12/07/11

Check IN #3 - Francoforte ✙ ☫☬ Secret Societies

Fabian Marti, Uhu, 2007 - Courtesy the artist & Galerie Peter Kilchmann, Zürich
Secret Societies - Exhibition view © Schirn Kunsthalle Frankfurt, 2011 - Photography: Norbert Miguletz

Secret Societies - Catalogue
Rupert Norfolk, Blind I, 2008 - Courtesy of the artist, Photo: © Carine Demeter, Courtesy of the artist
Rashid Johnson, The New Negro Escapist Social and Athletic Club (Marcus), 2010
Galerie Guido W. Baudach, Berlin, Photo: © Roman März, Courtesy Galerie Guido W. Baudach, Berlin

Lynette Yiadom-Boakye, Information, 2010 - Courtesy: Corvi-Mora, London, Photo © Courtesy: Corvi-Mora, London
Elad Lassry, Wolf (Blue), 2008 - Courtesy of David Kordansky Gallery, Los Angeles, CA
Photo: © Courtesy of David Kordansky Gallery, Los Angeles, CA
Cris Brodahl, Gods Love, 2008 - Fam. Engelen-Lizen, Photo: © Courtesy The Approach, London
Kaye Donachie, The Epiphany, 2002 - The Mario Testino Collection, Photo: © Courtesy Maureen Paley, London
Armin Boehm, Se Taire, 2008 - Private collection Köln, Photo: © Jens Ziehe, Courtesy Galerie Meyer Riegger, Karlsruhe
Dan Attoe, Ancient Things, 2009 - Courtesy Peres Projects, Photo: © Courtesy Peres Projects
Simone Gilges, Darkroom, 2008 - Courtesy of the artist and Galerie Giti Nourbakhsch, Berlin
Photo: Courtesy of the artist

Uwe Henneken, The Cloud of Unknowing, 2006 - Courtesy of the artist, Photo: © Matthias Kolb, Courtesy of the artist
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Secret Societies
To Know, to dare, to will, to keep silence
Da sempre l'uomo è affascinato dalle società segrete e i loro riti clandestini, dalle cerchie ristrette e dall'esclusività dei suoi soci (vi viene forse in mente un altro piccolo e blindato mondo?). Il carattere delle società segrete va da innoque confraternite a potenti associazioni con obiettivi tutt'altro che altruistici. Alta finanza, potere politico, lobby... insomma, società segrete a tutto tondo. Questa è una mostra - ospitata alla Schirn Kunsthalle di Francoforte - che vorrei vedere per scoprire come gli artisti contemporanei traducono la loro visione di 'società segreta' specchio di alcuni aspetti dell'arte di oggi. Labirintica, imprevedibile (almeno sulla carta e dalle immagini che ho recuperato), questa mostra ha l'ambizione di svelare (o potenziare) simboli, segreti, sigilli, strutture impenetrabili.. gerarchie cospirative. Citano Massoneria, i Rosacroce, gli Illuminati, la mafia, al Ku Klux Klan, Al-Qaeda ecc.
Tra i tanti nomi stranieri, anche un italiano.
Luca Vitano con "Souvenir d'Italie (Fondamenti della Seconda Repubblica)" (2010). Vitone espone tutti i 959 membri della P2, organizzazione segreta che ha progettato un colpo di stato in Italia nel 1970. Silvio Berlusconi, attuale primo ministro, era uno dei membri.


SECRET SOCIETIES
TO KNOW, TO DARE, TO WILL, TO KEEP SILENCE
23 giugno – 25 settembre 2011
Schirn Kunsthalle di Francoforte

11/07/11

Nelle stanze 101 e 102...

