17/05/11

Le azioni fallimentari di Davide Savorani al Careof



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Tempi lunghi, osservazioni, pause per la mostra ospitata al Careof DOCVA: Green Room* di Davide Savorani. Le curatrici Chiara Agnello e Roberta Tenconi, hanno fatto un'ottima scelta. All'opening, la grande stanza in cui era allestita la mostra era per lo più al buio, a parte l'unico punto di luce in un angolo. Appena arrivata, non accadeva nulla, vedevo solo tanti oggetti sparsi nello spazio senza una logica precisa. Pochi minuto dopo è entrato in scena un ragazzo che, lentamente, si è messo a spostare un carrello con sopra un intrico di aste di ferri. Ho scavalcato un lungo contenitore rivestito di materiale argentato con dentro della terra, e mi sono messa a girovagare nello spazio. Nel frattempo, il performer tentava di stare in bilico in altissimi zoccoli di ferro; poi ha cominciato a stare in bilico sulle braccia, appoggiandosi al muro. Mentre riprendevo lo spazio e gli oggetti, il ragazzo continuava a spostare cose, a spogliarsi e rivestirsi, a mettersi delle strane cuffie in testa.
L'esperienza di girovagare in questo surreale set, fatto di oggetto per lo più costruiti dallo stesso artista, era abbastanza strana. Mi sono avvicinata alla fonte luminosa e mi sono accorta che dietro ad una parete c'era, indisturbato, un altro ragazzo (il filosofo Diego Donna) che leggeva o pensava a voce alta brani di filosofia. Dal comunicato stampa leggo che spaziava da elucubrazioni sul concetto di ostacolo fino a quello di epoca.
Dopo una lunga esperienza in compagnie di teatro sperimentale, Davide Savorani ha traslato le pratiche teatrali in un contesto diverso, riuscendo a mettere un scena il backstage di un ipotetico teatro dell'assurdo. Ho avuto l'impressione di essere dentro ad un disegno in prospettiva, dove una mano veloce schizzava rapide forme per cancellarle e ricollocarle in un altro punto.
Sono stata a vedere la mostra anche il giorno successivo: lo stesso ragazzo, inespressivo, continuava a spostare pezzi di legno, il carello, alcuni disegni ecc. Il filosofo continuava nelle sue elocubrazioni... il set continuava a turbinare alla ricerca di un equilibrio fallimentare e fragile.

* termine proveniente dal teatro inglese per indicare la stanza antistante lo stage



22 commenti:

  1. ma cosa dovrebbe rappresentare sta roba? il fare per il fare? l'etica del lavoro? la gioia del sudare muovendo oggetti pesanti? l'eccitazione di farsi guardare dal filosofo donna? non si fa meglio a praticare del facchinaggio in una ditta apposita se si avvertono certe voglie?

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  2. Tipico atteggiamento di chi non vede le mostre in prima persona. Tipica critica di chi cade nella banalità 'andate tutti a lavorare'! Ma tal hm, perchè non bazzichi nei blog di apassionati di giardinaggio o donne-motori? La performance di Savorani era intensa e coinvolgente.

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  3. sì Hm perchè non ti occupi solo delle tue elucubrazioni antisemite e la smetti di sommergerci del tuo blahblahblah

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  4. hm è un troll che fa trolling.
    La sua polemica è fine a se stessa come l'arte, probabilmente questo fa di lui un artista, di quelli che non san far niente, di quelli che lui stesso odia.
    Tramite il web lui si esprime in maniera antagonista, gli basta un commento al vetriolo per scatenarne altri.

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  5. non ho fatto nessun trolling, ho posto una domanda alla quale è evidente che nessuno di voi sappia rispondere a giudicare dalla reazioni isteriche 'gnegne tu non c'eri a vedere la mostra' (ma del resto quante persone c'erano? 5 o 6?) . muoversi su e giù in una galleria di fronte a un filosofo donna per quanto mi riguarda non è arte, forse è schimicare psicofarmaci smaltendo acuti sensi di colpa da inoperosa vita sedentaria .

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  6. ma quando lo banniamo hm ? Elena? Non ci sarà mai un vero dibattito sul tuo blog in questa condizione. Tra l'altro sta già dilagando a commentare ovunque e non ho memoria che abbia mai (DICO MAI) lasciato un post costruttivo. Non basta nascondersi sotto l'estetica punk (o nel suo caso gabber) per dire tutto quello che gli passa per la testa.

