08/12/11

Nora Schultz > Pavillon > Lucca


Nora Schultz, Figurazione - Substituzione, installation view, Pavillon prêt-à-migrér, Lucca
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Nora Schultz inaugura con un progetto specifico pensato per Lucca e Pavillon / prêt-à-migrér che subito suggerisce la sua inclinazione a pratiche di lavoro migranti e in via di trasformazione. "Figurazione-Substituzione" si produce dall’incontro fra l’artista e il nuovo contesto per il quale riattiva informazioni riguardanti l’emigrazione lucchese tra sette e novecento, una delle cui caratteristiche era la produzione di sculture di gesso vendute poi per strada in tutto il mondo. I calchi di gesso erano portati dentro canestri o caricati su una tavola di legno chiamata galera da mettere sulla testa: un utensile che consentiva di salvaguardare le fragili figurine di gesso e di esporle per la vendita itinerante. Gli emigrati lucchesi erano anche chiamati Image sellers nell’Inghilterra dell’ottocento e la tavola di legno dove le immagini-figure venivano esposte diventa adesso il poster di Nora in quanto portatore di immagini.
Nora Schultz lavora con materiali eterogenei più spesso trovati casualmente o come ella scrive confiscati nei diversi contesti in cui opera. All’interno di installazioni post-minimaliste molto essenziali l’oggetto decontestualizzato diventa una sorta di dubbio testimone della propria storia assumendo valenze allegoriche o allusive. Una griglia di metallo comunemente usata per stabilizzare pavimenti di cemento e ripiegata in due diventa una sorta di print station: macchina per produrre sculture tridimensionali quasi mini-architetture, mattoni o moduli costruttivi.
Anche lo spazio della mostra, che viene ripartito, diventa una sorta di laboratorio migrante e provvisorio e l’installazione modello dello stesso spazio così suddiviso.
Uno spazio migrante nella sua tendenza a superare i confini della città verso l’esterno e anche display che ritraduce al presente l’immagine scomoda del migrante italiano come extracomunitario, che troviamo in certe vecchie riproduzioni razziste e ironiche nella mostra. Attraverso la sospensione dell’istanza allusiva, il lavoro dell‘artista acquisisce una sorta di potenzialità energetica che una più esplicita enunciazione avrebbe disperso. In questo modo investiga l’azione diretta dell’opera sull’osservatore, il quale viene implicato nel processo di interpretazione, all’interno di un lavoro che si costruisce talvolta come una sorta di stazione esplorativa. Un luogo dove ogni volta quella sorta di patto tra opera, artista, osservatore e contesto viene rinegoziato.

Paolo Emilio Antognoli Viti

Nora Schultz, Figurazione/ substituzione
a cura di P. E. Antognoli Viti
Fino al 20 gennaio 2012

Pavillon, Lucca       

07/12/11

I can't take my eyes off you ❖ Daniele Carpi e Jacopo Casadei

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Doppia intervista tra Daniele Carpi e Jacopo Casadei in occasione della loro mostra 'I can't take my eyes off you' nello spazio MARS di Milano.
Daniele Carpi: Perché ti sei fissato sul brigante, oggi? Siamo nel 2011? 
Jacopo Casadei: La figura del brigante mi ha sempre affascinato e la considero un ''ever green''. In realtà quello che mi ha sempre colpito è il suo stretto rapporto con il ''nascondiglio''.

J.C.: Perché nelle tue sculture non trovo gli occhi? 
D.C.: Perchè non hanno più bisogno di guardarsi intorno, sono diventate l' ”intorno”.

D.C.: Come fa a venirti in mente una qualsiasi cosa con un tema simile?
J.C.: Son nato nella terra del '' Passator Cortese'', etichette di aziende vinicole a parte, e quindi.... 

J.C.: Il brigante veniva ''inghiottito'' dalla natura, suo rifugio e sua condanna: oggi l'ambiente che ci circonda potrebbe ''mangiarci'' ancora secondo te? 
D.C.:Si, ma noi potremmo rimanergli sullo stomaco. Non riuscendo ad assimilare o evacuare crea delle “zone” di espulsione interne, un paradosso che nasce perché non c'è più un corpo con un dentro e un fuori ma persiste la necessità di trovare l' “altro” e insistere sull'identità.
D.C.:Chi o cosa è il brigante? Dov'è ora?
J.C.: Il brigante è un nascondiglio che cerca un dialogo, e penso sia esattamente dove vorrebbe trovarsi, per sua fortuna. 