Dacia Manto
Maurizio Mercuri
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Se un hotel 'è'... hotel sia, con ospiti e progetti. All’interno del progetto Hotel Giappone di Flavio Favelli, l' Ex Brun di Bologna ospita - rispettivamente nelle stanze 101 e 102 - Dacia Manto e Maurizio Mercuri.
Dacia Manto, On Growth and Form, azione/installazione, carta e suono, 2011
La sala grande dell'Ex-Brun è occupata da una costruzione invadente ma precaria, in crescita lenta e ritmica. Il lavoro si compie tutto nel disegno, che lentamente và costruendo un rifugio, una tana, uno spazio intimo al quale lo spettatore può avvicinarsi solo con cautela, 'spiando', cercando porzioni libere allo sguardo, scegliendo il proprio campo visivo (in collaborazione con Sergio Policicchio).
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Maurizio Mercuri, Untitled (Pomodori), performance, 2011
Le rogazioni (da Wikipedia, l'enciclopedia libera) sono, nel cattolicesimo, preghiere, atti di penitenza e processioni propiziatorie sulla buona riuscita delle seminagioni.
Secondo la definizione di papa Benedetto XIV (1740-58) le rogazioni erano preghiere adatte a difendere la vita degli uomini dall'ira di un Dio che c'impaurisce in ogni luogo. Il loro scopo era quello di "allontanare i flagelli della giustizia di Dio e di attirare le benedizioni della sua misericordia sui frutti della terra. Nella sua performance propiziatoria Mercuri si ispira appunto alle rogazioni. Nella saletta dell’EX BRUN un video. Il videoproiettore è sul ventre del performer sdraiato a terra. Anche il pubblico è invitato a sostituirsi al performer. Nell’atrio della galleria due tralicci di canne.

Ex Brun - Farnespazio
Galleria del Toro, 1 - Bologna

09/07/11

Check IN #2 - Rotterdam

Christodoulos Panayiotou, 2008, Shredded money - Courtesy of the artist & Rodeo Gallery, Istanbul - Ph: Bob Goedewaagen
Zachary Formwalt, In Place of Capital (production stills), 2009, Courtesy of the artist, Ph: Bob Goedewaagen
Goldin+Senneby, Detail of The Discreet Charm of Meta-Finance, 2011 - Goldin+Senneby with Pamela Carter (playwright), Ismail Ertürk (Senior Lecturer in Banking), Anna Heymowska (Set Designer), Hamadi Khemiri (Actor), Courtesy of the artists - Ph: Bob Goedewaagen
Maha Maamoun, 2026, 2010 - Courtesy of the artist - Ph: Bob Goedewaagen
Toril Johannessen, Mean Time, 2011 - Courtesy of the artist & Lautom Contemporary, Oslo - Ph: Bob Goedewaage
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E se i soldi finiscono?
La mostra The end of the money - ospitata al Witte de With di Rotterdam - riflette sulle paura, le speranze e le aspettative associate alla fine del denaro e alle sue conseguenze inquetanti.
Vorrei vedere questa mostra perchè il tema mi sembra tra i più attuali. Cultura ed economia si intrecciano per svelare, forse, un futuro praticamente impossibile senza quattrini.
Tempo e denaro: da quando Benjamin Franklin disse 'Il tempo è denaro', il valore del tempo è diventato un bene relativo, sfuggente e dunque prezioso, monetizzabile.
Tempo del lavoro vs tempo del lavoratore.

La perdita del valore dei soldi (la montagna di sterline greco-cipriote triturate di Christodoulos Panayiotou); l'arbitrarietà del valore attribuiti alle cose (i francobolli Zachary Formwalt); il valore del tempo a seconda dei periodi storici (i grafici di Toril Johannessen) ecc. ecc.

The end of the money
21 May - 7 August 2011
Witte de With, Center for Contemporary Art
Witte de Withstraat 50, 3012 BR Rotterdam

07/07/11

Around Zurich with...

Joseph Beuys. 'Difesa della Natura' alla Kunsthaus
Sculpture Now da Eva Presenhuber
Artur Zmijewski, Andrea, Christoph, Martin, Galerie Peter Kilchmann
Roman Ondák’s 'Enter the Orbit, Kunsthaus di ZurigoAi Weiwei, Study of Perspective – Tiananmen, 1995-2010 - © Ai Weiwei
Ai Weiwei, Dropping a Han-Dynasty Urn, 1995 - © Ai Weiwe
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Il Böögg* fin'ora ci ha preso e a nord delle Alpi, oltre il Gottardo, ci si gode una soleggiata e ventilata estate tra i bagni al lago, i tuffi nella Limmat e il rito sociale più tradizionale della stagione: il BBQ.
Se spesso estate è sinonimo di mostre di poco spessore, leggere come le letture da ombrellone, qui non è proprio così, (eccezion fatta per l'inconsistente collettiva Town-Gown Conflict alla Kunsthalle) e mentre gli artist-run-spaces e gli indipendenti come Paloma Presents, Everest, Les Complices chiudono per ferie, tra le istituzioni quasi vien da dire che c'è l'imbarazzo della scelta... e se passate da queste parti non resterete delusi da:

- la retrospettiva Joseph Beuys. 'Difesa della Natura' alla Kunsthaus (fino al 14 agosto). In tempi di rinnovata partecipazione civile è un buon memento la rosa che Beuys tutti giorni teneva sulla scrivania della sua 'Organization for Direct Democracy through Referendum' durante Documenta V del 1972.

