'unica domanda interessante...
    e devo dire che l'unica domanda interessante a me non sembrava affatto tale. andrea balestrero aveva risposto bene e abbastanza in generale e non mi pare che abbia detto niente di nuovo...
    trovo noioso parlare di un mercato complesso come quello dell'arte in un clima da bar sport come se si parlasse del prezzo del pesche. poi, chiedermi se le mie opere valevano di piu negli anni novanta è come chiedermi perchè dipingo... o la vena provocatoria la leggo solo io? fa parte del vostro stile e lo accetto e ci scherzo sopra... poi mi accusate di dare risposte personali, ma come posso dare una risposta generale se la domanda è personale? La mia storia è diversa da quella di gabellone... solo perchè abbiamo vissuto insieme 20 anni fa non vuol dire che abbiamo una storia simile....
    mi sembra strano che teorizziate tanto sulla crisi dell'arte e non contemplate nemmeno il ruolo di internet.
    l'arte italiana è arredamento di collezionisti privati, piccoli o grandi che siano.
    ora devo pulire il sederino di mia figlia, a chi sostiene che la maternità è un diritto di tutti, quando le scuole sono chiuse, lavorare è un diritto di pochi.
    ultimo imput per questo 2012...sto mondo maschilista ci vuole anche fare vergognare di scegliere di fare figli... e non dite ora che parlo di cose personali, dove è luisa lambri? dove è margherita manzelli? dove è eva marisaldi? sarah ciracì?
    peace e un bacio ad elena!
    stefania

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  42. Camuffo ma tu non sei la proprietaria di questo blog e hai la pretesa che a casa degli altri si scriva come tu desideri.
    Sei proprio una presuntuosa e peggio ancora fai la guardona Su cose di cui nessuno ha chiesto il tuo parere.
    Se vuoi inserirti nella discussione abbi l'accortezza di farlo con le buone maniere sopratutto quando non sei d'accordo perché leggere le idiozie che hai scritto non ti fa onore.
    Aggiungo che il dialogo tenuto con Luca riguarda indirettamente proprio figure di operatori come la Galegati che nonostante il loro sbandierato blasone da anni 90 hanno dimostrato oggi che non hanno proprio niente da dire con i loro stanchissimi lavori.
    Saluti.
    Marras

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  43. Caro Marras, la tua spocchia da critico mi conferma quello che altri dicevano sopra. Sei assolutemente connivente con il sistema su cui fingi di interrogarti. Quello che ti interessa è stabilire bene pesi e misure, dividere il campo tra 'guardoni' e 'padroni', ma chi credi di essere?
    Solo il fatto di chiamare 'operatore' un'artista è assolutamente squalificante, per te e per chi ha la noia di leggerti.
    Mi dispiace averti accomunato con LR; lui non arriva ancora a questi livelli di testosterone mancato.

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  44. Francesca cara dovresti sapere che la vita di ognuno di noi non è affatto possibile riassumerla in base ai giudizi di chi la pensa e,giustamente, in altro modo.
    Dovresti ma siccome ora sei fuori dalla grazia di dio perché la tua vanità è stata offesa vai alla carica ed ogni cosa é buona purché arrivi a segno.
    Ma tu non ti stai confrontando tanto con l'altro di nome Marras ma solo con l'idea che ti sei fatta di lui e che naturalmente assolve Te e condanna Lui.
    Sei uno spasso France'.
    Il tuo odiato Marras

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  45. Il Caso PartMALAT non mi sembra affatto complesso; mentre tirare sempre fuori il bar sport italico per disinnescare la riflessione, mi sembra,quello sì, un insormontabile complesso di inferiorità (che ha condannato e condanna molti artisti italiani).

    Il mercato dell'arte italiano ha vissuto una fase di euforia a partire da fine anni 90, senza che sotto ci fosse un sistema maturo e stabile. Sono il confronto critico (ahimè ghettizzato nei blog come questo e il mio) ci può salvare dalla banale e noiosa dittatura del mercato e del CV (luoghi e relazioni). E parlo con cognizione progettuale di causa.

    luca rossi

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  46. dicevo che il mercato dell'arte è complesso, non il discorso parmalarte.
    il quale è diventato noioso perchè ripetuto piu volte e finisce lì, una critica dell'andamento del mercato fine a se stessa.
    se non ti relazioni con persone e luoghi, come puoi fare un lavoro sulla comunicazione? finisci ad arrabbiarti coi tuoi 3 amici/nemici di cui a malapena conosci il nome (ma che divertente farli arrabbiare!). ci vuole coraggio a fare, anche a fare cose noiose e imperfette...
    fateci un bello studio di mercato approfondito, lo leggerei volentieri...
    stefania