J.C.: Hai mai lasciato delle ''impronte'' in giro? 
D.C.: Una volta sola, parte dell'impronta genetica; per il resto solo tracce insignificanti. 

D.C.: Chi o cosa non puoi smettere di guardare? 
J.C.: Le vecchie cancellate. Anche i palloni sonda: quando di notte c'è il cielo sereno li cerco sempre.
J.C.: Secondo te può dare piacere dissolversi nel paesaggio? 
D.C.: Non ho mai provato ma “dissolversi” dà sempre piacere, almeno finché confidiamo nella ricomposizione. Pochi hanno il coraggio o la disperazione per la dissoluzione definitiva, vedi il film “Somewhere to disappear” con Alec Soth, in questo caso il piacere non è più importante. 

D.C.: I tuoi quadri si possono mimetizzare? Se si, dove? Con che cosa? 
J.C.: Non si possono mimetizzare e non possono mimetizzarmi. 

J.C.: Nelle tue sculture vedo crescere muschio e funghi: hai qualcosa che ti cresce addosso? 
D.C.: Muschio e funghi, il nostro corpo era una foresta ora è un'aiuola. 

D.C.: Come sei riuscito a venir fuori dai tuoi paesaggi? Sei sicuro di
esserne uscito? 
J.C.: Non penso mi sia possibile uscirne. Volevo aggiungervi lo sguardo. Forse gli occhi li hanno solcati verso l'interno. 

J.C.: Com'è stato lavorare assieme? 
D.C.: Piacevole. Come quei fiumi che scorrono fluidi e scelgono il percorso adattandosi al terreno. Come una  fortunata coincidenza. 

J.C.: Mi son chiesto se il concetto di presenza e di assenza abbiano giocato un un ruolo fondamentale nello sviluppo  del nostro progetto.... 
D.C.: Nel racconto mitologico del brigante questi concetti sono “letteralmente” fondamentali, nel senso che ne sostengono il mito. Il bandito, l'uomo selvatico, il lupo cattivo: attraverso la loro evocazione si concretizza la minaccia esterna, il fascino dell'ignoto, il pregiudizio dell'ignoranza.

06/12/11

Appunti di viaggio: la Fondazione Inhotim - Brasile

Giuseppe Penone, Elevazione  
 Mattew Barney, De Lama Lamina
Miguel Rio Branco, una delle installazioni nel suo padiglione
 Chris Burden, Beam drop
Tutte le foto, Courtesy Inhotim
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Sono stato in Brasile due settimane fa e il viaggio è stato meraviglioso. Ero a Rio de Janeiro per l'inaugurazione di una personale di Gabriele Basilico, curata da Nina Dias e Paola Chieregato e organizzata da OI FUTURO: una compagnia telefonica brasiliana che possiede, fra gli altri, uno spazio  a Rio, dedicato a mostre ed eventi culturali. Hanno invitato Basilico lo scorso mese di luglio, per un soggiorno a Rio de Janeiro, al fine di realizzare ed esporre immagini in loco, insieme a una piccola antologica dello stesso autore. Il tutto organizzato molto bene, con un catalogo di 160 pagine estremamente ricco e accurato. Cominciamo bene !

Sono stato poi a Belo Horizonte per visitare la Fondazione INHOTIM, di cui avevo sentito parlare molto bene, ed è stata una visita eccezionale per me!
Fondato nel 2002, in una  vastissima area collinosa, e a circa un'ora e mezza di automobile dal centro di Belo Horizont ed è aperta tutti i giorni. Si può entrare e visitare sia a piedi che con macchinette elettriche, tanto è grande l’area in cui si estende la fondazione.

Superficie immensa, collinosa, solo la visita del parco varrebbe il viaggio: Inhotim è un centro botanico in continua trasformazione. Il giardino botanico - che conserva, alleva e trapianta in continuazione le 500 specie botaniche presenti nell'area - è ricca di acqua e laghetti.

