20/04/12

La natura impazzita di Alessandro Roma

 Occhi chiusi fissi sul nascondiglio, 2011 - Olio, spray, grafite e collage su tela
 Felce, 2012 - Painted terracotta
 Salvia, 2012 -Terracotta dipinta, pianta
Tutte le immagini Courtesy of the artist and Brand New Gallery, Milano 
***
Caleidoscopica, intricata, caotica e ambigua: la natura filtrata dalla sensibilità di Alessandro Roma, la dice lunga su quanto sappiamo esteticamente poco della natura. Erba e fogliame, umidità e terra arsa, germogli e torba, arbusti, fusti, qualche roccia, dei tronchi. I grandi quadri che ritmano la sua mostra alla galleria Brand New (Milano) - dove la qualità delle opere è forse stata penalizzata dalla quantità delle stesse - ci portano a scomprire i molteplici strati con cui la natura si rivela e ci rivela i sui affascinanti stilemi. Impossibile da rappresentare se non in forma metaforica - penso a  “La grande Zolla” di Dürer ma anche al breve racconto ‘Il prato infinito’, tratto da ‘Palomar’ di Italo Calvino - la natura che Alessandro tenta, dopo lunghe osservazioni, di restituire è complessa, poetica e difficilmente afferrabile.
Mischiando tecniche e umori, sommando strati su strati, carte, pennellate, fotocopie, immagini trovate e visioni ricordate, l'artista racconta giardini impossibili, piante inesistenti, vegetazioni impazzite. La sua è una natura/cultura che forse 'pecca' andando a braccetto con una ben altra e pericolosa immaginazione, quella virtuale dove non ci sono nè profumi, nè profondità, tanto meno riverberi imprevedibili di luce. Se Alessandro realizza queste scenografie senza soggetto umano,  lo fa anche grazie all'assuefatta immaginazione della rete. Noto, infatti (ma forse lo percepisco solo io), un'affascinante e strana freddezza in questa sua natura sincopata. Una sorta di traduzione dell' 'estetica web' al mezzo pittorico. (Un'ipotesi sostenuta un paio di anni fa da Raffaele Gavarro nel testo per la mostra 'Impresa Pittura' al CIAC Genazzano).
Già il titolo della mostra 'Il sole mi costringe ad abbandonare il giardino', ci introduce al lavoro dell'artista con un taglio sinestetico. Inevitabile, almeno per me, utilizzare la mia esperienza botanica per inoltrami e cercare di capire le opere dell'artista. Non condiviendo appieno il 'solido' testo di Barry Schwabsky che accompagna il catalogo in mostra - 'Il giardino politico' - preferisco affidarmi al messaggio estetico ('che concerne la sensazione') che le opere di Roma mi trasmettono, più che andare a rovistare su un presunto messaggio politico che non trovo.
Le moltiplicazioni dei piani di fuga, il caotico stratificarsi di prospettive, la 'confusione' di tecniche e materiali differenti sono state dosate e calibrate da Alessandro per esprimere un particolare - e personalissimo - concetto di visione della natura.
Oltre alle opere pittoriche ed una serie di collage, completano la mostra alcune sculture in terracotta e dipinte con pigmenti naturali.  Somma di ruderi, escrescenze rocciose e piante stilizzate, di queste opere plastiche ho apprezzato soprattutto quelle che contengono-sostengono delle piante vere e proprie. 
 Senza titolo, 2011 -  Olio, spray, grafite e collage su tela
Bozzetto scultura (Verbena officinalis), 2012 -  Collage su carta in
cornice d’artista - Courtesy of the artist and Brand New Gallery, Milano

19/04/12

Short Interview / Andreas Angelidakis / Domesticated Mountain


Vedute dell'installazione della mostra 'Domesticated Mountain' di Andreas Angelidakis alla Gloria Maria Gallery, Milano