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  47. Luca fa spesso menzione della questione Parmalat perché ha delle straordinarie assonanze paradigmatiche con l'analoga questione Gestione sistema arte.
    Il nesso che lega le due questioni è proprio quel concetto di rappresentazione che in entrambi i casi assume per alcuni versi aspetti GROTTESCHI.
    Nella Parmalat ci fu una vera e propria arte della rappresentazione di una situazione completamente falsa attraverso la manipolazione dell intera documentazione anche con metodi ,che lasciarono esterefatti gli stessi magistrati inquirenti, talmente grossolani come l'uso di comuni scanner e fotocopiatrici per creare falsi estratti conto che simulassero la realtà.
    Ma la cosa che più stupi' é che alcuni di detti autori dichiarò: era tutto divenuto così "normale" che piano piano ci convincemmo che non solo sembrava ma che tutto era terribilmente vero. Terribilmente VERO.
    La rappresentazione e la verità unite.
    E tutti compravano con soldi veri obbligazioni ed azioni Parmalat e le banche che conoscevano la vera situazione si comportavano come se niente fosse .
    Rappresentazione e complicità in silenzio .
    Dal 1989 Parmalat era in bancarotta.
    Dal 1989 migliaia migliaia migliaia di titoli Parmalat sono stati scambiati nel mondo senza SENZA nessun legame con una sottostante autentica attività.
    Fumo.
    Le analogie con il sistema Arte sono veramente singolari.
    E se tutti i possessori di opere volessero liquidare?

    L.M.

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  48. Sono d'accordo sull'impossibilità di liquidare (il che vale per tutti i beni di lusso, anche per le case di questi tempi), ma anche se l'arte può sembrare fumo, ha un valore trasversale che può anche finire nell'atto dell'acquisto (pensa all'acquisto di una performance per esempio)... l'idea di comprare un po' dell'anima di un altro uomo. è la ragione dei collezionisti appassionati, comprare la vita, possedere il mistero di un'altra persona... per questo il mercato dell'arte è piu complesso di quello immobiliare.
    stefania

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  49. Stefania il fumo non era riferito all'arte ma solo alla sua rappresentazione che ognuno ha di lei.
    L'analogia con il modello Parmalat non risiede tanto quanto Vi siano stati dei truffatori e dei truffati ma che tutti i protagonisti e per abitudine hanno finito con il pensare che fosse Autenticamente Vero.
    I magistrati erano sbalorditi dai racconti che i medesimi facevano sugli aspetti squisitamente esistenziali della faccenda.

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  50. Bè, incredibile...io segnalo come "best" Brancusi/Serra da Beyeler e non ci sono commenti. Pantaleone segnala una sua artista e si scatena un putiferio di 50 risposte...la prossima volta segnalo Alberto Garutti, tra l'altro menzionato nell acceso dibattito-Galegati....
    Ma, a parte le battute forse la domanda non è perche? Come mai? Quando? Forse la vera domanda è :Quanto?
    Si perchè la fama, la fortuna, quella carriera negata e qui invocata, attraverso questa parola passa : quanto? In inglese : how much?
    Tutti parlano, criticano, accusano, spiegano ma chi tira fuori i soldi per aiutare Galegati, Gabellone e tutti quanti. Fondi indispensabili per vivere e lavorare e sentirsi sicuri di se e del proprio ruolo?
    Qualche anno fa ho conosciut Paladino e DeMaria, 1976, due emigranti senza arte nè parte. Piccoli lavori, ancora crudi.Li ho visti crescere, ho visto crescere il lavoro man mano che arrivava il successo. Incredibile anche il lavoro migliorava a vista d'occhio.
    Per questo, visitata la mostra di Stefania, Luglio,Palermo, ho acquistato due dipinti. Galegati non espone da me, non ho obblighi, non la conosco. Ciao, come va ? Niente di più. Ma questa serie di nuovi dipinti mi è piaciuta proprio, un salto.E allora basta una pacca sulle spalle? No dobbiamo metterci la faccia, non criticare e basta, niente consigli, niente polemiche.
    Meglio, per la causa, chiedere: Quanto? Più concreto, uno si sente meglio. Fatti, non parole. Se vi piace il suo lavoro, se volete sostenere lei o altri, se volete far volare l'arte italiana, invece di litigare chiedete: how much? Tutto qui.
    Massimo minini

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