    Per quanto riguarda la mostra: A me Savorani è piaciuto in molte occasioni anche se molti gli continuano a rinfacciare un uso strumentale del teatro delle sua Romagna per il proprio tornaconto. Preferisco quando coinvolge completamente lo spazio usandolo e facendolo risuonare. L'unico consiglio che gli do è: Ti vedo un po' troppo impettito ultimamente. Guarda che di strada ne devi fare ed è meglio essere dotati di modestia e cortesia. L'arroganza non paga

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  7. -Tra l'altro sta già dilagando a commentare ovunque e non ho memoria che abbia mai (DICO MAI) lasciato un post costruttivo.-

    poverina/o hai la memoria corta allora o non segui attentamente quello che scrivo, scusa ma non ti fai pena da solo a invocare la censura e l'intervento del proprietario del blog? boh fai tu non voglio certo limitare il tuo patetico atteggiamento da tribunale dell'inquisizione .

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  8. Finchè scrivete e leggete qui sul web hm può scrivere quello che gli pare, è una delle peculiarità di questo media.

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  9. Non proprio. Finchè esiste l'opzione blocca o banna.

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  10. oramai siamo allo sdoganamento dell'estetica minimal/low profile. tutti a fare oggetti strani e a buttarli sparpagliandoli nello spazio espositivo. vascellari, trevisani, tuttofuoco, r. benassi, berti, menin, breviario, miliani (anzi lui forse si sta evolvendo un po'), arena, perrone, frosi, mars, diogene bivacco urbano, gum studio, cripta747, recentemente spazio morris.. tutti a giocare con impercettibili variazioni sul tema.. davvero non se ne può più, quel tipo di proposta estetica è ormai satura, priva di mordente. se vado da mars o da careof so già cosa mi aspetta, non lo trovo nè interessante nè intrigante. voltiamo pagina, cerchiamo uno sviluppo.. maggiore impegno propositivo.. poi anche tu elena mi sembri assecondare l'allegra brigata, ma ancora non ti hanno annoiato 'sti copioni privi di personalità?

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  11. Questa mostra mi sembra il meglio che si possa fare dentro i soliti rituali codificati della rappresentazione. Personalmente ,allora, preferisco la pittura perchè molto più consapevole del suo anacronismo, non c'è questa pretenziosità tridimensionale e performativa, che stride molto.

    Perchè dobbiamo pensare che questa cosa avviene in un capannone a milano, nel 2011, dentro ad un paese per vecchi, dove le generazioni della prima repubblica non hanno creato le condizioni di sostenibilità per le generazioni avvenire. E quindi vedere questi giovani dimenarsi là dentro, fa effetto (per dimenare intendo anche attaccare foto ai muri o presentare opere più definite). Come non ricordare Alex Cecchetti , recentemente da Kaleidoscope, impegnato nella medesima performance?:

    http://www.youtube.com/watch?v=z3-fawfhcT4

    Questa retorica del fallimento e del relativismo del "tutto può andare-facciamo tanti tentativi pazzi che siamo giovani, carini,smart e disoccupati", ha francamente stancato. Anche se, ripeto, sembra essere una delle poche vie dentro una rappresentazione sempre più satura ed esausta. Ma continuiamo pure a fare fina di niente..

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  12. Ecco mi sembra che si stia toccando una tasto importante. Esistono nuove tecniche di superamento dell'arte (intesa come crogiolo di interessi economici e clientelismo)? Qualcosa che vada oltre il dimenarsi nel white cube? Tuttofuoco esordì con una performance (quella in cui corre come un cricieto in una ruota gigante) esemplare della condizione degli artisti a venire. Poi quella critica si trasformò (anche per lui) in supina accettazione dello stato delle cose. Manca la creatività di sapere immaginare qualcosa di diverso (e mi ci metto dentro anche io). Possibile che i giovani non riescano a trovare modi di reazione al di là delle solite prassi sinistrorse (tipo occupazione di una piscina)? Luca Rossi non dire che la mail art è una possibile soluzione perchè anzi non c'è niente di più autoreferenziale.

    Adorno

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  13. Ma pensate sia così facile trovare qualcosa di 'nuovo'? Criticare è sempre molto facile. Io c'ero alla performance di Savorani e devo dire che mi è piaciuta. Senza contare che, proprio a fianco, c'è la mostra personale della Di Lillo... Tra le due, Savorani fa di certo un'ottima figura!