 Domesticated Mountain, 2012, still from short animated film, 6,10m. Courtesy the artist and Gloria Maria Gallery, Milan
***
ATP: Can you explain to me the show in a few lines? 
Andreas Angelidakis: 'Domesticated Mountain' refers to a moment when we are so saturated with consumption that we go back to an almost primitive state of being. This primitive state could be the internet, where we consume just by clicking, and our desires are satisfied in an ephemeral may, maybe without needing the object. The exhibition traces this journey to a non-material reality by following the suburban story of overconsumption, a house so full of things that it disappears.
As a parallel narrative, the exhibition questions the compulsion of the architect to always propose a built structure. So the show we made architectural drawings and a 3dprint of a precisely resolved "domesticated mountain", a house designed down to it's cupboards and kitchen cabinets and bathroom etc, but we call the "unproposed home" because in the main narrative of the video, there comes a moment when we dont need buildings anymore.
ATP: The title of the exhibition is fascinating, 'Domesticated Mountain'. Obviously this is a metaphor. It’s a great mountain that symbolizes human stupidity?
AA: Mountain refers to the accumulation of objects, but also to the idea of the most primitive house or the last house: the grave. So yes you could say that the constant and unnecessary accumulation of objects makes an inhabitable grave. There is a quote of Aldo Rossi from his Scientific Autobiography, about a man walking in a forest and coming upon a mount. The first thought of that person is  "a man is buried here". This for Rossi was the definition of architecture. 
ATP: Internet seems to have changed our perception of reality: to buy, to experience, to learn. Do you think also the way we love have changed?
AA: Of course it has changed, because the way we appreciate has changed. Maybe internet makes love stronger, maybe it becomes a fresh primitive feeling again. 
ATP: In the critical introductive text to your exhibition, tones are often apocalyptic. Stories of people who are lost between real and virtual consumption, of people whom fall asleep on their iPad, consumerism and oblivion. Where do you think we are going? Will we wake up? :)
AA: A lot of the stories in the text and the video come from my own experience. Ok maybe I did not fall asleep on the ipad, but I have often bought books as the last thing before closing my eyes at night, so really half asleep, sleepshopping like sleepwalking. I think the internet will make us less of consumers in the end. We will just satisfy our consumer desire by selecting things without completing the purchase. There is a infinite landscape of online information to satisfy our desire for objects.

Domesticated Mountain
a cura di Maria Cristina Didero
fino al 28 maggio 2012  
 
Gloria Maria Cappelletti e Andreas Angelidakis, Flavio De Monte, Carlo Antonelli 
 
Adelina von Fürstenberg e Angelo Plessas, Andreas Angelidakis e Maria Cristina Didero, Gloria Maria Cappelletti

Fruit of the Forest / Short Interview a Michela Arfiero





candidate, GuTS OF DARKNESS, 2010
Performance allo Sculpture Centre - Long Island, New York  
 
***
ATP: Mi racconti cos'è Fruit of the Forest
Michela Arfiero*: FotF è una “appzine”. E’ un magazine nato con lo spirito di una fanzine, con la struttura di un libro ma che è un applicazione per iPad scaricabile gratuitamente da Apple App Store.  E’ un magazine di ricerca, ci interessano le idee, le parole e le visioni nell’arte e nel design. Le differenze qui si mescolano e si esaltano, semplicemente una disciplina non esclude l’altra. Ci interessano le esperienze radical, l’energia degli artisti anni ‘60/’70 il tutto mescolato con le frizioni contemporanee. Non ci sono news, non ci sono recensioni.
ATP: Perchè questo nome?
MA: Il nome è stato ispirato da un vaso di marmellata comprato nel supermarket ad angolo 23° strada e 10 av, Manhattan, al gusto di “fruit of the forest”. 
ATP:Quanti numeri pubblicate all'anno?
MA: E’ semestrale ed è un progetto indipendente: con un team di ingegnieri abbiamo realizzato il software dell’applicazione; Alessandro Gori ha disegnato il magazine e dato forma al nostro font (un arial tagliato e re-incollato) e così via; ogni element nasce da un idea e dalla volgia di sperimentare un pò…  
ATP:A chi si rivolge? 
MA: A tutti 
ATP:Come scegli i tuoi collaboratori?
MA: Incontri, amicizie, coincidenze… 
ATP:Che cosa ha di nuovo rispetto alle altre riviste?
MA: E’ stata disegnata e concepita su 'pagina singola'.
ATP: Oltre alla rivista cosa proponete?
MA: FofF è un progetto di Fortino Editions, casa editrice indipendente con sede negli Stati Uniti. Siamo un team di italiani e americani e realizziamo applicazioni, edizioni digitali ma anche progetti in limited editions, libri e cataloghi in carta. Prossimamente presenteremo a Milano il “diario” catalogo di spazio Morris.
ATP: 'Aprendo' il secondo numero troveremo...
MA:…la voce - registrata al telefono - di Simone Forti che legge la trascrizione della performance News animation; l’intervista a Lapo Binazzi del gruppo Ufo, Fawn Krieger, Kal Reiman e molto altro. Vorrei qui soprattutto introdurre il numero speciale in italiano ( scaricabile dalla libreria della nostra app) dove si trovano: il racconto fatto sul display di sette emergenti gallerie milanesi di Marco Tagliafierro, il visionario incontro tra Milovan Farronato e Chiara Fumai, la prima intervista ai Candidate ( Lovett/Codagnone con Michele Pauli - Casino Royale-), David Casini, i designer Servomuto, uno sguardo sulla moda di Sabrina Ciofi, e la traccia 1955 composta da Seth per Fruit of the Forest.