- l'installazione di Roman Ondák, 'Enter the Orbit', pensata appositamente per la Kunsthaus (visibile fino al 28 agosto) combina felicità e giocosità visiva con temi quali il potere degli oggetti-icona, della memoria e della veridicità storica, in riferimento al celebre Sputnik, satellite simbolo del progresso del suo tempo e antesignano delle centinaia di satelliti che controllano e sorvegliano oggi la nostra vita.

- la muscolosa collettiva Sculpture Now da Eva Presenhuber (fino al 30 luglio) allestita da Fischli and Weiss comprende opere di 27 artisti come Doug Aitken, Martin Boyce e Liam Gillick; forse più che per la condizione pop della scultura oggi per constatare il vivace stato del mercato internazionale.

- Andrea, Christoph, Martin i tre nuovi video di Artur Zmijewski, filmmaker, scrittore e prossimo direttore artistico della Berlin Biennial 2012. Come riuscire a parlare di lavoro, fatica e giovinezza in pochi minuti e con immagini precise. (Galerie Peter Kilchmann/ project room, fino al 30 luglio)

- e infine a 20 minuti di treno, Ai Weiwei al Fotomuseum di Winterthur (fino al 21 agosto) di lui si parla tantissimo per le sue vicissitudini politiche in patria e vale la pena vedere il perchè.

Schönen sommer mitenand!!

Francesca di Nardo

*pupazzo di neve che si brucia a fine inverno e che annuncia la durata e qualitá dell'estate; con il suo faló, in una piazza del centro, si fa la prima grande grigliata collettiva della stagione. Qui hanno delle tradizioni davvero bizzarre...

06/07/11

Check IN #1 - Bordeaux

Mathieu Tonetti, Rancho Mirage, RM-144, 2010. Boîte lumineuse, tirage sur Ecolatex © Mathieu Tonetti
Reena Spaulings, Keith Farquhar
Jordan Wolfson, Nostalgia is Fear, 2004
Peter Coffin, Untitled_line, 2010_Courtesy the artist and Galerie Perrotin, Paris_Ph:André Morin
Sebastian Hammwöhner, Untitled, 2011
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La vorrei vedere perché Dystopia – titolo della mostra ospitata al CAPC di Bordeaux – è un concetto affascinate.
Distopia venne teorizzato durante l’Illuminismo come l’opposto di utopia, e rappresenta dunque un luogo assolutamente negativo e non desiderabile.
La vorrei vedere anche perché è costruita attorno alla narrativa dello scritto di fantascienza Mark von Schlegell. “...un luogo immaginario come la peggiore delle ipotesi.”
Disordine, caos, crisi mondiale, messa in dubbio del sistema capitalista (che non rallenta), non-luoghi, distruzione, futuro vs passato: questi i temi che affrontano i 30 artisti invitati in mostra.
Arte apocalittica dunque, che ha la capacità di sdrammatizzare (o sublimare) le peggiori delle ipotesi immaginabili.

La vorrei vedere ... but I can’t...

Dystopia > 28.08.2011
CAPC - musée d'art contemporain Bordeaux

04/07/11

Alcune buone ragioni per andare a Desio, Monza... // Kernel Festival 2011



Alex Posada, 'The Particle'


Audiovisual Mapping
Angelo Plessas 'ObjectRelatedTheory.com'
Samuel Yip
Quayola 'Topologies'
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Durante i primi tre giorni (e tre notti) di luglio, gli spazi e le superfici neoclassiche di Villa Tittoni Traversi a Desio sono stati animati dalla prima edizione di Kernel Festival.
Basandosi su una formula combinata di inviti diretti e bandi rivolti a giovani, il festival ha messo insieme musica elettronica di buona qualità, spettacoli di "audiovisual mapping" capaci di rendere mozzafiato l'altrimenti noiosissima facciata dell'edificio del Piermarini, architetture effimere immerse nel parco e una piccola, ma intelligente, mostra di arte digitale (più o meno) interattiva capace di dialogare con un contesto non semplice.