La visita richiede molto tempo, almeno un'intera giornata (meglio due). Bisogna andare lì per vedere l'arte brasiliana degli ultimi 30 anni: le opere più belle e famose di Oiticica sono ospitate in un padiglione: 5 stanze dedicate ciascuna ad un'installazione. La più grande collezione di fotografie, filmati e installazioni di Miguel Rio Branco è all'interno di un grande "palazzo" costruito apposta. E ancora Cildo Meireles, Marepe, Adriana Varejao,  hanno ciascuno un proprio padiglione. Uno nuovo, immenso, della dimensione di un medio museo, è in costruzione per ospitare in permanenza opere di Tunga. Opere di Jarbas Lopes, Ernesto Neto, José Damasceno, Laura Lima, Marila Dardot, sono sempre visibili nel parco.
Ma ci sono un centinaio di altre opere, in prevalenza realizzate per il luogo, da altrettanti artisti di tutto il mondo. Cito solo le ultime acquisizioni: "Elevazione" un bronzo di Giuseppe Penone, straordinario, sul crinale di una collina. Non lontano da lì, due opere del 2008 di Chris Burden, e ancora il famoso "Sonic Pavillion" di Doug Aitken è non lontano, in cima a un'altra collina. Nascosto nella foresta più fitta si arriva al padiglione di vetro di Mattew Barney, "De Lama Lamina" del 2004; il padiglione per l'installazione sonora di Janet Cardiff è particolarmente poetico, e potrei continuare a lungo, l'elenco è enorme...

La visita è lunga, a volte faticosa, le camminate sono lunghe: ma il paesaggio, soprattutto per noi europei , è assolutamente fantastico, e le opere di qualità straordinaria. Credo, che insieme a Marfa, Lithing Field, e pochi nel mondo, Inhotim, sia uno dei templi dell'arte contemporanea, di una dimensione inconcepibile per una mente europea, abituata a "dimensioni" ridotte per forza di cose (mancanza di spazi). Vale sicuramente il lungo viaggio. Per informazioni supplementari, visitate il sito www.inhotim.org.br, molto ricco e ben fatto.

Claudio Guenzani

05/12/11

ABO al Castello di Rivoli

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Oggi alle 18, al Castello di Rivoli,  Achille Bonito Oliva è in dialogo con Gianni Vattimo sulla Transavanguardia. Ho sentito ABO al telefono. Era non solo in partenza, ma anche di fretta. Gli volevo chiedere cosa provava a disquisire sulla Transavanguardia dopo decenni dal suo venire al mondo. Mi ha risposto. "Copia e incolla l'estratto dal comunicato, è scritto così bene!" Che dire? L'ho fatto. Spero che siano in tanti quelli che partecipano alla pubblica chiaccherata. Achille in pubblico non lesina sorprese. :)

“L’area culturale in cui opera l’arte degli anni Ottanta è quella della transavanguardia, che considera il linguaggio come uno strumento di transizione, di passaggio da un’opera all’altra, da uno stile all’altro. L’avanguardia, in tutte le sue varianti del secondo dopoguerra, si sviluppava secondo l’idea evoluzionistica del darwinismo linguistico che trovava i suoi antenati fissi nelle avanguardie storiche e in una visione anche essa lineare della storia come progresso e superamento delle antinomie. La transavanguardia invece opera fuori da queste coordinate obbligate, seguendo un atteggiamento nomade di reversibilità di tutti i linguaggi del passato, assecondata da una nuova nozione di storia ribaltata in post-storia non garantita da alcun sistema di previsione. (…) L’arte nasce da radici ramificate ed elastiche che permettono all’artista di uscire dal territorio antropologico inizialmente abitato e di partecipare in tal modo a un fenomeno di meticciato culturale senza precedenti. In un’epoca di crisi come la nostra, nella seconda decade del XXI secolo tutto questo ci permette di affermare un nomadismo culturale e la coesistenza delle differenze. Questo è l’indispensabile valore che le transavanguardie, ormai transcontinentali, trasmettono e sembrano venire in soccorso di una società globale sempre più sottoposta ai colpi di una crisi epistemologica, finanziaria, politica e morale.” (Estratto dal saggio di Achille Bonito Oliva pubblicato nel catalogo “La Transavanguardia Italiana”, Skira, 2011).