* Michela Arfiero è il direttore di Fruit of the Forest 

Fruit of the Forest è un progetto indipendente, è un magazine per iPad© ma è soprattutto un
sottobosco di pensieri: quelli veloci che ci danno energia, quelle che diventano concetto e quelli che
si trasformano in arte.


Fruit of the Forest magazine special edition | spazio Morris, Milano | 6 -10 p.m.



18/04/12

up/market ❏ Milan

 
Simone Berti, tre tables (Cratere) 
 Alice Guareschi, i giorni e le ore, installation view 
   
  Bookable, the book (publisher diana marrone, pr/undercover) - Giacomo Ravagli, alabaster bedside table of Alpi Collection
  Loving Judd, plexi and onix modular table, by Giacomo Ravagli
 Sabine Delafon, Quadri Fogli, installation detail
Tutte le foto courtesy photo pr/undercover and Beppe Brancato
***
Non-tavoli (Simone Berti), un postoristoro e molto altro (Natascia Fenoglio), una collezione di gesti, accessori e gioielli (serenagaldo); un tramonto, un bersaglio e un centrotavola (Alice Guareschi); una giara e una sciarpa per fare Grecia (Greece is For Lovers), una sala da bagno in mezzo al salotto (Patrick Hubmann), una collezione intera di arredi marmo di recupero (Giacomo Ravagli); una sedia-ritratto (Karen Ryan); una foresta di lupini e una serra (Nicola Toffolini), una collezione di arredi fatta di abiti (Von Pelt), un libro straordinario e uno space divider (Danilo Capasso); uno studio fotografico in trasferta (Alessandro Cimmino); un puntello di quadrifogli (Sabine Delafon). E un catalogo senza fine per bookare inventori di sogni che sarà accresciuto a ogni prossima edizione di up/market in altre città europee (Diana Marrone, pr/undercover).

Finissage domenica 22 aprile 
Viale di Porta Vercellina 15

Coming soon... Andreas Angelidakis

Valentina Brenna / Yari Miele / Mars

***
Valentina Brenna / Yari Miele

MARS, Milano
21/03 - 31/03

Si abita come un environment. Si percepisce come un flusso energetico. Si respira come un luogo. Lo spazio marsiano rivela la sua libera dimensione immergendoci in una sorta di realtà virtuale. Yari Miele adopera la fluorescenza come emblema mediatico di uno stato di inerzia, da lui felicemente definito quiescenza. I suoi oggetti fosforescenti sono in grado di comunicare solo in particolari condizioni specifiche, attraverso l'irraggiamento della lampada di Wood e in assenza di luce. Due fili percorrono lo spazio invadendolo e corroborandolo di una misteriosa fonte energetica luminescente che si arrampica in linee spezzate fatte di spigoli e incroci, di piani e angoli progettando un'intricata architettura impossibile. È come se all'improvviso fossimo colti dalla consapevolezza di una terza dimensione palpabile. Lo spazio espositivo prescinde dalle proprie pareti manifestandosi nella sua estensione di densità. Ulteriore dimensione è data dalla proiezione video di Valentina Brenna, che ci mostra una giostra sbilenca che gira su se stessa. Nel vortice di questo carillon e si esibiscono delle interiora iridescenti e specchianti, protagoniste di una pièce comico-decadente. Il difficile intento, pienamente riuscito, è quello di svelare una parte della “macchina cinematografica” ponendo lo spettatore in una condizione a metà tra dentro e fuori dalla composizione. Così come per Gondry, l'arte del sogno si rende libera dimensione e nuova costituzione del reale.