Mescolare discipline così diverse e così vicine è sempre un po' complicato e rischioso ed alla fine le sezioni dedicate all'arte e all'architettura (quelle che in teoria si vorrebbero con l'iniziale maiuscola) risultano spesso meno spettacolari di altri generi considerati più popolari. Tutto questo ci potrebbe far riflettere a lungo sul significato reale di certe classificazioni...
Sottolineo che per lo meno le opere di Angelo Plessas, Quayola, Alex Posada e Samuel Yip offrono esperienze visive perfettamente all'altezza del contesto.

Kernel Festival è organizzato da Area Odeon, Associazione no profit di Monza che si occupa di "promuove l’arte e la cultura contemporanea come veicolo di conoscenza e crescita comune, attivando e realizzando progetti che indagano gli aspetti partecipativi dei momenti artistici".

Stiamo sempre qui (proprio qui, in questo blog) a lamentarci autoflagellarci e litigare perché l'arte contemporanea è un circolo chiuso, dominato da perfide entità dotate solo di spirito mercantile, frequentazioni discutibili e dubbi costumi sessuali, attorniate da uno stuolo di "loosers" e "wannabe"...
beh, per fortuna qualcuno fuori dal giro "giusto" che riesce a mettere in piedi qualcosa di diverso, pur tra mille difficoltà e con molti aspetti ancora da perfezionare, ogni tanto c'è!

Personalmente (e credo anche l'autrice di questo blog) sono orgoglioso di aver dato una mano!

Andrea Balestrero

02/07/11

Dire, fare, sapere... Roberto Catucci

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Un 'botta e risposta' dal sapore platonico introduce la mostra 'Come rugiada sulla tela del ragno' ospitata alla galleria UNO + UNO. Il curatore Marco Tagliefierro incalza l'artista Roberto Catucci sui temi del fare e del saper fare; sull'esperienza e sulla conoscenza.
MT: Se le immagini veicolano una conoscenza, quest'ultima mostra una sua specifica consistenza critica quando è la risultante di un mtamento dello sguardo e del gesto?
RC: Lo sguardo che l'artista attiva rispetto alla realtà influenza la sua postura che diventa il significante perfetto del suo stesso sguardo, poi la postura finisce per influenzare il gesto.
MT: Chindi si tratta di un vedere altrimenti che si ripercuote tanto sul fare quanto sul sapere. Sil fare perchè, dal lato dell'autore na va di una gestualità manuale presente nell'elaborazione delle immagini. Sul sapere, perchè, dal lato dell'osservato, o del fruitore, il mutamento dello sguardo comporta un plus di conoscenza che a sua volta si riverbera tanto sull'immagine quanto sullo stesso osservatore.
RC: L'atto del fare apre delle nuove possibilità rispetto alla visione, il fare ti induce a riflettere e cercare nuove vie. Maggiore è la conoscenza relativa al fare e maggiore sarà la possibilità di aprire nuove prospettive per il fare stesso.
(Il resto della conversazione lo trovate stampato in galleria)
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Catucci guarda alla natura, ai suoi aspetti inspiegabili, alle sue forme affascinanti - complesse o semplici - per ricavarne forme di riflessioni. In mostra, tutti a pavimento, degli enigmatici rilievi, forse di montagne, forse di vegetali... ma potrebbe anche essere pelle, cristalli o rocce. Semplicissime, bianche in PVC o marroni in wengè, queste sculture affascinano per l'elegante gioco di luci tra i rilievi. Sembrano piatte, sembra scavate o rasciate, sembrano perfette ma non regolari. E' come se l'artista abbia messo in pratica, nel concepirle, una stringente dialettica tra la conoscenza scientifica e la conoscenza emotiva delle cose in natura.
Avvicino l'artista per scoprire altro rispetto a quello che vedo ma, astuto, mi fa notare solamente come una sottile imperfezione sia stata il frutto di una leggera grattata forse con della carta vetrata. Non riesco ad estorcegli altro. Ma non è necessario.