04/12/11

Renata Lucas // Third Time // Peep-Hole

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E mentre entro nello spazio Peep-Hole, Renata Lucas si sposta dal salotto alla camera accendendo la luce nella sua casa a Rio de Janeiro. Ho avuto dunque la fortuna di captare l'invisibile presenza dell'artista mentre, a migliaia di chilomentri di distanza, deambulava da un vano all'altro.
Renata Lucas - in occasione della sua prima mostra italiana Third Time da Peep-Hole - ha deciso di intervenire sullo spazio traccinado un percorso esistenziale segnato dall'accendersi e dallo spegnersi di una serie di neon posti sul soffitto.
L'artista ha trasformato lo spazio espositivo collegandolo alla sua casa di Rio De Janeiro  mediante un sofisticato impianto di domotica (la scienza interdisciplinare che si occupa dello studio delle tecnologie atte a migliorare la qualità della vita nella casa e che, grazie ad un sistema compiuterizzato, coordina tecnologia e apparati elettrici v. wiki). Ha creato così un  sistema 'a distanza' che suggerisce la sua presenza. 
Sul soffitto dello spazio si intuisce una sorta di piantina in cui diversi fili elettrici creano un reticolo o sistema d'illuminazione. Durante i 10 minuti che ho trascorso nello spazio, si è acceso un neon. Mi hanno spiegato che tutto lo spazio non ha altre fonti luminose se non quelle analoghe all'abitazione della Lucas. 
Pensando che ci sono solamentre 3 ore di fuso orario, è abbastanza verosimile che l'artista abbia dei ritmi di vita abbastanza simili ai nostri in Italia. 
L'ispirazione per questo lavoro giunge da lontano. "Questo lavoro ha avuto origine molto tempo fa, quando ho scoperto che la Statua del Cristo Redentore, posta sulla cima del monte Corcovado a Rio de Janeiro, era stata illuminata dall'Italia al momento della sua inaugurazione, di cui tra l'altro quest'anno ricorre l'ottantesimo anniversario (12 ottobre 1931). Si suppone, anche se non vi è notizia certa, che Guglielmo Marconi abbia utilizzato le onde radio per attivare le luci del Cristo dall'altra parte dell'Oceano Atlantico - c'è chi dice da Roma, chi da Napoli e chi da Coltano (Pisa). (...) Non mi importa se l'evento si sia realmente verificato, quello che mi affascina è l'idea che esso non sia avvenuto nè nel tempo del luogo d'origine del segnale, nè in quello del luogo di destinazione, ma che sia rimasto sospeso in qualche punto dello spazio e del tempo, una sorta di  'terzo tempo' tra i due paesi. Così ho pensato di sovrapporre le due architettura solo attraverso gli impianti elettrici, facendo dei due edifici un unico spazio, contro ogni logica fisica, facendoli 'operare' insieme in una sorta di 'terza posizione' nello spazio e nel tempo." Renata Lucas

Vincenzo De Bellis, presente al momento della mia visita, mi ha anche racontato che c'è una coincidenza tra lo spazio Peep-hole e l'abitazione della Lucas. Mentre l'artista è da pochissimo tempo che vive nella nuova abitazione a Rio de Janeiro, i Peep-hole hanno iniziato a fare il conto alla rovescia per lasciare lo spazio espositivo in via Panfilo Castaldi. L'intervento della Lucas è il primo di tre che connoteranno lo spazio fino a luglio 2012, mese che segna il definitivo trasloco dei Pee-hole in un nuovo spazio. 

Renata Lucas  - Third Time  
Peep-Hole, Milano
Fino al 4 febbraio 2012

01/12/11

Unpublished > Best unseen photography

Sempre stasera, sempre magazine, quasi quasi... stesso pantone :)
"Unpublished è un grido di libertà, un filo diretto e puro che mette in contatto l’artista e il suo lavoro con il mondo. E viceversa."
Unpublished ISSUE#03
One night sale + exhibition
December 1st, 2011 h.6:30 pm – 11:00 pm
Le Dictateur Gallery - via Nino Bixio 47, Milano

 
Andrea Mineo, editor e art director di unpublished

Sesso, amore, erotismo.... Kings MAG/zine!

 Concerto dei NEWTONE 2060 LIVE

 Dalla Casa di Carlo Mollino a Torino
 Nan Goldin
Jacopo Benassi
Raymond Pettibon

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I Kings Federica Perazzoli e Daniele Innamorato presentano la seconda edizione (terza se contiamo anche il numero zero), di KINGS MAG/ZINE stasera da Marselleria. Tanti i contributors: Nicole Belle, Jacopo Benassi, Nan Goldin, Kings, Raymond Pettibon, Barbara Meneghel, Carlo Mollino, Fulvio Ferrari, Fornasetti, Carola Merello, King Leonardo Da Vinci, Daniela Bertazzoni, Mariangela Bizzarri, Pompei, Jean Tinguely, Andrea Lissoni,  Kathy Grayson, Riccardo Bagnoli, Fabio Paleari, Alessandra Toni,  Guia Cortassa, Elena Bordignon (eccomi!), Mirko Rizzi, Elena Bari, Barbara Frappi,Valentina Ardia, Catherine Opie, Sabrina Querci, Riccardo Bagnoli...
Temi: sesso, amore, erotismo, confusione, emozioni, rabbia ecc. 
Il colore 'eletto' di questo numero è l' ARANCIO