Alice Ginaldi

17/04/12

Anche i professori se ne sbattono della cultura!

 ***
Anche i professori se ne sbattono della cultura!

A dispetto del fatto che il nostro governo attuale sia noto come quello dei "professori", come se ce ne fosse bisogno, ecco l'ennesima dimostrazione del valore della cultura nel nostro paese: a quattro mesi dall'inaugurazione della prossima Biennale di Architettura di Venezia, il ministero non ha ancora nominato il curatore del padiglione Italia. Pare che solo in settimana siano partite alcune lettere di invito indirizzate a non si sa chi per proporre progetti... scadenza: fine aprile!
mah... non ci resta che sperare che una delle lettere arrivi anche al genio della lampada di Aladino!
O forse un'altra speranza c'è: da un'idea di Luca Diffuse, architetto ed autore di una rubrica fissa su Abitare, si sta costruendo "un progetto indipendente capace di esprimere le sensibilità adatte – in questa emergenza – ad occupare il padiglione italiano".
Per maggiori informazioni e per aderire visitate il sito dell'iniziativa http://www.normale.net/

Andrea Balestrero

16/04/12

5.500 Kg di argilla per Urs Fischer

Urs Fischer assieme agli studenti

 ***
Ne hanno modellata ben 5.500 kg. 
Guidati da Urs Fischer, gli studenti dell'Accademia di Venezia  hanno plasmato in argilla gatti, gattini, mostriciattoli, lettiere, zampe, topi, esseri più o meno vertebrati per l'intera giornata di giovedì 12. Cornice di questo laboratorio a cielo aperto, il cortile dell'Accademia di Belle Arti di Venezia  (Sede centrale - Dorsoduro 423).  Le foto che ho pubblicato mi sono state segnalate dalla stessa Accademia e ne potetet vedere delle altre in questo sito .
In teoria, visti i continui giorni di pioggia, tutte le sculture-gatto dovrebbero essersi dissolte in un'inimmaginabile poltiglia!

15/04/12

Chicks on Speed / Miart


  
 Chicks on Speed / MiArt Parade a cura di Milovan Farronato
***
E nel torpore del sabato pomeriggio, mentre fuori pioveva, nella conference room si sono accesi gli amplificatori e il proiettore ha iniziato a 'sparare' immagini caotiche a ritmi veloci. Entrano in scena le
Chicks on Speed per la performance Mise en Abyme. Il duetto canticchia e proclama motti irriverenti e un pò provocatori. All'inizio eravamo 4 gatti, poi, le panchette della sala hanno inziato piano piano a riempirsi. Anche le Chicks on Speed, in progress, hanno iniziato a scaldarsi. Chi si aspettava la classica intervista, non è rimasto in ogni caso deluso. Strizzo l'occhio al curatore del ciclo di incotri MiArt Parade, Milovan Farronato. Ritorno a riprendere e fotografare le due ragazze scatenate mentre penso all'assurdità di aver voglia di metteremi a ballare dentro alla fiera. Non lo faccio perchè non lo fanno gli altri, ma poteva accadere che qualche ragazzina senza freni, lo facesse. Dopo dieci minuti dall'inizio della performance, Farronato sbuca dietro le due C'n'S e, microfono in mano, pone delle domane. Le due, senza smettere di contorcersi rispondono.. un pò cantano.
Tocco vivace dentro alla fiera, questo divertente e surreale intervento mi è piaciuto! L'appuntamento è stato presentato così: "L'immagine dentro l'immagine , la conferenza dentro la proiezione mentale e fisica di altre conferenze del trio. Una sorta di indigestione visiva e acustica, dove le parole si alterneranno alla musica, le domande ad altre domande fino a quanto la risoluzione dell'immagine lo renderà possibile." (Da CS)
Per vedere altri video clicca QUI