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  14. Non critico Savorani. So benissimo che non è facile trovare qualcosa di nuovo. Anzi il nuovo non è proprio il punto. La tecnica e le modalità di relazione dell'artista con il sistema sono il punto. C'è uno sbilanciamento verso figure che non producono arte (Pr, curatori o semplicemente spazi espositivi) e poca attenzione e sensibilità agli artisti. (ne è esempio il fatto che gli artisti invitati al padiglione italiano della biennale si debbano accollare spese di spedizione delle opere e anche comprare il catalogo) Questo schiacciamento è evidente, produce mediocrità e nonostante le evidenze (meteore e svalutazioni) degli ultimi 20 anni continua a promuovere chi ha solo "carattere". Savorani a mio avviso qui non è al meglio delle sue possibilità e concordo con chi più sù dice che dovrebbe essere più modesto data l'età (e quindi le opere sino ad ora realizzate). Ma lo stesso discorso vale anchee sopratutto per altri che sono realmente milanesi.
    Io parlo di nuove modalità di reazione che attraverso l'opera superino sia la facile provocazione che l'abbandono al non sense.

    Adorno

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  15. Dovremmo smettere di interessarci ai comportamenti degli artisti. Chi se ne frega se uno è arrogante e un altro frivolo o chiaccherone? (Qui tra l'altro sembrano questioni private tra il commentatore anonimo e l'artista in questione). Cerchiamo - visto che ne abbiamo la possibilità - di dibattere dei lavori, delle modalità che vengono innescate e delle riflessioni che possono scatenare.

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  16. Non mi sembra che i messaggi di Adorno non lanciassero riflessioni.

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  17. @Adorno: la mail art??? Anche la parola è sfortunata...a cosa ti riferisci???

    Per me ci sono due vie: una è la pittura e poi c'è una seconda che lavora su una fibrillazione tra presentazione e rappresentazione. Ora mi fermo se no arriva la scure della censura.

    Per entrambe le vie non si tratta nè di accademismo nè di antiaccademismo. Anzi certo anti accademismo è peggiore dell'accademismo. La pittura che può essere considerata "accademica", può sempre risolvere tutto bene, in quanto è consapevole del limite tela. Per questo che sono sospettoso rispetto ad artisti come Pietro Roccasalva che usano un impianto installativo e teorico intorno per sostenere , come fossero stampelle, la pittura.

    Codivido molto, Adorno, il riferimento che hai fatto a Tuttofuoco, quella sua performance era particolarmente significativa, ma poi, evidentemente, sono emersi interessi di comodo e pantofole.

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  18. Incuriosita dai variopinti commenti, sono andata a Careof. Non mi aspettavo di diventare parte di un set precario, fragile, per nulla scontato.L'esecutore sembrava entrare ed uscire costantemente da una condizione, quella di visitatore e attore della scena. Non sapevo che Savorani avesse anche un'esperienza così diretta con il teatro (leggo dal 1999) con compagnie autorevoli e riconosciute anche oltre confine. E qui sembra riflettere con lucidità sullo spazio, il gesto e la parola. Sicuramente non è un intervento facile, né tanto meno furbo (vedi la mostra a fianco), capace di scatenare delle questioni e, come si evince dai commenti, un "dibattito". Consiglio vivamente una visita.

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  19. L'azione come luogo del fallimento è un ossimoro così scaltro che anche l'arte può ospitarlo senza fatica. Non importa quanto ferro sia necessario, quanta ammuina ci sia da fare, quanto è inutile avere un filosofo embedded a leggere il libricino. All'arte basta la dichiarazione di intenti, un minimo di disciplina e tenere il punto per qualche anno. Poi, si è promossi.

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  20. "difficile fare qualcosa di nuovo", certo. Forse può essere interessante "non fare", e cercare di capire se questa scelta possa creare un desiderio diverso "di fare". Non nascondiamoci dietro alla retorica del fare.

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  21. Non è retorica del fare. Penso che un "artista" (non auto-definito ma confermato da altri come tale) non possa che soffrire nell'inattività. Il creare è quel gesto megalomane a cui non ci si riesce a sottrarre. Per questo parlo di modalità. Conosco tanti che non fanno. Vengono presto ignorati e si perdono nel limbo di avere causato la propria morte. Certo se tu mi parli del non fare come rappresentativo dell'Italia di oggi (e di ieri) concordo. Anche il non pensare allora va preso in considerazione seriamente.

    Adorno

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